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Dove eravamo rimasti?

In che giorno si risveglierà Alberto? Lo stesso giorno: lunedì 17 Aprile (50%)

Lunedì 17 Aprile - 2° ciclo

Lunedì 17 Aprile 2019

Squilla il telefono. Alberto si sveglia di soprassalto. Prof. Caputi Iambrenghi. Di nuovo? Non è già stato vissuto questo momento? Guarda l’orario, sono le otto e quarantadue. <<Sì?>>, <<Alberto, dove minchia stai? Se non ti muovi a portare il tuo culo qui entro dieci minuti ti sbatto fuori a calci dal reparto!>>. Che strano, quelle parole, così cariche di disprezzo e di rabbia nei suoi confronti, non lo colpiscono come dovrebbero. È come se le avesse già sentite. Non fa in tempo a rispondere qualcosa che il professore ha interrotto la chiamata senza dargli tempo di rispondere. Stronzo. Ora però deve sbrigarsi, non può tollerare l’ennesima sfuriata…
D’improvviso un flash acceca la sua mente, un déjà-vu così potente da sembrare un sogno vivido. L’immagine della sua Ralph Lauren ricoperta di sangue, lui che si schianta in scooter contro il 27 barrato. Ma no, non si è schiantato, quella polo l’ha lanciata in lavatrice, ancora sporca, per cercare di lavare via tutto quel sangue rappreso.
Alza gli occhi. La polo è lì, sulla sedia ai piedi del letto, proprio dove l’ha lasciata la sera prima. Completamente sporca di sangue. <<Non è possibile, no, non è possibile>> biascica a voce bassa, fra sé e sé. Che gli succede? Prende la polo, la osserva, la annusa. Un’altra ondata di ricordi lo investe. Ricordi della serata di ieri, con quella ragazza. Viviana, o forse Valeria? Veronica! Sì, Veronica. Si erano conosciuti su Tinder, avevano chattato per una settimana. Si erano mandati foto esplicite, a lei piaceva farlo eccitare con selfie provocanti, lui rispondeva dimostrandogli la sua eccitazione.
Si erano accordati per vedersi a cena una volta finito il suo turno in reparto.
<<Cazzo, quella merda di professore mi sta aspettando>> esclama. Lascia cadere la sua polo e si affretta a vestirsi e a scendere in garage per prendere lo scooter.
Mentre viaggia tra le strade della città, avverte un’inspiegabile senso di derealizzazione. Persino le auto che incrocia gli sembrano familiari. Il tir, la BMW, il 27 barrato, sembrano tutti identici a qualcosa di già visto, già vissuto. E mentre evita all’ultimo momento una grossa buca nell’asfalto, torna a serpeggiare sempre più intenso il ricordo della sera prima, come se fosse qualcosa di molto importante, ma difficile da ricordare, confuso, annebbiato. O forse è semplicemente stanco, incazzato perché svegliatosi di soprassalto e per l’umiliazione che sta per ricevere davanti a tutti. 
Entra in ospedale, giunge in reparto, imbocca l’ingresso della sala riunioni.
Il professore lo fulmina. <<Complimenti, Alberto. Ci hai fatto aspettare quaranta minchia di minuti qui. Ora fai una bella cosa. Prendi, e vattene da dove sei venuto!>> Una pausa, Alberto rimane immobile. <<Mèna, vattene!>> gli urla contro. Tutti lo guardano. Alberto resiste all’impulso di lanciargli contro la sua borsa. Non sa bene perché ha rinunciato a farlo, è come se avesse avuto uno strano presagio, una sensazione di qualcosa di terribile che sta per accadere. Serra le labbra, ribolle di rabbia, una rabbia già sentita, già provata, una rabbia distruttiva, che tuttavia appare lontana. Esce fuori dalla sala senza dire una parola, nello stupore generale. Cosa gli sta succedendo? La mente torna ancora alla serata di ieri, e mentre lo fa, un dolore sordo inizia a martellargli le tempie. Si appoggia ad una panchina fuori dal reparto.
Era uscito con quella ragazza. Erano andati in quell’American Bar, avevano diviso il conto anche se lui non avrebbe voluto. Lei però insisteva. Era un’insistente piccola troia.
Il dolore alle tempie si fa sempre più forte, tanto da costringerlo ad attingere alla scorta personale di tachipirina, nella sua borsa, per trovare sollievo.
L’aveva rifiutato. Avevano flirtato tutta la sera ma poi, quando era il momento di tornare a casa per scopare, lei lo aveva guardato con sdegno, e gli aveva detto di no. Si era offerto di riaccompagnarla a casa, fingendo di aver accettato il rifiuto, di aver compreso. Ma no, non era ancora ora di andare a nanna. 
Quasi inconsapevolmente ingoia una seconda tachipirina. Subito dopo, una terza.
È strano. Una forza sembra guidare i movimenti delle mani, una forza slegata dalla sua volontà.
I ricordi sono sempre più annebbiati. Cos’era successo dopo? Si alza in piedi, il passo è incerto, barcolla in preda alle vertigini. Dev’essere colpa del mal di testa, senz’altro. Prende altre tre compresse, per essere sicuro che il malessere passi. Ma niente, non passa. Anzi, per qualche motivo assurdo, il malessere sta aumentando ogni secondo di più. Delle persone iniziano ad avvicinarlo, a chiedergli se sta bene. Lui non risponde. Fa un altro paio di passi, poi crolla. Sbatte la faccia sull’asfalto. L’impatto è terrificante.

