Union Jack Watch

Dove eravamo rimasti?

chi ha ucciso Mirella? nessuno dei due (100%)

finale

 Alla prima intimazione ne seguì un’altra e a quel punto il cattivo lasciò l’arma e alzò le braccia.
«Katya! », faccio io…
« Sss…!», fa lei, «c’è il capobanda di sotto, aspetta i suoi. L’ho visto dal terrazzino quando avevamo la luce spenta e lui non poteva vedere noi. Poi sono passata al terrazzo accanto, erano tutti svegli e mi hanno fatto entrare. E… eccoci qua. Hai delle fascette, della corda? Prendile e lega le mani e le caviglie di questi due gentiluomini che stasera mi hanno fatta proprio incazzare!»
«Che tigre!», pensai mentre legavo.
«E adesso imbavagliamoli… sciarpa, fazzoletto, quello che hai.
Spostiamo il divano verso la porta.
Voi due seduti sul divano! Una mossa e sparo, sono un agente vero io, il giudice crederà a me e non a voi chiaro il concetto?»
Quando i due furono bloccati come salami sul divano a rimirar la porta che avevano scassato, lei spense di nuovo la luce.
«Capo», chiedo, «e adesso che si fa?»
«Si aspetta.»
Pensavo al povero Alfio che dritto sulle punte guardava dallo spioncino e non ci capiva una mazza…
Piano piano sulle scale, prima un’ombra, poi una figura si palesò.
Era, (guarda-guarda!), Carlo Barbieri in persona.
Mentre lui si avvicinava alla porta la mia bambina mi mise in mano una cosa… era una padella, poco più grande di quella che aveva in mano lei.
Mi fece accovacciare con lei dietro la spalliera del divano per essere invisibili dal pianerottolo.
I due ceffi si agitavano, lui si avvicinò. Non credeva ai suoi occhi.
Si avvicinò quel tanto che bastò per prendersi un paio di padellate in faccia; svenne quasi ma si rianimò subito e girò i tacchi per fuggire. Nell’imboccare le scale però, trascurò di evitare il piedino, insomma, lo sgambetto di Alfio, (che evidentemente aveva capito da che parte stavano i buoni), e si accartocciò in fondo alla rampa.
«Legalo alla ringhiera.» Chiosò la tigre.
Poi bussò lievemente alla terza porta del pianerottolo.
Aprì una signora con un bambino di sette, otto anni che faceva capoccella.
Katya cercò in tasca il tappino rosso della pistola di plastica che aveva in mano. Grazie, Renatino, grazie del prestito. Anzi aspetta.
Entrò in casa, raccolse la altrettanto finta pistola dei due fessi, e la consegnò al bimbo.
“Questa è un regalo per te dalla Polizia. Scusate ancora il disturbo e ora buona notte.”
Venne verso di me, vedevo che era sfinita.
Prese il cellulare e fece un numero.
Parlò qualche secondo e poi mi abbracciò teneramente.

«Allora, amore, finalmente sappiamo come è andata!», dissi qualche giorno dopo guardando al carrozziere che lucidava la Panda appena riparata.
«Sì», disse Katya, «secondo il commissario abbiamo una versione dei fatti che mette insieme un po’ tutto e che appare credibile. Noi, credo, non sapremo mai esattamente cosa successe quella sera, ma tutto quello che è venuto dopo è documentato e vero.
Dunque: pare che quella maledetta sera del 1989 Mirella e Carlo rientrando a casa di lei mezzi ubriachi da una festa trovarono Dino ad aspettarli al portone. Era messo male anche lui e piangeva.
Salirono in casa. Dino aveva litigato con Loredana e voleva che Mirella le parlasse. Visto che c’erano continuarono a bere e ben presto la serata prese una piega inaspettata.
Insomma: finirono per fare l’amore a tre, senza capire più niente fino a quando lei, spaventata dall’eccessivo ardore dei due uomini volle smettere e cercò di liberarsi dai loro abbracci, da loro che, ormai fuori di testa, la bloccavano. Prese anche qualche schiaffo ma fu forte, si divincolò, fuggì in bagno e si chiuse dentro.
Passarono alcuni minuti. Carlo prese a chiamarla ma lei non rispondeva. Allora lui cominciò a colpire la porta fino a che cedette di schianto. Mirella era a terra immobile: era morta!
I due uomini, presi dal panico, chiamarono il cugino poliziotto che però non credette fino in fondo alla loro versione e, temendo forse contraccolpi per la propria carriera, li consigliò di buttare un po’ di cose all’aria e concordare un alibi.
Così andarono le cose.
Mirella era deceduta per un arresto cardiaco imputabile ad abuso di alcool, stress da violenza sessuale e… sfiga. I segni sul corpo erano quelli degli schiaffi e di quel rapporto sessuale andato oltre mentre tutto il casino in casa era solo un depistaggio. Le indagini pilotate dal cuginetto poliziotto presero subito il verso che dovevano prendere e così sia!
Tutto questo, bada bene, stava nero su bianco in una lettera confessione di Dino Giordano a Loredana di più di un anno fa. Lettera scritta per discolparsi dopo che lei aveva riconosciuto l’orologio nella foto del settimanale; lettera scritta per il bisogno di porre fine a una farsa che durava da vent’anni. A quel racconto seguì un confronto a tre durante il quale Carlo Barbieri, per nulla pentito o forse obbligato dal debito di riconoscenza nei confronti dell’ispettore, l’aveva esplicitamente minacciata e allora era stato lo stesso Dino a consigliarle di sparire e mettersi al sicuro.
Tutto il resto lo sai…

