L’incarico

Dove eravamo rimasti?

Chi scende dal convoglio? Tutti i passeggeri. Una volta rimasto solo Carlo decide di seguirli. (50%)

La stazione

Ordinati e inquadrati come soldati, tutti i passeggeri iniziano ad abbandonare il convoglio in un silenzio irreale. Sono l’unico rimasto dentro le budella di questo mostro d’acciaio, intanto vedo sfilare fuori l’ultimo ritardatario del serpentone umano che si snoda lungo il marciapiede della stazione. Sono agitato, non voglio più stare un secondo di più a bordo di questo maledetto treno! Esco quasi volando da una delle porte spalancate e mi accodo alla colonna dei disgraziati. Sbircio tra le oscillanti file di teste che mi precedono e aggiungo un altra inquietante scoperta al mio repertorio delle brutte sorprese, la lunga parete del marciapiede è priva di uscite, eppure sono convinto di averle intraviste quando il treno ha fatto ingresso nella stazione. Non mi soffermo più di tanto sul problema, le cose vanno di male in peggio, la colonna di persone ha imboccato il tunnel della metro venendovi inghiottita progressivamente. Mi fermo facendomi distaccare dal gruppo, nulla o nessuno potrà mai costringermi a seguirli in quella tana di sorci, sono certo che non soffriranno della mia mancanza. Improvvisamente le porte del convoglio si chiudono veloci come tagliole per lupi, subito dopo si spengono anche le luci interne. Il mostro d’acciaio sembra morto, eppure appare più spaventoso di prima. Faccio caso ad un altro particolare, i vetri dei finestrini una volta che lo spazio interno del treno é piombato nell’oscurità, riflettono con maggiore nitidezza l’immagine del marciapiede e della parete della stazione. Mi avvicino ad un uno di questi focalizzando lo sguardo nel punto in cui mi aspetto appaia la mia immagine riflessa. Scoprire di essere completamente invisibile alla superficie riflettente, non mi sorprende più di tanto ormai, ma non riesco a farmene una ragione e decido di percorrere rapidamente gli ultimi metri del treno, spronato dall’assurda speranza di trovare uno spicchio di vetro in grado di farmi vedere finalmente che faccia ho. Giungo così veloce all’ultima finestra disponibile da non accorgermi che é aperta e… Cazzo! C’é un tizio che mi guarda da dentro a pochi centimetri dal mio naso. Caccio un urlo e balzo all’indietro, mentre quello ride? E’ ironico pensare che sia la prima cosa normale a cui assisto da quando mi sono ritrovato immischiato in questo incubo. Lui chiude manualmente il piccolo finestrino della cabina comandi, continuo a intravederlo attraverso il vetro lievemente oscurato della motrice di testa, se ne sta in piedi davanti ai comandi del treno, continua a guardarmi con un sorrisetto strafottente stampato sulla faccia, mentre gioca lanciando e riprendendo al volo una moneta. Mi riprendo dallo spavento, trovando persino assurda la presenza di un macchinista alla guida del treno. Mi allontano camminando all’indietro senza perdere di vista il tizio, vedo lo scintillare della sua moneta fare su e giù all’infinito, mentre il mio campo visivo ingloba la parte frontale della motrice e qualcosa, di molto inquietante, attrae come un magnete il mio sguardo. Da decine di schizzi di varia grandezza e forma, un liquido denso e scuro cola dal treno formando piccole pozze sui binari, mi risulta arduo non associare una natura organica a quel liquido. Ipnotizzato seguo attentamente la caduta di ogni singola goccia, sembrano andare al rallentatore, ma nel toccare terra il rumore generato si amplifica nella mia testa centinaia di volte tanto da sembrare potenti esplosioni. Un pensiero corre naturalmente alle decine di disgraziati che stanno trascinandosi al buio sui binari nella stretta galleria, un centinaio di metri avanti al treno, mentre un brivido mi corre su per la schiena. Sento sbattere violentemente uno sportello e riesco a distrarmi dall’immagine dalla potenziale carneficina, che la mia mente ha iniziato a montare come un puzzle. Il macchinista é uscito dalla cabina comandi, se ne sta fermo in piedi a pochi metri da me a guardarmi con quel suo odioso sorrisetto, quanto vorrei ricacciarglielo in gola. La moneta é sparita, al suo posto ora ha in mano una lunga e strana chiave argentata, forse per aprire la porta dell’altra motrice all’estremo opposto del treno. Guardandolo così da vicino e senza il vetro semi oscurato a dividerci, mi accorgo senza stupore, di due singolari particolari. A differenza di tutti gli altri mostra chiaramente i segni dell’età, ma ancora più strano è il fatto che sembra essere un coetaneo di Mosè. Qualcosa sta cambiando mentre ancora rifletto su questi aspetti, quel sorrisetto strafottente è sparito e il suo sguardo punta in un punto oltre le mie spalle. Non solo, dal movimento dei suoi occhi comprendo che l’oggetto del suo sguardo si sta avvicinando a me. Mi giro di scatto, a pochi metri  un quintetto di strani individui si muovono lentamente verso di me, devono essere sbucati dalla galleria, ma nonostante somiglino ai passeggeri scesi dal convoglio, sono certo che erano già qui, ad aspettarci.

