L’incarico

Dove eravamo rimasti?

Cosa accade al risveglio di Carlo? Si risveglia in un luogo a lui famigliare. (57%)

Commodore 64

“Ehi stecchì ndo’scappi?”
Di nuovo! Ma perché se la prendono sempre con me? Siamo centinaia in questa maledetta scuola e loro se la prendono solo con me.
“Stecchinoooo! Cori, cori, che poi te mettemo in conto la fatica.”
Randazzo, se lo bocciano ancora mi tocca sopportarlo anche il prossimo anno.
“Col’interessi!”
E sentilo quell’infame di Locascio, un mese fa veniva a studiare da me, ora fa il tirapiedi al boia. Veniva solo per giocare con il mio Commodore, altro che amicizia.
“Ti prendiamo!”
Corrono veloci, mi sono addosso, non c’è mai nessuno per strada a quest’ora, come è possibile? Non credo di riuscire a seminarli, ma se resisto ancora un po’ al prossimo incrocio m’infilo nel negozio di sor Mario. Quasi ci sono, dai che mi salvo, dai che mi salvo, dai che mi salvo… sono morto!
“Stecchì! Che t’avevo detto? Ore le paghi tutte insieme. Che fai piagni? Non te lo sei ricordato che oggi la bottega der’sor Mario é chiusa? Che fregnone!”
La strada é deserta, ora me storpiano de botte.
“Bravo mettete in ginocchio e prega la Madonna che mo la raggiungi, manco tu’ padre te riconoscerà.”
“Lasciate in pace quel ragazzo.”
“E tu chi sei? Zoro?”
“No, so’ quello che te cambia li connotati se provi a sfiorà quer poro Cristo.”
L’infame si è dato alla fuga a gambe levate al primo ceffone preso,  Randazzo invece le ha prese per bene fino in fondo prima di scappare.
“Ciao, tutto bene?”
“Ciao. Si tutto bene, mi hai salvato, grazie.”
“Non li sopporto i bulli, dai che ti accompagno a casa.”
Mi ha offerto una mano e mi ha tirato su come un fuscello, manco fosse Rambo!
“A proposito, mi chiamo Andrea.”
“Io Carlo. Ti va di venire a giocare a casa mia? Ho il Commodore!”

Apro gli occhi, mia moglie è china su di me.
“Amore mio, non sai che razza di sogno…”
“Non illuderti, non mi sei neanche così tanto simpatico.”
La rossa si rimette in piedi e m’invita frettolosamente a fare altrettanto. Mi guardo in giro, non siamo più nella casa di Sara.
“Dove diavolo siamo? E come ci siamo arrivati?”
“Dovresti dirmelo te, mi ci hai portato tu prima di stramazzare a terra. Un ricordo profondo sicuramente, ti ho sfiorato per accertarmi del tuo stato e siamo finiti qua.”
Mi guardo intorno, è un impianto sportivo, una piscina e sono  certo di esserci gia stato. Sento la voce di Sara, è in accappatoio e infradito a parlare con un paio di ragazze dietro ad un bancone. Appena ha finito la seguo scendere una rampa di scale e lungo il corridoio sottostante. Sulle pareti alcune immagini mostrano atleti gioiosi in costume, alcune foto attraggono la mia curiosità. Vi è rappresentato lo stesso uomo che ho visto a casa di Sara, appare invecchiato però. La nausea mi assale nuovamente, in qualche modo quest’uomo mi ha condotto qui. Nelle altre foto è ancora lui, brizzolato e decisamente dimagrito, indossa una tuta ed è circondato da una giovane squadra di nuotatori. Il malessere intanto aumenta ma voglio proseguire. Davanti all’ ultima immagine raggiungo Sara, anche lei si è soffermata a osservarla. L’uomo ora ha il volto scavato, emaciato, calvo, indossa un completo che sembra scivolargli di dosso, stringe la mano ad un altro uomo ben vestito e con indosso la fascia tricolore. Sotto la foto una targa che celebra il giorno in cui l’impianto è stato donato al comune di Roma.
“Cosa hai fatto Paolo!”
La voce appena sussurrata da Sara mi squarcia il torace, resto con gli occhi e la bocca spalancati come nell’atto d’inspirare dopo una lunga apnea, e ogni cosa torna al proprio posto.
Conosco questo uomo.
So della sua malattia.
L’ho visto morire.
Prima.
Prima di tutti gli altri.
Era un giovedì…

