Union Jack Watch

Dove eravamo rimasti?

Mario sulla 'latitanza ' di Loredana scoprirà molte cose (100%)

la discoteca

Mario fu colto da un brivido quando apprese che il Carlo B. dei misteri si chiamava Barbieri come l’ispettore!
Chiamò subito Katya al telefono ma lei negò che il suo superiore avesse un fratello. Dopo una mezz’ora, però lo richiamò: «Bingo!», disse: «è un cugino, un imprenditore socio della palestra e anche della discoteca». Questo spiegava gli strani intrecci tra palestra, discoteca e commissariato. Quello che non spiegava era la natura dei rapporti fra cugini. Mario pensò che la festa di primavera poteva essere un’occasione per decifrarli.

Più tardi, parlando ancora con Katya, fece un’ipotesi:
«Senti bene cosa ho pensato: un tipo, diciamo un certo Carlo, sta con Loredana; bene. Una sera chissà perché uccide Mirella in casa di lei e attenta: nella colluttazione perde l’orologio che Loredana gli ha regalato. La polizia cataloga l’orologio tra gli oggetti di Mirella e lui che si procura un alibi, la fa franca.
Passano gli anni e un giorno Loredana, che forse qualche sospetto già ce l’aveva, vede per caso la foto della vecchia rivista, (all’epoca del delitto forse aveva visto solo quella tagliata de Il Messaggero); in quella foto c’è l’orologio e così scopre perché e dove il suo ormai ex ragazzo lo ha perso. A questo punto lo affronta, forse lo ricatta e il resto lo immagini: alla fine deve sparire se non vuole fare la stessa fine di Mirella.»
«Ok, sceriffo, ma allora l’orologio che hai tu da dove viene?»
«Qui inizia la seconda parte della storia: Loredana, che è viva e vegeta, viene in possesso di un orologio identico e mette in scena quello che sai: apparizioni di fantasmi eccetera per stanare il suo uomo senza esporsi.»
«Ma perché mettere in mezzo Roberto il cameriere, e poi te, non capisco!»
«Roberto perché è un insospettabile e la sua storia è vera. Lui le due donne le incontra veramente e, ricordando il delitto di tanti anni prima, pensa ai fantasmi, si spaventa e va a parlarne con la veggente.»
«Quindi Angela la veggente…»
«Forse è d’accordo con Loredana! Angela infatti è in quel momento che, legittimata perché tirata in ballo da Roberto, entra in gioco. Il suo piano a questo punto include mia madre e me che ho amici in polizia, che sono curioso e figlio di mia madre che è più curiosa di me. Angela mira ad allargare il giro: far circolare un’idea, del resto non può fare altro per rinnovare l’attenzione sul caso perché non ha una prova che possa smuovere la Polizia, e al contempo proteggere Loredana e la sua latitanza.»
«Cavolo, ma se Loredana è viva, Mirella è morta! E il suo fantasma, chi è?»
«Questo me lo può dire solo una persona; E tu, cara poliziotta, mi dirai invece chi ha spaventato Roberto che improvvisamente è diventato reticente dopo aver parlato con me la prima volta.
Vuoi vedere che è lo stesso che ha picchiato il sottoscritto?»
+
Mario la sera stessa era da Angela che dopo mille storie, cominciò a raccontare:
«…Lory ha passato tutto questo tempo dopo la fuga dalle parti di Terni, facendo l’infermiera e la badante, lei è brava, è laureata in medicina! Si spaccia per Rumena e vive così; finché, un giorno trova per caso in un mercatino ad Amelia quell’orologio rosa. È stanca, la sua vita non è vita, vuole dare una fine a questa storia e non ha più paura di morire. Viene da me; chiede aiuto, dice che non ha la ”forza” per incastrare quell’uomo anche perché lui sembra che abbia qualcuno che lo protegge.
Io, caro Mario, volevo aiutarla ma non sapevo come fare. Poi però, un giorno è capitata qui una povera donna con sua figlia, una ragazza di diciotto anni. Voleva le carte, io gliele ho fatte ma il responso che cercavo per lei è invece arrivato per me, perché ho avuto l’idea del fantasma e del coinvolgimento di Roberto, un vecchio amico a cui prima o poi dovrò chiedere scusa. Così proposi la cosa alla ragazza, in fondo era solo una specie di recita…»
«…E la ragazza somigliava molto a Mirella, giusto?»
«Giusto!».
«Ma se volessi parlare con Loredana… »
«Eh, non so dove sia…» mentì lei. «E poi adesso ha troppa paura.»
«Uhm, ma almeno il nome di quel ragazzo dell’orologio! Guarda che io lo so chi è, vorrei solo un sì o un no! …È Carlo?»
«Carlo? No, non si chiamava Carlo.»
«No?»
«No. Si chiamava Dino, Dino Giordano.»
+
L’ennesima complicazione! Chiamai subito Katya perché a quel punto tutto il nostro parlare di Carlo B. Barbieri diventava aria fritta. Non era lui il nostro uomo anche se doveva essere coinvolto in qualche modo assieme al cuginetto ispettore, di quello ero sicuro!
Mi ricordai l’articolo in cui avevo letto per la prima volta quel nome, quel Carlo B. che era stato interrogato ma non indagato perché aveva un alibi di ferro. Poteva essere lo stesso alibi di Dino Giordano magari blindato dalla testimonianza di un brillante tutore dell’ordine come l’ispettore?
Chiesi a Katya di mettersi alla ricerca di quel verbale di interrogatorio mentre io, esausto, chiusi la giornata col cameriere, Roberto; gli descrissi il buttafuori e lui non negò che fosse stato quello a minacciarlo.

