Identità rubata

Dove eravamo rimasti?

Come scopriamo cosa è successo al personaggio principale da turbarlo cosi tanto? Non lo scopriamo ancora (57%)

Nuovi incontri

L’orologio segnava già le 23 quando Narciso propose agli amici di spostarsi in un altro locale. Era uno di quei posti che tanto andavano di moda nell’ultimo periodo. Tutti andavano lì per vedere chi c’era ma soprattutto per farsi vedere.
Il locale era già gremito di gente. Si poteva quasi pensare che tutta la città si fosse spostata in quei pochi metri quadrati. Come ormai d’abitudine Narciso, appena entrato, si diresse sul fondo del locale, la sua zona preferita. Era una grande terrazza. Dava l’impressione di essere sospesa sul nulla se non fosse stato per quel rumore ipnotizzante che arrivava da sotto e faceva capire che qualcosa c’era. Era il rumore, anzi il suono del mare, delle onde che si infrangevano sulle rocce, che sorreggevano l’intera terrazza.
“Sinceramente non capisco cosa tu possa trovarci di tanto particolare” chiese a Narciso un suo amico mentre con un gesto della mano indicava il locale.
“Forse vorrai dire io e quasi l’intera città” gli replicò con quella smorfia di disappunto che si andava a formare sul suo viso quando veniva messo in discussione.
Gli altri continuarono a parlare tra loro, tanto sapevano che non avrebbe mai proseguito, non era nel suo stile giustificare una sua azione.
Mentre aspettavano da bere decise di dare un’occhiata alle notifiche che erano apparse sul suo cellulare. Come al solito erano tutti selfie di gente che voleva far vedere quanto si divertisse anche se nella realtà magari erano solo foto fatte per essere mostrate e non rispecchiavano il vero momento. Foto mosse, sfuocate, sguardi vuoti, tutto valeva, basta condividere la propria esistenza col resto del mondo. A volte pensava che di base ci fosse solo una grande voglia di voyeurismo e che lui fosse uno dei tanti a reclamarla.
In mezzo alla carrellata di tutti quei volti insignificanti, arrivò il solo che ormai attirava la sua piena attenzione. Eccolo, la sola foto perfetta. Le sue dita a contatto con lo schermo si ritrovarono ad ingrandire l’immagine, come se volesse analizzare anche il più minuscolo dei dettagli. Era il solo che non sorrideva. Lui non aveva bisogno di quello per attirare l’attenzione.
La scritta sopra la fotografia attirò lo sguardo di Narciso. Erano nello stesso locale, almeno quasi un’ora prima. Come aveva fatto a non vederlo? Non era possibile che si fosse confuso tra la folla.
“È successo qualcosa?” chiese Daniele, il suo amico più caro “Sembri molto pensieroso”.
“No, è solo che per poco non ho incrociato una persona che vorrei conoscere”
“Il solito Narciso, ha ai suoi piedi tutte le donne che vuole ma ne desidera sempre di nuove” disse mentre scoppiava a ridere.
Narciso lo guardò divertito, quasi rilassato che non avesse capito il vero motivo del suo turbamento. Daniele era sempre stato un bravo amico. Avevano fatto amicizia fin dalla prima volta, quando ai giardini lo aveva colpito in piena fronte con una palla. Ancora si ricordava quei due occhi grandi e preoccupati di avergli fatto male. Si poteva dire che la loro amicizia fosse nata davanti a una coppa di gelato che la mamma di Daniele aveva comparo ai bambini per scusarsi dell’accaduto.  
“Mi conosci da troppo tempo, sai che mi annoio facilmente. Ho bisogno di nuovi stimoli, non della solita routine”
“Secondo me tu hai solo paura di provare realmente qualcosa. A volte penso che la tua sia solo una facciata che usi da protezione”. Se a dire queste parole fosse stato qualcun’altro, Narciso non lo avrebbe accettato. Ma pronunciate da Daniele avevano un significato diverso. Sapeva che teneva a lui e che avrebbe voluto vederlo felice.  “Io sono così, non fingo nulla”. Daniele sbuffò, sapeva che era inutile andare avanti nel discorso. Lo avrebbe solo fatto innervosire, nulla di più. Il locale era sempre più affollato e Narciso, mentre sorseggiava il suo Negroni, cercava di immaginare come sarebbe stato se Lo avesse potuto conoscere, almeno vedere. I suoi pensieri furono spazzati via di colpo da una risata. Aveva un suono così piacevole. Si chiese se non fosse lo stesso che ipotizzava i marinai quando si trovavano in balia delle sirene. Si girò lentamente sulla sedia e notò subito la ragazza. Decise che doveva conoscerla. Le si fermò davanti e con voce bassa e sguardo sicuro si presentò. “Piacere sono Narciso” mentre le prendeva la mano e gli spuntava un lieve sorriso. Lei rimase immobile, fissandolo con aria stupefatta. Schiarendosi la gola rispose “Piacere sono Eco”

Chi è Eco?

  • La proprietaria del locale (0%)
    0
  • La nuova stagista (29%)
    29
  • Una figura del passato (71%)
    71

Voti totali: 7

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20 Commenti

  1. Molto bello anche questo secondo capitolo. Anche a me capita di avere pensieri simili sull’apparire e sul farsi vedere quando vedo la marea di ragazzi che affollano la piazza del mio paese il sabato sera, per cui mi trovo parecchio in sintonia con questo racconto. Bello anche il riferimento al mito, prima accennato, ora dichiarato. Chissà se e quali libertà ti prenderai ☺️
    A presto!

  2. Okay, okay, c’è della metafora qui. Mi piace. Voto affinché Eco sia la nuova stagista.
    Il tuo racconto mi intriga, si percepisce l’intento di usarlo per comunicare qualcosa al lettore che credo sia importante. Per cui, non posso non seguirti! A presto 🙂

  3. Vedremo quale sara il turbamento anche se lo intuisco.
    Una piccola cosa tecnica: lo sguardo nello specchietto retrovisore, sembra da come racconti che veda se stesso, ma non dovrebbe essere così. Prosa fluida e piacevole, evidentemente sei una che legge. Brava , auguri🙏

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