Gente di mare

Deck 0

Avete presente le brochures delle agenzie di viaggio?

Quelle belle patinate, con una foto dopo l’altra di vacanzieri sorridenti, di cabine super lussuose e di saloni sfavillanti di luci e colori? Ecco, quando diventi membro dell’equipaggio di una nave da crociera – anche solo da cinque minuti, come nel mio caso – capisci da dove viene il detto “non è tutto oro quello che luccica”.

Non appena attraversi la passerella, insieme a decine di altri ragazzi e ragazze come te, che trascinano zaini e borsoni come i tuoi, e che come te chiameranno casa quell’ammasso di vetro e metallo per i successivi sei mesi della loro vita, ti rendi conto che tu i saloni lussuosi li vedrai solo da lontano.

Superata la passerella svolti a destra e davanti a te si apre il ponte d’imbarco, altrimenti noto come deck 0. Vieni investito dal biancore del linoleum, di un colore talmente indefinito da farti venire il dubbio che non sia la conseguenza dell’usura, ma che sia stato scelto apposta. Guardi questo enorme corridoio, perché di questo si tratta, e la fine riesci a malapena a intravederla. Osservi il brulicare delle attività, l’andirivieni di quelli che puoi legittimamente considerare coinquilini e senti il familiare peso dell’ansia piazzare comodamente le chiappe sui tuoi polmoni. Allora cominci a chiederti se forse non sarebbe stato meglio rimanere a casa e accettare quel lavoro in quel call center.

Eh già, quella era stata la svolta, la proverbiale decisione presa all’altrettanto proverbiale bivio che poteva cambiare per sempre la tua vita – anche se all’epoca ancora non lo sapevo.

Che poi, mica sono in prigione, giusto? Nessuno mi costringe. Posso tornare a casa quando voglio, erano le parole che mi ripetevo nella testa per evitare di farmi travolgere dall’ansia. Questo, e il pensiero dello stipendio che, ai miei occhi di giovane disoccupata appena uscita dall’università, era sembrato da capogiro.

Be’, ormai è fatta, pensai per l’ennesima volta. Almeno proviamoci. Va tutto bene. Andrà tutto bene.

Fummo accolti da una ragazza in jeans e polo, con uno di quei porta-badge che si appendono al collo. I miei colleghi-coinquilini e io la seguimmo lungo il corridoio, svoltammo a sinistra, poi a destra, poi entrammo in una stanzetta adibita ad aula, con tanto di sedie con banchetti estraibili. FiveM

Un uomo in uniforme da ufficiale ci spiegò – in inglese – quello che avremmo dovuto aspettarci da quella prima settimana a bordo: corsi, esercitazioni di emergenza, il raffreddore. Dopo di lui un vecchio in camice cominciò a parlare delle visite mediche che avremmo dovuto fare da lì a dieci giorni, per vedere come reagivamo a quell’ambiente alieno. Il forte accento italiano del suo inglese rendeva stranamente difficile seguire il discorso. Seguì una ragazza, anche lei in uniforme da ufficiale, che cominciò a consegnare delle cartelline. Aprii la mia con mani tremanti: norme igieniche, di comportamento e di vestiario, il contratto di lavoro definitivo – quello era il fascicolo più spesso di tutti. Notai di sfuggita che mappe della nave non ce ne avevano date. Ottimo. Richiusi la cartellina. Va tutto bene.

«Tutto bene?», mi chiese il mio vicino di posto, in italiano. Avevo già notato la sua impressionante criniera di capelli grigi, anche se non sembrava tanto più vecchio di me.

«Sì. Sì, tutto bene. È da matti vero?»

«È incredibile! È il tuo primo contratto? Per me sì!»

«Anche per me. In che dipartimento sei?» chiesi, sperando di avere già fatto amicizia con un collega.

«Ai negozi. Gioielleria.» Mannaggia. «Tu invece?»

«Alla reception.»

«Wow, che coraggio. Cosa facevi prima di imbarcare?»

«Niente, mi sono appena laureata. Tu?»

«Lo stesso lavoro, ma avevo voglia di cambiare aria.»

Non feci in tempo a replicare perché la ragazza in divisa cominciò a parlare. Il suo inglese, in compenso, era eccellente.

«Presumo abbiate visto tutti i fascicoli che vi abbiamo consegnato. Bene, quando chiamo il vostro nome venite qui, firmiamo il contratto e io vi darò il vostro badge provvisorio. Avete un’ora per il pranzo, la mensa è qui di fronte, alle 14 di nuovo tutti qui per il giro nave. Tutto chiaro? Bene, cominciamo. Ahlil, Sheila!»

«Io sono Paolo», si presentò il ragazzo con la criniera. Gli strinsi la mano.

«Piacere, io sono…»

«Berbero, Lara!»

