Cuori sull’abisso

Heaven’s Alley - Hal

È da una vita che non percorro questo vicolo. Non si può certo dire che sia migliorato. A dirla tutta, è l’esatto opposto. Gli strafatti di crack si accasciano sui cassonetti dell’immondizia e i pezzi di ricambio di qualche sfortunato androide giacciono abbandonati negli angoli più sudici.

In quel momento, lo sguardo mi cade d’istinto sulla mia mano robotica, e passo mentalmente in rassegna tutti le altre parti di me che non appartengono al mio vero corpo.

Un corpo ad alta tecnologia richiede manutenzione continua. È una verità che tutti sanno, ma di cui nessun medico ti parla, prima di aprirti in due. Con ogni pezzo di me che hanno sostituito, mi chiedo dove finisca l’uomo e dove inizi la macchina. Forse è un confine che non esiste più, o forse non è mai davvero esistito: noi siamo ciò che scegliamo di essere. Ma non nel mio caso. Questa, ormai, è la mia verità, e nessuno me la potrà portare via, nemmeno smontandomi pezzo per pezzo.

Heaven’s Alley. Un sorrisetto amaro mi si dipinge sulle labbra quando passo al di sotto dell’insegna al neon. Il Paradiso. Non direi proprio.

Questa città è finita: gli ultimi sprazzi di umanità si confondono in mezzo al rumore, al fumo, alle luci accecanti, alla violenza di una metropoli che sta andando in contro all’autodistruzione. L’annichilimento della morale e della razionalità è una cosa che ci portiamo dietro da tempo immemore, ma in questi anni… diamine, abbiamo spinto il piede sull’acceleratore.

L’odore del sangue si confonde con quello delle droghe chimiche e le urla dei disperati vengono soffocate dal vociare strepitante della folla e dal fragore di quelle cazzo di auto che riempiono i cieli fumosi.

Il Paradiso. Piuttosto, a me questo sembra l’Inferno.

Mi volto: ho già fatto un bel po’ di passi da quando mi sono addentrato nel vicolo, ma molti altri ancora mi separano dalla mia meta. In lontananza, lungo una delle vie principali, un costante via vai di individui. No, non persone: gusci vuoti, tutti ammassati come i pelati in un barattolo.

Diavolo, nemmeno questo cibo industriale è più reperibile sul mercato. Ti somministrano tutto sotto forma di quella porcheria crioessiccata.

Continuo a camminare e mi infilo in bocca una sigaretta ma, mentre avvicino la fiamma dell’accendino, mi tornano in mente le parole di Darren: “Dovresti smetterla di fumare, Hal. Il tuo organismo cibernetico rischia di collassare su sé stesso ogni milligrammo di nicotina che assumi.”

Mi sfilo la sigaretta dalle labbra e la lascio cadere nella tasca del cappotto. La terrò lì per quando avrò completato la mia missione: festeggerò fumandomela tutta, fino al filtro, e la accompagnerò con qualche cocktail nel locale più becero di questo schifoso agglomerato di sporcizia e disperazione che qualcuno ha ancora il coraggio di chiamare “città”.

In realtà, questo festeggiamento non avrebbe nulla di diverso rispetto a tutte le mie altre serate.

Cammino ancora lungo il vicolo, sorprendendomi di quanto sia lungo. Me lo ricordavo diverso… sarà che i vicoli di questo posto sono tutti fottutamente uguali.

Seduto per terra, fradicio di sudore e con gli occhi stralunati, un tizio con la cresta mi osserva mentre gli passo davanti. Poi si alza di scatto e mi appoggia una mano tutta pelle e ossa sulla spalla. Mi fermo a guardarlo e aspetto che mi dica cosa vuole.

“Ehi, amico… ehm, non so se puoi aiutarmi…”

Il suo alito puzza di alcol e di cavolo fritto. Ha i denti quasi tutti marciti.

Rimango in silenzio.

“Ascolta… ho bisogno… ho bisogno di farmi, capisci?”

Si guarda intorno con aria paranoica, come se avesse paura di essere spiato.

“Non è che, sai… insomma, hai qualcosa da darmi? Niente in particolare, ho solo bisogno… ho solo bisogno di una dose.”

Continua a fissarmi, grattandosi furiosamente il braccio. Rimane zitto, impaziente di ricevere una mia risposta.

Gli sorrido per addolcirgli la pillola: “Mi dispiace, non posso aiutarti.”

