Sorghetèi di Aminoo

Dove eravamo rimasti?

Per trovare la serva dovrà andare verso Nella foresta che costeggia il pianoro (100%)

Ritorno a Munro

Sorghetèi si sedette sulla sedia davanti al tavolo apparecchiato. Sfilò da una tasca posta sotto l’ascella un’asta a base ottagonale, l’inserì nella insenatura nel tacco e ruotò fino allo scatto. Tirò la gamba tagliata del pantalone fino all’altezza del ginocchio, l’addome palpitante del grosso insetto emerse dal gambale. Si tolse lo stivale. Il salupicio aveva infilato il rostro nel dorso del piede che sottopelle mostrava una fasciatura ondeggiante. Lo premette con tre dita della mano sinistra e con la destra lo tagliò all’attaccatura della testa. Divaricò la ferita e con la punta del coltello incise la nervatura gialla. Afferrò l’animale alla testa cornuta e iniziò a tirare. Piano piano la lunga proboscide schiacciata fuoriuscì dalla ferita.

Il gattopardo ricoperto di insetti emise un guaito. Dallo squarcio al torace dell’Otticònmi emergeva una costruzione bianca di creature frementi. Con un gomito gli strisciò vicino, allungò il braccio devastato e gli strinse la zampa.

Sorghetèi si rimise lo stivale e l’agganciò all’abito. Andò verso il pinnacolo in febbrile riparazione. Buttò il salupicio nel bagaglio colmo di insetti e prese il binocolo. Chiuse i lacci e lo mise in spalla. Afferrò il fucile e si incamminò nello stretto passaggio di foresta tra il pianoro e le colline.

Alla sera nel cielo violaceo sorsero i primi frammenti della luna spezzata. Allontanatosi dalle colline si arrampicò su un alto boteco dalle foglie carnose. Inserì il binocolo e si distese su di un ramo. La foresta ai piedi del pianoro era punteggiata da agurinma, i piumati alberi di palude. Sulle colline sabbiose si accesero dei fuochi. Un rumore meccanico venne portato dal vento. Di scatto Sorghetèi alzò il binocolo, scese dall’albero e si mise a correre zoppicando. Arrivato nei pressi della palude si fermò. La cuoca si inginocchiò, teneva in mano una coppa formata delle foglie ricche di cera con dentro bacche rosa che scintillavano alla luce dei frammenti lunari.

Sorghetèi caricò il fucile.

«Le cose tra te e i miei padroni non mi riguardano», sollevò l’offerta con le mani tremanti, «le ho raccolte per te. Se le conosci saprai che sono buone, le assaggerò se non ti fidi.»

Le puntò il fucile. Lei scosse il viso, «non uccidere un’innocente.»

Di nuovo il rumore di carrozze elettriche provenienti dal pianoro.

«Sei testimone», rimise il fucile in spalla.

«Non tradirò chi mi ha risparmiato», buttò le foglie con le bacche.

«Ora ti pare ragionevole tenere il segreto, ma insieme a loro parlerai. Parlerai per compiacerli, parlerai per non trovarti nelle sale del ripensamento e se ci finirai, parlerai.»

«Non tornerò indietro. Cucinerò per te», si alzò e il sorriso emerse dal volto sudato.

La prese per i capelli e la tirò indietro fino a farla cadere, sfilò il pugnale dal polpaccio, ma lei gli afferrò l’avambraccio, Sorghetèi si liberò sollevando il braccio e le piantò la lama nel costato.

La trascinò rantolante fino ad un acquitrino sabbioso. Si liberò di tutto tranne del binocolo catadiottrico.

Porta sud di Mùunro

A mattina inoltrata raggiunse la porta sud con le ante socchiuse di acciaio lavorato a sbalzo. Passò per lo spiraglio. Lo spazio tra la porta esterna e quella interna era sovrastato da una volta di massi rosati. Non c’era nessuno, le voci della città giungevano amplificate. Superò le ante interne, anch’esse accostate. L’accolse l’odore di sudore e polvere da sparo. Il piazzale era ricolmo di manifestanti accalcati, inveivano contro un muro di guardie. Nel mezzo della folla si alzarono due alabarde, una guardia atterrò un uomo armato di pugnali ricurvi.