“Buongiorno.” Respira male, appena prova a muovere un braccio una smorfia di dolore gli si stampa sul volto non rasato da ormai troppi giorni.
“Ciao campio’.”
“Ti ho portato l’aranciata.”
Abbozza un sorriso e m’indica con lo sguardo dove posarla.
“Hai portato altro?”
Speravo avesse desistito, annuisco deluso.
“Damme prima l’aranciata, nun vojo lascià sta tera co l’amaro in bocca.”
L’ha sorseggiata appena, poi un conato di vomito e il dolore lo hanno piegato in due.
L’aiuto a ricomporsi  sollevandolo senza fatica, percepisco un lieve abbraccio di riconoscenza. Prima di rivolgermi a lui cerco di asciugarmi frettolosamente le lacrime.
“Te ricordi quanno te chiamavano stecchino?”
“Come scordarlo.”
“Nun sei cambiato de na virgola.”
“Ma che dici, vado in palestra.”
Vorrebbe ridere ma non ci riesce.
“Lo famo?”
Mi blocco, il momento alla fine è arrivato. Mi sono preparato da settimane a questo giorno, eppure tremo come una foglia al vento. Lui se ne accorge e insiste.
“Nun ciai d’avè paura.”
“Non sono capace.”
“Famme uscì da st’inferno.”
“Non ci riesco!”
“Te prego!”
“Ho paura! Lo capisci?”
Mi afferra un braccio mentre i lineamenti del volto si contraggono dal dolore e mi tira a se.
“Magna bene, caca forte e non avè paura della morte. Te ricordi?”
Si lascia andare sfinito, dense lacrime gli solcano le rughe.
Dopo, quando finisco d’iniettargli la soluzione in vena, mi sorride.
“Stamme bene Carletto mio, te vojo bene.”
“Anche io papà. Addio.”

Carlo ricorda tutto ora. Da dove cominciamo?

  • Davanti al letto dell'ultma vittima: la terza donna. (100%)
    100
  • Dalla stazione della metro. (0%)
    0
  • Dal funerale del padre. (0%)
    0
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46 Commenti

    • Ciao Gigia74,
      Chiedo scusa per questo ritardo mostruoso ma sono stato completamente assorbito da un gravoso impegno, fortunatamente risoltosi per il meglio .
      Tornato alla normalità spero ora di recuperare il tempo perso al più presto.
      Grazie

  1. Sono stata indecisa sulla scelta fino all’ultimo minuto.
    Seguire il killer sembrerebbe la migliore e forse la più efficace. Ma alla fine ho puntato sul parlare con i fantasmi che potrebbero rilevare nuovi indizi.
    Continua così.

  2. Il tema si fa impegnativo. L’angelo della morte! Ovvero: è lecito o criminale “somministrare” la morte a chi non ha speranza? Un assassino è sempre un assassino anche se uccide per pietà e compassione? Amico mio ti sei imbarcato in una bella impresa! Auguri, e intanto complimenti. 🙏ciao

  3. Considerando il discorso di Carlo l’idea che voglia assistere ad un omicidio mi tenta! Come ho già detto mi piace molto la piega che ha preso la storia, più concreta e diretta senza rinunciare ad un po’ di sano disorientamento per il povero lettore e per il protagonista 🙂 L’unico appunto che mi sento di farti è che mi sembra un po’ strano che avendo appena assistito all’aggressione della moglie Carlo si fermi a chiedere delucidazioni alla rossa, ma capisco che sia servito per introdurre gli sviluppi successivi. Alla prossima!

