ARANCIO

SILVESTRO

Tutti gli abitanti di Settestreghe conoscevano Mago Silvestro, che viveva nella casetta ai margini del bosco, circondata da fiori e alberi da frutta.

Nessuno sapeva esattamente la sua età, ma per gli abitanti del villaggio questo non era un problema. Nessuno contava più gli anni dopo i centocinquanta, e per ricordare qualcosa del passato parlavano dell’anno in cui le farfalle erano diventate argentate come la luna perché era nata la figlia di Fata Selene, o quello in cui il villaggio era stato semidistrutto da una mandria di Troll in fuga.

Mago Silvestro era arrivato a Settestreghe diversi decenni prima: allora era un giovane con nello zaino pochi vestiti, pochi soldi, molti sogni… e degli strani frutti arancioni. Non sapeva esattamente nemmeno lui cosa cercasse, ma sapeva da cosa scappava: una vita ripetitiva, all’insegna del conformismo, in cui gli si chiedeva di fare più soldi possibile, non importava come, sposare una donna che andasse bene ai suoi, metterci su famiglia, e sostanzialmente non cambiare niente di quello che aveva trovato venendo al mondo. Silvestro era sempre stato un po’ introverso, forse anche per quella sua chioma arruffata color arancione che spesso gli attirava gli scherzi degli altri ragazzi e qualche commento malevolo dalle persone più anziane. “Rosso Malpelo” non era solo uno scherzoso modo di dire, era proprio un giudizio, non per niente un grande scrittore della sua terra ci aveva scritto su un racconto.

Silvestro veniva da una calda isola del sud del Mediterraneo. Quando era arrivato in quel piccolo villaggio a nord della terra più a nord in cui si fosse spinto, dove era arrivato dopo mesi di viaggi in lungo e largo alla ricerca di qualcosa che non sapeva nemmeno lui esattamente cosa fosse, aveva sentito un nodo sciogliersi dentro di lui. Nessuno l’aveva guardato con sospetto e nemmeno con curiosità, aveva incontrato persone con facce stranissime e capigliature dai colori più bizzarri. Tutte le porte delle case erano aperte e la prima persona a cui aveva chiesto di indicargli un posto per dormire, un vecchio con una candida barba così lunga che rischiava di pestarsela camminando, con un sorriso lo aveva accompagnato a casa sua.

Questo dev’essere il paradiso!” aveva pensato Silvestro svegliandosi il mattino dopo, solleticato dal profumo di dolci appena sfornati. “Questo è proprio il paradiso” aveva ripetuto tra sé entrando timidamente in una grande cucina dove una signora grassa e sorridente l’aveva accolto con un fiume di parole di cui non aveva capito niente tranne che erano un benvenuto e gli aveva messo davanti frutta fresca, ciambelle, latte e altre cose di cui non avrebbe saputo dire cosa erano ma che sembravano buonissime. E infatti, reduce da molti giorni di pasti raffazzonati qua e là, si era proprio abbuffato dimenticando ogni vergogna. Alzando lo sguardo da tutto quel bendidio con un sospiro di soddisfazione, si era trovato di fronte il vecchio padrone di casa, due donne – quella anziana e una più giovane – e tre bambinetti che lo guardavano compiaciuti, trattenendo a malapena qualche risata. Le guance di Silvestro erano diventate del colore dei suoi capelli, ma poi senza nemmeno accorgersene era stato lui a scoppiare a ridere, e gli altri si erano uniti a lui.

Per ringraziare dell’ospitalità Silvestro aveva frugato la sua sacca da viaggio, trovandovi solo tre belle arance della sua terra. Nonostante il tempo passato, si erano conservate lisce e succose. Le aveva porte con un sorriso alla signora più vecchia, che le aveva guardate con curiosità, e non sapendo che farne le aveva appoggiate sul piano del tavolo, dove avevano cominciato a rotolare, con gran divertimento dei bambini.  Con una mossa rapida ed elegante Silvestro aveva recuperato le arance e aveva iniziato a lanciarle in aria scambiandole, un esercizio di giocoleria che gli veniva sempre bene.  Alla fine, mentre tutti applaudivano, ne aveva presa una, l’aveva sbucciata e ne aveva offerto uno spicchio a tutti i presenti, mettendosene uno in bocca anche lui.

I suoi ospiti avevano assaggiato, prima con precauzione, poi allargando sempre più gli occhi via via che il succo dolce e pieno si spandeva in bocca. I bambini avevano allungato le mani per averne altri, e il vecchio aveva guardato Silvestro con orgoglio e piacere dicendo ‘Tu sei un mago’. L’aveva detto in una lingua che il giovane non conosceva, ma lui aveva ugualmente capito, come da allora in poi avrebbe sempre capito quelli che gli parlavano, anche se per parlare lui stesso la lingua di Settestreghe ci avrebbe messo qualche mese.

Quel giorno il vecchio mago non aveva voluto aprire le altre arance, che aveva chiamato ‘ frutti del sole’, ed aveva detto a Silvestro che se decideva di fermarsi da loro doveva piantarne i semi e far nascere nuove piante. ‘ Ma ci vorranno anni!’ aveva protestato il giovane, al che Baltasar, così si chiamava il vecchio mago, aveva riso rispondendo ‘Questo non è un problema. Vedrai da te che qui il tempo scorre molto più lento’.

Silvestro deve diventare un vero mago. Come lo farà?

  • Incontrerà una creatura magica che lo aiuterà (0%)
    0
  • Baltasar lo farà diventare suo apprendista (75%)
    75
  • Il consiglio del villaggio lo sottoporrà a tre prove (25%)
    25
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10 Commenti

    • Grazie Caterina. Sono stata un po’ in ferie, ma ora riprendo. Mi fa piacere che non trovi scontata la mia storia, forse lo sviluppo che era nella mia testa ti piacerà, se riesco a tenerlo fermo con le vostre scelte. Al prossimo giro sarò già in un pasticcio: avete commentato in due e scelto due cose diverse!. vedremo come me la cavo.

    • Grazie molte a tutti! Fa piacere essere letti, veramente, e grazie per i vostri complimenti. Faccio una risposta generale per tutti, spero vada bene.
      La maggioranza ha votato per l’apprendistato, che poi sarebbe stata anche la mia scelta, perché Baltasar mi sta simpatico e lo vorrei approfondire, occasione buona.
      Lorenzo, non so se sarò all’altezza delle tue aspettative… Ero partita proprio con una favola fantasy, semmai con un risvolto di altro tipo (leggero) ma non sociale, comunque vedremo come si mette la storia.
      A presto con il secondo episodio.. e intanto vado a leggere le vostre storie!
      Camelia

  1. È un po’ di tempo che, per qualche motivo, faccio fatica a leggere fantasy, ma per questo racconto farò un’eccezione. Davvero notevole, la scrittura è impeccabile e la mescolanza di realtà e fantasia lo rende molto interessante. Anche il tono fiabesco mi piace, anche se il riferimento al conformismo nel parlare del passato del protagonista lascia intendere che sarà qualcosa di più di una semplice storiella. Voto per farlo diventare apprendista di Baltasar, al prossimo capitolo!

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