Uroboros

Dove eravamo rimasti?

Cosa avviene nell'immediato futuro a chi sta raccontando? La Bestia ne estrae il cuore. (60%)

Assurdo..?

Sarebbe finita entro poco.

Continuavo a ripetermelo, ma la sofferenza pareva non aver fine. Quella creatura era entrata nel mio petto e stava andando sempre più in profondità; fiumi di sangue mi colavano per il corpo, fino ad intingermi le punte dei piedi, ed io non riuscivo neanche ad urlare.

Fu allora che iniziò a piovere; o, quanto meno, fu quello il momento in cui me ne resi conto. E non me n’accorsi per il violento scroscio di quel che pareva una bufera, né per i potenti rimbombii dei tuoni, ma per l’acqua che, colpendomi, sembrava distrarmi dal dolore infinito.

Poi, mentre i miei occhi eran chiusi ed i denti serrati, capii che la requie non sarebbe arrivata così velocemente come avrei sperato: intanto che la sua mano scavava veementemente nel mio petto, ebbi la certezza di non aver mai conosciuto il reale significato della parola “dolore”. Ed ebbi modo di sorprendermi ancora quando le sue dita si avvilupparono attorno ai miei ventricoli e con forza iniziarono ad estrarmi il cuore, strappandone vene ed arterie collegate. Nell’istante in cui il suo arto si mosse all’indietro, il supplizio mi costrinse ad aprir gli occhi che, in un attimo di folle lucidità, videro il volto dell’immonda creatura allor illuminata da un lampo nel cielo.

Fu in quel momento che iniziai a dimenarmi ancor più forte.

Ancor più forte perché quel che vidi mi sconvolse: era un volto umano, di una persona. Un’espressione disperata di un uomo miserabile, che sembrava anelare con forza al mio cuore pulsante, ora tra le sue mani, mentre con calma si allontanava dal mio corpo spolpato assieme al suo trofeo. I suoi occhi erano vitrei, la sua pelle disfatta. Ma era un uomo, come me.

Mi dimenai come un matto, talmente tanto che la parete su cui ero stato incatenato cedette, scaraventandomi a terra con macigni di mattoni sulle spalle.

Strinsi i pugni, rassegnato.

E mentre l’acqua del temporale mi stava inzuppando gli stracci di quei pochi vestiti non ancor imbevuti del mio sangue, potevo sentire i passi del mio aggressore che s’allontanava. Aspettavo la morte, pochi secondi ed il mio corpo, senza più il suo cuore, avrebbe cessato le sue funzioni.

Poi…

Poi avvenne che la morte non sopraggiunse.

Passarono i secondi, i minuti. Ma la Nera Mietitrice non arrivò.

Nessuno venne a reclamare il mio spirito.

Se non fosse stato per l’empio strazio che ancora pulsava dall’orifizio lasciatomi sul petto, avrei giurato di star sognando. Un’illusione, forse. O, ancor peggio, pensai all’effetto di una qualche droga evidentemente somministratami.

Come potevo essere ancora vivo?

Mi vien difficile parlare di quei momenti, momenti che sull’attimo smisi di registrare appieno, considerandoli figli di una follia suprema. Con ancora sullo sfondo un pressante dolore, certo lenito dal momento dell’estrazione, ma comunque persistente, mi alzai. Mi scrollai da quei mattoni, bestemmiando contro i residui delle catene che mi eran rimasti ancorati attorno a polsi e caviglie, catene che ad ogni passo mi seguivano con un metallico cigolio. Gli occhi, ora abituati a quel buio che prima sembrava impenetrabile, videro l’ambiente circostante; dietro di me, lo scheletro di una casa, una vecchia casa ottocentesca su cui, su uno dei muri esterni, ero stato costretto. Tutt’attorno, una sorta di palude. Palude è di sicuro la parola che più s’avvicina a rendere l’idea di cosa fosse quel mefitico luogo: gli elementi che più dominavano quella grigia landa sconfinata erano sudicie pozzanghere venefiche, dense e viscide.

Iniziai a muovermi, vagando senza una meta, gridando al cielo e alla pioggia il tormento che stavo soffrendo.

E dopo interminabili ore di peregrinaggio in quel luogo funesto, dove solo qualche sporadico tuono ed i cigolii delle catene parevano far compagnia alle mie urla, mi costrinsi a tacere, stremato e con la gola bruciante. Così coinvolto da quello che allora pensavo fosse solo un’allucinazione, non osavo toccarmi la ferita sul petto; il sangue aveva oramai smesso di uscirne, esauritosi completamente in pochi minuti. Ed un freddo insostenibile era quindi sopraggiunto, a sommarsi al perpetuo dolore.

Quando oramai stavo per considerarmi condannato a non veder altro che venefiche pozzanghere e contorti alberi morti, mi trovai d’un tratto d’innanzi a qualcosa di diverso.

Mi fermai, di scatto.

Là, a pochi metri da me, vidi un uomo.

Esatto, un uomo. Accovacciato, con la faccia tra le mani. Nel petto uno stesso solco, come il mio. Ma il corpo ben più disfatto, molto più simile a quello del mio aggressore di qualche ora prima. I cigolii delle catene, forse coperti dagli schianti dei tuoni, non l’avevano destato, e la sua testa era ancora china. Certo non curioso di venirci a contatto, stavo per allontanarmi di soppiatto, quando d’improvviso, da una distante zona imprecisata alle mie spalle, si sollevò un fortissimo grido, stridulo, molto simile ad un acuto ruggito.