Sente una voce femminile che gli sussurra all’orecchio:<<Per quanto tempo ancora vogliamo andare avanti con questa storia?>>

Squilla il telefono.

In che giorno si risveglierà Alberto?

  • 24 anni prima, all'età di 8 anni: 12 Luglio 1995 (60%)
    60
  • Il giorno prima: domenica 16 Aprile 2019 (30%)
    30
  • Il giorno stesso: lunedì 17 Aprile 2019 (10%)
    10
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68 Commenti

  • Come promesso, al decimo capitolo il mio commento. Bravo Giuseppe, complimenti. La storia era intrigante, ben costruita, anche difficile se vogliamo. Perché, ricordiamolo, nonostante il nostro autore avesse più o meno in testa un canovaccio, alla fine siamo stati noi a guidare la struttura del racconto. Magari per lui sarebbe stato sicuramente più semplice seguire i binari che aveva in testa sin dall’inizio.
    Rispondendo al commento di Valentina, non è stato Giuseppe a non avere coraggio nel disegnare un Alberto più “cattivo”, ma voi lettori che avete scelto il finale “redentorio” (dico “voi” perché io ho votato per la “dannazione” mannaggia, ora mi tocca pregarlo in privato per farmi dire cosa aveva in testa per quel ramo del racconto). Questa riflessione mi porta all’unica piccola critica, Giuse’.. l’occasione persa. Nel senso che al nono capitolo ci viene detto che a decidere del suo destino sarà l’anima (o la coscienza) di Alberto. Però a dire il vero, a decidere del suo destino siamo stati noi lettori. Quanto sarebbe stato intrigante sfondare la “quarta parete” e far capire ad Alberto che a decidere per lui c’erano una ventina di accaniti lettori dietro uno schermo (di PC o smartphone)? come avrebbe reagito il povero medico? chi avrebbe maledetto o ringraziato per la sua salvezza o dannazione? Valentina? Lorenzo? quella merdaccia di DarthVader1967 che già lo aveva spedito all’inferno?
    Ma ripeto, non è neanche una critica. Più uno spunto di riflessione su un racconto che mi ha davvero catturato. Bravo ancora Giuse’. Alla prossima ..
    PS: grossi rilievi stilistici o tecnici non me la sento di farteli, anche perché siamo tutti alle prime armi, e si può imparare a scrivere solo sbagliando. Vedo che hai usato un Point of View abbastanza saldo nella testa di Alberto, con poche sbavature, magari andrebbe ancora di più “immerso” nell’anima del protagonista, ma ripeto, andava già bene così..

    • Intanto grazie mille per il lungo commento, apprezzo! La dannazione avrebbe cambiato completamente tutto il tono del racconto, prometto prima o poi di scriverti almeno una bozza di quello che avevo in mente per l’anima dannata di Alberto.
      L’idea di sfondare la quarta parete sarebbe stata molto divertente da scrivere, lo ammetto! Il problema dal mio punto di vista è che mi avrebbe allontanato dal messaggio che ho cercato di trasmettere per tutto il racconto, cioè il percorso di riscoperta di sé stessi, di messa in discussione e di presa di coscienza di ciò che si è.
      Ci vediamo al prossimo racconto!

