La Sacerdotessa

Ti sei...

Tu sei Eleonora, una bella ragazza sportiva e solare. Ti piace molto leggere i romanzi fantasy, specialmente la serie di Moontide che ti fa sognare di essere in quel mondo incredibile, popolato da creature meravigliose ed altre terribili. Anche oggi hai preso uno dei libri e sei andata nel parco poco distante a leggere. Ti sei seduta all’ombra di un albero e ti sei infognata nella lettura. Perdi la cognizione del tempo e quasi sussulti quando qualcuno ti dice:

«È così interessante quello che leggi?»

Ti volti: accanto a te c’è una minuscola ragazza, alta non più di una pesca, dai capelli biondi, il vestito attillato ed i piedi nudi. Volteggia sopra la tua spalla grazie alle ali da libellula e sembra emanare luce propria, con piccole scintille che cadono e si dissolvono.

«Delia?» pronunci più stupita di conoscere il suo nome che di vederla.

«In carne, ossa e Polvere di Fata! – risponde lei allargando le braccia – Perché? Chi aspettavi?»

Ti guardi intorno e ti accorgi di non essere più dove ti trovavi: il parco è diventata un’immenso albereto, più una foresta; il sole è multicolorato ed in lontananza vi è la Cattedrale di Elune. Balzi in piedi e ti accorgi che anche il tuo vestito è cambiato: ora indossi un vestito azzurro, privo di maniche, dalla gonna lunga. Sei spaesata.

«Ancora che perdi tempo con quel folletto?»

A parlare è stata Rania, l’elfa guida delle Alte Sacerdotesse. I suoi occhi neri, privi della parte bianca, ti fanno impressione così come le sue lunghe orecchie a punta che escono dai capelli color rame. Eppure è splendida come la più bella delle donne. Un abito scuro le cade armoniosamente fino a terra. Dietro di lei vi sono altre tre elfe, sempre splendide, ma nettamente diverse da Rania, a partire dagli abiti multicolori, le gonne corte, il fisico più robusto. Loro ti sorridono.

«Non sono un folletto. Sono una fatina!» dice Delia.

«Andiamo – dice Rania prendendoti delicatamente per le mani – c’è da fare un sacco di cose – poi si rivolge alla fatina – Tu non sai neanche dove stanno di casa le fate, Pixie»

«Non sono un Pixie! Sono una fatina! IGNORANTE!» strilla Delia ma Rania ti ha già portato via.

Ancora stordita dall’accaduto vieni accompagnata alla Cattedrale, in men che non si dica cambiata (ora il tuo abito è rosso, la gonna corta e sei a piedi nudi) e portata presso quella che sembra una piscina al chiuso. Lì ti aspettano una ragazzina o bambina (non riesci a definirne l’età) con indosso un accappatoio e due persone che tengono in mano un neonato. Il tuo sguardo è attratto da quella bambina: qualcosa ti dice che non è umana ma non riesce a capire che cosa. Vorresti dir qualcosa eppure capisci che in questo momento è meglio far silenzio.

Rania si avvicina alle due persone.

«Volete dunque battezzare il bambino nel credo della dea Elune?» dice.

«Sì, lo vogliamo»

«Avete scelto l’acqua, il fuoco, la terra o l’aria?»

«L’acqua»

A quelle parole la bambina getta a terra l’accappatoio e prende il consegna il neonato, va ad immergersi in acqua. Rania si avvicina a te e sussurra:

«Vai sulla piattaforma e segui quello che ti dice: è un’ibrida ma sa quello che fa»

Obbedisci. Non sai perché ma obbedisci.

«Ripeti – dice la ragazzina sorridendoti dolcemente – In nome della dea Elune io ti bagno con l’acqua di vita e ti faccio rinascere come nuova creatura…»

Esegui tutto il rituale, disegnando sul neonato i simboli del sole e della luna, facendolo immergere e bagnandolo secondo precise sequenze ed infine prendendolo in braccio.

«In nome della dea Elune tu ora sei al sicuro da ogni demone. Che tu possa crescere in sapienza ed amore» lo baci sulla fronte.

Senti una forza pervaderti e poi fluire verso il piccolo Mark (non hai idea di come conosci il suo nome).

Quando viene riconsegnato ai genitori, Rania consegna loro una candela.

«Che la luce di Elune vi guidi sempre» gli dice.

