Al di là di ogni cosa

Dove eravamo rimasti?

Cosa succederà a seguito della caduta di Nora? Alan interviene per aiutarla (50%)

La macchia

Alan stava ancora pensando ai lampadari: si disse che era giunto il momento di acquistarli. Non riusciva a comprendere il perché Nora avesse speso così tanti soldi per rimodernare il bagno, quando invece la cucina era un vero disastro. Per lui, era il luogo più importante della casa e questo lei lo sapeva bene, ma sembrava proprio infischiarsene. 

Era ancora perso nei suoi pensieri quando, improvvisamente, sentì uno strano rumore provenire dal bagno, come un tonfo. Non era una novità che Nora cadesse, inciampasse, sbattesse o perdesse l’equilibrio; era talmente distratta da risultare goffa.

Si precipitò su per le scale, giunse alla porta del bagno e cominciò a bussare. «Nora, è tutto ok?», ma lei non rispose. «Nora, non farmi preoccupare, rispondimi o apro la porta!»

La chiamò più volte ma non ci fu alcuna risposta.

«Io ti ho avvisata, adesso entro!»

Era meglio rischiare di trovarla nuda piuttosto che…

«Ma…ma cosa stai facendo?!?», era perplesso, davvero perplesso.

Nora si girò di scatto. «Ah, sei tu!»

«Cosa stai farfugliando, chi dovrebbe essere scusa?»

«Non posso essere disturbata in questo momento, torna più tardi!», fece un gesto con la mano come per liquidarlo.

«Ma che ti prende?», era incredulo e di certo non si aspettava una reazione del genere. 

«Non lo vedi anche tu?», disse esitante.

«Cosa dovrei vedere?», Alan si sentiva preso in giro.

«Davvero, non lo vedi anche tu?», sembrava quasi supplichevole.

«Ti dirò ciò che vedo…», fece un attimo di pausa, non voleva essere indelicato.

«Vedo che sei tutta scompigliata e tramortita sul tappeto! Vedo che hai ricominciato con quella stupida spugnetta a pulire chissà cosa! Vedo che continui ad essere la pazza che sei!»

Forse, la delicatezza non era il suo forte.

«No, non lo vedi. Poco importa, ora se permetti puoi anche uscire!»

Si voltò verso il muro, riprese la spugnetta che si trovava accanto a lei e cominciò a sfregare sulla piastrella con forza.

«Sei un’ingrata…e io che mi ero preoccupato per te!», disse Alan con rabbia. «Ma prima di uscire voglio dirti una cosa, questo bagno ha una cattiva influenza su di te!», detto questo si girò, uscì e richiuse la porta alle spalle.

Nora continuò a strofinare e strofinò ancora, fino a quando persino le dita cominciarono a farle male. Eppure, quando era caduta, per un attimo, il puntino non c’era più.

Decise di stendersi sul pavimento, effettivamente, da quella prospettiva non c’era più nulla. Finalmente poteva rilassarsi, non era così scomoda quella posizione, anzi il tappeto era così morbido. Si mise a braccia conserte, vi poggiò il viso e chiuse gli occhi.

Nora cadde in un sonno profondo ma, improvvisamente, le sue sopracciglia cominciarono a corrucciarsi e il suo corpo a fremere, come se fosse scosso da brividi di freddo.

«No…no…lasciami stare!», delirava nel sonno. «Voglio restare qui…lasciami!»

«Carlos, Carlos!», disse una voce femminile. «Carlos, per l’amor di Dio, lascia stare tua sorella. Non voglio ripetertelo più e, soprattutto, guardami mentre ti parlo!»

Una mano afferrò il volto del ragazzino, forse un po’ troppo paffuto.

«Come ti permetti mamma, potrei denunciarti per questo!»

Lo pronunciò con una tale foga che la saliva gli andò di traverso, iniziando a tossire così forte da rimanerci quasi secco.

«Che impudente! Come osi minacciarmi? Se fossi in te mi cercherei qualcosa da mangiare perché di certo oggi non cucinerò per te!»

La spavalderia del ragazzo venne messa subito a tacere e, in compenso, emerse il suo lato dolce e stucchevole. «Dai mammina, sono cose che si dicono…tipo…come…se mi picchi ancora chiamo il telefono azzurro! Sicuramente, quando eri piccola, l’avrai detto anche tu alla nonna.» Carlos cercò di sorridere alla madre che non si fece impietosire dalle sue parole.

«Ti sbagli!», disse lei in tono freddo.

«E perché?», rispose il figlio timidamente.

«Perché quando la mamma era piccola, il telefono azzurro non esisteva, cretino!», il tono canzonatorio della bambina non fu ignorato dalla madre.

«Nora, per carità! Non ti ci metterai pure tu…»

«No mamma, vado in camera mia, dato che il mio dolce fratello non fa altro che aprirmi la porta del bagno. Colpa tua e della tua stupida politica sul non chiudersi a chiave!»

«Ma se sei rimasta in bagno per ore, vuoi che me la faccio addosso? Piuttosto butto giù la porta a calci!»

«Troglodita non c’è bisogno che butti giù la porta a calci, dato che la mamma non mi fa usare la chiave!», Nora era seriamente indispettita.

«Allora?», disse Carlos con noncuranza.

«Allora?!? Non hai alcun rispetto, non si entra con prepotenza mentre ci sono le signore in bagno!», Nora diventò tutta rossa in viso.

«Che sarà mai…quante storie, ma se non ti sono, ancora, nemmeno cresciute le tettine!», scoppiò in una fragorosa risata che presto fu interrotta dal tono beffardo della sorella.

«Si, ridi…ridi pure… io non avrò le tettine ma tu si!», detto questo corse come una disperata verso la sua stanza, prima di dover subire le ire del fratello.

Quando riuscì ad entrare nella sua stanza, le cominciò a vibrare il telefonino. Chi sarà?

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7 Commenti

  1. Nora potrebbe avere un disturbo ossessivo compulsivo, ma quella stanza da bagno è sospetta… nasconde forse qualcosa? Nel passato?
    Vedo che il sogno-flashback continuerà, per cui voto il padre, tanto per restare in tema traumi familiari (volo con la fantasia 😂).
    In questo capitolo ho trovato i dialoghi un filino meno spontanei del precedente, ma la storia continua a intrigarmi parecchio. E resto sempre curiosa di scoprire la natura del rapporto fra i protagonisti.
    A presto! 🙂

  2. Io direi che Alan se ne accorge, sentendo il tonfo, ma lo ignora per continuare a deprimersi. Quindi voto la seconda opzione.
    Molto ben resa l’atmosfera logora di questa coppia-non-coppia, mi chiedo quale sia il legame fra i due, perché siano coinquilini.
    Anche il tuo stile mi piace, pochi patetismi e giri di parole, lasci che siano i dialoghi e i luoghi a parlare. L’unica eccezione la fa la scena allo specchio, in un certo senso un classico, ma stranamente inserita in questo contesto non mi ha disturbata. È la dimostrazione che un cliché è tale solo quando lo si usa a sproposito. Tu mi sembri molto brava.
    Ti seguo e attendo l’aggiornamento con curiosità 😊

    • Ciao Valentina! Grazie per le tue bellissime parole, sono preziosissime per me. Ho inserito questa storia per cercare di uscire dal mio guscio che purtroppo mi impedisce di condividere le mie passioni con gli altri. Quello che hai detto mi infonde molto coraggio, specialmente perché hai fatto un’analisi molto attenta e credo sia passato il messaggio dell’episodio. Spero di non deludere le tue aspettative e di caricare al più presto la seconda parte della storia.

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