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26 Commenti

  1. Ciao Gibbone,
    questo è uno di quei racconti che andrebbe letto in un unica soluzione. I gialli sono difficili da scrivere ma anche da comprendere, leggerli a puntate non facilita le cose. Nel finale, la ricostruzione ha certamente aiutato, hai fatto bene a raccontare come si sono svolti i fatti. Rileggerò da capo appena avrò un po’ di tempo, per comprendere le piccolezze che mi sono sfuggite. Nel complesso hai fatto un buon lavoro. Spero di trovarti presto con un nuovo racconto.
    Alla prossima!

  2. Ciao, ho recuperato un bel po’ di capitoli tutti insieme, la storia è sempre bella e avvincente, ma ogni tanto si ha l’impressione che sia scritta un po’ di fretta, senza cura, caporali che mancano, virgole ballerine, il che rende un pochino più complicata la lettura, il racconto non fluisce bene come dovrebbe. Adesso aspetto il finale che sarà sicuramente con il botto. Ho votato per “nessuno dei due”. Buon lavoro!

  3. Ciao Gibbone,
    No, la Panda 30 speronata e abbandonata… ma forse, naaah… o forse sì. Staremo a vedere🙂
    «…Lei chi? Balbettai… incredulo più di lui». Mi sa che ti sei perso qualche caporale🙂.
    Il capitolo è ben realizzato, il poliziotto però, mi pare di capire, non è uno dei due inseguitori. Se e arrivato così in fretta o era già lì o non saprei… forse le cose non sono come sembrano. Vedremo con il finale.
    Alla prossima!

    • Buongiorno Keziarica,
      mentre cerco i caporali in fuga ti segnalo che effettivamente il poliziotto è solo un “sedicente” tale.
      In realtà è il picchiatore che vuole zittire e levarsi dai piedi il vicino di casa.
      Arrivederci al finale, e… grazie. Ciao 🙏

  4. Quindi Katya ha qualcosa da nascondere e il picchiatore era un poliziotto… o si spacciava per tale? Belli e ben gestiti i colpi di scena, voto per nessuno dei due con la speranza di rimanere stupito! La scrittura anche l’ho trovata buona, ti faccio solo qualche piccolo appunto: l’espressione “i nostri eroi”, che mi pare avevi già usato in precedenza, la trovo un po’ fuori contesto, ma è solo un parere personale; “alla una”, ma forse è un errore di battitura; “per un attimo pensarono di squagliare” in cui manca il verbo riflessivo, e ogni tanto ho notato una virgola fuori posto, ma niente di che. Ci si vede al gran finale!

    • Ciao Lorenzo grazie per i consigli.
      Il poliziotto non è tale, è il picchiatore che vuole solo tacitare il vicino impiccione. “I nostri eroi” è ironico al punto che significa quasi il contrario di quello che sembra.
      “Squagliare”, lo so non va bene, ma l’ho tenuto perché nasce nella mente di due ignoranti più di me.
      Grazie ancora Alla prossima🙏

  5. Buongiorno, grazie,
    quello che è frutto di fantasia si ispira invero alla quotidianità (non ancora completamente consumata) di certe città storiche, certi borghi antichi dove il “soprannaturale” si mischia spesso con la realtà. Chi potrebbe escludere un fondo di verità nelle tante storie raccontate dalle nostre nonne…? Stavolta è la realtà oggettiva che si giova del supporto delle antiche credenze… e una veggente può contribuire a chiarire un caso di omicidio. Grazie ancora e… alla prossima🙏

  6. Ciao Gibbone,
    eccoti tornato! Bel capitolo, belli i dialoghi; punteggiatura al punto giusto, almeno per quel che posso saperne io che con la punteggiatura sono una schiappa 🙂
    Quindi si è trattato di un sotterfugio per scoprire chi ha ucciso la povera Mirella… bene, bene ottima idea.
    Siamo quasi alla fine, direi che è il momento di portare i cattivi allo scoperto.
    Alla prossima!

  7. Anche secondo me è un capitolo un po’ sottotono e confermo che la punteggiatura avrebbe potuto essere messa meglio, specialmente nell’uso delle virgole. Anche i dialoghi secondo me non funzionano molto, manca un po’ quella precisione che invece era ben presente nei capitoli precedenti. Confido che sia solo un capitolo di passaggio, alla prossima!

