Il condominio

Dove eravamo rimasti?

Chi è l’anonimo delatore? Le gattare del pianterreno (50%)

Quarantaquattro gatti in fila di sei con il resto di due

V. stende la biancheria sullo stendino appeso alla balconata del terrazzino più piccolo, cerca di coordinare il colore delle mollette con quello dei panni. È uno dei pochi lavori di casa che può fare ancora, anche se la pancia che cresce comincia a ostacolarla nei movimenti e non prende sempre bene le misure nello spazio. Ha le mani gonfie, le dita sembrano salsicciotti che non riescono a trattenere le cose: l’ennesima molletta cade giù, dritto nel giardino delle gattare.

V. la osserva precipitare, sperando che non prenda in testa una delle due inquiline del pianterreno: ecco un’ombra proiettarsi sull’erba verde.

– Quella grandissima p****! Spero ti venga un colpo, s*****!

V. si ritrae di colpo all’interno del balcone, si accuccia come un ninja tra il secchio dei panni da stendere e i bidoncini della raccolta differenziata, poi, muovendosi come un gambero, indietreggia fino alla porta-finestra, rientra in casa e chiude l’infisso con cura.

La moglie dell’avvocato, la sua dirimpettaia, l’aveva avvisata fin dai giorni del trasloco: le gattare erano madre e figlia, erano matte e andavano evitate.

V. non ci aveva voluto credere e, animata da spirito di buon vicinato, si era mostrata cordiale e sorridente a ogni incontro casuale nell’androne. Ben presto si era dovuta ricredere: le due alternano giorni di “buongiorno e buonasera, cara vicina” a giorni di “brutta s****a, crepa”.

Una vedova, l’altra zitella.

Una malata di vecchiaia, l’altra di nervi.

Hanno una ventina di gatti, occhio e croce; più quelli del vicinato che non sono loro di diritto, ma vanno a mangiare nel loro giardino; più quelli in giro per il quartiere cui portano cibo e acqua.

È sempre un via vai di gabbiette dal veterinario, di crocchette sparse ai quattro angoli del palazzo o lungo la via, di buste di sabbietta lasciate nell’ingresso del palazzo. Una vita, anzi due, dedita alle cure dei felini di tutto il circondario, da cui il non simpatico nomignolo di  “gattare”, detto con disprezzo o pena a seconda della disposizione dell’interlocutore di turno.

***

Qualche giorno dopo, scesa per buttare l’immondizia, la signora V. vede la mamma gattara avventurarsi oltre la siepe che delimita lo spazio verde condominiale, verso un dirupo scosceso ricoperto di erbacce e rampicanti, traballante sulle gambe malferme di ultraottantenne.

– Palli, Palli – chiama a gran voce.

Palli, o meglio Pallino, è il fuggiasco della compagnia, è quello che sparisce sempre, che ti ritrovi nel garage mentre stai parcheggiando la macchina, o sulle scale mentre porti la spesa, che si avventura oltre la siepe, verso la libertà. È un gattone rosso, senza un occhio. E non c’è dubbio che odi vivere con le due donne.

V. vorrebbe sparire alla chetichella prima che la signora le rivolga la parola; quando è nei giorni sì, è socievole e ciarliera, peccato che parli un non meglio definito dialetto che a V. suona incomprensibile al pari dell’aramaico antico.

Purtroppo la donna si accorge di lei e tra suoni indecifrabili e gesti convulsi delle braccia la incita a raggiungerla. Palli è oltre il dirupo, diretto verso il campo di girasoli, ultimo baluardo di una campagna ormai fagocitata dal cemento.

V. indica la sua pancia come giustificazione ma mamma gattara non sembra dar peso alla questione. Così si ritrova a impigliarsi capelli e vestiti nella siepe di bosso, a scivolare lungo lo scosceso con le infradito, a guadare il rivolo d’acqua nel fosso che delimita il campo, per poi lanciarsi tra i girasoli rincorrendo, per quello che la sua mole permette, il rosso fuggiasco, gridando a sua volta – Palli, Palli!