la serata in discoteca

  • comincerà bene e finirà male (0%)
    0
  • rafforzerà i sospetti (0%)
    0
  • porterà i cattivi allo scoperto (100%)
    100
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24 Commenti

  1. Ciao, ho recuperato un bel po’ di capitoli tutti insieme, la storia è sempre bella e avvincente, ma ogni tanto si ha l’impressione che sia scritta un po’ di fretta, senza cura, caporali che mancano, virgole ballerine, il che rende un pochino più complicata la lettura, il racconto non fluisce bene come dovrebbe. Adesso aspetto il finale che sarà sicuramente con il botto. Ho votato per “nessuno dei due”. Buon lavoro!

  2. Ciao Gibbone,
    No, la Panda 30 speronata e abbandonata… ma forse, naaah… o forse sì. Staremo a vedere🙂
    «…Lei chi? Balbettai… incredulo più di lui». Mi sa che ti sei perso qualche caporale🙂.
    Il capitolo è ben realizzato, il poliziotto però, mi pare di capire, non è uno dei due inseguitori. Se e arrivato così in fretta o era già lì o non saprei… forse le cose non sono come sembrano. Vedremo con il finale.
    Alla prossima!

    • Buongiorno Keziarica,
      mentre cerco i caporali in fuga ti segnalo che effettivamente il poliziotto è solo un “sedicente” tale.
      In realtà è il picchiatore che vuole zittire e levarsi dai piedi il vicino di casa.
      Arrivederci al finale, e… grazie. Ciao 🙏

  3. Quindi Katya ha qualcosa da nascondere e il picchiatore era un poliziotto… o si spacciava per tale? Belli e ben gestiti i colpi di scena, voto per nessuno dei due con la speranza di rimanere stupito! La scrittura anche l’ho trovata buona, ti faccio solo qualche piccolo appunto: l’espressione “i nostri eroi”, che mi pare avevi già usato in precedenza, la trovo un po’ fuori contesto, ma è solo un parere personale; “alla una”, ma forse è un errore di battitura; “per un attimo pensarono di squagliare” in cui manca il verbo riflessivo, e ogni tanto ho notato una virgola fuori posto, ma niente di che. Ci si vede al gran finale!

    • Ciao Lorenzo grazie per i consigli.
      Il poliziotto non è tale, è il picchiatore che vuole solo tacitare il vicino impiccione. “I nostri eroi” è ironico al punto che significa quasi il contrario di quello che sembra.
      “Squagliare”, lo so non va bene, ma l’ho tenuto perché nasce nella mente di due ignoranti più di me.
      Grazie ancora Alla prossima🙏

  4. Buongiorno, grazie,
    quello che è frutto di fantasia si ispira invero alla quotidianità (non ancora completamente consumata) di certe città storiche, certi borghi antichi dove il “soprannaturale” si mischia spesso con la realtà. Chi potrebbe escludere un fondo di verità nelle tante storie raccontate dalle nostre nonne…? Stavolta è la realtà oggettiva che si giova del supporto delle antiche credenze… e una veggente può contribuire a chiarire un caso di omicidio. Grazie ancora e… alla prossima🙏

  5. Ciao Gibbone,
    eccoti tornato! Bel capitolo, belli i dialoghi; punteggiatura al punto giusto, almeno per quel che posso saperne io che con la punteggiatura sono una schiappa 🙂
    Quindi si è trattato di un sotterfugio per scoprire chi ha ucciso la povera Mirella… bene, bene ottima idea.
    Siamo quasi alla fine, direi che è il momento di portare i cattivi allo scoperto.
    Alla prossima!

  6. Anche secondo me è un capitolo un po’ sottotono e confermo che la punteggiatura avrebbe potuto essere messa meglio, specialmente nell’uso delle virgole. Anche i dialoghi secondo me non funzionano molto, manca un po’ quella precisione che invece era ben presente nei capitoli precedenti. Confido che sia solo un capitolo di passaggio, alla prossima!

