Union Jack Watch

Dove eravamo rimasti?

credo al racconto? Si e mi documento sui fatti; (33%)

prima fase: indagini a tappeto

Mario quella notte dopo l’incontro con Angela, come succede in certi casi, vegliò e pensò a cosa fare, se credere, se dare retta a lei e a mammina (soprattutto).
Pensò alla malasorte che aveva accumunato le due ragazze di via Macerata che adesso sembravano riunite dopo tanti anni, curiosamente una ventenne e l’altra quarantenne.
Certo che morire a vent’anni ti assicura la vita eterna con le sembianze da giovane e questo potrebbe non essere male. Morire vecchi decrepiti e rimanere così per l’eternità, permettete, è un vero schifo, una iattura…
Ma noi siamo così attaccati alla nostra misera vita terrena che non siamo mai pronti a rinunciarci e se qualcuno la minaccia possiamo diventare cattivi.
Andò avanti così per un po’ tra fantasie e sbadigli.
Jonny Holliday, il francesino di casa, ‘razza bulldog francese’, gli avevano detto al canile, lo osservava con gli occhi a palla e si chiedeva se quel comportamento potesse in qualche modo essere la spia di una incombente minaccia al tran-tran quotidiano.
Jonny si tranquillizzò il giorno dopo, se avesse avuto la coda avrebbe scodinzolato, quando l’uscita mattutina iniziò alla solita ora. Stavolta cambiò solo, in parte, il giro perché lui aveva deciso di deviare su via Macerata.
Cosa si aspettasse di trovare là non lo sapeva neanche lui però doveva fissare quel portone nella sua mente per entrare nella storia.
A pochi metri c’era la bottega storica di un pizzicarolo del quartiere dove anche Mario spesso faceva la spesa. Decise di entrare.
Ecco il suo racconto:
«Ah, ecco ionni, è un po’ che nun te vedo! bongiorno ragazzi, che je damo a la creatura stammatina
«Niente Olindo non me lo vizià, famme un po’ de crudo e pecorino, grazie».
«Ma come, e all’amico mio gnente? Tiè, assaggia ‘sto cotto!»
Mi venne in mente allora che Olindo conosceva praticamente tutti là intorno da cinquant’anni…
«Mirella? Nun me pare, anzi no, sì: a parte la Vannozzi che c’ha settant’anni ma ai tempi mia… ai tempi mia, era gajarda! Dunque, e tu nun me guarda co’ quell’occhi a palla che er prociutto te lo sei aggià finito! …A ripensacce bbene c’era una ventina d’anni fa una, era carina… ma nun po’ esse, quella ha fatto ‘na brutta fine, ammazzata da chissà chi che nun ce s’è capito gnente. E pure quell’amica sua sparita, morta de sicuro pure lei dico io, come se chiamava…? Boh, nun me ricordo».
La buttai là: «Loredana?»
«Nun me ricordo, aho, ma che er padrone tuo è ‘ntrato ‘n polizia? Beccate ‘sto bocconcino a ionni olidei! Che fai arzi la zampa? Tacci tua che forza che sei!»
È strano come le persone ricordino della gente solo i fatti a cui sono legate, spesso scomodamente costrette, e poco più.
Chissà, pensò Mario, se di Mirella qualcuno avrebbe saputo dire di più.
Iniziò una ricerca su Google dove trovò molte cose su Loredana, sparita da casa mentre il marito era a Rimini per un congresso di medicina, forse per allontanamento volontario.
Su Mirella non c’era nulla. Per lei pensò si doveva cercare altrove.
Decise di indossare l’orologio e mostrarlo agli amici, in palestra, al lavoro. Funzionò perché un giorno uno in palestra volle sapere di più, si fece raccontare la storia e gli disse di avere un amico al Messaggero che avrebbe potuto fare una ricerca.
La cosa gli fece venire in mente che forse era un’idea sentire Lorenzo l’edicolante del Pigneto che era lì da sempre e che aveva preso il posto del padre ormai ottantaseienne.
«Tutti sanno, disse lui, che mio padre ha costituito un archivio di tutti i fatti accaduti qui dal bombardamento alleato in poi. Lui ha letto, digerito e catalogato tutto».
L’ennesima telefonata di sollecito di mammina lo convinse infine ad andare un pomeriggio a parlare con l’uomo che aveva incontrato le due donne.