Il suo ginecologo non sarebbe contento della performance, suo marito la ucciderà quando lo saprà, ma a discapito del fagiolino che cresce nella sua pancia, lei deve riacciuffare quel dannato gatto e riconsegnarlo alla sua implorante padrona; perché così potrà rivolgerle la domanda che le vortica nel cervello da una settimana e passa – L’hai scritta tu la lettera anonima, brutta vecchiaccia ficcanaso?

Magari con parole più gentili.

Ed ecco Palli a portata di mano: lei lo guarda, lui la guarda, lei muove cauta un passo, lui rizza la schiena, lei cerca di persuaderlo con voce suadente, lui miagola stizzito; V. non vuole farsi mettere nel sacco da un gatto obeso, quindi scatta in avanti con una velocità che non ricordava di avere e agguanta la bestiola, gridando euforica – Sei mio!

Trionfante ripercorre il tragitto a ritroso, tenendo il condannato sotto il braccio.

L’anziana proprietaria le va incontro e recupera il felino, mastica un ringraziamento in quella sua lingua incomprensibile cui V. risponde, come al solito, con un cenno del capo e un sorriso scemo.

– Signora A., le posso chiedere, se, per caso, ha saputo se qualche inquilino ha detto o scritto qualcosa a mio marito?

La donna la guarda con i suoi occhi stanchi, si avvicina a V. e le sussurra all’orecchio un nome, poi la fissa con aria di chi la sa lunga e rientra in casa.

Palli fissa V. con astio – Fuggirò di nuovo – sembra sfidarla.

Cosa ha rivelato la gattara a V. ?

  • Sua figlia dice che è stata la famiglia fantasma. (63%)
    63
  • Ha parlato con la parrucchiera con il dalmata, che dà la colpa al pazzo dell’ultimo piano. (13%)
    13
  • Ha visto chi ha messo la lettera nella cassetta: è stata l’anziana con la vestaglia di flanella del 36/A (25%)
    25
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

81 Commenti

  1. Andiamo col pazzo! Davvero un bel capitolo, concordo col dire che la nuova condomina non ha goduto di molto spazio ma quello che le hai costruito intorno con il marito e la moglie dell’avvocato è stato sinceramente divertente, spero però di rivedere presto anche lei 🙂

  2. Ciao, giallo e humour +scrittura scorrevole + voglia di scrivere divertendosi. Mi sembra un bel modo di trascorrere questo agosto bollente e inquieto. Voto la professoressa: le lettere, sono roba demode’ e mi fanno pensare a una signora ‘altri tempi.

  3. Vecchia con la vestaglia di flanella, l’avevo già votata in passato e insisto imperterrita.
    Mi scuso per il ritardo, mi sono presa una pausa da internet mentre ero vacanza.
    Apprezzo sempre la tua scrittura, non ho sofferto l’incipit lento come gli altri, anzi penso che a volte ci voglia una pausa per spezzare, fa parte del ritmo!

    • Diciamo che non avevo il capitolo già pronto in testa come gli altri, quindi sono partita con il motore diesel, man mano che cammina prende velocità. La vecchia con la vestaglia non sembra avere molti fan, peccato. Come sempre grazie per il commento!

    • Ciao, grazie per il commento, tranquilla che anch’io sto andando molto a rilento con la storia. Purtroppo la vecchia con la vestaglia non vince neanche a questo giro, sembra che agli altri piacciano sempre le opzioni che io snobberei. Quanto al capitolo, come detto in altri commenti, è stato un po’ più complicato scriverlo e la scioltezza ne ha risentito.

  4. Sono morta dalle risate per il vicino complottista!
    Anche io ho trovato l’inizio diverso dal tuo solito, ma un po’ di “lentezza descrittiva” non mi dispiace 🙂
    Continuo a pensare che la tua scrittura e il tuo stile stiano migliorando a ogni capitolo, brava!
    Ho votato la vecchia con la vestaglia, vediamo cosa succede 🙂
    Alla prossima!

