Contro il tempo

Lunedì 17 Aprile 2019

Lunedì 17 Aprile 2019

Squilla il telefono. Alberto si sveglia di soprassalto, nel suo letto. Quasi accecato dal bagliore del display del suo iPhone, fa fatica a mettere a fuoco il nome che lampeggia. Prof. Caputi Iambrenghi. <<Cazzo, ma che ore sono?>>. Le otto e quarantadue. <<Cazzo, cazzo, cazzo!!>> “P-p-pronto?” balbetta. “Alberto, dove minchia stai?”. Il suo accento calabrese è spiccato, e quando si incazza diventa ancora più pronunciato. “Se non ti muovi a portare il tuo culo qui entro dieci minuti ti sbatto fuori a calci dal reparto!!”. Alberto balbetta qualche parola, ma invano: il suo primario ha già attaccato. . Deve sbrigarsi, non può tollerare l’ennesima sfuriata davanti a tutti i suoi colleghi. Arraffa al volo la polo Ralph Lauren che aveva indosso la sera prima, un jeans dal suo armadio, e la borsa porta computer con il suo Mac. Come diavolo ha fatto a non sentire la sveglia? Eppure la sera prima doveva averla impostata, come sempre.
Corre in garage, cerca affannato le chiavi del suo scooter. Era andato a letto tardi? Con chi era stato?
Lo scooter inizia a sfilare tra le macchine di Via Volta, rapido e scattante come una freccia. Deve accelerare, deve fare in fretta. È il suo turno di presentare un caso clinico, stavolta vuole fare bella figura. Ma l’appuntamento era alle 8.30, e lui è già in ritardo di mezz’ora.
Che cazzo era successo la sera prima? Ricorda di essere uscito… sì, è uscito con una ragazza. Conosciuta su Tinder, avevano cenato e a fine serata lui le aveva chiesto di tornare a casa, ovviamente, per scopare. Ma lei aveva detto no? E perché aveva detto no?
Lo scooter si infila tra un tir e una BMW, sfiorando uno specchietto.
La maglia è ormai zuppa di sudore. Porta una mano per provare a sventolare la polo sulla sua pelle. All’improvviso, avverte una sensazione strana. La maglia è zuppa, ma ha anche uno strano odore. Un odore ferroso. Abbassa lo sguardo. La maglia è completamente sporca di sangue. Forse è stato il togliere le mani dal manubrio, o la buca che ha preso all’improvviso. Fatto sta che lo scooter perde aderenza, e finisce sull’altra corsia. In quel momento, il 26 barrato sta attraversando la carreggiata a piena velocità. L’impatto è terrificante.

Lunedì 17 Aprile 2019
Squilla il telefono. Alberto si sveglia di soprassalto. Prof. Caputi Iambrenghi. <<Cazzo, ma che ore sono?>>. Le otto e quarantadue. <<Cazzo, cazzo, cazzo!!>> “P-p-pronto?” balbetta. “Alberto, dove minchia stai?”. Il suo accento calabrese è spiccato… <<Bah, un déjà-vu>>. Strano, è come se quel pensiero l’avesse già fatto, identico, in un altro momento. “…fuori a calci dal reparto!” finisce di urlare, non lasciandogli tempo di replicare. Deve sbrigarsi. Allunga un braccio per prendere la Ralph Lauren della sera prima, ma nel momento in cui la prende, ha un flash. La polo è completamente sporca di sangue. <<Che cazzo?>> Cos’era successo la sera prima? Da dove viene quel sangue? Non c’è tempo per pensare. Getta la polo in lavatrice, ci mette una marea di detersivo, e corre a vestirsi.
Corre in garage, cerca affannato le chiavi del suo scooter. Era andato a letto tardi? Perché non aveva impostato la sveglia?
Lo scooter inizia a sfilare tra le macchine di Via Volta. Ricorda di essere uscito… sì, è uscito con una ragazza. <<Di nuovo un cazzo di déjà-vu>> , pensa. Conosciuta su Tinder, avevano chattato per una settimana, poi lui l’aveva invitata in un American Bar. Avevano trascorso la serata insieme e diviso il conto. Lui aveva insistito per offrirle la cena, ma lei si era opposta. Poi, lui l’aveva condotta in macchina, e le aveva chiesto di tornare a casa sua, ovviamente, per scopare. Ma lei aveva detto no. Non era quel tipo di ragazza. <<Stupida troia>>.
Quasi sovrappensiero, riesce ad evitare all’ultimo momento una grossa buca, proprio mentre il 26 barrato lo incrocia sull’altra carreggiata.
Finalmente giugno in reparto. Annaspa mentre cerca di parcheggiare lo scooter e legarlo alla transenna. Sì precipita dentro, corre verso la sala riunioni senza neanche salutare la guardia all’ingresso.
Il professore lo fulmina. “Complimenti, Alberto. Ci hai fatto aspettare quaranta minchia di minuti qui. Ora fai una bella cosa. Prendi, e vattene da dove sei venuto!” Alberto, ancora ansimante per la corsa, è pietrificato. “Mèna, vattene!” gli urla contro il professore. Tutti i colleghi specializzandi lo guardano. “M-ma…la p-p-presentazione…” “Ah, la presentazione? E a che ora vogliamo cominciare a lavorare oggi, a mezzogiorno? Sparisci!”.
Alberto afferra la sua borsa, e con un gesto secco la lancia contro di lui. Poi infila la porta, e corre via.
Per strada è fuori di sé. <<Cazzo, cazzo, cazzooo!!!>>. Tira un pugno contro un vetro. “Vaffanculo!!”. Dolorante, confuso, inciampa sul marciapiede e rotola per terra. In quel momento, a piena velocità, un tir sta arrivando. L’impatto è terrificante.

