Il caso dell’impiccato

Dove eravamo rimasti?

Dopo una breve rissa, il Detective si dirige all'appuntamento. Cosa succederà? Il detective arriva all'appuntamento e prende il caso e arriva sul posto, dove trova anche la polizia. Cosa sarà successo? (100%)

Il cliente e l’appeso

La frase ottiene la reazione sperata. Il giovane più vicino a lui, in giacca e camicia, lo carica con una spranga in mano. Il detective lo schiva e la spranga colpisce l’asfalto con un tonfo secco; colpisce il giovane con un calcio al fianco, mandandolo lungo disteso sul terreno. I due Skin-head, un po’ più distanti, si fecero sotto, attaccandolo da entrambi i lati. Il ragazzo con il giaccone, che reggeva il tubo di metallo, cercò di colpirlo alla gamba, ma finì soltanto per colpire nell’impeto allo stomaco il compagno, che si piegò in due, accasciandosi a terra. Jim, che aveva schivato il colpo, riacquistò il proprio equilibrio appena in tempo per vedersi arrivare un pugno che parò appena in tempo. Gli prende il braccio, spostandosi di lato e applicata una leggera pressione su gomito, gli spezza il braccio come un grissino. Lasciatolo andare, si ritrovò ad affrontare il quarto giovane, che tira fuori un coltello a serramanico. Brutta mossa. Evita di un pelo il fendente diretto al petto e una gomitata ben sistemata sotto al mento lo mette letteralmente al tappeto in un mucchio dell’immondizia. Recuperato il cappello, che era caduto durante la colluttazione, si avvicina alla donna che, ancora stordita, lo guardava tremando. Si abbassò su di lei e le tese la mano.

“Tutto a posto?” La donna non rispose.

“Le fa male da qualche parte?”

“T-ti prego, ti darò tutto quello che vuoi…”, disse la donna ancora sotto choc.

Dopo un paio di attimi, riesce finalmente a calmare la donna, che si fa accompagnare fuori dal vicolo e poi su un taxi, diretto verso l’ospedale più vicino. Il detective passa correndo i due isolati che gli mancano per arrivare di fronte al locale, giusto in tempo per riprendere fiato. Meno male che esco sempre presto. Entra. L’aria all’interno del locale è fumosa e viziata e una sordida musica ritmata la fa pulsare come un’ulcera purulenta. Che bel localino di classe. Arriva dal barman dietro al bancone, che con poche parole ed un paio di verdoni gli dice quello che gli interessa. Gli serve la birra e Jim la prende. Beve un paio di sorsi, poi con passo sapientemente malfermo e indeciso si aggira per i tavoli, mentre un paio di avventori  lo osservavano. Alla fine cadde a sedere sulla sedia di un tavolo ad angolo, a cui era già seduto un altra persona.

“Chiedo scusa. Le dispiace se resto qui seduto?”. L’altra persona non dice niente, ma il gesto della mano lo invita a restare.

“Che cavolo di  posto per parlare di affari, mister.”, dice rivolgendosi all’altro.

“Non voglio attirare l’attenzione più del necessario.”, si sente rispondere. Il tono della voce è equivoco e ordinario, non permettendo di decifrare la persona che la emette. Coperto da un cappello a tesa larga, il volto è completamente oscurato, impossibile da definire. Da quando è stata approvata la legge sulla “Nuova Privacy”, nel 2198, la gente è ancora più paranoica.

“Che cosa vuole?”

Ci fu un attimo di silenzio. “Un mio concorrente in affari, Charles Pale, da qualche tempo sabota la mia attività e mi ha mandato diverse lettere minatorie. Vorrei che lei raccogliesse prove di queste attività.”

Ci vogliono qualche altra domanda e un’altra birra per avere tutte le informazioni necessarie, ma in nessun modo il detective riesce a carpire qualche informazione personale sul suo cliente. Scrive tutto sul suo olo-palmare, per non dimenticare nulla. Dopo essersi fatto pagare l’acconto sul suo onorario, riprende la porta di uscita e chiama un taxi.

Il soggetto abita nei pressi dell’autostrada. Sarà un gioco da ragazzi. Arrivato nei pressi del quartiere, dice al tassista di fermarsi e paga la corsa. Si avvicina a piedi alla casa del sospettato. Una graziosa villetta dei sobborghi. Capisce già che qualcosa non quadra. Di fronte all’ingresso principale sono ammucchiati una decina di giornali, ancora incellophanati. Le finestre sono tutte chiuse. Fa il giro, per controllare il retro. Le foglie portate dal vento una settimana prima si erano ammucchiate a ridosso della porta. E’ chiaro che è da un po’ che Charles Pale non entra in casa. Arrampicandosi su uno scatolone, sbircia dentro al garage, in cui l’auto non si trova. 

Sembra sia andato in macchina. Questo potrebbe rendere le cose più semplici del previsto. Controllando sul suo pc da polso, risale alla targa dell’auto. Una Camaro HP del ’68. Un programma pirata riesce a rintracciare l’ubicazione dell’auto, un paio di chilometri ad Est da lì. Di nuovo in marcia. Arriva in una via stretta e sporca, in cui l’auto risalta immediatamente. E’ Sporca e coperta di foglie. Okay, Jim, se tu fossi Charlie, che ci saresti venuto a fare qui? Si guarda attorno e i lampeggianti di un paio di volanti di fronte al Motel poco distante catturano la sua attenzione. Una folla di curiosi si è raccolta. Vede l’Ispettore Ribbs, una vecchia conoscenza. E sente il poliziotto dire :”La vittima è alta, con delle vistose basette e il tatuaggio di un toro su petto. Pare si sia impiccata” E‘ la descrizione del mio sospetto. Siamo in pista.