Mi alzai di scatto al suono del mio nome, sorridendogli a mo’ di scusa. Firmai e ricevetti in cambio un foglio di carta da stampante con il logo della Oceans Cruise Line e il mio nome.

Uscendo incrociai lo sguardo di Paolo, che mi fece l’occhiolino.

La testa mi girava, ma in qualche modo riuscii a fare il percorso di prima a ritroso. Osservai quel mondo nuovo e sconosciuto e cercai di deglutire l’ansia, ma avevo la gola troppo secca. Ce la posso fare, pensai.

Poi qualcosa mi distrasse dai miei pensieri.

Chi ha distratto Lara?

  • Una coppia con bermuda e macchina fotografica. (31%)
    31
  • Un gruppo di ragazzi in uniforme verde. (62%)
    62
  • Paolo che le sbuca alle spalle. (8%)
    8
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104 Commenti

  • Sono una lettrice nuova, mentre tu mi sa che sei un’ autrice navigata. ah ah ? ho fatto senza volere un gioco di parole. Il tuo racconto mi piace soprattutto perché si vede che sai il fatto tuo, sembra proprio di stare con Lara sulla nave. Vanessa anche mi es muy simpatica..anche se non è riccia!
    A presto

  • Al quinto capitolo penso sia il caso di far vivere a Lara un’esperienza un po’ meno traumatizzante di tutto quello che le è successo fino adesso, quindi anche se all’orizzonte non si preannuncia nulla di buono voto per la novità, che non è sempre negativa! Anche la nuova conoscenza mi intriga però, visto che mi è già partita la ship (termine azzeccatissimo in questo caso) con la riccia ?

  • Ciao Teresa. Sei brava come sempre. La tua scrittura mi piace e anche le situazioni che crei.
    Non so perché, ma mi sta un po’ antipatica Lara… è quel tipo di personalità che per ora non capisco e fatico ad empatizzate con lei.
    Ma questo è indipendente dal tuo racconto, che mi piace e dalla tua scrittura che è fluida e fresca.
    Quindi continua cosi! Lara è fatta in questa maniera, non può piacere a tutti. Deve essere coerente con se stessa.
    Io ho un protagonista nel mio racconto che non piace a nessuno, ma io provo per lui amore fino allo sfinimento.
    È giusto così. Un personaggio a tutto tondo ispira un lettore, sia nel bene che nel male.

    • Sono d’accordo. Anzi, aggiungerò pure che a volte il personaggio può non piacere neanche all’autore. In questo caso, forse è perché la storia è basata sulla mia esperienza ma Lara è un personaggio a sé, e spesso fa scelte che io non avrei mai fatto in quella situazione. E forse questo traspare, ma sono solo teorie 🙂 Comunque ti ringrazio per aver letto e per questo spunto di riflessione 🙂

  • “«Mi sa che l’unico libero è Michele. Sei fortunata, è bravissimo e gentilissimo, veramente un ragazzo d’oro.»
    Sentii il sangue gelarmisi nelle vene. Rividi la scena di quella mattina e lo sguardo d’odio di Michele dopo che ci eravamo scontrati.
    Cazzo.”
    Ottimo finale 😀

    Vediamo una nuova esperienza 🙂

    Questo racconto è fantastico ^_^

    Ciao 🙂

  • Opto per un contrattempo, ma nulla di troppo grave: la coppia in bermuda mi pare ok. Sono contento che il racconto non sia stato abbandonato, lo trovo davvero appassionante nel suo narrare una vicenda tutto sommato “normale” come una nuova esperienza lavorativa, sebbene in un contesto fuori dall’ordinario. Una curiosità, scrivi che “Un’onda particolarmente violenta mi fece quasi cadere e dovetti aggrapparmi al corrimano”: non sono mai stato su una nave di grandi dimensioni ma mi stupisce che basti un’onda, per quanto forte, per ottenere questo effetto su una nave da crociera, è davvero così o è un’esagerazione “for the drama”?

    • Grazie dei commenti 🙂 Per rispondere alla tua domanda, è una via di mezzo. A me personalmente è capitato solo due volte di trovare mare talmente mosso da far fatica a camminare, e per quello che ho visto è più colpa del vento che delle onde. Soprattutto mi piaceva l’idea di un primo incontro con il mare un po’ burrascoso, come un battesimo del fuoco in acqua 🙂

  • Un capitolo molto bello, ci dà una panoramica sulla protagonista e su che tipo di persone incontrerà. Le divise si comprano? Sono sconvolta, è una cosa che mi ha colpito subito. Ogni lavoro ha il suo lato oscuro, anche quelli che sulla carta sembrano fantastici. Io vado contro corrente e voto per una boccata d’aria, diamo un saluto alla terraferma e vediamo che succede ai piani alti. Ci sarà tempo per la manager o la cabina.

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