Giungla moderna

Tè freddo.

Era estate, quell’anno faceva così caldo che stranamente le vie del paese erano deserte, di tanto in tanto passava una macchina, le cui esalazioni surriscaldavano ancor più l’aria già pesante. Raramente si intravedeva qualche temerario in bici dall’andatura incerta, i classici vecchi ubriaconi del paese che, in barba ai quaranta gradi segnati dal termometro, andavano alla ricerca sfrenata di un qualsiasi bar aperto dove poter innalzare tranquillamente il proprio tasso alcolemico.

Louise stava contando le gocce di sudore che le colavano sul petto, seduta all’ombra di un albero con in mano un tè freddo, ghiacciato. La pelle le si appiccicava allo sdraio che alcuni giorni prima aveva trovato in una discarica, ora era diventato suo. Il silenzio veniva interrotto ogni tanto dal passaggio di qualche lurida mosca, la noia era palpabile, era più pesante dell’umidità che circondava e sottometteva la povera ragazza inerme.

Non aveva programmi per la giornata, in realtà non aveva programmi in generale.

Ogni tanto faceva lo sforzo di portare alle labbra il bicchiere gelato e scivoloso, sorseggiava un po’ di tè e godeva nel sentirlo colare fino in fondo allo stomaco. Finito il bicchiere decise di dare un senso a quella futile giornata, erano le due del pomeriggio, era da un sacco che non andava in città. Salì sulla sua vecchia auto scassata e partì, in radio passavaShould I Stay or Should I Go” dei Clash. Aveva una Volkswagen usata, dove ognuno dei precedenti proprietari aveva lasciato un segno di sè, non era perfetta ma non perdeva mai un colpo.

Neanche Louise era perfetta, era la classica eterna sognatrice in attesa di qualcosa che forse non sarebbe mai successo. Era un buffo cumulo di rimorsi, era bloccata in una vita che non le apparteneva, una vita che aveva scelto lei, lei e solo lei. Louise era bella, gentile e allegra, almeno così diceva la gente, aveva pure un buon lavoro, sempre a detta di molti.

Arrivata in città fece ben poca fatica a trovare parcheggio, perché anche la città era semi deserta, l’unico rumore che sentiva era quello dell’acqua che sgorgava da una fontana li accanto. All’improvviso delle urla provennero da un fatiscente appartamento:

“Pietro, smettila, fa troppo caldo, non puoi uscire a giocare!”

Sentì il bambino mettersi a piangere e un giocattolo volò fuori dalla finestra, lo raccolse, era la brutta copia di uno dei supereroi più famosi, una classica cinesata. Il bimbo si affacciò alla finestra, lei lo guardò, prese la mira e glielo lanciò. Purtroppo non centrò bene la finestra e il pupazzo cadde rovinosamente a terra rompendosi, gli occhi del bimbo si riempirono di lacrime e lei non sapendo cosa fare imbucò una vietta e sparì. Il bimbo rimase li impalato, quel giorno imparò che nemmeno i supereroi sono invincibili.

Louise cosa troverà nella vietta?

  • Un negozio di infusi, tisane e tè strani (50%)
    50
  • Un barbone con una storia particolare (0%)
    0
  • Un bar dalla dubbia condotta (50%)
    50

Voti totali: 8

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9 Commenti

  1. Adoro le giungle urbane e penso che tu sia riuscita a rendere bene il momento che sta passando la protagonista, anche se c’è certamente bisogno di un po’ più di approfondimento sul suo personaggio (ma siamo appena all’inizio, non è un problema). Spero che quella che ci aspetta sia davvero una bella avventura 🙂 E la mia scelta è ricaduta sul negozio di infusi, un classico che non delude mai

  2. Ciao, un bel incipit, con qualche dettaglio da rivedere. Sono andata a controllare perchè “lo sdraio” mi suonava male, la Treccani mi dice che è femminile, forse è un uso dialettale? Ma è davvero un dettaglio.
    La descrizione della ragazza non mi entusiasma, vira verso lo stereotipo della bella ragazza incasinata con la vita e se stessa, magari è solo un pregiudizio mio, ci sono ancora 9 capitoli per presentarla per bene. Ho scelto il negozio di tè, da amante del tè. Buon lavoro!

  3. Ciao, benvenuta, vedo una storia che può crescere molto bene. A mio parere dovresti curare alcune cose. Qualche aggettivo di troppo: sfrenata, lurida, futile, fatiscente (come fa a dire che è fatiscente?). L’ auto scassata che ‘non perde un colpo’, la vita che lei ha scelto ma non le appartiene. Tieni, però, soprattutto presente che il mio commento è quello di uno come te che sta imparando molto dai propri errori e moltissimo deve imparare, prendilo, perciò per quello che vale. Meglio sempre un commento che sia spunto per una riflessione che niente.
    Ciao, in bocca al lupo🙏

    • Ogni suggerimento costruttivo è sempre utile, non ho mai scritto nulla, ma è sempre stato un mio sogno nel cassetto. Ho scoperto questa piattaforma per caso e ho deciso di provare, quindi il mio modo di scrivere risulterà un po’ “terra terra”. Grazie per il tuo feedback!!!!

    • Volevo solo specificare una cosa, magari altri come te riterranno strane o sbagliate determinate mie scelte, ho infatti l’abitudine di creare figure contrastanti ad es: la vita che lei ha scelto ma non le appartiene. Secondo me non è un pensiero così errato, una persona sceglie una strada, però mentre la percorre si rende conto che non è la più adatta, non è sempre facile cambiare e ricominciare da zero.
      Detto questo, buona lettura a tutti 😊

  4. Il bar dalla dubbia condotta, dove troveremo un paio di quegli indefessi vecchietti di cui sopra 🙂
    Con una protagonista che, volendo render servizio, rompe un giocattolo davanti agli occhi lacrimosi del piccolo proprietario e poi se la squaglia, impossibile non appassionarsi al tuo incipit!
    Benvenuta a bordo 🙂

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