L’incarico

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede ora? I nuovi arrivati sembrano minacciosi e Carlo tenta di allontanarsi. (67%)

Le fossette

I nuovi arrivati si muovono lentamente, quasi incerti sul da farsi. Li osservo con più attenzione e di nuovo non riesco a capire l’età di nessuno dei cinque, questa cosa comincia a darmi sui nervi, provo una rabbia mai provata. Riconosco i lineamenti di tre donne, sembrano essere più agguerrite rispetto ai due uomini del gruppetto, anzi a dirla tutta, in questo momento ho la netta sensazione che la rabbia provata non sia farina del mio sacco. In verità la sento giungere a me come una interminabile folata di vento gelido. La distanza che ci divide inizia a rimanere costante nonostante stiano continuando a muoversi verso di me, senza neppure rendermene conto ho iniziato a indietreggiare di spalle. Dove diavolo é andato a finire il macchinista? Una rapida occhiata e lo vedo allontanarsi zitto, zitto, verso l’estremità opposta del treno. Vuoi vedere che ti combina il matusa? Non finisco di elaborare la domanda nella mia testa, che il furbetto si barrica nell’altra cabina comando abbandonandomi qua fuori. Non é un buon segno. Continuo a procedere sul marciapiede senza alcuna idea di dove andare, a destra ho una liscia e continua parete di cemento priva di uscite, il treno forma una barriera invalicabile sul lato opposto, alle mie spalle inizia l’altra galleria. Mi sento un sorcio in trappola, sai che ti dico?
Magna bene, caca forte e nun avè paura dela morte.”
L’ho pronunciato realmente? Sono sicuro di aver udito una voce, la mia! Qualcuno mi ha insegnato queste parole, ora ricordo, é un detto romano e me lo ripeteva sempre…mio padre, ogni qualvolta mi trovavo in difficoltà ad affrontare un problema che pareva sommergermi. Mi fermo e li aspetto. Vedo immediatamente cambiare qualcosa anche nel gruppetto: rallentano, sembrano borbottare tra loro, si bloccano. Una figura maschile si stacca dal gruppo e mi si avvicina, serro i pugni e attendo che sia a portata, se ci prova comincio a dargliele di santa ragione, ndo cojo cojo. Però ora non sento più la rabbia, nessuna ostilità, al contrario un benessere interiore mi pervade lentamente, le dita della mano si rilassano, la sensazione di pericolo é svanita lasciando il posto alla leggera percezione di un odore indefinito quanto familiare.
L’uomo si ferma a circa un metro da me, resta immobile a osservarmi mentre reprimo un desiderio repentino e scellerato di sfiorarlo con la mano. Che razza d’idea! Quasi mi viene da ridere a ripensarci.
“Salve.” La butto lì, ma il tipo non risponde e continua a fissarmi.
“Senti capo non cerco guai. Voglio solo andarmene da questo posto.”
Senza proferire parola alza un braccio e indica un punto dietro alle mie spalle. Mi volto senza problemi e come c’era da aspettarsi, é comparsa una bella porta di metallo blu. Tutti maghi qua dentro.
“Grazie mille.”
Senza attendere la risposta raggiungo rapidamente la porta, si apre e mentre la supero mi viene in mente il cloro, l’odore che sento è cloro.
La porta si chiude alle mie spalle, ormai non mi sorprende più nulla, quindi ritrovarmi in una stanza elegantemente ammobiliata con al centro una grande scrivania mi sembra la cosa più normale che possa accadere. La donna seduta dietro la scrivania al contrario, qualche disagio lo provoca.
“Ciao Carlo, ti stavo aspettando.”
La voce è suadente, lei una splendida donna di circa quarant’anni, lunghi capelli rossi annodati in una spumosa ciocca sulla nuca, la pelle bianca del viso é disseminata da irresistibili lentiggini, ma sono i suoi occhi che stanno monopolizzando la mia attenzione, verdi e profondi come l’infinito.
“Ciao.” Sono riuscito malapena a sentirmi da solo.
“Ti prego siediti, abbiamo poco tempo e tante cose da dirci”.
Sprofondo sull’unica sedia di fronte a lei.
“Arrivo subito al punto. Ho un incarico da assegnarti: consegnare un oggetto a una persona.”
“Ma che diavolo di posto é questo?”
La rossa alza la sopracciglia. “Lo domandi a me?”
La sua risposta mi lascia senza parole. Sorride e due sensuali fossette le si formano agli angoli della bocca mentre ardo dal desiderio di baciarla.
“Rilassati. Ripensa con calma cosa hai visto là fuori.”
Voglio darle retta. Mi concentro e ripasso al setaccio gli avvenimenti. La metro di Roma, gente sconosciuta, un macchinista decrepito…lui già lo conoscevo. Cerco a tastoni nei miei ricordi più profondi. Un dipinto. Era in un dipinto assieme ad altri personaggi e… mia figlia mi ha chiesto perché in quel quadro erano tutti così tristi e così…bianchi come fantasmi. Mia figlia Luisa. Eravamo tutti e tre in quel museo, io, Luisa e Sara. Alzo lo sguardo e vedo il volto di mia moglie dietro la scrivania che mi sorride. “Sto sognando.” Penso ad alta voce.
Lei inarca di nuovo le sopracciglia.
Sto al gioco. “Perché dovrei aiutarti amore?”
“Sarò franca con te, é in ballo la cosa più preziosa che possiedi.”
Mi tornano in mente alcuni momenti passati con la mia famiglia e di nuovo una forte stretta allo stomaco mi toglie il respiro. Poi un atroce dubbio mi assale: sto vivendo forse un sogno premonitore?