Fu allora che la persona d’innanzi a me sollevò gli occhi, vitrei e spenti.

Ed il suo sguardo incrociò il mio.

Quale azione intraprende il narratore?

  • Corre contro l’uomo misterioso, per aggredirlo e per non lasciargli tempo ed opportunità di fare lo stesso. (33%)
    33
  • Corre verso il luogo del ruggito, per fuggire da quell’uomo misterioso ed indagare sul suono. (0%)
    0
  • Scappa a perdifiato. (67%)
    67

Voti totali: 6

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14 Commenti

  1. Anche io concordo sull’alleggerire leggermente il testo: scrivi in maniera evocativa e molto indicata per questo tipo di racconto, ma l’impressione (magari sbagliata eh) è che tu ti stia sforzando un po’ per farlo. A volte, anche per questioni di ritmo, potrebbe esserti utile lasciare che qualche momento o pensiero sia descritto in modo un po’ più immediato e spontaneo.
    Comunque voto per fuggire, mi sembra la reazione più naturale 😮

  2. Si continua in maniera interessante, ormai l’ipotesi sogno sembra essere scartata per cui sono curioso di vedere dove andrai a parare. Anche secondo me la scrittura andrebbe un po’ sfoltita, anche se in un’atmosfera gotica di vecchio stampo un po’ di enfasi non ci sta male. Attenderò il prossimo capitolo!

  3. Ciao Alhazred,
    un horror vecchio stile, molto interessante e molto angosciante 🙂
    Ti segnalo:
    rimbombii non so se è voluto, ma non sono riuscita a trovare un plurale di Rimbombo con due i.
    A mio parere, e io sono una che ricama parecchio, avresti potuto sfoltire un po’ le frasi. Parlando di arterie e vene collegate, sono collegate in quanto non ancora strappate, Mi convincono poco i macigni di mattoni e i cigolii delle catene, ma è una mia idea.
    Per la frase: “una vecchia casa ottocentesca su cui, su uno dei muri esterni” mi ritorna come una ripetizione. Scusa se mi permetto, ma a me le segnalazioni degli altri lettori hanno aiutato parecchio 🙂
    Alla prossima!
    p.s. scappa.

    • Ciao keziarica! Assolutamente apprezzo qualsiasi critica, soprattutto quelle costruttive! Avevo un po’ il timore che “cigolii delle catene” fosse un termine poco azzeccato, adesso ne ho la certezza! Vedrò di spremermi meglio, prossimamente, per rendere l’idea. Per tutto il resto, accolgo ed interioro, sperando di riuscire a sfoltire un po’ la prossima volta! L’unica cosa, rimbombii è il plurale di rimbombio e non di rimbombo; ma visto i refusi del precedente capitolo, hai fatto benissimo a segnalarmi un possibile errore! Grazie per essere passata e per il commento! Alla prossima!

  4. Un terribile incubo, non c’è che dire! ti segnalo una espressione che, curiosamente, per me ha aggiunto una nota, forse involontaria, di sarcasmo cinica e, “decontratturante”, scusa il termine.
    ” …Atrocemente deceduto …” mi sa di satira noir, e la trovo semplicemente “deliziosa” . Bene, bene. auguri🙏

  5. Ciao Alhazred,
    ti hanno già scritto dei refusi e le ripetizioni, io aggiungo “muffosa” non che sia errato, ma non mi pare adatto al racconto.
    Per il resto mi pare un buon incipit, dai risvolti sicuramente orribili (in senso positivo), voto per la rimozione del cuore, immagino che tu abbia previsto un modo per far continuare il racconto al morto 😉
    Alla prossima!

    • Ciao Dapiz! Grazie del commento, purtroppo mi sono accorto del refuso troppo tardi; hai presente quando aggiungi un termine all’ultimo secondo, giusto per dare quella nota in più, e poi non lo esamini accuratamente come hai fatto con tutto il resto? Vedrò di starci più attento col seguito! Sono contento che ti piaccia! Grazie di essere passato!

  6. Gran bell’incipit, mi è piaciuto molto! L’atmosfera è molto ansiogena e hai uno stile molto lovecraftiano, due elementi che in un horror calzano a pennello. Ti segnalo solo qualche avverbio di troppo e un uso forse eccessivo della parola “infame”, oltre a qualche refuso. L’opzione del sogno è troppo semplice, perciò visto che siamo in ballo balliamo: la Bestia gli estrae il cuore. Sono molto curioso di sapere come continua, alla prossima!

    • Ciao Lorenzo! Grazie del commento, nei prossimi capitoli proverò un po’ a sfoltire; purtroppo quando mi faccio prendere dal momento tendo ad appesantire la scrittura con tanti avverbi! Sono contento che ti piaccia! Grazie di essere passato!

  7. Ciao, ho trovato il tuo incipit molto interessante; per quanto riguarda l’opzione, ho votato per il sogno: magari quest’incubo potrebbe essersi verificato durante un momento particolare della vita del protagonista, oppure potrebbe incarnare uno stato d’animo dello stesso. Seguirò sicuramente questa storia. Aspetto il tuo secondo capitolo!

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