10 Ore (Di Follia)

Dove eravamo rimasti?

riuscirà lo scambio? non ci sarà nessuno scambio (50%)

Lo scambio

Numero-due, al secolo Ottavio Guardibene, avviò l’auto, e con calma diresse verso Terni; all’una poteva essere lì, puntuale all’appuntamento che aveva coi suoi soldi.
Lasciò così il fienile, la ragazza e il magrebino e salutò mentalmente i maledetti cani che abbaiavano; chissà perché i cani l’avevano sempre odiato tanto!

Enrico nello stesso momento partì in quarta verso casa di Rossella, recuperò la custodia con la sacca e volò verso Terni. All’una era già lì a parcheggiare mentre due occhi da faina lo osservavano da dietro la porta a vetri di un bar. Scese dall’auto e come convenuto cominciò a camminare.

Giuseppe, pensionato settantacinquenne, quel giorno aveva un compito da assolvere: suo figlio era andato a Roma per un concorso e gli aveva lasciato il suo pastore tedesco da custodire.
Il cucciolone era buono ma nervoso per la mancanza del “padrone” e così Giuseppe alla fine decise di fargli fare un giretto sperando che il pomeriggio sarebbe stato tranquillo.

Guarda te il caso a volte che brutti scherzi riesce a combinare! Certi scherzi poi finiscono spesso bene per qualcuno e, ahimè, male per altri. Come doveva succedere a quei tre che mossi da motivazioni diverse si ritrovarono per appuntamento o per combinazione nello stesso posto nello stesso momento e finirono per fondere in un’unica storia le loro diverse storie personali.

Enrico camminava da pochi minuti quando il suo cellulare squillò:
«Riccio, sono Maugeri, abbiamo trovato Rossella, era vicino Rieti in un fienile, è tutto a posto, adesso è all’ospedale per un controllo ma, tranquillo, sta benissimo! C’era uno con lei che si è arreso subito.»
Istintivamente Enrico si voltò, ‘quindi nessuno scambio!’, pensò mentre cercava di comporre il numero di Betty e tornare in fretta alla macchina. Nell’eccitazione del momento successe che non poté evitare di urtare Giuseppe che aveva appena superato; quello perse per un momento l’equilibrio e il guinzaglio gli sfuggì di mano. A quel punto il cane, liberato, balzò verso Enrico che cominciò a correre; una vera e propria fuga verso la macchina la sua perché il cane lo inseguiva mentre Giuseppe, poveraccio, arrancava urlando.
Arrivarono ben presto al parcheggio dove Numero-due-Ottavio-Guardibene aveva appena trovato la sacca nella macchina quando vide la scena. Enrico, che ormai non si aspettava più di trovarlo lì si bloccò… Il cane si fermò, ma ripartì subito cambiando obiettivo quando Ottavio si mosse accennando anche lui ad una fuga: puntò deciso su di lui, agguantò la sacca con la mascella e cominciò a tirare furiosamente. La lotta (o il gioco secondo i punti di vista,) durò poco perché la cinghia che aveva in mano Ottavio cedette.
Visto che cominciava ad avvicinarsi gente lui mollò del tutto e non facendo onore al suo cognome scappò via senza guardare. La sua fuga finì così un attimo dopo sotto le ruote un camion della spazzatura di passaggio. Prima di chiudere gli occhi definitivamente il poveraccio pensò: ‘Dimmi te se non è sfiga! I cani, maledetti, portano male!’.
Enrico fece due carezze al cucciolone stanchissimo, che lasciò presto il trofeo che stava masticando e, approfittando del bailamme che seguì l’investimento, buttò la sacca in macchina e partì, cercando di non farsi notare, direzione Rieti.
Giuseppe appena sopraggiunto e col cuore a mille riprese il guinzaglio tra le mani e si appoggiò ad una macchina; guardò il capannello di gente intorno all’investito, guardò l’animale ansimante e felice e imprecò mentalmente pensando al guaio in cui il figlio, il cane e il caso lo avevano cacciato!

Enrico sulla via del ritorno accusò il calo di tensione, le sue viscere iniziarono uno strano balletto doloroso costrette com’erano nella seduta dell’auto. Cominciò a sudare freddo, la ragione cedeva il passo ad un inspiegabile panico e furono una stradina di campagna e una siepe ad evitargli di farsela addosso.
Restò un attimo a respirare, tra le pannocchie quasi mature e il ronzio delle vespe tutt’intorno. L’aria mite e innocente del luogo contrastava il malessere dell’uomo che ha visto forse morire il suo nemico e non sa se deve considerarsi liberato o colpevole.

