Contro il tempo

Dove eravamo rimasti?

In che giorno si risveglierà Alberto? Nel passato: il giorno della sua laurea, martedì 7 Ottobre 2014 (70%)

Martedì 7 Ottobre 2014

Martedì 7 Ottobre 2014
Suona una campana. È la sua sveglia, l’intro di “Hallowed be thy name” degli Iron Maiden, una canzone che parla degli ultimi pensieri di un condannato a morte. Ricorda che la usava ai tempi dell’università, quando era nella sua fase metal.

Alberto si sveglia di soprassalto. È nella stanza in cui è cresciuto, in casa di sua madre. Che strano, non ricorda di essere venuto qui a dormire ieri sera. Spegne la sveglia distrattamente, scende al piano di sotto. Sua madre è in vestaglia, con la caffettiera in mano. <<Buongiorno Alberto, caffè?>> Alberto esita. <<Che ci faccio qui? Perché non sono a casa mia?>>
<<Amore, che dici? Sei a casa tua!>> gli dice sua madre con tono perplesso. <<No, questa è casa tua, mamma. Non è più casa mia da anni ormai>>. Mentre sua madre lo guarda attonita, gli viene un dubbio. Che giorno è oggi? Non lo ricorda. <<Alberto ma che hai stamattina? Calmati! Sei a casa, e tra tre ore sarai finalmente laureato!>>
<<Mamma ma smettila, ma se mi sono laureato cinque anni fa…>> Raggela. Guarda il calendario sul frigo. È il 2014.
<<No, no, no… Che cazzo ci faccio qui? Dimmelo! Che ci faccio qui??>>
<<Alberto ti prego, mi stai spaventando>>
<<Zitta! Non sto parlando con te!>>
Si guarda intorno, aspettando una risposta dalla Voce.
<<Cosa devo fare?? Cosa devo vedere adesso??>> urla, consapevole dello sguardo sconvolto di sua madre. Ma la Voce non risponde. Ad un certo punto un dubbio atroce lo dilania. E se fosse tutto un suo delirio? E se ciò che ha visto, il sangue, la ragazza, l’incidente, fosse stato solo un sogno? Possibile che la tensione per la laurea gli abbia fatto uno scherzo simile? Eppure quella Voce…
Si lascia cadere su una sedia, mentre sua madre gli versa il caffè.
<<Calmati, amore mio. Sei teso, è normale>>. Resta per un attimo in silenzio, come se volesse pesare con attenzione le sue parole successive. Poi prende fiato, e prosegue:<<Stai pensando a papà, vero?>>
La domanda riporta Alberto alla realtà con la forza di un pugno nello stomaco.
<<Papà…>>
Lei si alza, sciabatta con lentezza verso uno dei ripiani più alti della credenza e si solleva sulle punte per raggiungere un vecchio portaoggetti in ceramica. Ne estrae una lettera.
<<Non sapevo quando dartela. Non sapevo se dartela. Ma forse se stai così è perché stai pensando a lui>> gli dice abbassando progressivamente il tono, come se parlare le costasse fatica. Poi si decide. Gli porge la lettera. Lui la afferra. La apre. È la grafia di papà, tremolante, incerta, ma inconfondibile. Sussulta, mentre sente un forte magone risalire dal fondo della gola.
<<L’ha scritta una settimana prima di…prima di andarsene>> gli dice con un filo di voce, prima di sprofondare in un lungo silenzio.
Alberto, pietrificato, inizia a leggere.
Alberto, ti scrivo con difficoltà, la mano si rifiuta di stare ferma. Cognetti, il mio collega, mi dice che non mi resta molto. Gli ho chiesto se riuscirò a vedere il risultato del tuo test d’ingresso, ma lui crede di no. Tua madre mi ha chiesto di scriverti, lo sa che non sono bravo. Mi sta aiutando a tenere il foglio fermo. Ama tua madre, portale rispetto quando io non ci sarò“.
Gli occhi di Alberto sono lucidi.
Quando ti vedo studiare mi rivedo quando ero giovane, quando avevo la tua passione, e l’alcol non mi aveva ancora mangiato il fegato. Non fare i miei stessi errori, ti prego. Spero di vederti presto, di sapere che sei entrato a medicina, e anche se non ci sarò quando succederà, sono certo che diventerai un medico bravo, più bravo del tuo papà.”
Alberto singhiozza sommessamente.
Ricordati figlio mio. Non credere di avere tutte le risposte, per anni ho creduto di aver capito la vita, e ora che sta per finire capisco di non aver capito niente.
Sii te stesso, sempre. Ama tua madre. Papà ti vuole bene e ti porta nel cuore.
Ciao, Alberto
Alberto si accascia. Piange lacrime incontenibili.
Sua madre gli si avvicina, lo abbraccia. Le lacrime di Alberto bagnano la lettera tra le sue mani. <<Scusa se non te l’ho consegnata prima. Fu lui a chiedermi di dartela dopo la sua morte. Ti ha sempre voluto bene>>.