Rimane fermo, imbambolato, mentre riprendo a camminare. Dopo un paio di passi, però, mi accorgo di essere già arrivato. Davanti a me c’è una vecchia porta in metallo, tutta incrostata e arrugginita.

“Almeno… almeno sai dove posso trovare quello che sto cercando?”

Il tossico è ancora lì, a coltivare la vana speranza che io possa aiutarlo.

Sollevo lo sguardo: un’altra insegna al neon recita Vanilla Eden, mentre la sagoma di una ragazza con indosso solo la biancheria intima ammicca all’avventore. Il Paradiso. Di nuovo.

Sono nel posto giusto.

“Senti, non ho niente contro di te”, rispondo mentre sfilo da sotto il cappotto la pistola per controllare che abbia il caricatore pieno. “Ma ho da fare, e se non ti levi dalle palle nel giro di tre secondi ti spezzo le gambe.”

Sarà il mio brutto muso, sarà il tono minaccioso, sarà la pistola, ma il tizio si allontana rapidamente lungo il vicolo buio.

Rimetto l’arma nella fondina e mi preparo ad entrare nel bordello.

Abbiamo conosciuto Hal, il vecchio cyborg con una missione da compiere. Quale nuovo personaggio introdurremo nel prossimo capitolo?

  • Un giovane uomo deluso dalla vita e una donna androide in fuga. (18%)
    18
  • Una donna androide in fuga. (45%)
    45
  • Un giovane uomo deluso dalla vita. (36%)
    36
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127 Commenti

  • Gran bel finale, ottima conclusione di una storia veramente molto bella! Il colpo di scena finale mi ha ricordato molto Memento, per la rimozione dei ricordi e la ricerca di una vendetta in realtà già consumata, ma per me non è una cosa negativa visto che è uno dei miei film preferiti (e poi il citazionismo mi piace molto). Un unico appunto lo faccio sullo stile un po’ troppo enfatico di certi passaggi, però è una scelta stilistica in linea con l’atmosfera del capitolo quindi può starci tranquillamente. Ora posso solo aspettare il prossimo racconto (e recuperare quello precedente), a presto!

    • Siete forse tutti quanti un po’ troppo gentili con me, ma sono davvero contento che la storia ti sia piaciuta 🙂
      Anche io adoro il citazionismo e, considerato che il cinema è la mia più grande passione, mi fa doppiamente piacere quando qualcuno identifica i vari rimandi all’interno del racconto. In questo caso, l’ispirazione arriva proprio dal film di Nolan, ma mi sono comunque preso qualche libertà per adattare il plot twist alla vicenda, spero di esserci riuscito 😉
      Per quanto riguarda il prossimo racconto, ancora non so con precisione di cosa si tratterà: forse rimarrò sulle atmosfere noir/thriller, forse mi sposterò su un genere completamente diverso.
      Potrebbe anche essere la continuazione del mio primo racconto, ma per il momento mi sento di escluderlo: non sono molto soddisfatto di quella storia e mi son ripromesso di dargli un seguito che sia superiore, motivo per cui voglio aspettare l’idea giusta.
      Grazie mille per tutto, è stato un piacere! 😀

  • Complimenti, davvero un bel finale. Forse l’ultimo colpo di scena con relativo spiegone ha un po’ appesantito il capitolo, ma è stato chiaramente necessario per poterci indirizzare verso la conclusione che hai scelto. Non un gran problema comunque, questa resta una delle storie più compiute ed equilibrate lette sulla piattaforma, oltre ad essere molto bella. Spero di leggerne presto una nuova!

    • Ti ringrazio davvero tanto, forse siete tutti un po’ troppo buoni, ma sono molto contento che la storia ti sia piaciuta fino alla sua conclusione 🙂
      Purtroppo sì, mi sono reso conto durante la rilettura che lo spiegone va ad appesantire un po’ troppo il capitolo, ma arrivato ormai alla fine ho optato per non rallentare troppo la narrazione con flashback, prese di coscienza da parte di Hal o altro.
      Per quanto riguarda la prossima storia, ancora non so bene su cosa mi butterò: potrebbe essere il seguito del mio primo racconto, potrei rimanere orientato su queste atmosfere noir o potrebbe essere tutt’altro genere, si vedrà!
      Grazie ancora per ogni cosa, è stato un vero piacere! 😀

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