    • Bene, sono contenta che il vicino complottista funzioni, avevo qualche dubbio su di lui e sul capitolo in generale. Forse ho dato un po’ troppo spazio alla descrizione, ma il capitolo non ingranava come avrei voluto. La vecchia con vestaglia, temo, dovrà aspettare ancora un turno. Come sempre, grazie per aver letto e commentato.

  5. Ho recuperato adesso i cinque capitoli, devo dire che mi hanno strappato più di un sorriso. Io mi sono fatto una mia teoria su chi ha scritto la lettera, un personaggio di cui ancora non hai parlato, secondo me… Ti seguo, sono curioso di vedere come procede! Voto la parrucchiera col dalmata!

    • Grazie per il commento e felice dia verti regalato un sorriso o più di uno. La parrucchiera con il dalmata a sorpresa sta vincendo, adesso devo decidere come farla entrare in azione. Quanto al mittente della lettera, ho diverse idee da sviluppare, non ho ancora deciso però, ogni consiglio o suggerimento è ben accetto.

  6. L’inizio non mi ha entusiasmata come al solito. Un po’ troppo descrittivo e meno brillante dei precedenti capitoli. Questo è ovviamente un parere soggettivo, che non riguarda la tua abilità (sempre da me sottolineata) nello scrivere.
    Tuttavia, da quando è partita la parte finale, in stile commedia degli equivoci, sono morta dalle risate e ho ritrovato la freschezza e l’ironia che mi incollavano al tuo racconto!
    Continua così!

    P.S: ho votato la parrucchiera con il dalmata.

  7. Insisto con la professoressa d’italiano in pensione visto che mi ci trovo ☺️
    Gran bel racconto, uno spaccato di quotidianità grottesca e molto divertente! I personaggi sono sopra le righe ma allo stesso tempo credibili e la storia di questa lettera che fa da pretesto per raccontare quella dei condomini è molto interessante ☺️

  8. Un equivoco tutto sommato credibile se si pensa che noi italiani all’estero veniamo spesso accomunati a qualunque popolo del bacino mediterraneo… Almeno finchè non ci sentono parlare 😛 Però mi sarebbe piaciuto capire perchè il vicino sembrava così convinto, per farsi questi film solo per averla vista rientrare in casa in tutta fretta dev’essere una specie di complottista! Comunque per il prossimo vado di parrucchiera e dalmata 🙂

    • Mi sono resa conto di non aver spiegato bene da cosa nasce tutto il “complotto” del vicino, il vincolo dei 5000 caratteri mi ha fregato. Comunque, anche il nostro uomo dei complotti si diverte a spiare i vicini ed era da tempo che guardava quel che faceva V., così si era fatto tutto il film di cui sopra.
      La parrucchiera con il dalmata sta andando forte, non lo avrei mai detto, l’avevo messa lì tanto per.

  9. Letti i quattro capitoli d’un fiato.
    A parte qualche veniale errore di punteggiatura, scrivi molto bene e la lettura scivola via leggera.
    Sembra di vivere in un condominio come tanti, popolato da parsonaggi realistici ma tutt’altro che scontati.
    Ho votato per il pazzo, mi piacerebbe vedere che personaggio ne tiri fuori.
    Ciao e a presto.

    • L’uso di certi termini un po’ fuori moda è dovuto al tentativo di rendere grottesca la conversazione, per accentuare quel modo un po’ burocratico che ha il maresciallo nel parlare. Cercherò di essere più fluida nei prossimi capitoli. Grazie per il commento!

  10. Anche se sono curioso di conoscere questo pazzo l’inviare una lettera anonima mi sembra più un’azione da vecchia in vestaglia! Non so quanto mi piace l’idea che tu abbia fatto scegliere a noi lettori il mittente, ma apprezzo che la questione della lettera non sia il filo conduttore di tutta la storia, visto che mi interessava fino a un certo punto. Comunque sempre una lettura molto piacevole, sono contento di aver iniziato a seguirti 🙂

    • Oddio, in che senso la lettera non è il filo conduttore della storia? E’ intorno alla lettera che ruota tutto il teatrino, non si capiva. Già in sondaggi passati ho chiesto di scegliere il nome del mittente ma poi non l’ho ancora rivelato, quindi più che chiedere a voi lettori di scegliere chi è il delatore, vi chiedo di scegliere quale condomino volete che vi presenti nel prossimo capitolo. Se sono stata poco chiara al riguardo me ne scuso, probabilmente dovevo formulare la domanda diversamente.
      spero che il pazzo venga fuori prima della fine, perchè la sua storia è molto sopra le righe. Adesso purtroppo è tutto il stallo, chissà come farò ad andare avanti!