Arrivai a piazzale Prenestino, vicino al cinema Aquila e suonai al citofono di Roberto C.
«Sì, pronto, buona sera cerco Roberto, mi chiamo Mario e sono un’amico di Angela…»
Uno scatto e il portone si aprì senza che ci fosse altra risposta.
Salii le scale mangiate dal tempo e dell’umidità e arrivai all’interno 6 secondo piano. La porta era socchiusa.
Una voce da dentro:
«Vie’, Vie’, amico de Angela, nun posso venì che me sto a lavà li piedi, devo annàa a lavorà tra poco e nun posso perde tempo!»
«Permesso? Scusi se vuole torno un’altra volta…»
«No, no, viè, viè se te manna Angela già lo so che voi sape’, o me sbajo?»
Raccontai i fatti. Lui, in calzoncini e canottiera, annuiva mentre lavava i piedi in cucina nella bagnarola e alla fine aggiunse solo che faceva il cameriere e che la sera tornava a casa sempre fra la mezza e l’una e che quelle due pareva proprio che aspettassero lui per parlare perché a lui ‘nun je passava manco per cervello visto er sonno che c’aveva.’
Il colloquio fini lì, Roberto lo salutò frettolosamente ma si scusò per l’accoglienza:
«Aho, scusa se nun te offro gnente ma c’ho prèscia, e scusa se me stavo a lava’ li piedi ma, sai, io co’ questi ce lavoro!»

Che cosa accade?

  • Dai guai può venire un bene (33%)
    33
  • pochi passi avanti, inciampi e ossa rotte (0%)
    0
  • Mario scova un indizio, qualcuno trova lui (67%)
    67
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26 Commenti

  1. Ciao Gibbone,
    questo è uno di quei racconti che andrebbe letto in un unica soluzione. I gialli sono difficili da scrivere ma anche da comprendere, leggerli a puntate non facilita le cose. Nel finale, la ricostruzione ha certamente aiutato, hai fatto bene a raccontare come si sono svolti i fatti. Rileggerò da capo appena avrò un po’ di tempo, per comprendere le piccolezze che mi sono sfuggite. Nel complesso hai fatto un buon lavoro. Spero di trovarti presto con un nuovo racconto.
    Alla prossima!

  2. Ciao, ho recuperato un bel po’ di capitoli tutti insieme, la storia è sempre bella e avvincente, ma ogni tanto si ha l’impressione che sia scritta un po’ di fretta, senza cura, caporali che mancano, virgole ballerine, il che rende un pochino più complicata la lettura, il racconto non fluisce bene come dovrebbe. Adesso aspetto il finale che sarà sicuramente con il botto. Ho votato per “nessuno dei due”. Buon lavoro!

  3. Ciao Gibbone,
    No, la Panda 30 speronata e abbandonata… ma forse, naaah… o forse sì. Staremo a vedere🙂
    «…Lei chi? Balbettai… incredulo più di lui». Mi sa che ti sei perso qualche caporale🙂.
    Il capitolo è ben realizzato, il poliziotto però, mi pare di capire, non è uno dei due inseguitori. Se e arrivato così in fretta o era già lì o non saprei… forse le cose non sono come sembrano. Vedremo con il finale.
    Alla prossima!

    • Buongiorno Keziarica,
      mentre cerco i caporali in fuga ti segnalo che effettivamente il poliziotto è solo un “sedicente” tale.
      In realtà è il picchiatore che vuole zittire e levarsi dai piedi il vicino di casa.
      Arrivederci al finale, e… grazie. Ciao 🙏

  4. Quindi Katya ha qualcosa da nascondere e il picchiatore era un poliziotto… o si spacciava per tale? Belli e ben gestiti i colpi di scena, voto per nessuno dei due con la speranza di rimanere stupito! La scrittura anche l’ho trovata buona, ti faccio solo qualche piccolo appunto: l’espressione “i nostri eroi”, che mi pare avevi già usato in precedenza, la trovo un po’ fuori contesto, ma è solo un parere personale; “alla una”, ma forse è un errore di battitura; “per un attimo pensarono di squagliare” in cui manca il verbo riflessivo, e ogni tanto ho notato una virgola fuori posto, ma niente di che. Ci si vede al gran finale!

    • Ciao Lorenzo grazie per i consigli.
      Il poliziotto non è tale, è il picchiatore che vuole solo tacitare il vicino impiccione. “I nostri eroi” è ironico al punto che significa quasi il contrario di quello che sembra.
      “Squagliare”, lo so non va bene, ma l’ho tenuto perché nasce nella mente di due ignoranti più di me.
      Grazie ancora Alla prossima🙏

  5. Buongiorno, grazie,
    quello che è frutto di fantasia si ispira invero alla quotidianità (non ancora completamente consumata) di certe città storiche, certi borghi antichi dove il “soprannaturale” si mischia spesso con la realtà. Chi potrebbe escludere un fondo di verità nelle tante storie raccontate dalle nostre nonne…? Stavolta è la realtà oggettiva che si giova del supporto delle antiche credenze… e una veggente può contribuire a chiarire un caso di omicidio. Grazie ancora e… alla prossima🙏

  6. Ciao Gibbone,
    eccoti tornato! Bel capitolo, belli i dialoghi; punteggiatura al punto giusto, almeno per quel che posso saperne io che con la punteggiatura sono una schiappa 🙂
    Quindi si è trattato di un sotterfugio per scoprire chi ha ucciso la povera Mirella… bene, bene ottima idea.
    Siamo quasi alla fine, direi che è il momento di portare i cattivi allo scoperto.
    Alla prossima!