Come si comporterà Carlo?

  • Prima di accettare l'incarico esige ulteriori spiegazioni. (44%)
    44
  • Cerca un modo per uscire dall'incubo. (0%)
    0
  • Accetta l'incarico senza pensarci troppo. (56%)
    56
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47 Commenti

  • Ciao Repazzo, finalmente ho potuto leggere l’ultimo capitolo di questa intrigata storia; devo ammettere che mi è piaciuta davvero molto e che ho apprezzato il finale inaspettato e imprevedibile come è stata tutta la trama, davvero una bella storia.
    Spero di poter leggere presto altri tuoi nuovi racconti

    • Ciao Gigia74,
      Chiedo scusa per questo ritardo mostruoso ma sono stato completamente assorbito da un gravoso impegno, fortunatamente risoltosi per il meglio .
      Tornato alla normalità spero ora di recuperare il tempo perso al più presto.
      Grazie

  • Sono stata indecisa sulla scelta fino all’ultimo minuto.
    Seguire il killer sembrerebbe la migliore e forse la più efficace. Ma alla fine ho puntato sul parlare con i fantasmi che potrebbero rilevare nuovi indizi.
    Continua così.

  • Considerando il discorso di Carlo l’idea che voglia assistere ad un omicidio mi tenta! Come ho già detto mi piace molto la piega che ha preso la storia, più concreta e diretta senza rinunciare ad un po’ di sano disorientamento per il povero lettore e per il protagonista 🙂 L’unico appunto che mi sento di farti è che mi sembra un po’ strano che avendo appena assistito all’aggressione della moglie Carlo si fermi a chiedere delucidazioni alla rossa, ma capisco che sia servito per introdurre gli sviluppi successivi. Alla prossima!

  • Voto l’inseguimento dell’infermiere, dato che in teoria ha già assistito all’omicidio di Stefano. La trama continua a essere interessante e il ritmo incalzante, bravo. Ci sono giusto un po’ di refusi qua e là, per cui ti consiglierei di rileggere attentamente prima di pubblicare.
    Alla prossima 🙂

  • Ammetto che quando la storia è iniziata non aveva convinto più di tanto e infatti non avevo proseguito dopo il primo capitolo… ma ci sono tornato e devo dire che ho fatto bene, dal terzo capitolo ha iniziato a prendermi molto di più. Di sicuro è stato un limite mio a fermarmi perchè non apprezzo molto le vicende troppo oniriche, quindi la svolta più concreta per me è stata fondamentale e il fatto che si sia chiarito quale sia l’incarico del protagonista dà una direzione definita in mezzo ai misteri, cosa che apprezzo molto. Anche il fatto che una storia di questo tipo sia così “geolocalizzata”, per così dire, con anche un protagonista che si lascia sfuggire modi di dire in romanaccio, è una particolarità che mi piace parecchio e le dà molta personalità. Continuerò a seguirla e per il prossimo capitolo, un po’ come tutti mi pare, ho votato per raggiungere l’aggressore. Ciao!

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