La tempesta sull’oceano

La bottiglia di liquore

-Quindi vorresti farmi credere che quella cassa si è scaraventata in mare da sola?-

-No signore, non sto dicendo questo…è che proprio non me lo so spiegare!- rispose traballante Hug, lo stiviere, intendo a grattarsi la testa con una mano. Qualche passo avanti a lui, il capitano stava contemplando il disastro schivato nella stiva: fortunatamente solo una delle casse di legno era finita in mare, durante la tempesta appena affrontata. Tuttavia, come la corda che la tratteneva si fosse allentata era un mistero. Il capitano Duras fece schioccare la lingua, guardando Hug da sopra la spalla -Sei stato tu l’unico ad assicurarti che il carico fosse ben legato?-  Lo stiviere, sempre più preoccupato del risvolto della situazione, biascicò una risposta affermativa. Duras si fece più vicino ai fasci di legno frantumati sul pavimento, e sollevò con le lunghe dita affusolate la spessa corda di iuta, mostrandola a Hug -E’ stata tagliata-, disse. 

Proprio in quello stesso momento, sul lucido ponte della nave, un mozzo di nome Giordan era intento ad arrotolare una lunga cima mentre due ufficiali bofonchiavano qualcosa alle sue spalle, indicandolo. Sospirò piano, non era una novità essere deriso o preso di mira, e non gli diede troppo peso. Si chinò nuovamente a sollevare il groviglio di corda da appoggiare sul parapetto, e rischiò l’infarto nel vedere all’altezza del suo viso gli stivali di Duras. Raddrizzandosi, e risalendo adagio con lo sguardo lungo l’imponente figura massiccia del capitano, il ragazzo fece due passi indietro. -Aspetta, non così alla svelta- pronunciò l’ufficiale, agguantandolo per la spalla. L’istinto primario di Giordan fù quello di darsela a gambe, ma sapeva bene che non era una buona idea. I bottoni dorati dell’uniforme dell’uomo risaltavano contro la luce del sole, e la tinta blu degli indumenti sembrava renderlo ancora più imponente, anche se la sua età sorpassava di soli otto anni quella del mozzo. Il ragazzo deglutì a vuoto, sforzandosi di fissare quegli occhi scuri. -Giordan, mi è stato riferito che poco prima della tempesta sei sceso nella stiva di tua spontanea volontà, senza che nessuno ti ordinasse di farlo. E’ corretto?- La presa sulla spalla era rigida, ma il tono usato appariva tranquillo. Giordan annuì tacitamente, ed il suo cuore mancò un battito. -Bene. Perché sei sceso nella stiva?- Un alone di sorriso incurvava le labbra di Duras. Il respiro del ragazzo iniziò a divenire pesante, ed il capitano se ne accorse. Forzò la presa sulla spalla, costringendolo a sedersi a terra, -…calmo, non serve a nulla agitarsi a questo modo, non quando so già tutto-. Seduto sul ponte, in preda al panico per essere stato scoperto, Giordan prese a torturare l’orlo della logora tunica che indossava, mentre un tremolio sempre più forte si faceva strada attraverso le scapole e scendendo lungo i nervi. I due ufficiali dissero qualcosa che il ragazzo non capì, e risero subito dopo. Il capitano gli si fece più vicino, – Giordan, non appena avrai finito tutti i tuoi doveri scenderai nella mia cabina, intesi?- Il segno di assenso non si fece attendere. Senza nemmeno più degnarlo d’uno sguardo, Duras ridiscese i primi gradini che portavano alle cabine, sparendo poco dopo. 

Giordan rimase a fissare la porta della cabina per minuti interminabili prima di decidersi a bussare. Il vociare proveniente dall’interno si smorzò subito, ed il capitano andò ad aprire. Fissò il ragazzo, severamente. -Ma guarda, credevo che te la saresti data a gambe, invece eccoti qua!- Aveva tolto la pesante giacca dell’uniforme, ed al suo posto indossava soltanto la semplice camicia bianca a maniche larghe. Seduti alla scrivania del capitano stavano i due ufficiali incrociati sul ponte. Duras indicò una sedia a Giordan, ma prima che potesse fermarlo il ragazzo si tolse la tunica, sollevandola sopra la testa. I tre occupanti della cabina scoppiarono a ridere. -Mi pare di non averti detto di spogliarti, non mi dire…hai voglia di prenderle, eh?- di nuovo vi fu uno scoppio di risa, mentre a movimenti tesi il ragazzo indossava di nuovo la tunica, con un’espressione disperata. Con un calcio il capitano spostò una sedia dalla scrivania, andando a sedersi sulla grossa poltrona dietro ad essa -Forza, seduto!- ordinò. Gli ufficiali erano seduti sopra i due lati del mobile, in modo da avere il mozzo di fronte, che tentava di farsi sempre più piccolo. -Allora Giordan- , Duras versò un bicchiere di liquore al ragazzo, che sgranò gli occhi riconoscendo la bottiglia che aveva sottratto dalla stiva. Non fece nemmeno il gesto di bere, troppo spaventato per muoversi. -Non ti piace? Eppure ero convinto di si, sarà che quando qualcosa è rubato ha anche un sapore migliore- Senza più riuscire a controllarsi, un grosso singhiozzo fuoriuscì dalle labbra di Giordan, incapace di trattenere le lacrime. 

I tre ufficiali restarono in silenzio per qualche istante. 

-Si, posso capire le tue lacrime- pronunciò ironico Duras. 

Giordan ha rubato del liquore dalla scorta personale del capitano, ora che cosa accadrà?

  • Il capitano, per questa volta, decide di punirlo semplicemente spaventandolo un pò. (100%)
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  • Anche se è il primo furto dopo tre mesi di viaggio, Duras non può tollerarlo. (0%)
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  • Il ragazzo è molto giovane, quindi il capitano sarà clemente. (0%)
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10 Commenti

  1. Meraviglioso! L’ansia del ragazzo è descritta benissimo e la trovata delle carte è geniale. Siamo solo al secondo capitolo e già adoro i tuoi personaggi. Sono curiosa di scoprire come si evolverà il rapporto fra il mozzo e il capitano e che cos’altro nasconda questa nave misteriosa. 👀
    Voto “Giordan vince”.

  2. Ciao! Interessante incipit, dal sapore salato e avventuroso, che in questo periodo dell’anno cade proprio a fagiolo 🙂
    Voto “Il capitano, per questa volta, decide di punirlo semplicemente spaventandolo un pò.” In realtà avevo già votato e seguito il racconto, ma andando di fretta sono tornata ora a lasciarti un commento perché penso che te lo meriti.
    A presto!

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