  7. Ciao Gibbone,
    scusa la franchezza, ma ho trovato in questo capitolo un uso un po’ disordinato della punteggiatura. Tutta la prima parte pare scritta di fretta, nella seconda ci si riavvicina allo stile degli altri capitoli. Forse è solo una mia impressione, ma è quello che mi ha trasmesso. La storia comunque prosegue, ci sono pochi episodi per arrivare alla fine, direi che è il caso di scoprire molte cose.
    Ti auguro una buonissima giornata, alla prossima!

    • Buongiorno Keziarica,
      non ti devi scusare mai della franchezza, ci mancherebbe! Riguardo la punteggiatura ti posso dire che non è messa a caso o di fretta. Può essere sbagliata certo ma è voluta così. Io cerco, magari senza riuscire, di usarla per governare le pause e i toni che intendo inserire nel testo. Magari esagero, probabilmente sbaglio, ma non pubblicherei una cosa scritta di fretta, sarebbe stupido.
      grazie per tuo commento. alla prossima 🙏

  8. La storia procede in maniera interessante e facendosi sempre più coinvolgente, molto bene! Ottima la narrazione, i dialoghi e le descrizioni, ho trovato forse un po’ frettolosa la descrizione del rapporto con Katya, ma lo spazio è quello che è e ci si deve accontentare. Voto per sapere qualcosa di più su Carlo, visto che è un personaggio nuovo.

  9. Ciao Gibbone,
    non so perché me la sono persa, ma questa storia è davvero bella. È scritta bene, con dialoghi efficaci e personaggi (anche Johnny H.) a tutto tondo. Meriterebbe più visibilità! Se posso dirtelo, la preferisco di gran lunga alla precedente, non che quella fosse male, ma questo, a mio parere, è il tuo habitat naturale, il giallo nostrano, per le strade che conosci e si sente, te lo assicuro.
    Forse qua e là ho notato qualche errore di battitura, ma non ho altri appunti da fare, la storia mi è risultata chiara e forse leggere insieme i sei capitoli l’ha resa anche più scorrevole.
    Bravo, ancora complimenti e ci vediamo al settimo.
    Ho votato le indagini di Katya.
    Alla prossima!

    • Ciao K. mi mancavano i tuoi consigli. Grazie per tutto e in quanto all’ audience lo sai che siamo un popolo di poeti che non leggono poesie… Mi hai dato l’idea di rileggere tutti i capitoli da capo e devo dire che hai ragione. Forse si dovrebbe fare sempre così almeno con i gialli.
      Appuntamento alla prosdima, ciaooo🙏

  10. Buongiorno Valentina, i cambi sono incasinati perchè l’intenzione di mettere in corsivo tutto ciò che è narrato in prima persona è in parte saltato per colpa mia nel trasferimento da Word a Incipit. In quanto a Katya sai bene che se vai in un qualsiasi quartiere di Roma trovi i nomi più strampalati, e poi magari lei ha una madre Russa!😉
    Grazie di essere passata, alla prossima🙏

  11. Continuo ad avere qualche problema con questi cambi di persona e anche di tempi, non capisco se è voluto o se è distrazione. Altra cosa, ma questa è puramente una mia fisima, Katya con la K e Y? Non sarà un po’ troppo “esotico” per un agente d’istanza al Pigneto? Detto ciò, la trama è coinvolgente, far apparire Loredana un bel colpo di scena. Ho votato “un indizio dai ritagli di giornale”.

  12. Ciao Valentina. Grazie prima di tutto.
    Ho voluto usare e userò ancora la terza persona perché permette di volare sui personaggi e vedere la storia dall’alto con molta più libertà che in prima e il racconto se ne avvantaggia. La prima persona assume quasi il ruolo di “testimonianza”, un punto di vista come la telecamera “on board” in una formula uno. Insomma
    se ben mescolate secondo me possono funzionare un po’ come in tv quando dal commento generico si passa a sentire la voce dei protagonisti. l’importante è riuscire a farlo. In quanto al “romanesco” non sarà abusato, qui è servito a scoprire “il territorio”. Io, poi sono un lettore innamorato di Camilleri e il dialetto quando è vicino alla lingua parlata e non troppo ostico, è una ricchezza enorme. Ciao, alla prossima

  13. Ciao, un buon capitolo, solo non ho capito, come mai passi alla prima persona verso la fine? Attento a non calcare troppo la mano con il romano, il racconto potrebbe diventare poco leggibile dai non capitolini (oppure sono io che non sono abituata a leggerlo).
    Ho votato per “Mario scova un indizio, qualcuno trova lui”.
    Buon lavoro!

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