The Green Streetlamp

The Green Streetlamp 1

Era il mio turno di notte, guidavo il grosso e rumoroso fuoristrada che spetta a noi guardie forestali presso i sentieri battuti dei boschi dell’Appennino Tosco-Romagnolo. Era stato segnalato (verso le 23:30 circa) un incendio boschivo in espansione a qualche km di distanza dall’abitazione dei De Luca, una famiglia benestante residente a Milano che acquistò recentemente una villa in montagna immersa nei boschi appenninici per il piacere di passare l’inverno immersi nei paesaggi mozzafiato e le fredde nevicate che questo luogo ha da offrire.

Ricevetti la comunicazione via radio qualche minuto prima, mentre mi trovavo ancora all’interno di uno degli avamposti sparsi in giro per questi boschi, intento a fumare una sigaretta, sorseggiare un caffè e leggere un libro; fu la radio a interrompere la mia lettura emettendo quel classico suono che emette nel momento in cui riceve una comunicazione.

Mi venne segnalata la minaccia, descritta l’entità, il livello di pericolosità, mi vennero fornite le coordinate e infine mi venne impartito l’ordine di intervenire al più presto.

Posai il libro sulla scrivania antistante, bevvi tutto d’un sorso il caffè rimasto nella tazza, presi tutto l’occorrente per evitare di morire, uscii fuori, saltai sul fuoristrada e partii. Sul fuoristrada contattai la centrale annunciando che mi stavo recando sul posto per ulteriori accertamernti, che avevo il necessario per tenere a bada un piccolo fuoco e che avrei richiesto un maggiore intervento se la situazione fosse degenerata.

Stavo guidando il fuoristrada sul sentiero battuto, mi stavo avvicinando abbastanza in fretta al luogo indicatomi quando ricevetti un’altra comunicazione alla radio, la voce dall’altra parte mi comunicava che la segnalazione era stata un falso allarme: il membro più anziano della famiglia aveva scambiato il fumo che fuoriusciva dal motore di un auto apparentemente guasto per l’inizio di un incendio boschivo, l’uomo si è successivamente accorto dell’errore quando i due coniugi proprietari dell’autovettura bussarono alla porta della famiglia per chiedere un aiuto.

La voce dall’altra parte ha poi concluso la comunicazione ordinandomi di tornare al mio avamposto, ma io non ci potevo credere, ero così furioso che mi tremavano le mani: “E’ la terza volta questo mese che quel vecchio invia falsi allarmi, dovrebbero legarlo con le cinghie di cuoio ad un letto e imboccarlo di pillole e omogenizzati” pensai, oramai avevo quasi completamente perso il controllo, mi si gonfiò una vena in testa, tremavo dalla rabbia e mi sudavano le mani: “Farlo pisciare da un catetere, o direttamente nel pannolone” a quel punto non ci vidi più dalla rabbia, sferrai istintivamente un pugno al parabrezza frantumandolo e ferendomi gravemente la mano e il polso,  persi il controllo dell’autovettura uscendo fuori dal sentiero, il fuoristrada camminò da solo per un po’ finché un albero non pensò bene di fermare la sua corsa.

L’Airbag per fortuna si aprì in tempo, scesi dal fuoristrada e presi il kit medico, in fretta e furia mi bendai il polso con tutti i pezzi di vetro ancora conficcati nella carne, non potevo rischiare di rimuoverli o avrei lacerato qualche vena. Il fuoristrada era inutilizzabile e anche la radio era andata perduta nell’incidente. In poche parole ero fottuto.

Non avevo altra scelta che raggiungere qualche avamposto vicino a piedi dato che il mio distava un bel po’ di km, mi avvicinai nei pressi di due grossi abeti posizionati uno accanto all’altro, erano le 23:45 del 25 novembre 2019.

Una volta avvicinatomi agli abeti notai che non erano soli, ma bensì un intero cerchio di vegetazione lasciava posto a uno spiazzo con al centro un lampione. Esattamente, un solo e semplice lampione posizionato al centro di uno spiazzo di vegetazione immersa nei boschi dell’appennino tosco-romagnolo. Mi sembrò assurdo, credevo di essere svenuto nell’incidente e di star sognando ma non era così, mi avvicinai al lampione posizionandomi proprio sotto la sua lampadina che stava emettendo luce. Al mio posizionamento il fascio di luce divenne di colore verde, e mi chiesi chi poteva aver mai messo una roba del genere in mezzo al bosco e per quale motivo.

Mi girai per andarmene ma improvvisamente sentì un fortissimo bruciore alle gambe, era come se i legamenti si stessero sciogliendo a causa di una fortissima fonte di calore, caddi a terra pur restando sotto il fascio di luce del lampione e piano piano tutto il mio corpo iniziò a sciogliersi, la pelle si tirava via da sola come fosse una semplice coperta e presto la mia carne entrò a contatto con l’erba facendomi patire il doppio del dolore, presto anche la carne si sciolse e poi i muscoli, gridavo talmente forte che le mie corde vocali si spezzarono prima ancora di venire disciolte dalla luce del lampione. Morii li, sotto quel lampione coi miei tessuti disciolti e i miei organi sparsi in torno a me che presto divennero cibo per la fauna locale.

Marco Rossi, guardia forestale, serial killer, cavia n 1.

Chi sará il prossimo?

  • Un capo di stato avido e egoista (100%)
    100
  • Un un fattore cuoco di Metanfetamine (0%)
    0
  • Un cittadino apparentemente con la coscienza pulita a Los Angeles (0%)
    0

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1 Commento

  1. Ciao! L’idea alla base di questa storia è molto interessante, ma ho trovato lo stile di questo primo capitolo un po’ troppo freddo, quasi fosse un semplice resoconto da parte di un osservatore esterno invece di una narrazione in prima persona. Se è una scelta voluta, dovuta magari alla mente da serial killer della vittima, forse avrebbe dovuto essere evidenziata più chiaramente, così come lo stesso crimine di Marco Rossi, che si scopre soltanto nella nota finale… Comunque, per il prossimo voto per il capo di stato!

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