Anni di sentimenti ambivalenti, amore, odio, violenze, emozioni, sentimenti, rabbia, si mescolano insieme.

<<Cosa senti?>> È la Voce. Sentirla così all’improvviso è al tempo stesso rassicurante e angosciante.
<<Non lo so. Perché lo sto rivivendo? Ho bisogno di saperlo, dimmelo. Perché sto rivivendo questo giorno?>>
<<Perché hai iniziato a cercare la risposta>>
<<Qual è la domanda?>>
<<Non sei ancora pronto>>

Suona una campana.

In che giorno si risveglierà Alberto?

  • Nel futuro: sette mesi dopo, Mercoledì 13 Novembre 2019 (44%)
    44
  • Nel presente: Lunedì 17 Aprile 2019 (22%)
    22
  • Nel passato: due anni fa, Sabato 11 Marzo 2017 (33%)
    33
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68 Commenti

  • Come promesso, al decimo capitolo il mio commento. Bravo Giuseppe, complimenti. La storia era intrigante, ben costruita, anche difficile se vogliamo. Perché, ricordiamolo, nonostante il nostro autore avesse più o meno in testa un canovaccio, alla fine siamo stati noi a guidare la struttura del racconto. Magari per lui sarebbe stato sicuramente più semplice seguire i binari che aveva in testa sin dall’inizio.
    Rispondendo al commento di Valentina, non è stato Giuseppe a non avere coraggio nel disegnare un Alberto più “cattivo”, ma voi lettori che avete scelto il finale “redentorio” (dico “voi” perché io ho votato per la “dannazione” mannaggia, ora mi tocca pregarlo in privato per farmi dire cosa aveva in testa per quel ramo del racconto). Questa riflessione mi porta all’unica piccola critica, Giuse’.. l’occasione persa. Nel senso che al nono capitolo ci viene detto che a decidere del suo destino sarà l’anima (o la coscienza) di Alberto. Però a dire il vero, a decidere del suo destino siamo stati noi lettori. Quanto sarebbe stato intrigante sfondare la “quarta parete” e far capire ad Alberto che a decidere per lui c’erano una ventina di accaniti lettori dietro uno schermo (di PC o smartphone)? come avrebbe reagito il povero medico? chi avrebbe maledetto o ringraziato per la sua salvezza o dannazione? Valentina? Lorenzo? quella merdaccia di DarthVader1967 che già lo aveva spedito all’inferno?
    Ma ripeto, non è neanche una critica. Più uno spunto di riflessione su un racconto che mi ha davvero catturato. Bravo ancora Giuse’. Alla prossima ..
    PS: grossi rilievi stilistici o tecnici non me la sento di farteli, anche perché siamo tutti alle prime armi, e si può imparare a scrivere solo sbagliando. Vedo che hai usato un Point of View abbastanza saldo nella testa di Alberto, con poche sbavature, magari andrebbe ancora di più “immerso” nell’anima del protagonista, ma ripeto, andava già bene così..

    • Intanto grazie mille per il lungo commento, apprezzo! La dannazione avrebbe cambiato completamente tutto il tono del racconto, prometto prima o poi di scriverti almeno una bozza di quello che avevo in mente per l’anima dannata di Alberto.
      L’idea di sfondare la quarta parete sarebbe stata molto divertente da scrivere, lo ammetto! Il problema dal mio punto di vista è che mi avrebbe allontanato dal messaggio che ho cercato di trasmettere per tutto il racconto, cioè il percorso di riscoperta di sé stessi, di messa in discussione e di presa di coscienza di ciò che si è.
      Ci vediamo al prossimo racconto!