Squilla il telefono.

In che giorno si risveglierà Alberto?

  • La settimana dopo: lunedì 24 Aprile (13%)
    13
  • Il giorno prima: domenica 16 Aprile (38%)
    38
  • Lo stesso giorno: lunedì 17 Aprile (50%)
    50
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68 Commenti

  • Come promesso, al decimo capitolo il mio commento. Bravo Giuseppe, complimenti. La storia era intrigante, ben costruita, anche difficile se vogliamo. Perché, ricordiamolo, nonostante il nostro autore avesse più o meno in testa un canovaccio, alla fine siamo stati noi a guidare la struttura del racconto. Magari per lui sarebbe stato sicuramente più semplice seguire i binari che aveva in testa sin dall’inizio.
    Rispondendo al commento di Valentina, non è stato Giuseppe a non avere coraggio nel disegnare un Alberto più “cattivo”, ma voi lettori che avete scelto il finale “redentorio” (dico “voi” perché io ho votato per la “dannazione” mannaggia, ora mi tocca pregarlo in privato per farmi dire cosa aveva in testa per quel ramo del racconto). Questa riflessione mi porta all’unica piccola critica, Giuse’.. l’occasione persa. Nel senso che al nono capitolo ci viene detto che a decidere del suo destino sarà l’anima (o la coscienza) di Alberto. Però a dire il vero, a decidere del suo destino siamo stati noi lettori. Quanto sarebbe stato intrigante sfondare la “quarta parete” e far capire ad Alberto che a decidere per lui c’erano una ventina di accaniti lettori dietro uno schermo (di PC o smartphone)? come avrebbe reagito il povero medico? chi avrebbe maledetto o ringraziato per la sua salvezza o dannazione? Valentina? Lorenzo? quella merdaccia di DarthVader1967 che già lo aveva spedito all’inferno?
    Ma ripeto, non è neanche una critica. Più uno spunto di riflessione su un racconto che mi ha davvero catturato. Bravo ancora Giuse’. Alla prossima ..
    PS: grossi rilievi stilistici o tecnici non me la sento di farteli, anche perché siamo tutti alle prime armi, e si può imparare a scrivere solo sbagliando. Vedo che hai usato un Point of View abbastanza saldo nella testa di Alberto, con poche sbavature, magari andrebbe ancora di più “immerso” nell’anima del protagonista, ma ripeto, andava già bene così..

    • Intanto grazie mille per il lungo commento, apprezzo! La dannazione avrebbe cambiato completamente tutto il tono del racconto, prometto prima o poi di scriverti almeno una bozza di quello che avevo in mente per l’anima dannata di Alberto.
      L’idea di sfondare la quarta parete sarebbe stata molto divertente da scrivere, lo ammetto! Il problema dal mio punto di vista è che mi avrebbe allontanato dal messaggio che ho cercato di trasmettere per tutto il racconto, cioè il percorso di riscoperta di sé stessi, di messa in discussione e di presa di coscienza di ciò che si è.
      Ci vediamo al prossimo racconto!

