Union Jack Watch

Dove eravamo rimasti?

Roberto sarà... d'aiuto. (50%)

Mario nei guai

Roberto, al “Binario Zero Restaurant” si fece attendere un bel po’. Quando arrivò aveva l’aria di una volpe al laccio, impaurita e nervosa, pronta alla fuga o a mordere se necessario.
«Ciao Robe’, scusa, te rubbo solo un minuto.»
«Che c’è, ancora “Angela?” Ma nun avevamo aggià parlato?»
«Certo, stai tranquillo, (ma che cazzo c’ha questo?), nun me serve gnente; solo… guarda ‘ste foto e dimme: sono loro? So’ loro?»
Roberto guardò le foto ma non le voleva guardare, c’era un “grande fratello” da qualche parte nel suo cervello che non era d’accordo e la testa si girava dall’altra parte come per non vedere…
“Ma… me pare… nun lo so…!»
«Certo che se non le guardi bene… che ci vuole: sì o no! Che ce vo’?»
«Ma che ne so… amico, era notte, era notte e io nun cerco rogna e manco mignotte! Io la notte vado a dormi’! Io a quelle l’ ho viste ma manco l’ho guardate…, e che ne so se erano bionde, more o se c’avevano… la gobba! Io quello che sapevo l’ho detto a la vecchia e mo’, per favore, lasciame perde che c’ho da lavora’.»
Mario, mollato lì come un coglione, ci rimase male perché la testimonianza di Roberto sarebbe stata determinante per definire un quadro soddisfacente dei fatti. La sua reticenza era un problema, che, di fatto, pensò mentre andava verso la stazione dei “Laziali” per tornare a casa, presentava un quadro nuovo, una nuova tela tutta da imbrattare con mille ipotesi più o meno cretine che tenessero conto anche delle sue paure, quelle di un povero cristo imbattutosi in un “miracolo” fuori tempo massimo.
Tornò a casa con la convinzione che davvero qualcuno aveva qualcosa da nascondere. Si sentì inadeguato, messo in mezzo da due vecchie in vena di scherzi che avevano calpestato una mina inesplosa e ora aspettavano che lui la disinnescasse.
I suoi dubbi furono accentuati o, se volete, rimossi la sera stessa quando, rientrando dal solito giro con Jonny H. trovò a pochi metri da casa braccia, spranghe e scarponi rinforzati a portare il saluto della sera!
Ogni difesa fu inutile. Il povero cane fu bravissimo a mettersi in salvo sotto una seicento d’epoca, più di quello…
Mario invece non riuscì a sfuggire a quel concerto a quattro mani dei due incappucciati forzuti, cattivi e professionali nel picchiare… ‘Un lavoretto da professionisti’, pensò infatti mentre le prendeva ( che freddezza! ), ‘e questi non mi vogliono ammazzare di certo altrimenti ero già morto…’
Mario, dissero poi i medici al pronto soccorso del Vannini, se l’era cavata con una serie di lesioni da percosse e schiacciamento, niente fratture per fortuna ma dolori assicurati per tre mesi.
‘FATTE LI CAZZI TUA!’, pensò lui mentre stava steso sulla barella, ‘che consiglio prezioso!’
Perché mai non lo aveva seguito, e come mai solo adesso si ricordava di avere in tasca uno spray al peperoncino?
Avrebbe fatto meglio a tornare alla sua vita, con buona pace di mamma, e programmare una vacanza in Salento…, e invece no, doveva fare lo stronzo, il curioso che invece del bene suo cerca rogna con le storie che je racconta la ggente!
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Quando stai all’ospedale tutto là fuori, si sa, sembra speciale e aumenta di valore mentre quello che hai intorno opprime puzza e costringe. Meno male che fu solo una notte, una “precauzione necessaria”, gli dissero, ma certo non fu una notte speciale e, ‘domani, domani poi al commissariato a denunciare…, a denunciare chi? ’
‘La polizia, già la Polizia!’, si disse ad un certo momento, ’se parlassi della cosa con loro potrei portare l’indagine ad un livello diverso, ma mi crederebbero? Devo pensare, la denuncia qualche ora può aspettare, prenderò un appuntamento.’
Mario fece così: prese appuntamento con l’ispettore Barbieri per il giorno dopo alle dieci.
Nel frattempo allertò il suo amico Gino che era molto vicino ad un socio-gestore della palestra che entrambi frequentavano. L’intento era avere un elenco degli iscritti, alla caccia di chi, sentito parlare spesso nello spogliatoio di Mirella eccetera, poteva, sentendosi minacciato, aver organizzato l’aggressione dei due muscolosi compari. 
Chiamò anche mamma Ester per tranquillizzarla e avere notizie di Jonny H. che adesso era con lei. Lei gli propose di usare per un po’ la sua macchina e dimenticare gli autobus in attesa di ristabilirsi. Mario accettò e il giorno dopo, alle dieci, parcheggiò davanti al commissariato il suo pandino beige sabbia del ’82: un figurone!
Poiché il piantone gli disse subito che l’ispettore era al bar si accomodò in sala d’attesa.
C’era una panca stile vecchia stazione ferroviaria, muri un po’ così e così, due ronzanti distributori di bevande e merendine e il traffico di extracomunitari questuanti permessi, firme e timbri e tutto il resto che sembrava occupare la maggior parte del tempo dei nostri amici agenti.
Pochi minuti dopo l’ispettore rientrò, con la faccia distesa di chi è appena stato al bar, accompagnato da un poliziotto di una bellezza imbarazzante: occhioni neri, coda di cavallo, portamento… ‘mamma mia che donna!’, pensò Mario, ‘hai capito er sor Barbieri!

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6 Commenti

  1. Ciao Valentina. Grazie prima di tutto.
    Ho voluto usare e userò ancora la terza persona perché permette di volare sui personaggi e vedere la storia dall’alto con molta più libertà che in prima e il racconto se ne avvantaggia. La prima persona assume quasi il ruolo di “testimonianza”, un punto di vista come la telecamera “on board” in una formula uno. Insomma
    se ben mescolate secondo me possono funzionare un po’ come in tv quando dal commento generico si passa a sentire la voce dei protagonisti. l’importante è riuscire a farlo. In quanto al “romanesco” non sarà abusato, qui è servito a scoprire “il territorio”. Io, poi sono un lettore innamorato di Camilleri e il dialetto quando è vicino alla lingua parlata e non troppo ostico, è una ricchezza enorme. Ciao, alla prossima

  2. Ciao, un buon capitolo, solo non ho capito, come mai passi alla prima persona verso la fine? Attento a non calcare troppo la mano con il romano, il racconto potrebbe diventare poco leggibile dai non capitolini (oppure sono io che non sono abituata a leggerlo).
    Ho votato per “Mario scova un indizio, qualcuno trova lui”.
    Buon lavoro!

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