Un soldato fece gesto a Sorghetèi di precederlo. Lo portò vicino ad un carro attorniato di guardie corazzate con elmi adornati di piume rosse. Dopo averlo ispezionato lo fecero salire insieme a sei uomini. Si sedette accanto a un uomo col djellaba verde e oro che biasciava ad alta voce «guardie al soldo di un puttaniere, non mi meraviglio più di niente», si sporse dal carro e alla guardia vicina gridò «puttano», quella gli mostrò il pugno, «non avete il diritto di farmi questo», col braccio indicò gli altri, «su questa gentaglia non mi esprimo, ma io sono estraneo a qualsiasi cosa», si sedette e rivolto a Sorghetèi «io la gente che nasconde il viso la punirei. Vai a lavare le fosse di scolo degli ospedali», si rivolse ad un altro prigioniero in armatura «vale anche per a te, testa a chiocciola.»

Le guardie trainarono il carro, nelle strade affollate. Attraversarono una piazza ovale, sopra le tegole dei tetti rilucevano le mura metalliche della fortezza Criònma.

Monumento della giustizia

L’aula era un anfiteatro di pietra lavica. Sulla una scalinata i Dogi giudicanti discutevano tra loro. Gli imputati vennero fatti entrare.

«Se questa misura eccezionale si rivelasse superflua, o Dogi, qualcuno ne subirà le conseguenze» disse Matdum, scrutatore della terza scalinata.

«I trentuno uomini e tredici donne entrati dalle porte da mezzanotte a mezzogiorno» disse il cancelliere.

Sorghetèi è stato arrestato insieme tutte le persone rientranti nella città, cosa si propone di fare per liberarsi?

  • Tenta la fuga (0%)
    0
  • Provoca gli Otticònmi in aula per evitare il giudizio (0%)
    0
  • Attende che il processo faccia il suo corso (100%)
    100
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25 Commenti

  1. Anche stavolta concordo con Caterina, il capitolo è molto più scorrevole rispetto ai precedenti senza che ne risulti appiattito, anzi, questo rende più fruibili tutti i dettagli che inserisci e più godibile il tuo stile. Continua così! Per il prossimo voto perchè Sorghetèi se ne vada a dormire da un’altra parte, visto che non mi sembra il tipo propenso a condividere il talamo nuziale, anche se suppongo che prima o poi dovrà farlo.
    Cambiando discorso, ho visto che spesso alleghi illustrazioni da un tuo spazio tipo drive. Hai pensato che potresti farti direttamente un sito dove pubblicare il capitolo con l’illustrazione e magari le parti che hai dovuto tagliare? Lo fanno anche altri qui (me compreso) e di piattaforme che permettono di mettere su un proprio sitarello senza grandi sforzi ce ne sono parecchie

  2. Complimenti. Hai tolto orpelli eccessivi, diventando più leggibile e interessante. Ho apprezzato l’incontro tra sposi e il rituale religioso. Questo per ora è il mio capitolo preferito. Ha catalizzato la mia attenzione e per me è come se la storia partisse da qui…
    Prima hai fatto un prologo pesantino, ma ora mi sembra proprio che gli eventi prendano una piega interessate.
    Bravo!

  3. Matrimonio e cognome della sposa! Almeno io mi sentirei a posto 😛
    Più seriamente, concordo con Caterina nel dire che non dovresti rinunciare al tuo stile, casomai smussarlo leggermente o, meglio, alternare periodi ricchi come quelli che caratterizzano il tuo scritto ad altri un po’ più leggeri e spontanei, ma questo potrai farlo magari su una piattaforma con meno limiti di spazio. Il ritmo della lettura e la comprensione ne beneficerebbero senza perdere di dettaglio e carattere 🙂
    Comunque il paragone con Cannarsi lo trovo sminuente nei tuoi confronti, perchè tu utilizzi sì termini forbiti e desueti (quando non proprio inventati) ma in un italiano fruibile, senza problemi di sintassi e del tutto coerente con la lingua parlata d’oggi, mentre quelli di Cannarsi è semplicemente un italiano brutto, sgradevole e che nessuno parla 😛

    • 1. Ottima scelta.

