Gente di mare

Dove eravamo rimasti?

Il prossimo capitolo inizia con: Una nuova esperienza (57%)

Ashore - Prima parte

“Ciao mamma. Sì, tutto a posto.”

Mi ero alzata presto, mi sentivo riposata ed ero andata a fare colazione con il corpo che vibrava di ottimismo. Avevo anche scoperto che, se la nave era in porto e ci si metteva nei tavoli vicino agli oblò, riuscivo a mandare gli SMS. Meglio di così.

“Sei riuscita a dormire?”

“Sì, come un sasso. Non ho neanche sentito la mia compagna di stanza entrare e uscire.”

“Com’è il lavoro? E i colleghi?”

“Ieri sera mi hanno fatto chiamare tutti gli ospiti a cui dovevamo ispezionare le valigie. È stato lungo e noioso, ma almeno non mi hanno buttata subito fuori nella mischia. I colleghi tranquilli. Ci sentiamo dopo, baci!”

Mescolavo il caffè e guardavo i marinai affaccendarsi lungo il molo del porto di Marsiglia. Se non ci fosse stato lo sferragliare degli argani forse sarei riuscita a sentire anche i garriti dei gabbiani. Ripensai alla sera prima e al gelo che mi aveva attanagliato lo stomaco scoprendo che Michele avrebbe dovuto insegnarmi come sopravvivere in quella giungla. Con mio grande stupore, però, tutto si era svolto civilmente: c’era stata freddezza, forse anche astio, ma niente a che vedere con l’odio della mattina. Forse quello era stata solo la reazione del momento e per il futuro potevo ben sperare. Dopotutto mi aveva dato un primo compito facile, telefonare.

Finii la colazione e arrivai facilmente alla reception, dove fui accolta dal solito andirivieni di persone. I miei colleghi entravano e uscivano, a volte portando fogli, a volte scomparendo negli uffici accanto, a volte cercando solo un po’ di pace dal caos che imperversava fuori. La telefonista rispondeva a due telefoni contemporaneamente, spesso urlando per farsi sentire. Mi ritagliai uno spazietto aspettando di ricevere le comunicazioni per la giornata insieme ai colleghi che iniziavano il turno con me, quando notai che Mirella aveva alzato gli occhi dalla scrivania e fissava intensamente il bavero della mia giacca. Abbassai lo sguardo, pensando di essermi macchiata di caffè, ma vidi solo il cartellino con il mio nome e le spille a forma di bandiera che indicavano le lingue che parlo.

«Tu parli francese.»

«Sì.»

«Bene?»

«Direi di sì.»

«Prendi la borsa e vieni con me.»

La seguii fuori dall’ufficio senza proferire parola. Cosa sta succedendo? Scendemmo fino al ponte 0 e passammo per una porta con una finestra coperta da una tendina. Il cartello fuori recitava “Hospital”.

«Dottore, ecco la ragazza per l’assistenza linguistica. È sicuro che dobbiamo mandarla a terra?»

«Sì, qui non riusciamo a fare controlli approfonditi, potrebbe essere qualsiasi cosa.»

«D’accordo. Allora… ehm, Lara. Devi accompagnare la signora in ospedale e spiegare ai medici che ha dolori allo stomaco, che è nostra ospite ma che non possiamo tenerla qui se non sappiamo cos’ha.»

Mirella fece per andarsene.

«Ma io non sono un’interprete. Non so niente di linguaggio medico!» esclamai con più di una punta d’ansia.

L’altra sbatté le palpebre.

«Beh, inventati qualcosa. Quanto può essere difficile.»

Non seppi cosa ribattere se non un flebile «Ok.»

La manager fece per andarsene quando mi venne in mente un altro dettaglio.

«Come faccio ad arrivare in ospedale?»

«Fabio ti spiegherà tutto.»

«Chi è Fabio?»

«Gesù, è il nostro port agent di Marsiglia!»

E sbuffando se ne andò.

Mi guardai intorno senza sapere bene cosa fare. Una delle infermiere mi porse una busta e mi indicò due signore asiatiche che non avevo ancora notato.

«Loro no parla bene inglese.»

«Ok. Cosa devo fare con questa?»

«Dai a dottore. Loro poi fa.»

Provai a presentarmi alle due donne, ma scoprii ben presto che il loro inglese era inesistente. Chissà come hanno capito che ha mal di stomaco. A gesti indicai loro di seguirmi verso l’uscita. E adesso come lo trovo questo port agent? Mi guardai intorno, sudando freddo, finché un uomo sulla cinquantina con un sorriso simpatico non si avvicinò.

«Sei tu quella che deve andare in ospedale?» Che culo.

«Sì.»

«Ah bene. Piacere, Fabio. Il taxi vi aspetta qui fuori, è già stato pagato e sa dove andare. Ecco il mio numero, chiamami quando hai novità, poi io riferirò a Mirella. Tutto chiaro?»

