L’incarico

Dove eravamo rimasti?

Carlo ricorda tutto ora. Da dove cominciamo? Davanti al letto dell'ultma vittima: la terza donna. (75%)

Chi sei?

La consapevolezza di essere il carnefice di mio padre sopprime in un attimo ogni altro pensiero, mentre le ginocchia urtano violentemente il terreno. Il dolore si mescola dapprima ad una crescente rabbia, poi rapidamente le cede il campo lasciandola dominatrice incontrastata dei miei pensieri.

Solo un miracolo sembra tenere in vita Teresa, è cosi malandata, cosi vecchia, eppure sembra ancora cosi attaccata a quel poco che le rimane della sua misera vita. Quante risorse, quante speranze sprecate invano e nessuno che abbia il coraggio di prendersi la responsabilità di ciò che va fatto.
Finisco di somministrarle la mia ricetta mortale nelle vene,  la morte sopraggiunge rapidamente, me ne accorgo dai suoi respiri sempre più sottili e radi. La mia attenzione è talmente rapita dai particolari di questo momento che deve aver distolto energie al mio istinto di sopravvivenza, troppo tardi mi accorgo di non essere più solo nella stanza. Sara mi fissa gelida, nel suo sguardo è palese il disprezzo nei miei confronti.
Sei un maledetto assassino.”
“Andava fatto.” 
“Mi ero illusa che il tuo cambiamento fosse dovuto solo dal dolore per tuo padre. Non immaginavo ti fossi arrogato il potere di togliere la vita a tuo piacimento. Quel potere non ti ha solo portato via la tua famiglia, ti ha completamente privato di umanità.” 
Sara inizia a indietreggiare di spalle con fare minaccioso.
“La pagherai.”
Come destato improvvisamente da una secchiata d’acqua fredda, l’istinto di sopravvivenza riacquista il controllo del mio corpo. Con un balzo supero Sara e raggiungo per primo la porta della stanza, nel corridoio intravedo la figura di Andrea in divisa da carabiniere. Per un attimo sembra indeciso sul da farsi, le urla rabbiose di Sara lo esortano all’azione mentre senza badare alle conseguenze mi getto da una finestra aperta del corridoio.  
Ho corso senza mai voltarmi ma ero certo che il mio amico di sempre mi stesse tallonando. Quando ho intravisto la fermata della metro non ci ho pensato un attimo, volevo mimetizzarmi tra la folla, ma ora che faccio? Il marciapiede e vuoto e dietro non si torna.
“Carlo fermati!”
Mi ha raggiunto. “Non posso più fermarmi amico mio!”
Salto giù sui binari e corro nel tunnel.
Arranco nella penombra.
Una forte luce mi abbaglia.

Quella luce è l’ultimo dei miei ricordi.”
“Ti è passato sopra un convoglio della metro, cosa pensi di poter ricordare?”
La battuta della rossa riesce a cavarmi un sorriso.
Siamo ancora una volta sul marciapiede della metro dove tutto è iniziato, o finito, a seconda da come la si voglia guardare.
“La mia morte non deve essere passata inosservata.”
“Scherzi? Hai bloccato Roma per l’intera giornata.”
Osservo il binario, il treno deserto e buio dal quale sono sceso all’inizio di questa pazzesca storia è ancora qui. Dalla motrice cola ancora quello strano liquido vischioso, il mio sangue.
In fondo al marciapiede scorgo le stesse entità che mi aspettavano, non ho più difficoltà a identificarle, sono le vittime dei miei omicidi.
“Sono qui per vendicarsi?”
“Non siamo mica nel girone dei dannati. Attendono l’esito della tua prova, non è ancora terminata.”
Istintivamente infilo la mano nella tasca dei pantaloni e traggo la tabacchiera d’argento. Provo a forzare l’apertura e nel preciso istante in cui riesco a svelarne il contenuto, il convoglio riprende vita, la luce dei vagoni è talmente abbagliante che sono costretto a socchiudere per qualche istante gli occhi. 
“Una moneta? Cosa dovrei farci?” 
“Quando lo saprai avrai portato a termine l’incarico.” 
Le quattro vittime iniziano a entrare nel treno uno alla volta, ognuno dona una moneta uguale alla mia allo strano macchinista comparso improvvisamente chissà da dove. 
Mi avvicino anche io e un istante prima di salire scorgo in prossimità del tunnel un’altra figura, mio padre. Resto li a osservarlo con la mente insolitamente sgombra da pensieri. Percepisco un accenno di saluto poi si volta per incamminarsi nell’oscurità del tunnel che aveva inghiottito le centinaia di anime dannate al mio arrivo.  
“Papà!”
Si ferma mentre lo raggiungo di corsa. Sembra rassegnato con serenità al suo destino.
“Perdonami.”  
La sua voce sussurrata è accompagnata da una carezza. 
Prendo la sua mano ancora ferma sul mio volto e gli porgo la mia moneta. 
“Questa è per te.”
Andiamo al treno, davanti al vecchio macchinista ho un’illuminazione, mi sono ricordato dove l’ho già visto. Ero in vacanza con la mia famiglia a Valencia, lui era al Museo delle Belle Arti ed era il protagonista del quadro La barca di Caronte. Lancio un’occhiataccia alla rossa che se la ride, poi osservo il convoglio sfilare nella direzione opposta all’oscuro tunnel con mio padre a bordo. 
“Presumo che a me tocchi una passeggiata al buio.” 
“Ti sbagli. Hai agito bene e superato la prova. Ti toccano le scale, hai vinto un altro giro ma questa volta te la giochi da donna.” 
“Ma tu chi sei?” 
La rossa sorride un ultima volta e svanisce. 
Inizio a salire. 
In cima c’è luce. 
Voci.  
Mi sento svenire. 
“É una femmina! Congratulazioni.”

