Sorghetèi di Aminoo

Dove eravamo rimasti?

Quale fedala sceglierà Sorghetèi? Chiederà una ricompensa in denaro (100%)

L’assassino dell’Otticònmi Guarsino

«Non riuscendo a trovare il colpevole dell’omicidio ne ha approfittato per punire le famiglie avverse. Spietato fino in fondo» disse Annesvèi, «continua pure.»

Il Doge accusatore Nozòrfi sbuffò, «mancano ancora gli ultimi imputati. Chi è costui?»

Il cancelliere fece un gesto a Sorghetèi, «quest’individuo non ha rivelato il nome né il viso, ci autorizzate alla apertura forzata?»

Nozòrfi si interpose «dove hai passato la giornata di ieri?»

L’Otticònmi Mintico alzò la mano, «ormai i congiurati sono stati individuati. Guarsino era prestante, glorioso, mi rifiuto anche solo di pensare che questi reietti disponessero della facoltà di attentare alcunché. Con l’approvazione dei miei due colleghi: firmiamo il verdetto e diamone lettura.»

Ottidemio Artuino, il terzo Doge giudicante che per tutto il processo era stato in silenzio disse «né io né il Doge Sectidenmio Costìno concordiamo con il verdetto, ma non ci opponiamo alla acutezza di visione del Doge giudicante Otticònmi Mintico.»

Mintico li guardò di sbieco.

Artuino continuò «e visto che non è stata raggiunta l’unanimità i condannati dovranno sottostare alla prova dei vermi zuccherini per l’ulteriore conferma.»

Urli di disperazione si alzarono dai condannati.

Completate le formalità il cancelliere disse a voce alta «il processo è terminato. Trovati i colpevoli gli altri sono innocenti. Che siano liberati.»

Si alzò il frastuono e la moltitudine premette verso l’uscita.

Sorghetèi, strisciando il piede, si avvicinò all’Otticònmi Mintico ancora seduto e gridò «io sono l’assassino dell’Otticònmi Guarsino.»

Mintico sorrise e cercò lo sguardo degli altri Dogi.

«Ho sparato tre colpi, due alla mandibola» continuò Sorghetèi.

Nozòrfi in piedi guardò le sue carte, «in effetti l’animale è morto così.»

«E la tana si è aperta perché io l’ho spaccata, troverete i segni alla base.»

Nozòrfi lo fissò e disse «e li abbiamo trovati.»

Rosso in viso Mintico si alzò e sbraitò «lo hai potuto fare solo perché sei una lurida bestia!», si rivolse ai colleghi e chiese «chi può essere così degenerato per arrivare a massacrare in quel modo un uomo.»

«Il mio nome è Sorghetèi» e sfilato l’elmo «e questa è la mia faccia.»

Al silenzio di Mintico Sorghetèi continuò «so cosa avete fatto agli indifesi di Aminoo. Le sevizie gli anziani, i bambini abbrutiti dalla schiavitù, il destino delle donne, di quelle violentate dai nobili e dagli ufficiali e di quelle finite alla soldataglia. E una volta divenute inservibili di come sono state lasciate morire di inedia.»

«Ma loro hanno perso la guerra!» urlò Mintico, «cosa c’entra mio figlio!».

«La guerra non è finita. La guerra non finirà mai.» rispose Sorghetèi

«Può bastare così» disse Annesvèi. «il fratello ha perso il titolo di governatore per aver bloccato la intera città senza ottenere nessun risultato, e presto Mintico verrà rimosso dal ruolo di Doge giudicante, i suoi amici non lo hanno coperto», intrecciò le dita. «Ben oltre a ciò che ci eravamo preventivati» continuò.

Sorghetèi sospirò, «ho deciso.»

Annesvèi fissava un angolo della stanza, «e così senza i due sorreggenti l’intero casato perderà il titolo. Torneranno a essere Bò. Come noi. Ti ascolto.»

«Non mi limiterò a guardare i ruderi di Aminoo. Mi ci stabilirò e avrò bisogno di soldi.»

«Vuoi soldi? Ma quali? Quelli che o investito per prendere il fedala vicino ad Aminoo e riparare il tetto del diruto o quelli che ho speso per migliorare il palazzo nel fedala nei dintorni della porta ovest?»

«Lo trovo giusto. Dunque accetto il fedala sulla strada di Aminoo» rispose Sorghetèi.

«Non puoi vivere in quella città, i cittadini di Ester hanno compiuto un maleficio, c’è la loro firma.»

Sorghetèi si staccò dalla spalliera, «cosa.»

«Lo chiamo io così, ma come la vedrai con i tuoi occhi te ne renderai conto da solo. Ma ora», Annesvèi si alzò, «deciderò io per te.»

Fedala Elinsiano

Nel cortile della rocca la Bòroc Elinsa parlava alla invitate, la nonna, due zie e due cugine.

«Un bellissimo e inaspettato regalo dallo zio. Mi sono arrivati questi abili artigiani, con tanta pittura, gesso, blocchi di pietra, attrezzi e idee!», fece cenno a mano aperta alle impalcature dove quattro uomini con grossi martelli colpivano una parete crepata e un uomo e una donna prendevano la misura di un’arcata.

«Ho dato disposizione di irrobustire il lato ovest e magari renderlo di nuovo abitabile, ci sarebbero delle sale così belle», si rivolse alle invitate, «e tra l’altro quell’uomo lassù, con la barba, è un mezzo artista.»

«Mezzo?» calò una voce baritonale.

Lei rise, «perché non scendete a partecipare alla cerimonia?»

Il viso le si fece cupo, «gli ho pure scritto una lettera carica di ringraziamenti. Non potevo immaginare le sue intenzioni. Io stessa e tutte le mie proprietà siamo diventati il regalo per qualcuno di suo interesse.»

Sorghetèi, con un’armatura di pelle blu scura uscì da sotto l’arco del portone e si tolse l’elmo.

Tutti rivolsero gli sguardi su di lui.

«Per questo motivo non vi avevo avvisato del matrimonio» concluse Elinsa.

Compreso quali fossero i benefici collegati al fedala, cosa farà Sorghetèi?

  • Rifiuterà il matrimonio (50%)
    50
  • Accetterà il matrimonio e darà il proprio cognome alla sposa (0%)
    0
  • Accetterà il matrimonio e riceverà il cognome e il titolo dalla sposa (50%)
    50
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