Il senso dell’odio

La ragazza del Sad

Era la notte di giovedì 28 novembre e una giovane se ne stava seduta su una panchina, in un parco alla periferia di Modena. Faceva freddo, molto freddo ma lei, nonostante i suoi vestiti non coprissero che alcune sottili aree del corpo, lei sembrava non curarsene. Del resto era abituata a stare li, tutte le notti. Ogni sera lei era li, con la pioggia o con il sereno, con il caldo o il freddo. Quel parco era ormai la sua casa, anche se non aveva un tetto. Tutti i ricordi della sua brevissima infanzia erano ormai svaniti, nella sua mente, ormai formata da tutto quello che aveva passato, tutti tranne uno. Quel ricordo le bruciava ancora in testa come un ferro incandescente, che incendiava i suoi neuroni, e si diffondeva lungo tutto il corpo. Il suo corpo era ancora quello di una ventenne, con le curve sinuose che stonavano quasi, con la sottigliezza e la fragilità degli arti. La pelle è candida, interrotta a tratti dalle numerose lentiggini che le punteggiano soprattuto le gambe e il viso. E’ proprio nel viso, in particolare negli occhi che si leggono tutti gli episodi che hanno scandito la sua vita fin dalla giovanissima età, e davanti ai quali sembrava di avere a che fare con una donna vissuta. Era solo a metà della sigaretta che aveva acceso poco prima, quando una Peugeot nera, si accostò al lei. “Ed eccoci qui” pensò “ci risiamo”. La ragazza si alzò pigramente dalla panchina, si sistemò i lunghi capelli corvini e si avvio a passo veloce verso l’auto. Aprì la portiera ed entrò, chiudendosela alla spalle.

La mattina successiva, il commissario Bernardi dormiva, ma non un sonno tranquillo. Continuavano a passargli davanti agli occhi i flash di una bambina che giocava nel parco di fronte a casa, poi vedeva un’auto scura che chiudeva la portiera e partiva a massima velocità e infine, sentiva le urla disperate di una madre, troppo giovane per perdere sua figlia. A un certo punto le urla di donna si trasformarono in una voce maschile, che lo scuoteva per una spalla: “Commissa’ si deve alza’ adesso”. Aprì gli occhi. “Perchè mi rompi i coglioni? ” fu la risposta.  “Abbiamo trovato un corpo in un fosso”. Bernardi si alzò lentamente dalla poltrona su cui era stravaccato, si avviò stropicciandosi gli occhi bruni, contornati da profondi solchi. I capelli, tendenti al grigio, facevano da contorno a un volto pallido, quasi smunto, ma che manteneva nonostante l’età già abbastanza avanzata, il fascino di un tempo. Dopo aver preso un caffè annacquato alla macchinetta del commissariato, si avviò verso la scena dell’omicidio. Guidando sotto la pioggia, e con un vento freddo che passava dal finestrino aperto, pensò a quanto gli mancava la sua terra, la Basilicata. Ma i pensieri svanirono subito quando ricordò il motivo del suo trasferimento. Aveva bisogno di non vedere mai più quel luogo, che aveva visto la sua nascita, ma anche la rovina della sua vita. Una volta giunto, al luogo del ritrovamento scese dall’auto lentamente. A osservare il corpo c’era Elena Castaldi, la collega e amica di Bernardi, forse l’unico motivo per cui lui aveva ancora la forza di andare al lavoro. Era una splendida donna, sulla cinquantina, ma che nonostante l’età era ancora perfettamente in grado di appagare i desideri che erano quelli degli occhi di un uomo, in qualsiasi periodo della vita esso fosse. Aveva capelli castani e occhi chiari, contrasto che rendeva ancora più visibili le iridi, che sembravano capaci di scrutarti l’anima. Le labbra, sottili, erano spesso leggermente tirate in un grazioso sorriso che esprimeva più che altro superiorità, come se nulla di quello che le succedeva intorno la toccasse. Molti vedevano questo atteggiamento come pura arroganza, ma Bernardi lo vedeva più come una sorta di tristezza nascosta, che l’aveva quasi resa immune a tutto il resto. Non aveva però mai avuto il coraggio di chiederle il motivo. Nonostante questo, erano diventati amici quasi da subito, due anime intaccate che si trovano insieme, a discutere principalmente di casi, ma anche delle loro storie, o meglio, della storia di Bernardi, e di tutta la psicologia che ne conseguiva. Lui era come attratto dalla sua portanza elegante, dalla sua bellezza, dal suo sorriso, ma non amava definirsi “innamorato”. Erano stati notti intere a parlare ed era la prima a cui aveva parlato delle sua storia. La prima a cui aveva raccontato del rapimento brutale della figlia, quando era ancora una bambina. Da quel momento ne lui ne la moglie l’avevano più vista. In ogni caso la moglie non avrebbe potuto, perchè un anno dopo si era tolta la vita, sopraffatta dall’ansia e dal dolore. Da quel momento Bernardi non si riteneva più capace di provare emozioni, tantomeno di amare. Ma ritorniamo al morto. Quello che colpì Bernardi, fu l’immensa crudeltà con cui era stato compiuto l’omicidio. Il corpo era costellato di pugnalate, ma quello che colpiva di più era il taglio a forma di X inciso sul collo. Dietro di loro, tra le macchine parcheggiate, ne spiccava una: una Peugeot nera.

Colpo di scena! Come prosegue la storia?

  • Bernardi lascia il caso e la storia prosegue senza di lui. (0%)
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  • L'indagine è di qualcun'altro ma Bernardi, affascinato da esso, indaga da solo. (60%)
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  • Bernardi indaga personalmente sull'omicidio. (40%)
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5 Commenti

  1. Ciao!
    Soggetto interessante e mi piace. In certi casi noto la mancanza di virgole e in alcuni passaggi avrei semplificato la forma, togliendo qualche piccolo giro di parole. Con il tempo certamente lo farai, questo sito aiuta molto (parlo per esperienza!). Seguo la tua storia perché voglio vedere che succede.

  2. …‘portanza…immensa crudeltà…spiccava una peugeot nera…’ Così, su quelle parole avrei ragionato un po’ prima di scriverle. Naturalmente io non sono nessuno ma tu puoi fare molto per piacermi e allora cerco di portarti sulla mia strada. ‘Né lui né la moglie…’ vogliono l’accento, ma non ti preoccupare sei sulla retta via…. ciao🙋

  3. L’inizio promette un bel giallo, un omicidio efferato, un poliziotto segnato da un passato doloroso. Forse non avrei svelato subito il dramma del commissario, per lasciare un po’ di mistero sul suo dolore, ma è una scelta stilistica. Il modo in cui scrivi è un pochino contorto, alcuni passaggi li ho dovuti rileggere due volte per capirli bene, ma anche questa, se ben gestita, è una questione stilistica. Buon lavoro!

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