Sorghetèi di Aminoo

L’incarico

Fortezza Criònma, ai confini di Mùunro sud

Sorghetèi camminava per le sale dai muri di sasso alternati a lastre bombate di metallo brunito. Il passo era silenzioso sui grandi pietroni sconnessi. Il vestito di pelle verde a strisce orizzontali rimandava riflessi alle finestre cerulee.

Arrivato al gabinetto del Bòroc Annesvèi si tolse l’elmo di metallo verde scuro e rimase in piedi accanto all’arco d’ingresso. La porta si chiuse, due chiavistelli elettrici si serrarono.

Si passò la mano sulla attaccatura dei capelli e raccolse le goccioline di sudore nel palmo del guanto. Si avvicinò al centro della stanza illuminata da una lampada ad olio profumato tenuta con un sottile filo dal soffitto. Lo scrittoio di metallo rossastro con incisione di cristalli berillio era chiuso da un anta. Le poche poltrone di ferro battuto erano appoggiate alle pareti, tranne la più grande dietro lo scrittoio.

I tasselli di titano e acciaio delle ante della grande porta ruotarono con movimenti minuscoli e senza il minimo rumore si aprì, dal corridoio illuminato dall’alto da finestre gialle e viola, il Bòroc Annesvèi con un vestito conico di pelle nerastra stava arrivando a passo lento.

Quando fu giunto alla porta la richiuse con le sue mani, «ho individuato il fedala per te, con molta acqua, vegetazione e probabilmente animali positivi» disse.

«Bene», rispose Sorghetèi.

«Quando mi avrai pregiato dell’ultimo favore.»

«Sì, ascolto.»

Annesvèi si passò le mani sui riccioli chiari delle basette, «è molto importante.»

«Capisco.»

«Un nipote del Otticònmi è in un fedala di famiglia a trecento ChiM dalla città. È lì a riposare dopo il successo nel campo di addestramento. Presto riceverà una promozione. In effetti si batte con valore. Si trova lì perché è costume della sua famiglia, e lui è un valente cacciatore.»

«Quale Otticònmi? Se posso chiedere.»

Annesvèi sospirò, «mi sembrava chiaro. Il posto si trova dopo le colline dei Coèpro, è una foresta arida, sulla strada per i Foiùd di Fe.»

«Partirò oggi stesso.»

«Ticmai ti armerà e ti spiegherà i dettagli, lo troverai nella sala dei ripensamenti.»

«Sì»

Il Bòroc Annesvèi si allontanò, a metà corridoio si voltò «È a te che ho concesso la mia fiducia.»

Sorghetèi annuì, si rimise il casco.

I chiavistelli scattarono e le ante della porta alle sue spalle si aprirono.

Porta ovest di Mùunro

Sorghetèi con elmo calzato e abito a strisce orizzontali di pelle verde uscì dalla porta affollata di guardie e viandanti tenendo per due lacci un grosso bagaglio di pelle marrone chiuso da cinghie e piccoli lucchetti. Appena superato il ponte del fosso seccato si girò, la porta aperta era incassata rispetto alle mura della città ed era sovrastata da una mezza cupola. La parete sottostante aveva immagini a sbalzo. Sopra le mura alcuni palazzi signorili di onice striata si stagliavano leggeri. Si mise in spalla il voluminoso zaino e proseguì a passo veloce per la via. Il sole colorava la terra arida in arancio carico, insetti si alzavano in volo alle prime brezze serali. Sorghetèi camminava con grandi respiri udibili dalle feritoie del casco. Per tutta la notte camminò senza mai fermarsi.

Pianoro Achiàto

Affaticato dalla salita notturna, si apprestò ad attraversare il pianoro dove enormi pinnacoli di terra svettavano nella vegetazione di arbusti marroni e violacei. Dal cielo giallo provenivano richiami delle enormi ulutrìne. Nuvole grigie cariche d’acqua strisciavano sottili all’orizzonte. Non troppo lontano dalla via l’unica collina del pianoro, Sorghetèi uscì dalla strada larga di sasso nudo e vi ci si diresse. Le piante viola di aulnica gli strofinavano le gambe rilasciando spore profumate e serpentelli corazzati si allontanavano ondeggianti. Giunto alla base della collina si avvicinò alla parete più ripida. Era alta e segnata da strisce oblique di roccia bruna. Salito su un pietrone liscio si sfilò dalle spalle li pesante bagaglio e l’appoggiò. Si sedette. Aprì la visiera del casco e il copri mascella, sfilò dalla borsa un cilindro bronzeo e un sacchetto di velluto. Dopo aver mangiato richiuse la visiera e si distese. Si risvegliò quando il cielo era azzurrino e il sole era ancora basso.

Cosa farà Sorghetèi al suo risveglio?

  • Rivelerà il piano del Bòroc Annesvèi al giovane Otticònmi (0%)
    0
  • Scapperà da Mùunro (0%)
    0
  • Ucciderà l'ignaro Otticònmi (100%)
    100
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