Cosa succede ora?

  • Carlo vive un flashback. (0%)
    0
  • I nuovi arrivati sembrano minacciosi e Carlo tenta di allontanarsi. (67%)
    67
  • Carlo si disinteressa degli sconosciuti e cerca spiegazioni dal macchinista. (33%)
    33
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47 Commenti

  • Ciao Repazzo, finalmente ho potuto leggere l’ultimo capitolo di questa intrigata storia; devo ammettere che mi è piaciuta davvero molto e che ho apprezzato il finale inaspettato e imprevedibile come è stata tutta la trama, davvero una bella storia.
    Spero di poter leggere presto altri tuoi nuovi racconti

    • Ciao Gigia74,
      Chiedo scusa per questo ritardo mostruoso ma sono stato completamente assorbito da un gravoso impegno, fortunatamente risoltosi per il meglio .
      Tornato alla normalità spero ora di recuperare il tempo perso al più presto.
      Grazie

  • Sono stata indecisa sulla scelta fino all’ultimo minuto.
    Seguire il killer sembrerebbe la migliore e forse la più efficace. Ma alla fine ho puntato sul parlare con i fantasmi che potrebbero rilevare nuovi indizi.
    Continua così.

  • Considerando il discorso di Carlo l’idea che voglia assistere ad un omicidio mi tenta! Come ho già detto mi piace molto la piega che ha preso la storia, più concreta e diretta senza rinunciare ad un po’ di sano disorientamento per il povero lettore e per il protagonista 🙂 L’unico appunto che mi sento di farti è che mi sembra un po’ strano che avendo appena assistito all’aggressione della moglie Carlo si fermi a chiedere delucidazioni alla rossa, ma capisco che sia servito per introdurre gli sviluppi successivi. Alla prossima!

  • Voto l’inseguimento dell’infermiere, dato che in teoria ha già assistito all’omicidio di Stefano. La trama continua a essere interessante e il ritmo incalzante, bravo. Ci sono giusto un po’ di refusi qua e là, per cui ti consiglierei di rileggere attentamente prima di pubblicare.
    Alla prossima 🙂

  • Ammetto che quando la storia è iniziata non aveva convinto più di tanto e infatti non avevo proseguito dopo il primo capitolo… ma ci sono tornato e devo dire che ho fatto bene, dal terzo capitolo ha iniziato a prendermi molto di più. Di sicuro è stato un limite mio a fermarmi perchè non apprezzo molto le vicende troppo oniriche, quindi la svolta più concreta per me è stata fondamentale e il fatto che si sia chiarito quale sia l’incarico del protagonista dà una direzione definita in mezzo ai misteri, cosa che apprezzo molto. Anche il fatto che una storia di questo tipo sia così “geolocalizzata”, per così dire, con anche un protagonista che si lascia sfuggire modi di dire in romanaccio, è una particolarità che mi piace parecchio e le dà molta personalità. Continuerò a seguirla e per il prossimo capitolo, un po’ come tutti mi pare, ho votato per raggiungere l’aggressore. Ciao!

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