      2. Errore fatale.

      3. Cercherò di applicare i suggerimenti, ma non sarà affatto facile, perché in quello che chiamate “il mio stile” ci vedo molto “i miei limiti”.

      4. Le limitazioni imposte dalla piattaforma aiutano a limare il testo e ad asciugarlo del superfluo, ma in fase di progettazione è allucinante. Devo letteralmente impilare eventi su eventi e sovrapporli anche per poter offrire domande sensate, con effetti catastrofici sulla chiarezza, già compromessa da’”il mio stile”. So che lo sai, perché conto i caratteri dei tuoi capitoli -non solo i tuoi- e mi fa sorridere quando superano il 4995. Percepisco la sofferenza.

      5. Vero. Adoro inventare parole, sigle, cerimonie, protocolli ed è una bella sensazione quando nelle storie -finora esclusivamente nella mia testa- iniziano ad acquisire di senso.

  4. Normalmente non segnalo i refusi e gli errori, perché li facciamo tutti. Non siamo macchine. Ma non posso perdonarti “Quelli che O INVESTITO”.
    Fai attenzione, da uno al tuo livello non me lo aspetto. Scrivi in maniera complessa e dettagliata. Non lo trovo sbagliato. È il tuo stile. Tu sei così. Ricerchi parole desuete e particolari e ne fai il tuo marchio. I tuoi personaggi non parlano in maniera naturale (nessuno parlerebbe come loro), ma nel mondo che hai costruito e nel contesto che hai creato, trovo tutto coerente.
    Sei sicuramente una persona preparata e ho notato dei miglioramenti dai primi capitoli. Penso che tu non sia un autore fruibile a tutti, perché per leggerti bisogna concentrarsi. Nel senso, non prenderei mai in mano una tua opera quando sono stanca per distrarmi con una lettura leggera.
    Non penso che questo sia un demerito. Essere comunque di nicchia e selezionare un pubblico di livello e non nazional popolare è una scelta molto coraggiosa.
    Al giorno d’oggi, dove spopolano libri di YouTuber e altri scrittori imbarazzanti, in cui si ripetono le stesse quattro parole, tu ti differenzi, ricercando costrutti sintattici difficili e parole ricercate.

    Voto che rifiuta il matrimonio!

  5. Come sempre un capitolo pregno e ben scritto, e sono contento che sia arrivato qualcun altro oltre a me a seguirti. Condivido in effetti la difficoltà di tenere a mente così tanti nomi particolari, specialmente in un testo scritto in un linguaggio non proprio colloquiale, ma fa parte dell’attrattiva di questa storia.
    Voto per la ricompensa in denaro, che mi pare più in linea col personaggio. Ciao!

  6. Ho recuperato il tuo lavoro. Penso che tu abbia potenzialità. Scrivi con dettaglio e hai un tuo stile preciso, improntato sulla descrizione puntigliosa e ostentata di ambienti, edifici e vestiti. Dipingi tutto con realismo e cura dei particolari.
    Ritengo però che questa sia una storia del filone Fantascienza e non Fantasy.
    Inoltre sono in difficoltà con i nomi propri e di città, che trovo complessi e praticamente impronunciabili. Per la loro difficoltà fatico a ricordarmeli e mi si crea confusione in testa, rendendo la comprensione del tuo scritto, già abbastanza difficile di suo, ancora più complessa.
    Non ho approvato la scelta lessicale di “puttano” e “prostituto”… non sono parole italiane, non sono belle da leggere e potevi trovare dei giri di parole per definire la stessa cosa.
    Detto questo ti seguo. Sono curiosa.

    • Ho apprezzato il tuo commento.

      1. Qual è l’aspetto fantascientifico? È dominante?

      2. Ho creato nomi contenenti sillabe non italiane, né inglesi o francesi, nel tentativo di non fornire contatti con questa realtà. Però ammetto che io stesso per evitare di storpiarli li copio da un glossario. Il fatto che tu li abbia trovati irritanti e disorientanti è la dimostrazione che non sia stata una buona idea. Renderò i prossimi nomi meno detestabili.