      • Mi sa che mi sono espresso male, la lettera è si il filo conduttore della storia perché è da lì che parte il tutto, ma personalmente questo “mistero” lo vivo più che altro come un pretesto per conoscere i vari abitanti del condominio e le loro vicissitudini, mentre di per sé scoprire il mittente le sue motivazioni è una cosa che non mi prende più di tanto, ma solo perché tutto il resto mi piace molto di più 😀

  11. Le urla agghiaccianti mi intrigano ma forse cambiare direzione ad ogni capitolo non è il massimo per dare coerenza alla storia, a meno che tu non abbia già in mente un piano ben preciso per tutti i possibili sviluppi, quindi voto per il maresciallo sperando che di poter conoscere meglio anche questa famiglia di nottambuli!

    (poi siccome sono pignolo ti segnali un “GLI hai visti” al posto di “LI hai visti”, ma cose che capitano)

    • Sì, c’è un piano da qualche parte, non so quanto preciso e quanto funzionante, che prevede di introdurre sempre elementi nuovi ad ogni capitolo. Quindi le urla nella notte prima o poi potrebbe saltar fuori, ma stavolta sembra vincere il maresciallo, quindi restiamo su sentieri più sicuri. MI scuso per la svista grammaticale, credevo di aver corretto l’errore, invece è rimasto lì in bella vista. Non bisognerebbe avere troppa fretta di pubblicare, sfugge sempre qualche disastro. Grazie come sempre per il commento e per le correzioni.

  12. Magnifico, magnifico. Questo capitolo è al tempo stesso esilarante e stilisticamente perfetto, peccato solo per qualche refuso qua e là, perché la tua scrittura è (a mio personalissimo gusto) praticamente perfetta. Forse questo è l’episodio che mi è piaciuto di più dei tre. Ti fai attendere, sì, ma ne vale la pena.
    Vista la piega presa dagli eventi, non posso non votare le urla agghiaccianti dell’ultimo piano.
    Ti direi “aggiorna il prima possibile”, ma siamo in vacanza e non voglio seccarti. Sappi solo che attendo con ansia! 😂

    • Mi scuso per i refusi (molto carina a chiamarli così), dovevo rileggere con più attenzione, ma mi sono fatta prendere dalla fretta di pubblicare (sono consapevole di star procedendo a passo di lumaca, ma è un periodo incasinato). Come sempre grazie per i complimenti (troppo buona), cercherò di essere più costante nel pubblicare.
      P.S. Le urla non vincono ma troverò il modo di infilarle da qualche parte.

      • Li chiamo “refusi” perché si vede che sai scrivere e che sono soltanto sviste di distrazione o fretta.
        Altro capitolo spassoso, il colpo di scena finale è ben piazzato, chi si sarebbe aspettato dei fantasmi del sud? Devo dar loro ragione per forza: è stato il pazzo. Anche se pure la vecchia con la vestaglia mi intriga. Ma forse ‘o pazz è l’autore delle urla agghiaccianti, che attendo con grande impazienza!
        Non preoccuparti per la costanza, è quasi agosto e ci meritiamo tutti un bella vacanza.