Loro ringraziano e se ne vanno. Non appena usciti, la ragazzina si rimette l’accappatoio, si inchina e se ne va. Rania si avvicina a te.

«Meglio – ti dice – stai migliorando. Ancora continui a scordarti le cose ma almeno fai finta di saperle»

«Senti…» inizi a dire ma le parole ti muoiono in bocca.

Ti sembra che qualcuno ti abbia detto “non dirlo”.

«Che c’è?» ti chiede lei.

«Vorrei stare un po’ sola»

«Ma certo! Devi ancora imparare il Rito della Comunione, visto che lo sbagli sempre! Vediamo se questa volta non fai errori. Vieni»

Le elfe ti accompagnano in una stanza, con un ampio balcone, un letto che saranno almeno tre piazze, una gigantesca libreria, un tavolo enorme ingombro di molti oggetti e pergamene. La stanza è ampia, tanto che nonostante la quantità di libreria ed oggetti, sembra vuota.

«Mi raccomando: studia» ti dice Rania e chiude la porta alle tue spalle. A chiave!

«Ehi! – esplodi – Non puoi trattarmi così!»

Colpisci la porta ma nessuno dall’altro lato risponde.

Ti volti. Non credi che tutto questo sia possibile. Forse stai sognando. Ti dai un pizzicotto. Ti fai male. No, decisamente non stai sognando. Ti siedi sul letto.

«Ed adesso che faccio?» ti chiedi.

Già, cosa fai?

  • Non sai assolutamente che fare. Devi chiedere aiuto, ma a chi? (0%)
    0
  • Quel libro che hai lasciato in "giardino", ti ha portato qui. Magari può riportarti a casa! (33%)
    33
  • Stai al gioco e cerchi di capire perché sei lì e cosa sta succedendo! (67%)
    67
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16 Commenti

  1. Stavolta puntuale! Ho votato per chiedere a Delia di dare una mano, mi pare un’iniziativa più interessante di una semplice fuga, anche se chiedere a Rania una commissione potrebbe indispettirla ulteriormente e anche questo potrebbe essere divertente. La storia mi sta piacendo molto, è più nelle mie corde rispetto alla tua precedente e mi sembra anche scritta meglio, almeno per ora i ritmi sono più rilassati, ti stai prendendo il tuo tempo e l’immersività ne giova parecchio.
    Poi, ti segnalo qualche refusino: poco è niente / Se ha decido e “Alta Sacerdotessa è un onore” che non è un refuso ma secondo me tra Sacerdotessa e è ci sarebbe stata bene una virgola.
    Un altro appunto, non so se hai problemi a stare nei 5k ma forse potresti evitare di ripetere ogni volta “bambina/ragazzina”, ti mangia un bel po’ di caratteri e poi ormai hai altre maniere di riferirti a lei.
    Ciao!

    • Il “problema” della bambina/ragazzina è che tu non riesci a definirne l’età. Potrei chiamarla “ibrida” ma ho detto che ai tuoi orecchi è un insulto quindi… Ho messo il nome in questo episodio proprio perché iniziavo a stare stretto 😉

      Ci voleva la virgola dopo Alta Sacerdotessa (ma non mi sarebbe entrata 😛 ). E per gli altri, niente: leggi e rileggi ma sempre ti sfuggono…

      > La storia mi sta piacendo molto, è più nelle mie corde rispetto alla tua precedente e mi sembra anche scritta meglio, almeno per ora i ritmi sono più rilassati, ti stai prendendo il tuo tempo e l’immersività ne giova parecchio.
      Grazie! Spero che col proseguire della storia, non mi succedano i soliti casini 😉

      Ciao 🙂

  2. In ritardo ma ci sono! Ma quanti cambi d’abito si è fatta questa povera ragazza in soli due capitoli? 😀 Comunque questo capitolo mi è piaciuto molto, anche se temo di non aver proprio afferrato tutto quello che è successo (perchè Rania sembra arrabbiata, alla fine?) quindi per il prossimo spero in qualche spiegazione in più. Ho votato per aggirarsi per la cattedrale!

