Gente di mare

Dove eravamo rimasti?

Chi ha distratto Lara? Un gruppo di ragazzi in uniforme verde. (62%)

Staff Mess

Pollo. Sicuramente.

Patate arrosto? No, purè. E un vago sentore di pesce. E questo? Pizza?

Il cartello riferiva fiero “Staff Mess – Mensa”, e le persone in fila e gli effluvi dei cibi lo confermavano.

Annusavo l’aria, sorpresa di trovare profumi così invitanti. Annusavo e sbirciavo le persone davanti a me, tra cui spiccavano per il colore verde mare della loro uniforme quelli che – ne ero certa – erano i miei nuovi colleghi. Sembravano usciti da un dépliant: giacca e gonna verde per le donne, giacca verde e pantaloni blu per gli uomini, camicia bianca per entrambi. Un misto tra collegiale inglese e assistente di volo.

Li avevo notati subito e, quasi senza accorgermene, avevo deciso di seguirli in mensa. Non che avessi fame, l’ansia mi aveva preso in ostaggio lo stomaco.

Non fissarli. Non fissarli.

Ma chi volevo prendere in giro. Morivo dalla voglia di avvicinarmi e presentarmi, ma sapevo che non ne avrei mai avuto il coraggio. La fila era così lunga che ebbi tutto il tempo per osservarli servirsi e sedersi, occupando da soli un tavolo intero.

Potresti sederti al tavolo acconto e salutarli, mi disse la solita voce nella testa.

Sì, come no.

Beh, sarebbe un inizio.

Un pessimo inizio. Passerei per una stalker.

Cosa caz…

Un colpetto sulla spalla interruppe il mio monologo interiore.

«Excuse me? Line is moving. Go please.»

Mi trovai faccia a faccia con un ragazzo asiatico che indicava lo spazio vuoto davanti a me.

«Oh scusa… Cioè, I’m sorry…»

Sentivo il volto in fiamme mentre apparecchiavo il vassoio. Mi servii senza badare a quello che mettevo nel piatto e arrivai alla fine del bancone senza mai alzare la testa.

Per questo non mi accorsi del ragazzo che era andato a prendersi una seconda porzione. Ci scontrammo e, per uno strano scatto del polso, il mio piatto di pasta finì addosso a lui e non a me e poi cadde a terra. Il brusio nella sala era talmente forte che nessuno si accorse di nulla, ma io ero diventata sorda a tutto non appena avevo letto il cartellino appuntato sulla giacca verde mare. “Michele Saldà – Reception”.

Oh no. No no no.

Mi costrinsi a guardarlo in faccia, ma trovai solo due occhi di fuoco colmi di disprezzo.

«Oddio scusa! Scusami! Sono mortificata, davvero!»

«Ma sei cretina? Non sai usare gli occhi? Impara a guardare dove vai.»

«Scusa, per favore, lascia che ti aiuti…»

«Lascia stare, faresti solo altri danni. Dio, che gente.»

Girò sui tacchi e senza degnarmi di uno sguardo uscì dalla mensa, studiando con fare disgustato la macchia sul bavero della giacca.

Mi sedetti con quello che restava del mio vassoio – un bicchiere che non avevo avuto il tempo di riempire e delle patatine fritte – e cercai di bloccare le lacrime che minacciavano di uscire.

«Non ti preoccupare. Michele esta siempre un poquito nervioso. Non è successo niente.»

La divisa di quel verde assurdo, che stavo cominciando ad odiare, a lei stava davvero bene. Mi sorrideva.

«Io mi chiamo Vanessa», disse sedendosi di fronte a me. Strinsi sorpresa la mano che mi porgeva e mi presentai.

«Sei appena imbarcata?»

Feci un cenno affermativo.

«Il primo giorno es lo peor. Cosa fai?»

«Reception. Bel modo di fare amicizia con i colleghi» cercai di scherzare, anche se la battuta mi suonava penosa già nella testa. Lei però continuava a sorridere.

«Ah sì, Mirella ci aveva detto che quella nuova arrivava oggi. Beh, bienvenida!»

«Chi è Mirella? La manager?»

«Esatto.»

«Com’è?»

«Lei è… Com’è che dite voi… Un personaggio. Ma ti abitui presto a lei.»

Il tono con cui lo disse mi gelò, me la immaginavo simpatica come Michele. Fantastico.

«Bueno, ora vado. Ci vediamo dopo.»

La guardai allontanarsi, sollevata di sapere che c’era almeno una persona simpatica. L’ansia non si era ancora placata, ma mi costrinsi comunque a mangiare qualcosina. Poi Paolo si sedette di fronte a me.

«L’eterna sventura di chi ha un cognome alla fine della lista: avere sempre poco tempo per il pranzo. Allora,» ricominciò senza darmi il tempo di rispondere, «sei emozionata? Io non vedo l’ora di visitare la nave. Pensa che ho letto in internet che…» Lo lasciai parlare, felice che non avesse bisogno di risposte.

Mi sentivo sopraffatta, e non erano neanche le due.

Dopo il giro della nave si andava a comprare le divise, e con la divisa addosso si era pronti per avventurarsi nei rispettivi posti di lavoro. Al pensiero dell’ufficio mi si strinse lo stomaco. Allontanai il piatto, vuoto a metà.