Più tardi all’ospedale poté ascoltare Il maresciallo fare il resoconto della liberazione:
«Siamo stati allertati da una signora di Rivodutri che ha le stalle e e i fienili a L’Ettie. Da un paio d’ore i suoi cani abbaiavano senza una ragione, il marito pensando a cinghiali che ormai abbondano in zona era sceso col fucile ma arrivato sul posto aveva visto una “bella macchina grigia” uscire dall’aia e imboccare la provinciale. Si era avvicinato al fienile e aveva potuto vedere una ragazza con le mani legate e la bandana tra i denti. Era quindi corso in casa dalla moglie che ci ha chiamati. La pattuglia della stazione C.C. locale è intervenuta subito e ha arrestato un extracomunitario che si è arreso consegnando un fucile, scarico, senza dire una sola parola. 

Enrico sorrise, ringraziò tutti e cominciò a… preoccuparsi del malloppo.

l'attenzione si sposta su:

  • il liutaio (67%)
    67
  • i latitanti (0%)
    0
  • i soldi (33%)
    33
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

17 Commenti

  1. Spostiamo l’attenzione sui soldi, tanto gira sempre tutto intorno ai soldi. Non capisco bene cosa potrebbe succedere adesso, la storia potrebbe chiudersi qui, ma siamo solo alla metà quindi mi viene il dubbio che ho saltato io qualche passaggio e mi sono un po’ persa. Probabilmente si chiarirà al prossimo capitolo. Buon lavoro!

  2. Ciao, Keziarica, Enrico è sempre lui il fratello della rapita, e la “sua ” è voluto a sottolineare che il ritorno affrettato verso l’auto si era trasformato in fuga perché il cane ha preso ad inseguirlo. In quanto alla seconda coppia di banditi si è dileguata nell’episodio precedente con l’altra metà del bottino e naturalmente è a piede libero… Ciao,
    grazie e buon ferragosto?🙋

  3. Ciao Fenderman,
    bella l’idea di dividere le scene, per poi farle combaciare nell’incontro/scontro.
    Quindi, ricapitolando: la ragazza è salva, i due della banda sono fuori combattimento, il malloppo è in mano a Enrico che è uno della seconda coppia di banditi (?)… quindi chi è Enrico? Il fratello della rapita?
    Ti segnalo questa frase:
    “una vera e propria fuga verso la macchina la sua perché”… la sua è voluto?
    Alla prossima!
    p.s. il liutaio

    • Ciao, l’hai detto, questo è il tallone del nostro Achille “the incipit”! Soprattutto in un giallo dove un dettaglio del primo episodio può diventare determinante nell’ultimo, la pubblicazione a episodi confonde e ogni volta bisognerebbe ricominciare a leggere da capo.
      In ogni caso i nostri banditi, divisi in due coppie, una con la ragazza e l’altra col malloppo, litigano; il malloppo passa come previsto nelle mani del nostro eroe, la metà della banda si dilegua e rimane solo la coppia che tiene la ragazza. Si concorda lo scambio. Questo nella sostanza. ciao, grazie…🙋

  4. Ciao Fenderman,
    secondo me, i rapinatori litigano. Eh già, capita anche nelle migliori bande 🙂
    Molto bene, nessuna sbavatura e dialoghi serrati che non hanno bisogno d’altro che d’essere letti. Devo dire che, nonostante tu sia già bravo, il tuo stile migliora di volta in volta. I dialoghi con norme diverse possono starci con i pensieri, lascerei perdere la differenziazione tra dialogo al telefono e di persona, anche se il racconto è tuo e ci fai quel che vuoi. 🙂
    Alla prossima!

  5. Ho scelto di far litigare i rapinatori, spesso succede, anche se questi mi sembrano aver studiato con cura il piano. Il capitolo scorre bene, giusto la punteggiatura mi infastidisce un po’, più che altro a livello grafico, non grammaticale. Tutti quei trattini sono antiestetici, sì, è una scemata, me ne rendo conto, ma l’occhio vuole la sua parte. Forse non serviva differenziare i dialoghi, tra telefonici e parlati e i pensieri, ma ognuno si organizza come meglio crede, ci mancherebbe altro. Buon lavoro!

  6. Ciao Fenderman,
    con questo racconto stai virando al noir, nonostante la trovata del pesce orfano, mi pare a tinte più fosche. Un degno figlio di 3X1 e di Affare Tasmania. È come se ad ogni racconto tu cambiassi stile, hai cominciato a leggere qualcosa di nuovo?
    Voto perché la cosa si allarghi e stiamo a vedere come va. Il drin drin è risultato opprimente, bravo, hai messo anche questa volta ogni cosa al posto giusto.
    Alla prossima!

  7. Eccoci di nuovo in gioco. Chiuso un caso se ne apre un altro. Voto “i C.C. non sanno che pesci pigliare…”, mi pare azzeccatissima.
    Ho dovuto rileggere la frase di apertura due volte perchè mi suonava strana, come se ci fosse un errore, che non c’è, però è davvero contorta messa così, anche se stilisticamente ha il suo perchè.
    Buon lavoro!

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi