10 Ore (Di Follia)

Dove eravamo rimasti?

che succede Enrico pronto a tutto. (50%)

caccia al tesoro

—Come immaginavo, sono stati loro caro Enrico. Ma è stato un errore. Il tipo non sa che se io indago sul pesce forse lo prendo. Abbiamo due filoni di indagine e questo è bene anche se per ora è buio! Tu, per favore rimani qua, il tuo telefono al momento è prezioso ma se richiamano ci parlo io, intesi?
Riccio alzò le mani e si spostò su una sedia a lato; si preparava all’attesa ma il telefonino squillò subito, di nuovo.
—Pronto…
«Enrico sono Bettina, ha chiamato Rossella».
—Rossella, ok, e allora?
«Vuole che tu la vada a prendere, mi ha detto: ‘niente polizia altrimenti mi ammazzano!’. Richiameranno te tra poco, devi prendere l’auto e fare il pieno…»
il maresciallo allarmato gli prese il telefono dalle mani ma fece appena in tempo a dire pronto che la comunicazione cadde.
—Era Bettina?
—Sì, era Betty; devo andare a casa, ha paura e mi vuole lì.
—Certo, capisco, vai pure; questo è il mio cellulare, chiamami se hai novità e, mi raccomando: nessuna iniziativa chiaro?
—Va bene, va bene, vado.
Uscì di corsa dall’edificio e appena fuori fu salutato da una spigola freschissima ancora senza padrone.
Alle 9:45 era in auto, il pieno fatto e aspettava.
“Drin, drin”
«Pronto, Rossella?»
«Rosella sta qui, sta bene; se ci tieni a lei prendi verso Roma fino al distributore ERG e aspetta».
«Pronto, pronto!»
“Click!”
Enrico stava per comporre il numero del maresciallo ma immaginò che questo primo giro di giostra sarebbe servito per controllare la sua affidabilità e quindi era meglio obbedire e rimandare a più tardi l’arrivo dei nostri.
Si avviò nello scarso traffico e in dieci minuti fu sul posto.
“Drin!”

«Bravo! …Entra nel bar e guarda sotto l’ultima copia dei cruciverba in vendita»

“Click!”
Nel luogo indicato Enrico trovò una foto.
Era stata scattata con una polaroid, ritraeva Rossella con un cerotto sulla bocca e la faccia devastata dalla paura. Sul retro della foto le istruzioni:
‘Stazione dei bus di Rieti ore 10:10.’
Guardò l’ora e si avviò, senza fretta stavolta. La stazione era vicina e pensò che era meglio non farsi notare.
L’aria era mite, il traffico scarso, il mondo sembrava sorridere da dietro un vetro e, di qua il cuore a battere, a bussare come farebbe un cristo chiuso vivo in una bara sperando che il placido mondo idiota si accorga di lui.
Arrivò sul posto un minuto prima dell’orario previsto.
Numerosi erano i marciapiedi che dividevano i bus, quello era infatti il capolinea di varie tratte: Roma, Terni, Ascoli, L’Aquila oltre alle linee locali.
10:10, gli autobus partivano puntualissimi. Alcuni autisti si avvicinavano ai mezzi salutandosi tra loro e qualcuno aveva l’aria di chi ti fa un favore.
A quale bus prestare attenzione?
Ne scelse uno, direzione Roma, ma era quello sbagliato. Al via del capo scalo con la cartella dei tempi in mano seguì uno squillo del telefonino che lo fece trasalire.
«Vai verso Terni, idiota, se rivuoi tua sorella».
Allora fece una cosa che non si fa: parlò al conducente e lo convinse a farlo scendere per recuperare il bambino che aveva dimenticato alla partenza. Fece una corsa pazza verso la macchina. Il bus, quello giusto, era andato.
Drin, drin!
«Enrico sono Betty, ma dove cavolo stai?»
—Non posso adesso, non ti preoccupare ti chiamo tra poco.
Drin, drin!
«Troverai tua sorella alla prima fermata fuori città ».
10:23,
Drin! Drin!
«Enrico, sono Maugeri. Novità? Ma non è a casa?»
«No, sono uscito un attimo maresciallo, ehm, per respirare. Nessun messaggio».
«Ok rilassati, si faranno vivi, non temere, qui ormai siamo in grado di distaccare qualcuno e se vuoi…»
«No, grazie, per il momento sarebbero forze sprecate; le lascio a lei che saprà farne miglior uso».
Prima fermata ‘quattro strade’, Rossella non c’era. Il nostro eroe stava per arrendersi ai C.C. quando pensò di entrare nel bar vicino.
Avanzava lentamente fra i tavolini. Il telefono che rigirava nella mano taceva. La sua attenzione fu attirata da un uomo sui cinquanta: barba (finta?) e foulard vinaccia con disegno a rombi che lo guardava dritto negli occhi.
Enrico capì al volo si sedette davanti a lui.
L’uomo si chinò e gli parlò sottovoce.
—Mi creda, amico: oggi guadagnarsi da vivere non è facile, a meno che non si sappia, che so, costruire chitarre per esempio. Io guardi, se avessi un bel laboratorio di liuteria farei qualsiasi sacrificio per mantenerlo in perfetta efficienza. …Ne conviene? Guardi alla mia destra sulla sedia. C’è una borsa di tela, la vede? In quella borsa c’è qualcosa che deve tornare a casa ma io non posso portarla. Lo faccia lei per me. Ci rivedremo a Specchio. La richiamo io. Torni alla sua macchina. …Sì, lo so, buono… a proposito di sua sorella: era sul bus giusto, non la troverà qui. La troverà qualcun altro per lei, non dubiti, viva e vegeta. Però… però non faccia sbagli. Si scordi delle divise. Ha visto com’è facile che un bel negozio si trasformi in cenere! Bene; la borsa è qui. Mi raccomando. E buona musica!
Enrico uscì con la sua nuova sacca blu piena di chissà cosa. Fu come tornare a terra dopo un giro di giostra: il giro della morte. 