      3. Questa potrebbe essere una caduta di stile. Sorghetèi entra in contatto con questo individuo solo perché arrestato insieme. Ma anche se è un personaggio di sfondo ho dovuto ricreare la sua prospettiva. La visione di quest’uomo è limitata al suo ambiente e ottenebrata dalle droghe. Ritiene che il blocco della città sia dovuto ad un concorrente, per questo equipara i soldati di scorta a dei “puttani”, perché li considera pagati da un “puttaniere”. La sua parte è stata decurtata per questione di spazio e di importanza, mi limito a ricordarlo con la bocca bendata.
      Accetto consigli.
      Sorghetèi come lo avrebbe dovuto nominare: gigolo, host, uomo equivoco?
      E costui che offesa avrebbe dovuto arrecare?

      Grazie!

      • L’aspetto fantascientifico lo ritrovo nell’utilizzo delle tecnologie e dall’incipit del tuo racconto: “In un mondo alieno si succedono guerre…”.
        Quando penso a civiltà extra terrestri, la mia mente collega il tutto al filone fantascientifico.
        Io i soldati li avrei definiti semplicemente mercenari… mettendo la parola “puttano” poni tutto su uno sfondo sessuale. In questo caso intendevo che i soldati sono dei traditori-voltagabbana. Ho capito bene?

  7. Ciao! Continuo a notare un miglioramento nelle descrizioni, che sono sempre più ricche ma anche funzionali alla narrazione. Mi piace molto anche il personaggio di Sorghetèi, che mi ricorda un po’ il Primo Roland di Gilead in alcuni atteggiamenti, anche se è ancora difficile inquadrarlo. Proprio per questo per il prossimo capitolo voto perchè attenda che il processo faccia il suo corso ed eventualmente faccia la sua mossa in seguito. Alla prossima!

  8. Bel capitolo, rispetto al precedente ho trovato le descrizioni più funzionali e la scena d’azione è resa bene e con chiarezza. Per il prossimo voto per la foresta.
    Non so se lo stai già facendo ma ti do lo stesso consiglio che hanno dato a me quando ho iniziato, poco tempo fa. Un buon modo per farsi conoscere è leggere e commentare le storie altrui, perchè ce ne sono tante ed è un attimo che la tua passi in secondo piano. Penso sia una storia che merita di essere letta, ma a farti notare devi pensarci un po’ anche tu 🙂

  9. Ciao e benvenuto! Ho letto con piacere il primo capitolo di questo racconto che, correggimi se sbaglio, mi pare ammicchi ad opere quali Dune o, più banalmente, Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco… e se è effettivamente così, ti suggerisco fin da ora di prestare molta attenzione al contatore dei caratteri, perchè 10 capitoli da 5k sembrano tanto spazio ma ti assicuro che non è affatto così!
    A livello stilistico l’unico appunto che mi sento di farti è che a volte le tue descrizioni mi sono parse un po’ troppo scolastiche: personaggio, descrizione di com’è vestito, descrizione della stanza in cui si trova… Nulla di male in sè, ma ricordando che lo spazio è quello che è, a volte è meglio sacrificare qualche dettaglio e inserire solo quello che è davvero utile alla narrazione… un esempio pratico, nello stesso capitolo descrivi due volte l’abbigliamento dello stesso personaggio.
    Altro piccolo appunto sempre sullo stile:
    ” Quando fu giunto alla porta la richiuse con le sue mani, «ho individuato il fedala per te, con molta acqua, vegetazione e probabilmente animali positivi» disse.”
    Ecco, secondo me quel “disse” stava meglio prima delle caporali.

    Per quanto riguarda la scelta, mi pare non ci siano ancora elementi per pensare che Sorghetèi voglia fuggire o tradire, quindi direi che andrà avanti con la sua missione.
    Ok, pippotto finito, comunque mi hai incuriosito quindi seguirò la storia. Alla prossima!

    • Grazie per il benvenuto.
      Hai azzeccato un elemento, Dune, l’altro sono le ambientazioni e il gusto di Metal hurlant, mi riferisco in particolare alle creazioni di Moebius e Druillet.
      I 5k mi sono sembrati fin da subito pochi, all’inizio ritenevo fossero parole e non caratteri, però se sono sostenuto dall’interesse posso dividere la storia in tomi, e sì, il tuo commento mi ha fatto molto piacere.
      Le descrizioni e la prosa sono decisamente da migliorare. Il “disse” lo toglierei proprio.

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