  4. Voto l’inseguimento dell’infermiere, dato che in teoria ha già assistito all’omicidio di Stefano. La trama continua a essere interessante e il ritmo incalzante, bravo. Ci sono giusto un po’ di refusi qua e là, per cui ti consiglierei di rileggere attentamente prima di pubblicare.
    Alla prossima 🙂

  5. Ammetto che quando la storia è iniziata non aveva convinto più di tanto e infatti non avevo proseguito dopo il primo capitolo… ma ci sono tornato e devo dire che ho fatto bene, dal terzo capitolo ha iniziato a prendermi molto di più. Di sicuro è stato un limite mio a fermarmi perchè non apprezzo molto le vicende troppo oniriche, quindi la svolta più concreta per me è stata fondamentale e il fatto che si sia chiarito quale sia l’incarico del protagonista dà una direzione definita in mezzo ai misteri, cosa che apprezzo molto. Anche il fatto che una storia di questo tipo sia così “geolocalizzata”, per così dire, con anche un protagonista che si lascia sfuggire modi di dire in romanaccio, è una particolarità che mi piace parecchio e le dà molta personalità. Continuerò a seguirla e per il prossimo capitolo, un po’ come tutti mi pare, ho votato per raggiungere l’aggressore. Ciao!

  6. Ciao, questa storia cominciata come un incubo ora piega verso la realtà con l’entrata in scena della moglie. Ne può venir fuori anche una buona “commedia macabra” se ironia e dialoghi “svelti” continueranno.
    Fai tu. A me piace. ti seguo. Ciao.

  7. Bello bello. Bravo! Mi piace molto la dinamica di questo capitolo, anche la scrittura ha qualcosa di più piacevole, forse è più asciutta, non saprei dire… La trama comincia a delinearsi meglio e diventa più facile seguirla. Ora abbiamo uno scopo, per cui voto: “Tenta di raggiungere l’aggressore di Sara.”
    Ciao 🙂

    • Ciao Valentina,
      grazie per il tuo apprezzamento, fa bene allo spirito!
      La storia si è ormai incanalata verso il finale e devo iniziare a sciogliere qualche filo della trama. Ipotizzo sia questo il motivo che mi porta ad avere una scrittura più lineare e sciolta.
      Grazie del commento, a presto!

    • Ciao Kaziarica,
      sono ancora in ritardo e questa volta mostruosamente. Se hai letto la puntata successiva al tuo commento hai anche notato che la tua osservazione relativa ai fantasmi è stata azzeccata. Carlo avrà un bel da fare a terminare la sua missione.
      Grazie e alla prossima!

  8. Horror, ironia, avventura e adesso il fantasma. Caro Repazzo ci vuoi proprio conquistare!
    Tutto bene, solo credo che vivendo un incubo certe pur gradevoli espressioni dialettali vadano a sbiadire le tinte scure e a indebolire il pathos.
    Alla prossima 🙏

    • Ciao Gibbone,
      ti assicuro che il mio intento è proprio quello: conquistarvi!
      L’uso del dialetto ha sicuramente apportato un calo di tensione, ma l’ho ritenuto una buona occasione per continuare a caratterizzare il personaggio.
      Grazie per il commento, a presto.

  9. Quel “Che te piasse n colpo!” messo lì a tradimento mi ha fatta morire dal ridere! 🤣
    La situazione si fa concitata e confusionaria, ammetto che avrei preferito un minimo di spiegazione prima di gettarci nella mischia, ma mi sta piacendo.
    Voto affinché Carlo s’incuriosisca e interessi al fantasma, visto che gli è familiare.
    (C’è un cognome qui che mi dice qualcosa)

    • Ciao Valentina,
      la mia “romanità” ha spesso il sopravvento anche nella vita di tutti i giorni, incontrando consensi quante critiche. La storia sta entrando nel vivo, ho molta carne sul fuoco e poca carbonella per cuocerla, spero di riuscire a farci entrare tutto entro la decima puntata.
      A presto.