Annuii.

Il resto avvenne a velocità surreale. Il tragitto verso l’ospedale si svolse senza intoppi, anche se il tassista parlava troppo e avevo la sgradevole sensazione che le due donne che stavo accompagnando non avessero la minima idea di quello che stava accadendo. Il tassista ci lasciò all’entrata del pronto soccorso e mi diede il suo biglietto da visita. Al triage presero la busta e ci ammisero subito. Ripetendo le istruzioni degli infermieri francesi, e mescolando gesti e inglese, riuscii a far capire alle signore che solo la malata poteva entrare nella stanza per le visite. L’atra donna e io rimanemmo sedute in un silenzio imbarazzato e forzato per quelle che parvero ore, finché un giovane medico non si avvicinò a noi.

Mi spiegò che la signora aveva dei calcoli alla vescica biliare, che era grave ma che avrebbero fatto ulteriori accertamenti.

Mi sentii mancare. E questo come glielo spiego a gesti?

Il prossimo episodio si concluderà con:

  • Un accenno di introspezione. (0%)
    0
  • Un accenno di festa. (20%)
    20
  • Un accenno di romanticismo. (80%)
    80
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72 Commenti

  1. Fosse capitato a me avrei fatto come minimo tre vittime, direi che Lara se l’è cavata bene. Riesci sempre a trasmetterci le sensazioni e lo spaesamento che prova in queste situazioni sempre nuove, complimenti 🙂 Adesso però voglio il romanticismo 😛

  2. Sono una lettrice nuova, mentre tu mi sa che sei un’ autrice navigata. ah ah 😅 ho fatto senza volere un gioco di parole. Il tuo racconto mi piace soprattutto perché si vede che sai il fatto tuo, sembra proprio di stare con Lara sulla nave. Vanessa anche mi es muy simpatica..anche se non è riccia!
    A presto

  3. Al quinto capitolo penso sia il caso di far vivere a Lara un’esperienza un po’ meno traumatizzante di tutto quello che le è successo fino adesso, quindi anche se all’orizzonte non si preannuncia nulla di buono voto per la novità, che non è sempre negativa! Anche la nuova conoscenza mi intriga però, visto che mi è già partita la ship (termine azzeccatissimo in questo caso) con la riccia 😅

  4. Ciao Teresa. Sei brava come sempre. La tua scrittura mi piace e anche le situazioni che crei.
    Non so perché, ma mi sta un po’ antipatica Lara… è quel tipo di personalità che per ora non capisco e fatico ad empatizzate con lei.
    Ma questo è indipendente dal tuo racconto, che mi piace e dalla tua scrittura che è fluida e fresca.
    Quindi continua cosi! Lara è fatta in questa maniera, non può piacere a tutti. Deve essere coerente con se stessa.
    Io ho un protagonista nel mio racconto che non piace a nessuno, ma io provo per lui amore fino allo sfinimento.
    È giusto così. Un personaggio a tutto tondo ispira un lettore, sia nel bene che nel male.

    • Sono d’accordo. Anzi, aggiungerò pure che a volte il personaggio può non piacere neanche all’autore. In questo caso, forse è perché la storia è basata sulla mia esperienza ma Lara è un personaggio a sé, e spesso fa scelte che io non avrei mai fatto in quella situazione. E forse questo traspare, ma sono solo teorie 🙂 Comunque ti ringrazio per aver letto e per questo spunto di riflessione 🙂

  5. “«Mi sa che l’unico libero è Michele. Sei fortunata, è bravissimo e gentilissimo, veramente un ragazzo d’oro.»
    Sentii il sangue gelarmisi nelle vene. Rividi la scena di quella mattina e lo sguardo d’odio di Michele dopo che ci eravamo scontrati.
    Cazzo.”
    Ottimo finale 😀

    Vediamo una nuova esperienza 🙂

    Questo racconto è fantastico ^_^

    Ciao 🙂

  6. Opto per un contrattempo, ma nulla di troppo grave: la coppia in bermuda mi pare ok. Sono contento che il racconto non sia stato abbandonato, lo trovo davvero appassionante nel suo narrare una vicenda tutto sommato “normale” come una nuova esperienza lavorativa, sebbene in un contesto fuori dall’ordinario. Una curiosità, scrivi che “Un’onda particolarmente violenta mi fece quasi cadere e dovetti aggrapparmi al corrimano”: non sono mai stato su una nave di grandi dimensioni ma mi stupisce che basti un’onda, per quanto forte, per ottenere questo effetto su una nave da crociera, è davvero così o è un’esagerazione “for the drama”?