  7. Anche secondo me è un capitolo un po’ sottotono e confermo che la punteggiatura avrebbe potuto essere messa meglio, specialmente nell’uso delle virgole. Anche i dialoghi secondo me non funzionano molto, manca un po’ quella precisione che invece era ben presente nei capitoli precedenti. Confido che sia solo un capitolo di passaggio, alla prossima!

  8. Ciao Gibbone,
    scusa la franchezza, ma ho trovato in questo capitolo un uso un po’ disordinato della punteggiatura. Tutta la prima parte pare scritta di fretta, nella seconda ci si riavvicina allo stile degli altri capitoli. Forse è solo una mia impressione, ma è quello che mi ha trasmesso. La storia comunque prosegue, ci sono pochi episodi per arrivare alla fine, direi che è il caso di scoprire molte cose.
    Ti auguro una buonissima giornata, alla prossima!

    • Buongiorno Keziarica,
      non ti devi scusare mai della franchezza, ci mancherebbe! Riguardo la punteggiatura ti posso dire che non è messa a caso o di fretta. Può essere sbagliata certo ma è voluta così. Io cerco, magari senza riuscire, di usarla per governare le pause e i toni che intendo inserire nel testo. Magari esagero, probabilmente sbaglio, ma non pubblicherei una cosa scritta di fretta, sarebbe stupido.
      grazie per tuo commento. alla prossima 🙏

  9. La storia procede in maniera interessante e facendosi sempre più coinvolgente, molto bene! Ottima la narrazione, i dialoghi e le descrizioni, ho trovato forse un po’ frettolosa la descrizione del rapporto con Katya, ma lo spazio è quello che è e ci si deve accontentare. Voto per sapere qualcosa di più su Carlo, visto che è un personaggio nuovo.

  10. Ciao Gibbone,
    non so perché me la sono persa, ma questa storia è davvero bella. È scritta bene, con dialoghi efficaci e personaggi (anche Johnny H.) a tutto tondo. Meriterebbe più visibilità! Se posso dirtelo, la preferisco di gran lunga alla precedente, non che quella fosse male, ma questo, a mio parere, è il tuo habitat naturale, il giallo nostrano, per le strade che conosci e si sente, te lo assicuro.
    Forse qua e là ho notato qualche errore di battitura, ma non ho altri appunti da fare, la storia mi è risultata chiara e forse leggere insieme i sei capitoli l’ha resa anche più scorrevole.
    Bravo, ancora complimenti e ci vediamo al settimo.
    Ho votato le indagini di Katya.
    Alla prossima!

    • Ciao K. mi mancavano i tuoi consigli. Grazie per tutto e in quanto all’ audience lo sai che siamo un popolo di poeti che non leggono poesie… Mi hai dato l’idea di rileggere tutti i capitoli da capo e devo dire che hai ragione. Forse si dovrebbe fare sempre così almeno con i gialli.
      Appuntamento alla prosdima, ciaooo🙏

  11. Buongiorno Valentina, i cambi sono incasinati perchè l’intenzione di mettere in corsivo tutto ciò che è narrato in prima persona è in parte saltato per colpa mia nel trasferimento da Word a Incipit. In quanto a Katya sai bene che se vai in un qualsiasi quartiere di Roma trovi i nomi più strampalati, e poi magari lei ha una madre Russa!😉
    Grazie di essere passata, alla prossima🙏

  12. Continuo ad avere qualche problema con questi cambi di persona e anche di tempi, non capisco se è voluto o se è distrazione. Altra cosa, ma questa è puramente una mia fisima, Katya con la K e Y? Non sarà un po’ troppo “esotico” per un agente d’istanza al Pigneto? Detto ciò, la trama è coinvolgente, far apparire Loredana un bel colpo di scena. Ho votato “un indizio dai ritagli di giornale”.

  13. Ciao Valentina. Grazie prima di tutto.
    Ho voluto usare e userò ancora la terza persona perché permette di volare sui personaggi e vedere la storia dall’alto con molta più libertà che in prima e il racconto se ne avvantaggia. La prima persona assume quasi il ruolo di “testimonianza”, un punto di vista come la telecamera “on board” in una formula uno. Insomma
    se ben mescolate secondo me possono funzionare un po’ come in tv quando dal commento generico si passa a sentire la voce dei protagonisti. l’importante è riuscire a farlo. In quanto al “romanesco” non sarà abusato, qui è servito a scoprire “il territorio”. Io, poi sono un lettore innamorato di Camilleri e il dialetto quando è vicino alla lingua parlata e non troppo ostico, è una ricchezza enorme. Ciao, alla prossima

  14. Ciao, un buon capitolo, solo non ho capito, come mai passi alla prima persona verso la fine? Attento a non calcare troppo la mano con il romano, il racconto potrebbe diventare poco leggibile dai non capitolini (oppure sono io che non sono abituata a leggerlo).
    Ho votato per “Mario scova un indizio, qualcuno trova lui”.
    Buon lavoro!

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