  10. Bello lo stile più ironico di questo capitolo. Voto per le altre spiegazioni, è ancora presto per intuire dove vuoi andare a parare, ma qualche informazione in più non guasta. Non posso non apprezzare la combo capelli rossi, pelle chiara e occhi verdi, visto che l’ho usata anch’io, anche se forse è un po’ un cliché, ma del resto se è diventata tale vuol dire che funziona. Un po’ vaga l’espressione “consegnare un oggetto a una persona”, però essendo un sogno (?) ci può stare, anche per questo voglio altri dettagli!

    • Ciao Lorenzo,
      prima di tutto bentornato e grazie per il commento.
      Qualcosa è cambiato in effetti, il protagonista sta acquisendo nuovi elementi del suo carattere. Esiste un disegno in tutto questo naturalmente, spero solo che la matita non mi si spunti all’improvviso.
      Nel mio immaginario ho assegnato significati anche alle caratteristiche fisiche della donna cedendo al cliché, lo ammetto, solo nell’abbinargli il colore degli occhi. Debolezza umana.
      Ci saranno certamente maggiori informazioni relative all’incarico, quindi spero di rivederti qui al più presto.

  11. Ciao Repazzo,
    mi è capitato di rado, qui, di leggere il primo capitolo e di voler continuare la lettura per sapere cos’altro sarebbe successo… hai di certo uno stile accattivante, asciutto e al tempo stesso molto evocativo. Mi piace molto questo racconto, non mi aspettavo la moglie né i detti in romanesco, ma fa tutto parte del gioco, immagino.
    “Vuoi vedere che ti combina il matusa?” ecco, questa frase l’avrei evitata o comunque elaborata in altro modo, poco in linea con lo stato mentale di Carlo, almeno secondo me, ma il racconto è tuo, insieme all’incubo (se di incubo si tratta), quindi le mie sono e rimangono considerazioni 🙂
    Alla prossima!
    p.s. accetta l’incarico

    • Ciao Keziarica,
      rispondo in ritardo al tuo messaggio a causa di problemi tecnici.
      Grazie per il commento, mi sento lusingato. Ho messo in gioco molti elementi in questo racconto e spero che il sistema per farli incastrare tra loro, nel corso della storia, risulti gradito.
      Riflettendo sulla frase del matusa non posso che darti ragione. Ho avuto il dubbio se inserirla fino alla fine, paragonandola più come il frutto di un momento di euforia creativa del sottoscritto. L’ingordigia di battute disponibili ha avuto la meglio nel processo decisionale. La tua nota ha confermato quel dubbio.
      Mi auguro di rivederti presto.

  12. Ah però! Questo capitolo mi ha decisamente sorpresa.
    A quanto pare abbiamo tutti e due una simpatia per le fossette e le lentiggini, e forse viviamo entrambi a Roma. A parte il romanesco, sempre gradito, questa frase mi ha fatta sorridere: “Mi volto senza problemi e come c’era da aspettarsi, é comparsa una bella porta di metallo blu.” In questo episodio c’è molta ironia, quasi un cambio di tono improvviso, ma non mi dispiace. Probabilmente il protagonista si era angosciato abbastanza e ha deciso che ridere della situazione fosse la cosa migliore.
    Mo so’ curiosa, che diavolo hai in mente?
    Voto che accetta l’incarico ma prima chiede ulteriori spiegazioni. Quella frase è troppo enigmatica per essere lasciata stare.

    • Ciao Valentina,
      in effetti qualcosa nell’umore di Carlo é cambiato, ma non senza una valida ragione. Chi vivrà vedrà. Ogni tanto basta scovare casualmente un solo ricordo per cambiarti il senso della giornata. Magari riuscire a carpire i meccanismi che li governano… Basta, non dico altro, altrimenti rovino le sorprese.
      Grazie per il commento, a presto.