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47 Commenti

  • Ciao Repazzo, finalmente ho potuto leggere l’ultimo capitolo di questa intrigata storia; devo ammettere che mi è piaciuta davvero molto e che ho apprezzato il finale inaspettato e imprevedibile come è stata tutta la trama, davvero una bella storia.
    Spero di poter leggere presto altri tuoi nuovi racconti

    • Ciao Gigia74,
      Chiedo scusa per questo ritardo mostruoso ma sono stato completamente assorbito da un gravoso impegno, fortunatamente risoltosi per il meglio .
      Tornato alla normalità spero ora di recuperare il tempo perso al più presto.
      Grazie

  • Sono stata indecisa sulla scelta fino all’ultimo minuto.
    Seguire il killer sembrerebbe la migliore e forse la più efficace. Ma alla fine ho puntato sul parlare con i fantasmi che potrebbero rilevare nuovi indizi.
    Continua così.

  • Considerando il discorso di Carlo l’idea che voglia assistere ad un omicidio mi tenta! Come ho già detto mi piace molto la piega che ha preso la storia, più concreta e diretta senza rinunciare ad un po’ di sano disorientamento per il povero lettore e per il protagonista 🙂 L’unico appunto che mi sento di farti è che mi sembra un po’ strano che avendo appena assistito all’aggressione della moglie Carlo si fermi a chiedere delucidazioni alla rossa, ma capisco che sia servito per introdurre gli sviluppi successivi. Alla prossima!

  • Voto l’inseguimento dell’infermiere, dato che in teoria ha già assistito all’omicidio di Stefano. La trama continua a essere interessante e il ritmo incalzante, bravo. Ci sono giusto un po’ di refusi qua e là, per cui ti consiglierei di rileggere attentamente prima di pubblicare.
    Alla prossima 🙂

  • Ammetto che quando la storia è iniziata non aveva convinto più di tanto e infatti non avevo proseguito dopo il primo capitolo… ma ci sono tornato e devo dire che ho fatto bene, dal terzo capitolo ha iniziato a prendermi molto di più. Di sicuro è stato un limite mio a fermarmi perchè non apprezzo molto le vicende troppo oniriche, quindi la svolta più concreta per me è stata fondamentale e il fatto che si sia chiarito quale sia l’incarico del protagonista dà una direzione definita in mezzo ai misteri, cosa che apprezzo molto. Anche il fatto che una storia di questo tipo sia così “geolocalizzata”, per così dire, con anche un protagonista che si lascia sfuggire modi di dire in romanaccio, è una particolarità che mi piace parecchio e le dà molta personalità. Continuerò a seguirla e per il prossimo capitolo, un po’ come tutti mi pare, ho votato per raggiungere l’aggressore. Ciao!

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