Sorghetèi di Aminoo

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà Sorghetèi al suo risveglio? Ucciderà l'ignaro Otticònmi (100%)

La morte del giovane Otticònmi

Camminò fino al bordo roccioso del pianoro. La rada foresta sottostante colmava l’intero panorama. A sud colline di terra e sabbia erano prive di vegetazione.

Sfilò il binocolo catadiottrico dal bagaglio e lo fissò alla visiera. A tentoni prese biscotti salati dal sacchetto di velluto. Scivolò verso il ciglio della roccia e iniziò a masticare lentamente.

Nel pomeriggio un filo di fumo si alzò.

Selva Manrua

L’accampamento era composto da due tende cilindriche di pelle, all’ingresso della più grande una donna spellava una bestia spinosa con delle pinze.

Sorghetèi si sedette dietro un colossale albero di ramerino del Roi dove non distante si alzavano i lamenti di una donna. Slacciò le fibbie dello zaino che si spalancò mostrando sacchetti dove spuntavano oggetti di metallo. Montò il fucile da caccia a canna lunga.

L’Otticònmi Guarsino passeggiava diretto alla voce. I possenti muscoli arrotondati da uno strato di adipe deformavano la tunica nera di lino. Dalla cintura pendevano scatole di pelle e un lungo coltello. Si fermò sotto un albero dove la sua guardia si difendeva dagli attacchi giocosi di un gattopardo del Roi. «Non devi mostrare paura» le disse.

Il felino aveva conficcato i denti nel bicipite destro e la spingeva con le zampe aggrappate alla vita. Riuscì a farla inginocchiare. Guarsino si mise le mani ai fianchi. Lei afferrò la base di un arbusto con la mano libera, si alzò di scatto sradicandolo e l’usò per colpire il felino. Guarsino glielo strappò di mano, «non ti permettere.»

Lei si spostò alle sue spalle.

«Non mi starai toccando» disse.

«Il suo dolce animale mi ha ferito, sia cortese, lo tenga distante.»

Le dette un calcio alla pancia facendola cadere a gambe in aria, «un soldato donna è già ridicolo, ma un soldato che chiede aiuto al suo signore è inqualificabile.»

Il gattopardo si mise accanto al suo padrone.

«Machilaud, che aspetti?» gli dette una carezza sulla nuca. La fiera si buttò sulla guardia a fauci spalancate, addentò il corsetto di pelle e riuscì a strapparglielo di dosso. Lei gli strinse le mani al collo, l’addome nudo le si contraeva per lo sforzo. Il gattopardo si liberò dalla presa e iniziò a dilaniare la carne tenera. Guarsino sorridente si incammino verso la tenda, «e la mia cena?» chiese ad alta voce.

«La cena è servita» ebbe come risposta dalla cuoca.

Sorghetèi sfilò il pugnale dalla fodera cucita all’altezza del polpaccio e l’infilò alla base di un pinnacolo di terra indurita alto poco più di lui. Dette un calcio e la lama sprofondò aprendo una crepa che dalla base salì alla vetta. Fece altrettanto all’altro lato. Impugnò di scatto il fucile che aveva a tracolla e si inginocchiò. Puntò ai cespugli a venti passi di distanza. Sparò e un roco miagolio ne accompagnò l’eco, il gattopardo saltò dal cespuglio, altri due colpi gli dilaniarono il muso. Si accasciò in una pozza di sangue.

«Chi è che spara?», la voce di Guarsino era acuta, «Machilaud, vieni a me» urlò.

Sorghetèi appoggiò il fucile, prese una larga pistola dal bagaglio e la puntò verso Guarsino che si stava avvicinando.

Guarsino guardò in basso con sconforto, «ci può essere verme peggiore?»

Pose la mano sulla cintura dai grossi pendenti e sfilò il coltello, «ora paghi pegno e poi potrai andartene». Si fermò, «non ci pensare nemmeno.»

La pistola con rumore metallico scaglio un dardo che si conficcò nella gamba. Guarsino silenzioso lo sfilò e ne osservò la forma, un cilindro arcuato con la punta affusolata.

«Non ti permettere mai più!» disse a denti stretti, fece un passo, ma non riusciva più a piegare il ginocchio. Sei dardi d’acciaio in rapida sequenza gli si conficcarono nella coscia, cadde all’indietro. Sorghetèi lo sovrastò e lanciò altri colpi sulla gamba, avvicinò la pistola ai dardi conficcati che si agganciò, mise il piede sul ginocchio, la strinse a due mani e tirò strappando un grosso pezzo di muscolaura. Guarsino gridò. Si mise le mani sugli occhi e iniziò fare grandi respiri.

Sorghetèi tolse i dardi d’acciaio dal brandello sanguinante e ricaricò la pistola. Con il pugnale tagliò le gambe, l’addome, gli girò intorno, lo tagliò al torace. Guarsino gli afferrò il piede e con il coltello riuscì a tagliare l’armatura di pelle poco sopra l’attacco degli stivali. Sorghetèi con un calcio lo fece rotolare. Gli mise il ginocchio sulle spalle, appoggiò la bocca ovale della pistola sotto la spalla e sparò. Guarino dopo un lungo urlo disse «ti ho messo un salupicio», inspirò aria con un fischio, «è dentro l’armatura della gamba, perché non ci accordiamo? Altrimenti la dovrai amputare…». Sorghetèi tirò con forza e strappò un enorme brandello di carne che buttò insieme alla pistola nel bagaglio. Raccolse il fucile. Il pinnacolo brulicava di insetti pallidi, gli dette una spallata di lato. La parete crollò strappando tessuti molli dell’interno, fuoriuscì una massa gelatinosa bianca. Un nugolo di insetti attaccarono tutto ciò che c’era nelle vicinanze.

Sorghetèi si buttò di corsa nelle tende, salì su un albero, la cuoca era sparita.

Per trovare la serva dovrà andare verso

  • Nella foresta che costeggia il pianoro (100%)
    100
  • Il pianoro Achiato (0%)
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  • Le desolate colline dei Coèpro (0%)
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