  8. Ciao Gibbone,
    scusa la franchezza, ma ho trovato in questo capitolo un uso un po’ disordinato della punteggiatura. Tutta la prima parte pare scritta di fretta, nella seconda ci si riavvicina allo stile degli altri capitoli. Forse è solo una mia impressione, ma è quello che mi ha trasmesso. La storia comunque prosegue, ci sono pochi episodi per arrivare alla fine, direi che è il caso di scoprire molte cose.
    Ti auguro una buonissima giornata, alla prossima!

    • Buongiorno Keziarica,
      non ti devi scusare mai della franchezza, ci mancherebbe! Riguardo la punteggiatura ti posso dire che non è messa a caso o di fretta. Può essere sbagliata certo ma è voluta così. Io cerco, magari senza riuscire, di usarla per governare le pause e i toni che intendo inserire nel testo. Magari esagero, probabilmente sbaglio, ma non pubblicherei una cosa scritta di fretta, sarebbe stupido.
      grazie per tuo commento. alla prossima 🙏

  9. La storia procede in maniera interessante e facendosi sempre più coinvolgente, molto bene! Ottima la narrazione, i dialoghi e le descrizioni, ho trovato forse un po’ frettolosa la descrizione del rapporto con Katya, ma lo spazio è quello che è e ci si deve accontentare. Voto per sapere qualcosa di più su Carlo, visto che è un personaggio nuovo.

  10. Ciao Gibbone,
    non so perché me la sono persa, ma questa storia è davvero bella. È scritta bene, con dialoghi efficaci e personaggi (anche Johnny H.) a tutto tondo. Meriterebbe più visibilità! Se posso dirtelo, la preferisco di gran lunga alla precedente, non che quella fosse male, ma questo, a mio parere, è il tuo habitat naturale, il giallo nostrano, per le strade che conosci e si sente, te lo assicuro.
    Forse qua e là ho notato qualche errore di battitura, ma non ho altri appunti da fare, la storia mi è risultata chiara e forse leggere insieme i sei capitoli l’ha resa anche più scorrevole.
    Bravo, ancora complimenti e ci vediamo al settimo.
    Ho votato le indagini di Katya.
    Alla prossima!

    • Ciao K. mi mancavano i tuoi consigli. Grazie per tutto e in quanto all’ audience lo sai che siamo un popolo di poeti che non leggono poesie… Mi hai dato l’idea di rileggere tutti i capitoli da capo e devo dire che hai ragione. Forse si dovrebbe fare sempre così almeno con i gialli.
      Appuntamento alla prosdima, ciaooo🙏

  11. Buongiorno Valentina, i cambi sono incasinati perchè l’intenzione di mettere in corsivo tutto ciò che è narrato in prima persona è in parte saltato per colpa mia nel trasferimento da Word a Incipit. In quanto a Katya sai bene che se vai in un qualsiasi quartiere di Roma trovi i nomi più strampalati, e poi magari lei ha una madre Russa!😉
    Grazie di essere passata, alla prossima🙏

  12. Continuo ad avere qualche problema con questi cambi di persona e anche di tempi, non capisco se è voluto o se è distrazione. Altra cosa, ma questa è puramente una mia fisima, Katya con la K e Y? Non sarà un po’ troppo “esotico” per un agente d’istanza al Pigneto? Detto ciò, la trama è coinvolgente, far apparire Loredana un bel colpo di scena. Ho votato “un indizio dai ritagli di giornale”.

  13. Interessanti questi primi due capitoli, scritti molti bene e con personaggi ben caratterizzati. Molto riusciti anche i dialoghi in romanesco, danno quel tocco di realismo in più che in una storia del genere di certo non guasta. Voto per l’indizio. Alla prossima!

  14. Ciao Valentina. Grazie prima di tutto.
    Ho voluto usare e userò ancora la terza persona perché permette di volare sui personaggi e vedere la storia dall’alto con molta più libertà che in prima e il racconto se ne avvantaggia. La prima persona assume quasi il ruolo di “testimonianza”, un punto di vista come la telecamera “on board” in una formula uno. Insomma
    se ben mescolate secondo me possono funzionare un po’ come in tv quando dal commento generico si passa a sentire la voce dei protagonisti. l’importante è riuscire a farlo. In quanto al “romanesco” non sarà abusato, qui è servito a scoprire “il territorio”. Io, poi sono un lettore innamorato di Camilleri e il dialetto quando è vicino alla lingua parlata e non troppo ostico, è una ricchezza enorme. Ciao, alla prossima

  15. Ciao, un buon capitolo, solo non ho capito, come mai passi alla prima persona verso la fine? Attento a non calcare troppo la mano con il romano, il racconto potrebbe diventare poco leggibile dai non capitolini (oppure sono io che non sono abituata a leggerlo).
    Ho votato per “Mario scova un indizio, qualcuno trova lui”.
    Buon lavoro!

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