  • Peccato per questa svolta religiosa data alla storia, mi pare che tu non abbia avuto il coraggio di fare di Alberto un “cattivo” e lo abbia salvato con un calcio d’angolo al 90°. Avevo intuito che non era stato Alberto ad uccidere la ragazza, ma non mi aspettavo una conclusione così poco in line con l’incipit. Ad ogni modo la storia è stata interessante e piacevole, non sempre si è d’accordo con l’autore e le sue scelte, ma questo non toglie nulla al valore dello scritto. Aspetto la tua prossima storia!

    • Grazie del feedback! In realtà la connotazione non è strettamente religiosa, o comunque non riferita ad una religione in particolare, a me piace più definirla filosofica. Ad ogni modo, mi piaceva trasmettere l’idea di come spesso ci si possa sentire in colpa per qualcosa anche senza che questo corrisponda alla verità, e che fare un percorso di conoscenza di sé stessi può avvicinare alla verità. Tornerò con un’altra storia, a presto!

  • Bel finale, anche se onestamente non mi ha fatto impazzire, sarà che il resto del racconto mi è piaciuto così tanto che avevo aspettative molto alte. Comunque è una conclusione degna, mi è piaciuto in particolare anche la circolarità della vicenda, anche se mi aspettavo qualcosa di più amaro. In ogni caso il racconto nel suo complesso è notevole, sia per l’idea sia per la storia e la scrittura, sicuramente leggerò altri tuoi racconti!

  • Devo dire che lo spiegone appesantisce un po’ il racconto, visto che il colpo di scena si intuisce già dal capitolo precedente, però in un racconto come questo, dove le domande sono tante, le risposte sono poche e si ha voglia di sapere quanto più possibile, una spiegazione finale è quasi obbligata. Chissà ora cosa succederà nell’ultimo capitolo, confido che sarà qualcosa che saprà stupirmi!

    • Grazie della fiducia, spero ti piaccia anche il finale! Anch’io non sono un grande fan degli spiegoni, però da lettore mi dà spesso fastidio quando catturi la mia attenzione con misteri e domande, e alla fine lasci cose in sospeso, o peggio ancora dai risposte incoerenti (si, sto parlando anche di Lost…). In questo capitolo ho cercato di dare risposte senza rendere il tutto banale, o pesante. Spero, almeno in parte, di esserci riuscito.

      Comunque grazie del feedback, venerdì sera pubblico il capitolo finale!

  • Avevo votato scrivania sperando si risvegliasse nella stanza del suo terapeuta!
    Ora che Alberto è ufficialmente morto, non mi resta che augurargli la salvezza , giacchè ha vissuto l infanzia dannata e la scelta di fare il medico è già una espiazione.

  • Voto la casa in cui è cresciuto.
    Questo capitolo l’ho divorato e mi ha lasciata con il fiato sospeso.
    Si vede che hai pianificato tutto dall’inizio e sai dove andare a parare.
    Alberto si era giocato la mia empatia quando ha ucciso il suo cane… in questo capitolo, puoi ben immaginare come poco lo sostenga. Trovo comunque interessante una storia dal punto di vista di un possibile villain. Spesso queste personalità deviate e violente, sono a livello letterario, più intriganti.
    Aspetto l’aggiornamento!

    • Mi piace che il racconto susciti emozioni diverse in persone diverse e sono contento ti stia piacendo! Penso apprezzerai particolarmente la scelta finale, dopo il prossimo capitolo.
      Sì, la storia ce l’ho in mente dall’inizio, ho dovuto fare diverse deviazioni nei vari salti temporali in base alle vostre scelte però sì, sapevo dove andare a parare. Spero a questo punto che gli ultimi due capitoli siano all’altezza delle aspettative!

  • Capitolo dopo capitolo, un racconto che mi incolla allo schermo . Ho trovato coerente la descrizione dei tratti di personalità dei personaggi anche se solo accennati, e il ruolo di ciascuno . Penso che questo abbia impedito di cadere nella banalità e di mantenere sempre la trama viva ed originale. Nonostante la brevità il racconto non è mai superficiale, semplicisistico o banale . I salti temporali e mi piacciono tantissimo e trovo la modalità di scrittura fluida .non vedo l’ ora di leggere il prossimo . Se tu dovessi mai scrivere un libro lo comprerei ! 🙂

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