Ce la farà un maestro tra avventura e realtà?

Inizio anno...

Appena varcata la soglia d’ingresso, “mi ritrovai in una selva oscura che la diritta via era smarrita”.

DANTE, PERDONAMI !

Mi spiego, era forte il contrasto tra quanto ti aspetti entrando in una nuova Scuola (questa parola la scrivo in maiuscolo per dare il dovuto rispetto al luogo sacro della cultura) e la sensazione che fin da subito ti aspettava un’avventura da non immaginare come potesse proseguire.
Così è stato, infatti, dal primo giorno, quando in lacrime una collega chiese al plesso aiuto per iniziare l’anno al meglio e sostenerla e affiancarla in una classe orfana per un anno della sua contitolare storica.
Attratto dalle sfide ed essendo un renitente ed imperituro “scalatore” di percorsi impervi e pericolosi, con la solita sfrontatezza pervadente l’alunno montessoriano che c’è in me, alzai la mano chiedendo la parola e manifestando disponibilità e assenza di  problemi, anzi.
In brevissimo tempo si celebrò il matrimonio lampo più breve che si possa tenere a mente tra docenti.
Però, c’era un però che s’insediava come un tarlo nella mia mente e pur essendo manifesto oltre ogni eclatante evidenza, non riuscivo a contestualizzarlo nella sua nebbiosa e offuscata complessità.
Il forte contrasto tra la polvere che ricopriva le innumerevoli opere degli alunni nel corso degli anni, facenti parte dei muri come affreschi testimonianti la personalità di ogni Scuola e la mia voglia di far conoscere a tutti quanto volevo innovare, imprimeva nelle mie parole la stessa azione di un freno di stazionamento che blocca i treni in velocità.
Ma come dicevo nelle prime righe, essendo renitente e scalatore irriverente in qualunque contesto, intervenni comunque cercando di far capire a tutti che c’ero anch’io … eccome.
La prima settimana passò prestissimo ed estasiato dalle lusinghe e dalla fiducia (cieca) della mia collega che più mi presentava la nuova classe e cosa avrei affrontato di lì a poco e più mi eccitavo, preparavo la mia mente ed il mio spirito.
Il primo giorno, XII die Septembris, MMXIX (spero sia corretto), appena entrarono gli alunni (in particolare una che di lì a poco avrebbe cambiato scuola) non riuscivo a calmare l’emozione che i loro sorrisi mi regalavo a profusione.
Mai come quel dì, fui accolto così calorosamente e con la stessa empatia che ho donato a tutti in questi anni della mia carriera.
Miracoli della Scuola, che tanto prende da ognuno dei suoi docenti, tanto restituisce in uno dei giorni apparentemente uguali a tanti altri.
La fortuna dei miei alunni e di riflesso anche mia, è sempre stata quella della trasposizione del mio pensiero (talvolta nobile??? ai posteri l’ardua sentenza…) nelle parole e gesti che pervadono la mia essenza di “vulgaris magister” (latino maccheronico da me coniato e sempre così spiegato a tutti) talvolta non sempre gradita a colleghe\colleghi e genitori visto comunque l’afflato che si crea “ogni volta” tra gli alunni e me.
Sembra strano ma più vado d’accordo con i miei alunni e raggiante mi pervado della loro serenità, più i rapporti con i colleghi s’incrinano.
Saranno…? E di cosa?
Le mie ipotesi a queste tesi sono noiose e ripetitive quanto mirabolanti nell’enfatizzazione di volta in volta. CRIPTICO? Giudicate voi, amati e sedotti lettori da cotanta e sfrontata in\sicurezza o “agilità” d’eloquio.
Lo sentite\assaporate il pathos dell’avventura? Pardon il melodramma di un maestro che delle quotidiane disamine sul suo operato ne fa uno psicodramma degno di Jacob Levi Moreno nei suoi anni più fulgidi?
Lo immaginate il mio metodo d’azione, cioè una strana forma di psicoterapia, in cui i partecipanti esplorano emozioni e vissuti personali attraverso la drammatizzazione quotidiana dell’insegnamento in una sorta di teatro chiamato Scuola?
Bene, io maestro, sono così e se potete accettatemi come appaio; non chiedo di apprezzarmi, sarebbe troppo, ma di accettarmi con quelle strane pervasioni che fuoriescono dalla mia anima.
I bambini lo fanno, perché anche voi lettori e forse anche colleghi (tra voi) non ci provate?
Dopo ben (dal 1990, anno della mia immissione in ruolo) 28 anni d’insegnamento a tempo indeterminato mi è stato conferito dal Dirigente Scolastico l’insegnamento dell’Italiano, sfida che mi vedeva coinvolto con la stessa reazione che i feromoni provocano in noi umani\vulgaris magister (ripeto fino alla noia, latino maccheronico da me impietosamente inventato) di questo millennio.
Sono partito in quel lontano anno di prova, con i testi denotativi, connotativi e tanto altro della mia prima guida didattica, al testo in 9 mosse del corrente anno scolastico, come sempre instillando nei discenti e irretendo invece gli adulti\colleghi con questo mio “incedere” poco elegante e irrispettoso del loro stile.
Questo è il mio DNA, questo è il mio porgere uno dei tanti semini che la Scuola deve fornire ad ogni potenziale Bes o Dsa che si cela in ognuno di noi, anche tra i più eccelsi e dotati della stessa intelligenza che il sommo e divino Creatore ha profuso abbondantemente ad ognuno.

Come procederà l'anno scolastico?

  • La psicoterapia si "trasforma" in delirio di onnipotenza degno del capolavoro di Erasmo da Rotterdam: L'ELOGIO DELLA FOLLIA. (25%)
    25
  • I colleghi insorgono. (50%)
    50
  • Accade l'imponderabile. (25%)
    25
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9 Commenti

  1. Ciao Luigi,
    ho idea che ti seguirò in quest’avventura, Il tuo stile ha un che di nostalgico, che rimanda a un tempo diverso dal nostro. Mi piace questo primo capitolo, lo trovo intelligente e spiritoso. Avrei evitato l’incipit dantesco, ma va bene, il testo è tuo.
    Io sono dell’idea che dalle altre persone ci sia sempre da imparare, qui su TI ho imparato molto e credo che qualcosa imparerò anche da te.
    Direi che i colleghi insorgono.
    Alla prossima!

  2. MMXIX= 2019
    Dimmi tu se è corretto.
    Un incipit ” di forza” come se tu volessi dare una spallata a qualcuno o qualcosa. Io sarei partito come solo un “maestro” può fare. Sarei partito con maggiore semplicità di linguaggio a beneficio di noi poveri lettori che a Scuola ci siamo stati solo da alunni. Ti seguirò perché i “maestri” si devono ascoltare e immagino che avrai un sacco di cose da raccontare . In quanto allo “psicodramma” o ” teatro terapia” cui accennavi ritengo possa essere oggi un metodo valido, anche se impegnativo, per coinvolgere gli allievi nel percorso di formazione . 🙋 alla prossima

  3. Il concept di questa storia mi intriga davvero tanto, specialmente perchè pur non avendo mai insegnato ho studiato nell’ambito e un po’ di infarinatura ce l’ho. Ammetto di fare un po’ di fatica a seguirti nella lettura ma è di sicuro un problema mio, che preferisco i testi più semplici e lineari.
    Voto per il delirio di onnipotenza!

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