Paolo non riusciva proprio a stare zitto: commentò la qualità del cibo, le dimensioni della nave, l’inglese della ragazza ufficiale, lo stile delle uniformi, il loro costo. Intanto io guardavo il replay nel mio cervello della figuraccia che avevo fatto. Va bene, non importa, sono cose che capitano. Gli passerà, giusto?

Eravamo nel magazzino delle uniformi quando sentimmo una specie di boato e il soffitto e il pavimento cominciarono a tremare.

«E questo cosa diavolo è?» chiese una ragazza.

«Hanno acceso i motori.» L’ufficiale rise. «Stiamo per salpare. Vi do ufficialmente il benvenuto a bordo!»

Ok, ora non si torna più indietro.

E ora che si fa?

  • Andiamo a prendere una boccata d'aria. (15%)
    15
  • Andiamo a visitare la cabina. (54%)
    54
  • Andiamo a incontrare la famigerata manager. (31%)
    31

Voti totali: 13

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43 Commenti

  1. Un capitolo molto bello, ci dà una panoramica sulla protagonista e su che tipo di persone incontrerà. Le divise si comprano? Sono sconvolta, è una cosa che mi ha colpito subito. Ogni lavoro ha il suo lato oscuro, anche quelli che sulla carta sembrano fantastici. Io vado contro corrente e voto per una boccata d’aria, diamo un saluto alla terraferma e vediamo che succede ai piani alti. Ci sarà tempo per la manager o la cabina.

  2. Nella vita vera credo sarebbe il caso di andare dalla manager e scoprire il lavoro da svolgere. Ma è un racconto e abbiamo già incontrato un tot di personaggi diversi, facciamo un salto in cabina per chiarirci le idee e scoprire la “nuova casa” 🙂

  3. Mi sono piaciuti il modo in cui scrivi il flusso dei pensieri della protagonista e i dialoghi multilingue, contribuiscono a dare vivacità a una scrittura già di per sé molto dinamica, nonostante la timidezza della protagonista. Davvero brava! La storia poi procede spedita e mi incuriosisce molto. Voto per la cabina, penso anch’io che la manager la si può incontrare anche in un secondo momento 🙂

    • Grazie dei complimenti! Sono contenta che ti siano piaciuti i dialoghi multilingua, penso siano una delle cose che mi sono divertita di più a scrivere 🙂 Spero di riuscire a rendere la (ormai molto probabile) visita della cabina dinamica come il resto.
      Ciao e alla prossima!

  4. C’è bisogno di un po’ di calma, cabina!
    Paolo, per quanto si sforzi di fare il simpatico, è proprio il tipo di persona da cui fuggirei a gambe levate… 😂 Non me la immagino una love story fra loro due, a questo punto trovo più verosimile che si innamori dell’odiosissimo Michele (per quanto sia cliché). Ma già volo con la fantasia, torniamo coi piedi “per terra”. È un racconto d’avventura, non rosa! La tua protagonista appare molto chiusa e timida, ma dovrà passare sei mesi in questa nave con le stesse persone, per cui credo che si aprirà per forza. Sono curiosa di scoprire come e soprattutto cosa succederà dopo! Sorprendici 🙂

    • Tranquilla, la love story non è nei miei programmi al momento! Dopotutto è un racconto d’avventura, come hai detto tu 😉 Come ho scritto in risposta a qualche commento più giù, è il mio primo tentativo con un racconto di questo genere, quindi sarà tutto una sorpresa anche per me 🙂
      Ciao 🙂

  5. Come qualcun altro ha già osservato questa mi sembra la storia perfetta per il periodo estivo e il fatto che si basi sulla tua esperienza reale la rende ancora più interessante… Ad alcuni scrittori basta documentarsi per scrivere realisticamente di qualcosa che non hanno mai vissuto, ma solo chi è passato per certe situazioni sa farne una cronaca lucida e ironica al tempo stesso, che ti fa davvero capire come possa essere vivere un’esperienza di questo tipo. È proprio per questo che voglio leggerti, di solito le disavventure di giovani disoccupati non mi intrigano granchè ma tu mi hai convinto 😀
    Per il prossimo capitolo voto la cabina, penso sia meglio darci un attimo di pausa prima di ributtarci nella mischia!

    • Beh, che dire, grazie mille dei complimenti 🙂
      Non so se la definirei una cronaca lucida, sai? Proprio per il fatto che si tratta di esperienze personali, è praticamente inevitabile che il modo in cui le ho vissute influenzi quello che ne penso.
      Detto ciò, sono contenta di essere riuscita a convincerti, ci vediamo nel prossimo capitolo! 🙂

  6. Ciao Teresa,
    benvenuta su TI. Bell’incipit mi ha fatto tornare in mente: “una cosa divertente che non farò mai più”, chissà che piega prenderà il tuo di racconto, sono curiosa di saperlo 🙂
    Hai delineato bene l’impatto dell’ignoto sulla personalità della protagonista, l’ansia che sale e che si cerca di tenere a bada. Direi che ci sono i presupposti per una bella avventura.
    Ho votato le uniformi e vediamo che succede.
    Alla prossima!

  7. I ragazzi in uniforme verde.
    Quale miglior racconto estivo di uno che ci imbarca su una nave da crociera? 🙂
    È scritto decisamente bene questo primo capitolo, quindi mi limito al consiglio universale ma sempre utile: cerca di limitare l’uso dei dimostrativi (quello, questo) e dei possessivi (mio, suo) e dei pronomi personali (lui, me, mi…) e la lettura ne guadagnerà ancora in fluidità.
    Al prossimo capitolo.

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