Gente di mare

Dove eravamo rimasti?

Siamo giuti alla fine. La storia si conclude: Bene. (50%)

Welcome on Board

Quando arrivai, ancora pacifica dopo la chiacchierata con Paolo, l’ufficio aveva appena cominciato a riempirsi, ma di Michele e di Mirella nemmeno l’ombra. Non mi importava: il test sarebbe andato come doveva andare, e se era destino che quello fosse il mio ultimo giorno a bordo… be’, era stata pur sempre un’avventura. E avrei trovato il modo di farla fruttare, e di far funzionare anche le cose con Elisa.

Il solo pensiero mi strinse lo stomaco. E se quella che era appena finita fosse stata l’ultima notte che avremmo potuto passare insieme?

Ma sei scema? Proprio ora ti metti a pensare queste cose? Vuol dire che parlare con Paolo non ti è servito a un cazzo.

Cercai di ritrovare quella calma zen così poco familiare che avevo provato fino a pochi minuti prima. Ritrovai la pace appena in tempo. Mirella entrò impettita sui suoi tacchi a spillo, seguita a ruota da Michele.

Si va in scena.

Uscimmo dall’ufficio e andammo in un angolo appartato del bar di fronte al front desk. Non c’erano ancora molte persone, vista l’ora. Mirella si accomodò accavallando le gambe. Michele e io le eravamo di fronte, sembrava quasi un esame di laurea.

«Sei pronta? Ti è passata l’agitazione di ieri?» mi chiese Mirella.

Dovetti mordermi la lingua per non risponderle male. Annuii appena, e riuscii anche a produrre un sorriso che non sembrasse troppo forzato. Non era il momento di lasciarsi sopraffare dalla rabbia e dalla frustrazione.

Il test cominciò con domande semplici, cose che avevo imparato con la pratica e per cui in ogni caso bastava un minimo di buon senso. Rispondere correttamente mi dava forza, e nemmeno la presenza di Michele riusciva a infastidirmi. Quando passammo a cose più complicate, però, cominciai a sentirmi mancare la terra sotto i piedi. Mi passai i palmi sudati delle mani sulla gonna.

Calma, sta calma, cazzo.

Ripensai a come ero riuscita a cavarmela fino a quel momento, come mi aveva fatto notare Paolo. E poi, come le nuvole quando si dividono per far passare il sole, capii come avrei potuto cavarmela anche in quel momento.

Il corso di addestramento. Era tutto lì, nella mia testa. Al diavolo Michele e le sue ridicole macchinazioni da galletto. Riuscii a rispondere a tutto, se non in maniera perfetta almeno in modo tale da non fare proprio la figura della deficiente.

«Mmm, bene. Direi che può andare. Però c’è ancora molto, molto da lavorare. E tu che dicevi che Michele non ti aveva insegnato proprio niente…»

Tornai al bancone del front desk con il cuore leggero e un sorriso a trentadue denti stampato in faccia.

La mattina passò in un baleno, ero serena e soddisfatta. Avevo solo un pensiero in testa: dare a Elisa la buona notizia, e invitarla a pranzo a terra in qualche bel ristorantino sul mare, per festeggiare.

In pausa pranzo la cercai, ma senza successo.

Pazienza, glielo diremo stasera. Così poi possiamo festeggiare in qualche altro modo…

Fu con questo spirito che bussai alla sua porta. Quando aprì aveva il viso pallido e tirato, e il sorriso che avevo sulle labbra morì ancora prima di nascere.

«Che è successo?» le chiesi, temendo già il peggio.

«Mi hanno presa. Al master.»

Lì per lì non capii di cosa stesse parlando. Poi mi ricordai di quella prima sera al crew bar, quando mi aveva raccontato dei suoi progetti per il futuro, e che faceva questo lavoro solo per potersi pagare quel master.

Cazzo. Cazzo, cazzo. Perché.

«Non ci andrò.»

Cosa?

«Cosa?»

«Non è il momento. Non ho ancora abbastanza soldi da parte. E poi non sono neanche a metà contratto, non avrebbe senso mollare tutto così…»

«Non mi avevi detto che era difficile essere ammessi?»

«Sì, ma…»

«E che è il tuo sogno da sempre?»

«Sì, ma…»

«Niente “ma”, cazzo. Perché dovresti rinunciare? Per stare qui a sprecare ancora mesi e mesi della tua vita?»

«Per stare qui con te.»

La osservai. Dio, quanto era bella, dentro e fuori.

«Ci conosciamo solo da poche settimane. Non ha senso buttare alle ortiche un’occasione del genere per qualcosa che non sappiamo neanche se e quanto durerà.»

Vedevo che era in difficoltà. D’altronde queste argomentazioni sono ineccepibili.

«Senti, l’università è a Roma. Cos’è, un’ora da Civitavecchia? Ci possiamo vedere tutte le settimane in porto. Troveremo il modo.»

«Sei sicura?»

«Tu vuoi stare insieme a me?»

«Sì.»

«Bene, allora troveremo il modo perché funzioni. E perché funzioni alla grande.»

E cazzo se ci riusciremo. Cascasse il mondo.