10:30.

Che cosa accade?

  • serve aiuto (20%)
    20
  • la cosa si allarga (40%)
    40
  • Riccio continua a girare a vuoto (40%)
    40
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27 Commenti

  • Ciao Fenderman,
    per me dimostrerà coraggio. Questo capitolo mi è piaciuto e mi è risultato anche più fruibile. Quando mi facevano notare i troppi personaggi, non capivo. Pensavo che fosse semplice tenere il conto di chi facesse cosa; certo che lo era, ma nella mia testa. Chi leggeva trovava un groviglio di nomi e situazioni che non gli potevano risultare chiari come a me. Con questo voglio dirti che la cosa migliore, in un racconto breve (per di più a puntate) è mantenere pochi personaggi, ben delineati, altrimenti il povero lettore fa fatica a tenere il filo. Credimi: non è una critica, solo un consiglio da chi questo errore lo commette spesso. Ti auguro una buonissima giornata e ci si rivede nel finale.
    Alla prossima!

  • Ciao Fenderman,
    direi che arrivato il memento di fare 2+2, anche perché siamo quasi in dirittura d’arrivo…
    Questo capitolo l’ho preferito agli altri, forse perché l’ho capito meglio. Il problema (non problema) di questi racconti, scritti a puntate, è che a volte si fatica a riprendere il filo. Se poi conti che, magari, ne leggi anche parecchi, tutti diversi tra loro… 🙂 Forse sto solo diventando vecchia 😉
    Alla prossima!

    • Ciao, frequento da poco questa piattaforma ma penso anch’io ormai, che inserirvi una trama gialla con la sua naturale complessità sia come mescolare acqua e olio. Il risultato è incerto e il lettore rischia di perdersi. Poiché The Incipit è così, temo che bisognerà approcciarlo con trame e scritture più semplici da memorizzare. È un peccato per chi ama scrivere di giallo ma tant’è!😊
      Ciao, grazie, alla prossima🙋

  • Grazie per lo spiegone iniziale, ne sentivo il bisogno e comunque mi pare che sia funzionale anche a presentare la seconda parte della storia. Diamo un po’ di spazio al commissario, visto che lo hai tirato dentro un’altra volta, voto “Maugeri ci vede benissimo”. Buon lavoro!

  • Ciao Fenderman,
    ora le cose sono un po’ più chiare, grazie per l’intro esplicativa. Direi che Maugeri ci vede benissimo e vediamo che succede ora. Siamo quasi in fondo e vanno tirate le somme. Sei bravo a creare imprevisti e la scrittura è sempre molto piacevole.
    Alla prossima!

  • Di chi il problema lo crea.
    Ciao Fenderman,
    comincio a farmi un’idea più chiara della storia. Ora, il caro Riccio (povero liutaio) ha con sé, quanto? centomila (manca una c o è voluto?) e qualcosa, visto che siamo poco dopo la metà dovrà ancora succedere, perciò vediamo cosa…
    Ci si rivede alla prossima!

  • Spostiamo l’attenzione sui soldi, tanto gira sempre tutto intorno ai soldi. Non capisco bene cosa potrebbe succedere adesso, la storia potrebbe chiudersi qui, ma siamo solo alla metà quindi mi viene il dubbio che ho saltato io qualche passaggio e mi sono un po’ persa. Probabilmente si chiarirà al prossimo capitolo. Buon lavoro!