  • Peccato per questa svolta religiosa data alla storia, mi pare che tu non abbia avuto il coraggio di fare di Alberto un “cattivo” e lo abbia salvato con un calcio d’angolo al 90°. Avevo intuito che non era stato Alberto ad uccidere la ragazza, ma non mi aspettavo una conclusione così poco in line con l’incipit. Ad ogni modo la storia è stata interessante e piacevole, non sempre si è d’accordo con l’autore e le sue scelte, ma questo non toglie nulla al valore dello scritto. Aspetto la tua prossima storia!

    • Grazie del feedback! In realtà la connotazione non è strettamente religiosa, o comunque non riferita ad una religione in particolare, a me piace più definirla filosofica. Ad ogni modo, mi piaceva trasmettere l’idea di come spesso ci si possa sentire in colpa per qualcosa anche senza che questo corrisponda alla verità, e che fare un percorso di conoscenza di sé stessi può avvicinare alla verità. Tornerò con un’altra storia, a presto!

  • Bel finale, anche se onestamente non mi ha fatto impazzire, sarà che il resto del racconto mi è piaciuto così tanto che avevo aspettative molto alte. Comunque è una conclusione degna, mi è piaciuto in particolare anche la circolarità della vicenda, anche se mi aspettavo qualcosa di più amaro. In ogni caso il racconto nel suo complesso è notevole, sia per l’idea sia per la storia e la scrittura, sicuramente leggerò altri tuoi racconti!

  • Devo dire che lo spiegone appesantisce un po’ il racconto, visto che il colpo di scena si intuisce già dal capitolo precedente, però in un racconto come questo, dove le domande sono tante, le risposte sono poche e si ha voglia di sapere quanto più possibile, una spiegazione finale è quasi obbligata. Chissà ora cosa succederà nell’ultimo capitolo, confido che sarà qualcosa che saprà stupirmi!

    • Grazie della fiducia, spero ti piaccia anche il finale! Anch’io non sono un grande fan degli spiegoni, però da lettore mi dà spesso fastidio quando catturi la mia attenzione con misteri e domande, e alla fine lasci cose in sospeso, o peggio ancora dai risposte incoerenti (si, sto parlando anche di Lost…). In questo capitolo ho cercato di dare risposte senza rendere il tutto banale, o pesante. Spero, almeno in parte, di esserci riuscito.

      Comunque grazie del feedback, venerdì sera pubblico il capitolo finale!

  • Avevo votato scrivania sperando si risvegliasse nella stanza del suo terapeuta!
    Ora che Alberto è ufficialmente morto, non mi resta che augurargli la salvezza , giacchè ha vissuto l infanzia dannata e la scelta di fare il medico è già una espiazione.

  • Voto la casa in cui è cresciuto.
    Questo capitolo l’ho divorato e mi ha lasciata con il fiato sospeso.
    Si vede che hai pianificato tutto dall’inizio e sai dove andare a parare.
    Alberto si era giocato la mia empatia quando ha ucciso il suo cane… in questo capitolo, puoi ben immaginare come poco lo sostenga. Trovo comunque interessante una storia dal punto di vista di un possibile villain. Spesso queste personalità deviate e violente, sono a livello letterario, più intriganti.
    Aspetto l’aggiornamento!

    • Mi piace che il racconto susciti emozioni diverse in persone diverse e sono contento ti stia piacendo! Penso apprezzerai particolarmente la scelta finale, dopo il prossimo capitolo.
      Sì, la storia ce l’ho in mente dall’inizio, ho dovuto fare diverse deviazioni nei vari salti temporali in base alle vostre scelte però sì, sapevo dove andare a parare. Spero a questo punto che gli ultimi due capitoli siano all’altezza delle aspettative!

  • Capitolo dopo capitolo, un racconto che mi incolla allo schermo . Ho trovato coerente la descrizione dei tratti di personalità dei personaggi anche se solo accennati, e il ruolo di ciascuno . Penso che questo abbia impedito di cadere nella banalità e di mantenere sempre la trama viva ed originale. Nonostante la brevità il racconto non è mai superficiale, semplicisistico o banale . I salti temporali e mi piacciono tantissimo e trovo la modalità di scrittura fluida .non vedo l’ ora di leggere il prossimo . Se tu dovessi mai scrivere un libro lo comprerei ! 🙂

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