  13. Ti confesso che non invidio il tuo amico. Prendere la metro è sempre più pericoloso. Ti confesso pure che, al contrario di altre voci, il tuo racconto, almeno per adesso, non merita di essere snellito con una scrittura più “fruibile”: ritorno a capo, periodi brevi o altro. Correggi gli errori ma mantieni il ritmo ” denso” da tormentone; che le parole possano affollarsi e sbattere una contro l’altra come quei poveri cristi e alimentare il senso di angoscia da attacco claustrofobico. bene, bravo, ciao

    • Ciao Fenderman,
      come spiegavo a Lorenzo, il ritmo forsennato di questa puntata é stato per me un piccolo esperimento. Dalle tue parole mi sembra di capire che il risultato sia andato a buon fine. Ne sono strafelice.
      Grazie e spero di risentirti presto.

  14. Un’atmosfera quasi da horror per questo incubo, la cosa non può che piacermi! Mi piace come riesci a descrivere tutti gli elementi irrazionali tipici dei sogni, anche se magari questa potrebbe anche rivelarsi la realtà, chissà…
    L’unica osservazione è che ho notato che non vai mai a capo, ci può stare ma se non è proprio una cosa voluta ti consiglio di fare più paragrafi per rendere più agevole la lettura. Poi nel primo capitolo la scrittura era un po

    • Ciao Lorenzo,
      di norma scrivo di getto l’intera bozza per non perdere nulla dello spunto iniziale. Non bado ad alcuna regola di forma. Mamma mia! Se mi sentisse Valentina! Scherzi a parte, in questa occasione quando sono andato a rimettere ordine rileggendolo la prima volta, ho sperimentato che proprio l’assenza di suddivisione nel testo risaltava l’effetto claustrofobico della scena. Forse si é trattato solo di un’impressione personalissima, generata dal privilegiato punto di vista dell’autore.
      Grazie per la presenza, a presto.

  15. La storia si fa sempre più interessante, hai una bella fantasia e la capacità di far vedere al lettore le scene che descrivi… Si percepisce l’aria claustrofobia del set e l’estraniazione del protagonista, diviso fra lo sconcerto e la resa agli eventi. Molto bello! Continuo a essere curiosa di continuare, quindi bravo 🙂
    Il discorso virgole resta un po’ incerto, ora ne ho trovate alcune dove non dovrebbero, tipo fra soggetto e verbo, e anche qualche refuso qua e là. Secondo me dovresti solo rileggere un po’ di più prima di pubblicare per avere dei capitoli perfetti.
    A presto!

    • Ciao Valentina,
      gira e rigira torniamo al detto: Tra il dire e il fare…”. Direi oltremodo azzeccassimo alla situazione.
      Faccio oro dei tuoi apprezzamenti comunque e dal momento che considero la mia testardaggine una virtù, dedicherò maggiori energie e attenzione alle revisioni dei miei scritti.
      Vien da sè che da questo momento la tua presenza dovrà essere una costante.
      A parte gli scherzi, grazie ancora di ogni preziosa osservazione, sono certo che nonostante tutto, la storia continuerà a riservarti sorprese.
      A presto.

  16. Ciao e benvenuto (o benvenuta?) 🙂
    Devo dire che quest’incipit mi ha incuriosita e messo addosso un certo interesse per il seguito, per cui complimenti per l’idea!
    L’unico appunto che mi viene da farti è che ho trovato la scrittura un po’ faticosa a causa della punteggiatura… forse userei un po’ più di virgole e punti, per spezzettare i periodi e rallentare la lettura. A parte questo, è una buona partenza! 🙂

    • Ciao Valentina,
      grazie per il benvenut(o) ma soprattutto per l’osservazione. Qualcuno ha detto: “La punteggiatura corretta è invisibile. Non ci si accorge nemmeno che tutto sta filando liscio.” Giungo alla facile deduzione, che qualcosa è andato evidentemente storto. Un ulteriore stimolo, da sommare a quello generato dall’interessamento all’incipit.
      A presto!

  17. Ciao, ti confesso che a un certo punto ho pensato che stessi descrivendo un reale viaggio in metro fra gente “normale” visto come stiamo messi. Scherzi a parte questa storia comicia con un incubo, vedremo dove ci porterà. Per adesso se fossi in lui uscirei.
    La prosa mi piace, forse avrei scritto diversamente le prime dieci righe ma l’autore sei tu! ti seguo bravo ciao🙏

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