La vittima è morta in circostanze misteriose. Grazie alle sue conoscenze riesce ad accedere al luogo del delitto. Ma con quali risultati?

  • Il detective non trova indizi significativi, ma una soffiata lo aiuta a ritrovare la via perduta. Che interessi ha chi gliel'ha fatta? (0%)
    0
  • Il detective ha pieno accesso al luogo, trovando indizi che altrimenti non avrebbe mai ritrovato. Con gli indizi, aumentano anche le domande (0%)
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  • Il detective fa arrabbiare l'ispettore, che lo caccia via. Questo renderà le indagini più difficili, ma il nostro non demorde. (100%)
    100

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11 Commenti

  1. Ciao Ace,
    a dire il vero mi è risultato un po’ difficile leggere questo capitolo, dove passi da un tempo verbale all’altro nel giro di poche parole. Non ne ho capito il senso, perdonami. Ho notato anche qualche virgola di troppo, ad esempio dopo un punto e la chiusura delle caporali. Il termine incellphanare non l’ho trovato, ma presumo tu lo abbia cercato. Io ho trovato cellofanato 🙂
    Il taglio asciutto somiglia più a una sceneggiatura che a un racconto, potrebbe anche essere interessante. Hai mai letto Chandler? Immagino di sì, visto che ti piacciono gli hard boiled.
    Complimenti per la scena d’azione nella prima parte, ben scritta.
    Voto per la soffiata.
    Alla prossima!

    • Cara Keziarica,
      per rispondere al tuo commento devo dividere per punti:
      -tempi verbali. Di solito, nelle storie, scrivo al passato, ma per questa ho deciso di scrivere al presente, anche per dare quell’idea di dinamicità che l’imperfetto od il passato remoto non rendono. Per questo mi sono un po’ impappinato pure io nel correggere i tempi e portarli al presente.
      -la punteggiatura. Sono un gran fan della punteggiatura. Mi piacciono le pause. Però, come per ogni cosa, non bisogna abusarne. Ti ringrazio.
      -Inglesismi. Non mi piace usare termini stranieri, quando abbiamo una lingua così bella. Il termine “Incellophanato” è un po’ desueto e ambiguo nel nostro dizionario; mi rendo conto che avrei potuto usare il termine “Imballato”, ma così è andata.
      -Spazi stretti. Sono perfettamente cosciente del taglio asciutto, ma con a disposizione 10 capitoli e 5000 parole a capitolo, non si ha occasione di scialare. Volevo che il lettore arrivasse entro il secondo capitolo a “contatto” con la vittima. E credimi se ti dico che non è stato facile far stare in un capitolo di 5k parole una scena d’azione, il contatto con il cliente, i primi indizi e i viaggi fra una scena e l’altra.

  2. Ciao Ace,
    benvenuto.
    L’incipit di un racconto dovrebbe essere il biglietto da visita, un po’ la presentazione della storia ai lettori; tu hai voluto presentarcelo così, con i vestiti stazzonati e la scazzottata facile, ci sta. Attento però a non cadere nei cliché, non lasciarti influenzare troppo dal cinema, cerca di trovare un tuo detective, con caratteristiche e difetti suoi e di nessun altro. Anche l’aggressione della giovane è, probabilmente, servita a renderci chiaro il carattere del protagonista, tuttavia cerca di non lasciarti portare fuori strada dalla necessità di spiegare o mostrare troppo, qui i caratteri sono tiranni.
    Come Ottaviano ti consiglio di usare le caporali, le virgolette o il trattino lungo per i dialoghi. Le caporali sono queste: «» e le trovi nei caratteri speciali di Word. i segni minore e maggiore non vanno bene. I dialoghi degli adepti paiono un po’ pomposi, ma credo faccia parte dell’indottrinamento ricevuto nella setta. Può andare bene metterlo in evidenza, ma solo se poi questi adepti avranno un ruolo nel proseguo della storia, altrimenti ti rubano solo caratteri 🙂
    Spero di non esserti risultata pesante, voto per la polizia sul posto.
    Vediamo come te la cavi, intanto ti seguo anche perché il giallo è ormai diventato il mio genere 😉
    Alla prossima!

    • Ti ringrazio per i consigli. purtroppo le storie che mi vengono in mente di solito sono un po’ lunghe speriamo, per come l’ho ideata, che questa riesca a stare entro i termini. Altrimenti, vorrà dire che ne metterò altri 10 di capitoli. =P Per quanto riguarda i cliché, devo ammettere che alcuni saranno alquanto ovvi, in quanto questo racconto si ispira al genere hard-boiled, tipo il “Mistero de Falco” o le storie con Dick Tracy. Vedremo come andrà a finire. Nel frattempo, buona lettura.

  3. Ciao, benvenuto. Vedo un ottimo potenziale e uno stile che è vicino ai miei gusti. Parecchi dettagli da aggiustare: se vuoi ti preparo un piccolo elenco di cose che ho trovato, da lettore, un po’ “stonate”.
    Te lo diranno e perciò lo anticipo io: cerca il modo per utilizzare i caratteri standard dei dialoghi ( « » caporali
    “ ” virgolette alte — trattino largo ) quelli che hai usato indicano “minore” . Ciao alla prossima!

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