    • E continuerà a farne (cambia abito ad ogni cerimonia). Per quanto riguarda la rabbia di Rania la scoprirai nel prossimo capitolo 🙂 (non mi è entrato in questo). Col prossimo si dovrebbe iniziare a capire qualcosa in più… ma altre si scopriranno nei successivi capitoli 😉

      Ciao 🙂

  3. Ciao Red! Come fatto notare in altri commenti, la scelta della seconda persona è molto coraggiosa. Io, personalmente, non amo questo tipo di narrazione.
    Però in un racconto, breve e veloce, come il tuo che è molto dinamico, ci sta.
    Mi hai conquistata con l’unicorno. Li amo alla follia questi simpatici equidi.
    Hai tanta inventiva e le immagini fantasiose che hai proposto le ho davvero apprezzate. A tratti mi hai ricordato un film di Miyazaki, ambientato in un universo fantastico e colorato.
    Hai inserito una marea di dettagli, che sono sicura svilupperai nei prossimi capitoli.

    • > A tratti mi hai ricordato un film di Miyazaki, ambientato in un universo fantastico e colorato.
      Sì, ce l’ho fatta! ^_^ Ero proprio quello che volevo esprimere 🙂

      L’unicorno ha un suo perché ma ci vorrà ancora qualche capitolo prima che ti si avvicini 😉

      Ciao 🙂

    • La narrazione è in seconda persona e mi è sembrato che spezzasse di meno mettere alcune cose dentro le parentesi piuttosto che fuori, dove sembrava più forzato. Ad esempio: il fatto che tu non sai perché il neonato si chiama Mark. Metterlo fuori parentetica avrebbe spezzato la scena.

      Spero di mantenerti ancorato al racconto 🙂

      Ciao 🙂

  4. Ben contento di ritrovarti qui in un genere che mi è molto affine! Ti dirò che in genere non amo la narrazione in seconda persona, ma trovo che in questo racconto questo approccio calzi abbastanza bene. Mi sembra una storia molto leggera e simpatica, adatta ad un librogame per ragazzi (e quindi anche ad una piattaforma come questa) il che è un’altra cosa che apprezzo, infatti presto piacerebbe anche a me sperimentare con qualcosa di così ludico – sempre che sia questo il tuo intento e non sia solo la mia impressione. Comunque proprio in virtù di questa sensazione credo sia meglio stare al gioco e far fluire la storia con scioltezza invece di tornare sui propri passi.
    Adesso qualche appunto rompino:

    – suppongo che il titolo del capitolo dovesse essere TU sei e non TI sei, o sbaglio?
    – nella descrizione c’è qualquasa che non quodra: “dove la luce splende e le tenebre oscure”, ma splende è un verbo e oscure un aggettivo, manca un “sono” oscure o qualcosa del genere, ma magari è una licenza poetica
    – altro refusino, “ma non riescE a capire che cosa”
    -poi una questione di stile: secondo me l’uso del verbo “infognarsi” per descrivere Eleonora che si immerge nella lettura non ci sta benissimo, perchè richiama a qualcosa di negativo o fastidioso invece che al perdersi in una grande passione. Forse un termine più semplice come “chiudersi” avrebbe reso meglio

    EEE basta rompere le scatole, comunque mi è piaciuto questo inizio!

    • Innanzitutto grazie. Poi, sì, la mia idea è proprio quella di essere simile ad un librogame. Ci ho già provato con il racconto “Il Guerriero più Potente dell’Universo” che ha avuto una buona accoglienza. Vediamo se riesco a ripetere il bis 🙂

      Per il resto:
      >nella descrizione c’è qualquasa che non quodra: “dove la luce splende e le tenebre oscure”, ma splende è un verbo e oscure un aggettivo, manca un “sono” oscure o qualcosa del genere, ma magari è una licenza poetica
      Una licenza poetica data dai caratteri 🙂 Avevo sforato esattamente di 5.

      >poi una questione di stile: secondo me l’uso del verbo “infognarsi” per descrivere Eleonora che si immerge nella lettura non ci sta benissimo, perchè richiama a qualcosa di negativo o fastidioso invece che al perdersi in una grande passione. Forse un termine più semplice come “chiudersi” avrebbe reso meglio
      Chiudersi non mi piaceva e non ho trovato nulla di meglio. Chiedo venia…

      Per i refusi: questa volta ho la scusa che continuavano a telefonarmi mentre scrivevo, ma ovviamente è una scusa (rileggo mille volte e sempre sbaglio).

      Ciao 🙂

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