  • Ciao, Keziarica, Enrico è sempre lui il fratello della rapita, e la “sua ” è voluto a sottolineare che il ritorno affrettato verso l’auto si era trasformato in fuga perché il cane ha preso ad inseguirlo. In quanto alla seconda coppia di banditi si è dileguata nell’episodio precedente con l’altra metà del bottino e naturalmente è a piede libero… Ciao,
    grazie e buon ferragosto?🙋

  • Ciao Fenderman,
    bella l’idea di dividere le scene, per poi farle combaciare nell’incontro/scontro.
    Quindi, ricapitolando: la ragazza è salva, i due della banda sono fuori combattimento, il malloppo è in mano a Enrico che è uno della seconda coppia di banditi (?)… quindi chi è Enrico? Il fratello della rapita?
    Ti segnalo questa frase:
    “una vera e propria fuga verso la macchina la sua perché”… la sua è voluto?
    Alla prossima!
    p.s. il liutaio

  • Ciao Fenderman,
    scusa, ma devo dirtelo, questo capitolo mi ha lasciato con una gran confusione. Non ho ben capito cosa è successo e chi ha fatto o deciso cosa. Lo so, forse rileggendo da principio…
    La forma è impeccabile, ma la sostanza risulta un po’ confusa, almeno a me.
    Voto per la riuscita dello scambio con un però.
    Alla prossima!

    • Ciao, l’hai detto, questo è il tallone del nostro Achille “the incipit”! Soprattutto in un giallo dove un dettaglio del primo episodio può diventare determinante nell’ultimo, la pubblicazione a episodi confonde e ogni volta bisognerebbe ricominciare a leggere da capo.
      In ogni caso i nostri banditi, divisi in due coppie, una con la ragazza e l’altra col malloppo, litigano; il malloppo passa come previsto nelle mani del nostro eroe, la metà della banda si dilegua e rimane solo la coppia che tiene la ragazza. Si concorda lo scambio. Questo nella sostanza. ciao, grazie…🙋

  • Ciao Fenderman,
    secondo me, i rapinatori litigano. Eh già, capita anche nelle migliori bande 🙂
    Molto bene, nessuna sbavatura e dialoghi serrati che non hanno bisogno d’altro che d’essere letti. Devo dire che, nonostante tu sia già bravo, il tuo stile migliora di volta in volta. I dialoghi con norme diverse possono starci con i pensieri, lascerei perdere la differenziazione tra dialogo al telefono e di persona, anche se il racconto è tuo e ci fai quel che vuoi. 🙂
    Alla prossima!

  • Ho scelto di far litigare i rapinatori, spesso succede, anche se questi mi sembrano aver studiato con cura il piano. Il capitolo scorre bene, giusto la punteggiatura mi infastidisce un po’, più che altro a livello grafico, non grammaticale. Tutti quei trattini sono antiestetici, sì, è una scemata, me ne rendo conto, ma l’occhio vuole la sua parte. Forse non serviva differenziare i dialoghi, tra telefonici e parlati e i pensieri, ma ognuno si organizza come meglio crede, ci mancherebbe altro. Buon lavoro!

  • Ciao Fenderman,
    con questo racconto stai virando al noir, nonostante la trovata del pesce orfano, mi pare a tinte più fosche. Un degno figlio di 3X1 e di Affare Tasmania. È come se ad ogni racconto tu cambiassi stile, hai cominciato a leggere qualcosa di nuovo?
    Voto perché la cosa si allarghi e stiamo a vedere come va. Il drin drin è risultato opprimente, bravo, hai messo anche questa volta ogni cosa al posto giusto.
    Alla prossima!

  • Rieccoti, ciao Fenderman,
    scusa ho letto che avevi cominciato un nuovo racconto, ma poi mi è passato di mente. Oggi ho commentato la chiusa di Gibbone e mi è tornato alla memoria.
    Direi che qui ci scappa un altro racconto divertente, forse meno dialogico? 🙂
    Ho votato: Enrico pronto a tutto e vediamo che succede.
    Alla prossima!

  • Eccoci di nuovo in gioco. Chiuso un caso se ne apre un altro. Voto “i C.C. non sanno che pesci pigliare…”, mi pare azzeccatissima.
    Ho dovuto rileggere la frase di apertura due volte perchè mi suonava strana, come se ci fosse un errore, che non c’è, però è davvero contorta messa così, anche se stilisticamente ha il suo perchè.
    Buon lavoro!

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