***

Sola sul ponte esterno, dove ci eravamo viste per la prima volta, guardai Elisa che si allontanava lungo il molo. Solo sette giorni, e ci saremmo riviste. Io rimasi lì, in quella lattina in mezzo al mare. Nonostante tutto, sentivo che non era ancora il momento di tornare a casa. Avevo appena cominciato a dimostrare a me stessa che potevo farcela.

E comunque è sempre meglio di quel lavoro in quel call center.

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104 Commenti

  • Eccomi, ci sono! Scusa il ritardo, mi sono anche perso il capitolo precedente… purtroppo questo mese sono stato molto impegnato con la revisione di un altro progetto di scrittura e alla fine i giorni sono passati in fretta senza che mi rendessi conto che rischiavo di perdermi la tua storia per strada. Cooomunque, ho trovato questo finale molto bello e pienamente in linea con il resto della storia: non troppo positivo, decisamente non negativo, concreto, “normale” come la vicenda che hai raccontato e la sua protagonista, in senso positivo ovviamente. Raccontare storie fantasiose di personaggi straordinari è molto facile, ma tu sei riuscita a coinvolgere con una storia che avrebbe potuto essere quella di chiunque, di sicuro anche grazie all’ambientazione “vissuta” che l’ha impreziosita non poco e resa molto più viva. Ti rinnovo i complimenti che ti ho già fatto, mi ha fatto proprio piacere leggerti!

  • Finale efficace, in cui la protagonista, oltre a cavarsela più di quanto immaginasse, dimostra anche molto altruismo, nonostante nel complesso mi sia sembrato un po’ frettoloso e privo di mordente, anche se forse questa sensazione è dovuta al fatto di essere un finale aperto che lascia molto in sospeso.
    Nel complesso il racconto mi è piaciuto molto e l’ho trovato davvero eccezionale, nonostante i lunghi periodi di pausa che però (tranne appunto nel finale) non hanno intaccato la qualità generale dello scritto. Spero che questo non sarà l’ultimo e che ci saranno altri racconti 😀
    Complimenti ancora e a presto!

    • Grazie di aver letto 🙂
      Hai ragione, anche io penso che il finale sia un po’ affrettato, ma anche a causa delle lunghe pause mi sono ritrovata all’ultimo capitolo senza quasi rendermene conto e questo è il meglio che sono riuscita a inventarmi con lo spazio che mi era rimasto. Ma cosa intendi con “privo di mordente”?
      Spero anch’io che questa non sia la mia ultima avventura su questo sito 🙂

      • Nel senso che tutto scorre un po’ troppo liscio e senza troppi intoppi, sia nel momento dell’esame, che dovrebbe essere quello di maggior tensione, sia nel dialogo finale, anche se immagino che sia una conseguenza della frettolosità e del poco spazio a disposizione, cose dalle quali qui è molto difficile sfuggire 😀

  • Rieccoti! Leggerti è sempre un piacere e direi che tutto sommato a Lara non va poi così male, almeno ha trovato l’amore 😛 Penso sia un po’ tardi per introdurre un nuovo personaggio quindi voto per la vecchia conoscenza. Spero che per il prossimo capitolo non passi troppo tempo, ma no pressure 😀

  • … Di gioia e dolori. Mi piacerebbe sapere di più di Elisa e del suo personaggio.
    Ciao 🙂 stamattina ho letto tutta la tua storia in un colpo e…
    Molto molto carina!
    Mi piace: il racconto in prima persona, il modo in cui usi la formattazione del testo per comunicare pensieri e impressioni della protagonista, e l’ansia COSTANTE che la accompagna.
    L’unica cosa che posso dire è che avrei anticipato questo incontro, perché il racconto ha un primo twist al capitolo 4 ed ora c’è Elisa, quindi hai solo 3 capitoli per concludere. Ma forse avevi bisogno di un setup più lungo per dire quello che vuoi dire e magari lo stai conservando per la fine.
    Aspetto con ansia il prossimo capitolo e… A presto!

  • Sono molto contento che continuerai il racconto visto che lo trovo estremamente interessante e ben scritto! Ho passato anch’io un periodo di sei mesi all’estero, e anche se non sono stato in una nave e quindi non è proprio la stessa cosa, riesco a immedesimarmi in molti dei pensieri e delle sensazioni della protagonista, e lo trovo un fattore molto positivo! Voto per la serata a lieto fine visto che la ragazza ha avuto già diverse disavventure ?

    • Grazie mille, sono molto contenta di sentire che lo trovi interessante e che riesci a immedesimarti 🙂 Ho sempre paura di tralasciare particolari che nella mia testa sono ovvi o di risultare troppo pesante con l’introspezione, mi fa piacere vedere che (almeno finora) non è così 🙂

  • Ti fai attendere ma ne vale sempre la pena! Te l’ho già detto ma il tuo è proprio uno di quei racconti in cui pensi o che l’autrice abbia esperienza diretta di quello che scrive oppure che sia bravissima a fare ricerche. Sembra davvero di essere lì 🙂
    Per il prossimo capitolo ho votato per il meh, ma sottolineo che intendo un meh più positivo che negativo ?
    Ti segnalo anche un refuso, “zitti” al posto di “zittii”. Ciao!

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