  • Peccato per questa svolta religiosa data alla storia, mi pare che tu non abbia avuto il coraggio di fare di Alberto un “cattivo” e lo abbia salvato con un calcio d’angolo al 90°. Avevo intuito che non era stato Alberto ad uccidere la ragazza, ma non mi aspettavo una conclusione così poco in line con l’incipit. Ad ogni modo la storia è stata interessante e piacevole, non sempre si è d’accordo con l’autore e le sue scelte, ma questo non toglie nulla al valore dello scritto. Aspetto la tua prossima storia!

    • Grazie del feedback! In realtà la connotazione non è strettamente religiosa, o comunque non riferita ad una religione in particolare, a me piace più definirla filosofica. Ad ogni modo, mi piaceva trasmettere l’idea di come spesso ci si possa sentire in colpa per qualcosa anche senza che questo corrisponda alla verità, e che fare un percorso di conoscenza di sé stessi può avvicinare alla verità. Tornerò con un’altra storia, a presto!

  • Bel finale, anche se onestamente non mi ha fatto impazzire, sarà che il resto del racconto mi è piaciuto così tanto che avevo aspettative molto alte. Comunque è una conclusione degna, mi è piaciuto in particolare anche la circolarità della vicenda, anche se mi aspettavo qualcosa di più amaro. In ogni caso il racconto nel suo complesso è notevole, sia per l’idea sia per la storia e la scrittura, sicuramente leggerò altri tuoi racconti!

  • Devo dire che lo spiegone appesantisce un po’ il racconto, visto che il colpo di scena si intuisce già dal capitolo precedente, però in un racconto come questo, dove le domande sono tante, le risposte sono poche e si ha voglia di sapere quanto più possibile, una spiegazione finale è quasi obbligata. Chissà ora cosa succederà nell’ultimo capitolo, confido che sarà qualcosa che saprà stupirmi!

    • Grazie della fiducia, spero ti piaccia anche il finale! Anch’io non sono un grande fan degli spiegoni, però da lettore mi dà spesso fastidio quando catturi la mia attenzione con misteri e domande, e alla fine lasci cose in sospeso, o peggio ancora dai risposte incoerenti (si, sto parlando anche di Lost…). In questo capitolo ho cercato di dare risposte senza rendere il tutto banale, o pesante. Spero, almeno in parte, di esserci riuscito.

      Comunque grazie del feedback, venerdì sera pubblico il capitolo finale!

  • Avevo votato scrivania sperando si risvegliasse nella stanza del suo terapeuta!
    Ora che Alberto è ufficialmente morto, non mi resta che augurargli la salvezza , giacchè ha vissuto l infanzia dannata e la scelta di fare il medico è già una espiazione.

  • Voto la casa in cui è cresciuto.
    Questo capitolo l’ho divorato e mi ha lasciata con il fiato sospeso.
    Si vede che hai pianificato tutto dall’inizio e sai dove andare a parare.
    Alberto si era giocato la mia empatia quando ha ucciso il suo cane… in questo capitolo, puoi ben immaginare come poco lo sostenga. Trovo comunque interessante una storia dal punto di vista di un possibile villain. Spesso queste personalità deviate e violente, sono a livello letterario, più intriganti.
    Aspetto l’aggiornamento!

    • Mi piace che il racconto susciti emozioni diverse in persone diverse e sono contento ti stia piacendo! Penso apprezzerai particolarmente la scelta finale, dopo il prossimo capitolo.
      Sì, la storia ce l’ho in mente dall’inizio, ho dovuto fare diverse deviazioni nei vari salti temporali in base alle vostre scelte però sì, sapevo dove andare a parare. Spero a questo punto che gli ultimi due capitoli siano all’altezza delle aspettative!

  • Capitolo dopo capitolo, un racconto che mi incolla allo schermo . Ho trovato coerente la descrizione dei tratti di personalità dei personaggi anche se solo accennati, e il ruolo di ciascuno . Penso che questo abbia impedito di cadere nella banalità e di mantenere sempre la trama viva ed originale. Nonostante la brevità il racconto non è mai superficiale, semplicisistico o banale . I salti temporali e mi piacciono tantissimo e trovo la modalità di scrittura fluida .non vedo l’ ora di leggere il prossimo . Se tu dovessi mai scrivere un libro lo comprerei ! 🙂

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