  13. Devo dire che l’inizio di questo capitolo non mi aveva entusiasmata troppo, forse l’attenzione data all’aspetto del giardino e della casa dei vicini è troppa, ed essendo la descrizione caricaturale (cosa che apprezzo tantissimo) pesa un po’ troppo. Inoltre ti segnalo una piccola svista grammaticale: è “li hai visti”, non “gli hai visti”. Dalla seconda metà in poi però il capitolo riprende alla grande, sia dal punto di vista del ritmo che della leggerezza (in senso buono). Mi ha fatto morire la scena del marito di solito così serioso che trascina la moglie a spiare i vicini dal bagno! Ho votato per il temibile capo condominio, mi sembra l’opzione più simpatica e mi piace il contrasto che potrebbe creare 🙂

    • Mi scuso per gli errori, pensavo di aver corretto e invece no. Ero un po’ bloccata con questo capitolo e ho voluto fare una lunga presentazione dell’ambiente per rubare un po’ di caratteri e prendere il ritmo giusto. Speriamo di riuscire a mantenere il tenore del racconto anche con il maresciallo in azione. Grazie come sempre per i commenti e i consigli!

  14. Per fortuna sono riuscito a iniziare la tua storia prima che andasse troppo avanti coi capitoli! In genere non leggo storie umoristiche (lo humor lo preferisco in altre forme) ma un racconto più leggerino ogni tanto fa bene e il tuo è veramente molto simpatico, apprezzo che per ora i personaggi descritti siano sì un po’ caricaturali ma ancora perfettamente nel range di persone che potresti incontrare sul serio… e che magari hai anche incontrato davvero. Però per il prossimo capitolo non posso che votare per la famiglia fantasma!

    • Ciao Dapiz, il racconto procede a rilento, quindi sei ampiamente in tempo. Ho messo la storia sotto il genere Humor perchè non sapevo dove altra collocarla; è una storia leggera, avevo voglia di qualcosa di divertente da scrivere e di poco impegnativo dal punto di vista della trama. Sono contenta che i personaggi risulti comunque credibili, anche nella assurdità delle situazioni in cui si muovono, talvolta è proprio la realtà a darci gli spunti migliori. La famiglia fantasma è molto piaciuta, credo sarai accontentato. Grazie per esserti fermato a leggere e per il commento.

  15. Brava ed efficace come sempre. In poche righe esprimi concetti efficaci, usando una sottile ironia.
    Mi permetto solo di dire una cosa. Leggendo nei commenti ho sentito la tanto agognata parola Toxoplasmosi associata ai gatti.
    Ebbene, poveri felini… so che non c’entra nulla con il tuo racconto, ma ci tenevo a far chiarezza.
    Una donna può prendere la Toxoplasmosi da un gatto se mangia le feci feline di 48 ore (conservate a determinate condizioni di umidità e temperatura ambientale… perché solo così sporulano le oocisti del parassita). Inoltre pochissimi gatti sono eliminatori. Generalmente i cuccioli immuodepressi e debilitati possono eliminare il parassita. Tra l’altro lo eliminano in maniera intermittente, quindi nemmeno tutti i giorni.
    È più facile che una donna prenda la Toxoplasmosi mangiando insaccati o verdure dell’orto lavate male.
    Ci tenevo a fare chiarezza, perché forse da gattara, ci resto male quando il mefistofelico felide viene ingiustamente accusato di essere un ricettacolo di Toxoplasmosi. Spesso sono i ginecologi stessi (non tutti per fortuna) a dire alle donne incinta di lasciare in pensione il proprio gatto o di non toccarlo nemmeno più. Questa disinformazione ben radicata nasce proprio da lì… è più facile dare la colpa al gatto di colonia che hai accarezzato per sbaglio quando non sapevi di essere gravida, anziché ai due chili di mortadella che ti sei mangiata di nascosto al quarto mese.
    Conclusa questa parentesi, torno al tuo bellissimo racconto. Crei situazioni esilaranti e paradossali. Mi sono immaginata la scena di V. che insegue Palli. Non trattenevo le risate. Sembrava una sitcom di Comedy Central. Hai descritto con ritmo e leggerezza.
    A differenza di altre persone che hanno commentato, non penso che l’utilizzo di V., anziché di un nome proprio sia un problema. Magari in un romanzo potrebbe diventarlo, ma un racconto breve, lo trovo ingegnoso e in linea con lo spirito euforico e grottesco della trama.