    • Grazie dei commenti 🙂 Per rispondere alla tua domanda, è una via di mezzo. A me personalmente è capitato solo due volte di trovare mare talmente mosso da far fatica a camminare, e per quello che ho visto è più colpa del vento che delle onde. Soprattutto mi piaceva l’idea di un primo incontro con il mare un po’ burrascoso, come un battesimo del fuoco in acqua 🙂

  7. Un capitolo molto bello, ci dà una panoramica sulla protagonista e su che tipo di persone incontrerà. Le divise si comprano? Sono sconvolta, è una cosa che mi ha colpito subito. Ogni lavoro ha il suo lato oscuro, anche quelli che sulla carta sembrano fantastici. Io vado contro corrente e voto per una boccata d’aria, diamo un saluto alla terraferma e vediamo che succede ai piani alti. Ci sarà tempo per la manager o la cabina.

  8. Mi sono piaciuti il modo in cui scrivi il flusso dei pensieri della protagonista e i dialoghi multilingue, contribuiscono a dare vivacità a una scrittura già di per sé molto dinamica, nonostante la timidezza della protagonista. Davvero brava! La storia poi procede spedita e mi incuriosisce molto. Voto per la cabina, penso anch’io che la manager la si può incontrare anche in un secondo momento 🙂

    • Grazie dei complimenti! Sono contenta che ti siano piaciuti i dialoghi multilingua, penso siano una delle cose che mi sono divertita di più a scrivere 🙂 Spero di riuscire a rendere la (ormai molto probabile) visita della cabina dinamica come il resto.
      Ciao e alla prossima!

  9. C’è bisogno di un po’ di calma, cabina!
    Paolo, per quanto si sforzi di fare il simpatico, è proprio il tipo di persona da cui fuggirei a gambe levate… 😂 Non me la immagino una love story fra loro due, a questo punto trovo più verosimile che si innamori dell’odiosissimo Michele (per quanto sia cliché). Ma già volo con la fantasia, torniamo coi piedi “per terra”. È un racconto d’avventura, non rosa! La tua protagonista appare molto chiusa e timida, ma dovrà passare sei mesi in questa nave con le stesse persone, per cui credo che si aprirà per forza. Sono curiosa di scoprire come e soprattutto cosa succederà dopo! Sorprendici 🙂

    • Tranquilla, la love story non è nei miei programmi al momento! Dopotutto è un racconto d’avventura, come hai detto tu 😉 Come ho scritto in risposta a qualche commento più giù, è il mio primo tentativo con un racconto di questo genere, quindi sarà tutto una sorpresa anche per me 🙂
      Ciao 🙂

  10. Come qualcun altro ha già osservato questa mi sembra la storia perfetta per il periodo estivo e il fatto che si basi sulla tua esperienza reale la rende ancora più interessante… Ad alcuni scrittori basta documentarsi per scrivere realisticamente di qualcosa che non hanno mai vissuto, ma solo chi è passato per certe situazioni sa farne una cronaca lucida e ironica al tempo stesso, che ti fa davvero capire come possa essere vivere un’esperienza di questo tipo. È proprio per questo che voglio leggerti, di solito le disavventure di giovani disoccupati non mi intrigano granchè ma tu mi hai convinto 😀
    Per il prossimo capitolo voto la cabina, penso sia meglio darci un attimo di pausa prima di ributtarci nella mischia!

    • Beh, che dire, grazie mille dei complimenti 🙂
      Non so se la definirei una cronaca lucida, sai? Proprio per il fatto che si tratta di esperienze personali, è praticamente inevitabile che il modo in cui le ho vissute influenzi quello che ne penso.
      Detto ciò, sono contenta di essere riuscita a convincerti, ci vediamo nel prossimo capitolo! 🙂

  11. Veloce e scorrevole, è stato piacevole da leggere e trovo azzeccato il modo in cui descrivi in prima persona le sensazioni della protagonista. Mi viene voglia di scoprire che piega prenderà la storia! Voto l’incontro con la manager, per aggiungere ulteriore pepe alla storia

  12. Ciao Teresa,
    benvenuta su TI. Bell’incipit mi ha fatto tornare in mente: “una cosa divertente che non farò mai più”, chissà che piega prenderà il tuo di racconto, sono curiosa di saperlo 🙂
    Hai delineato bene l’impatto dell’ignoto sulla personalità della protagonista, l’ansia che sale e che si cerca di tenere a bada. Direi che ci sono i presupposti per una bella avventura.
    Ho votato le uniformi e vediamo che succede.
    Alla prossima!

  13. I ragazzi in uniforme verde.
    Quale miglior racconto estivo di uno che ci imbarca su una nave da crociera? 🙂
    È scritto decisamente bene questo primo capitolo, quindi mi limito al consiglio universale ma sempre utile: cerca di limitare l’uso dei dimostrativi (quello, questo) e dei possessivi (mio, suo) e dei pronomi personali (lui, me, mi…) e la lettura ne guadagnerà ancora in fluidità.
    Al prossimo capitolo.

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