  16. Sua figlia dice che è stata la famiglia fantasma! È l’opzione che mi solletica di più.

    Ma Palli era così obeso da non mollare graffi od era tutta una scena ed è un “gatto pacione”? 😀

    La parte che a me ha fatto più ridere è stata la sua “corsa con le infradito” per il dirupo scosceso 😀

    Ciao 🙂

    • La mia conoscenza del mondo felino è alquanto limitata, così non ho veramente idea di cosa farebbe o no un gatto, ma direi che Palli è davvero un “gatto pacione”, soffia ma non graffia.
      La famiglia fantasma sta piacendo a molti, credo che vincerà.

  17. Premesso che se fossi in cinta avrei paura dei gatti e della toxoplasmosi😫… Il condominio è pieno di matti ed è giusto. Io darei un nome ai personaggi per creare affezione: “V.” mi sa di censura: è troppo impersonale e anche le imprecazioni, nei limiti della decenza, le scriverei tanto chi legge capisce e pensa proprio quella parolina lì.
    Ciaooo🙋

    • La toxoplasmosi l’avevo del tutto rimossa, nella mia esperienza personale non ho avuto lo spauracchio di prenderla, né chi mi seguiva me l’ha indotto, credo che sia più un eccesso di zelo che altro. Però mi hai dato un buono spunto per il prossimo capitolo, quindi grazie.
      Usare i nomi puntati vuole essere un gioco, per far pensare che la storia narrata sia del tutto vera e quindi i nomi sono censurati per mantenere la privacy. Mi sembrava un’idea carina, non so, all’inizio suonava bene, magari a lungo andare stanca. Ormai ho cominciato così e così andrò fino in fondo, ma potrei rivelare i nomi alla fine, chissà!
      Per le imprecazioni, onestamente, non sapevo come comportarmi, non ho messo il rating “storia per adulti” e quindi ho agito in autocensura, ma l’importante è che si capisca il non detto.
      Grazie per le segnalazioni.

  18. Sono d’accordo con Valentina, le tre opzioni sono quasi più belle del capitolo stesso! In generale ho apprezzato il capitolo, l’ho letto volentieri e mi sono piaciuti molto sia lo stile ironico che il ritmo. L’unico appunto che mi sento di fare riguarda la trama, perché mi aspettavo qualcosa di più dalle gattare dopo la loro lettera minatoria. E invece ancora non sappiamo se siano state loro… Comunque non vedo l’ora che esca il prossimo episodio!

  19. L’anziana con la vestaglia di flanella!
    Le tre opzioni finali fanno quasi più ridere dei capitoli stessi, se possibile, un bel modo per chiudere la lettura con il sorriso.
    Rinnovo i miei complimenti per lo stile, nessun appunto da fare, mi piaci molto! 🙂

  20. Il tuo incipit, così divertente e molto scorrevole, mi è molto piaciuto.
    Ho votato per le “gattare del pianterreno”…. ho immaginato che fossero quel genere di donne che non si fanno mai i fatti loro e che sanno sempre tutto di tutti…. vedremo come andrà a finire.
    Seguirò sicuramente la tua storia.

  21. Non entravo in questo sito da due anni e questo è stato il primo incipit che ho letto, mi è piaciuto talmente tanto che mi ha fatto tornare la voglia di bazzicare queste pagine. L’ho trovato ben scritto e molto accattivante, ho trovato molto carina anche l’idea di dire solo l’iniziale dei nomi dei personaggi. Non vedo l’ora di sapere come continua!

  22. La tua ironia e il soggetto mi piacciono, quindi ti seguo! Sembra proprio la lettura adatta a un inizio d’estate afoso: leggera e divertente.
    Voto “L’uomo che faceva le pulizie il sabato”, anche se la professoressa in pensione avrebbe fatto troppo ridere, visti gli errori grammaticali 🤣

  23. L’uomo che faceva le pulizie il sabato.

    Rieccomi! Questo primo capitolo mi ha fatto sorridere, il che è un buon inizio per un humor. Da quello che ho capito dal finale del capitolo, il nostro P. sa chi è l’inquilino tatuato con le lenzuola nere. Non so perché, ma ne vedremo delle belle 😀

    Ciao 🙂

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi