Dove appartiene la mia anima?

La fuga

Era una notte fredda e solitaria. Il vento s’insinuava prepotentemente tra i binari della stazione e sfiorava il viso della giovane ragazza, che aspettava l’ultima corsa di quel giorno.
Quella era, in assoluto, la prima opportunità che la vita le stava presentando su un piatto d’argento dopo così tanto tempo.
Un’opportunità irrinunciabile a cui non poteva semplicemente dire di no, dopo tutti i desideri che aveva espresso in silenzio, nel buio di una stanza per chissà quante innumerevoli notti.
Lena era scappata silenziosamente da quelli che tutti consideravano casa, ma che in realtà per lei era ormai solo un luogo estraneo, da cui voleva fuggire il più presto possibile per lasciarsi tutto alle spalle.
Così da poter dire di aver finalmente chiuso in qualche posto recesso della sua mente il suo tormentoso passato.
Se ne stava ritta davanti ai binari scuri, in attesa di quell’ultimo treno, che l’avrebbe portata lontana da lì, in un paese diverso, con gente e esperienze diverse.
O almeno così pensava di fare.
Era una specie di azzardo, lo sapeva.
Ma era sempre meglio di dover tornare indietro e di dover dare ragione a loro. Loro che sicuramente avrebbero disapprovato quella sua scelta.
Nonostante ci avesse pensato un sacco di volte, non si era mai spinta così oltre. Non aveva mai agito, fino a quel momento preciso
Era la prima volta che iniziava davvero a vivere, nel vero senso della parola. O così si era imposta, una volta fuori da quella porta.
Si strinse nel suo cappotto scuro, cercando di ignorare il freddo pungente. Nemmeno il tempo invernale l’aveva fatta desistere dal suo intento.
Il suo sguardo era fisso davanti a sé e iniziava a rimuginare, forse anche troppo, su ciò che stava facendo.
La cosa sicura era che non voleva tornare.
No, non voleva proprio tornare e dover sostenere i loro sguardi e ammettere, solo per compiacerli, che in fondo avevano ragione.
Un rumore ben distinto la riportò alla realtà: le era appena arrivato un messaggio sul cellulare. Per una frazione di secondo decise di ignorarlo, ma poi la curiosità ebbe il sopravvento e così lo tirò fuori dalla tasca del cappotto.
Il testo del messaggio era brevissimo e formato da solo tre parole:

Torna a casa.

Guardò quelle tre parole con indifferenza per lungo tempo, fino a quando non persero il loro significato iniziale.
Casa? Dov’era esattamente casa? Quella non era la sua casa. Quel posto non le apparteneva. O meglio lei sentiva di non appartenere a quel posto. Non si era mai sentita a casa. La sua anima vagava senza riuscire a stabilirsi, ecco come si sentiva realmente. E nessuno riusciva a capirlo.
Rimise via il cellulare e ritornò a fissare di fronte a sé.
Era proprio quello che si era aspettata da loro, ma stavolta non avrebbe funzionato.
Lo sapeva; se lo sentiva.
Si fidava molto del suo istinto e intendeva seguirlo, anche se alla fine, magari, si sarebbe trattato solo di una decisione sbagliata. Beh, in quel caso avrebbe accettato lo sbaglio e avrebbe ammesso di essere stata troppo impulsiva, ma non gli avrebbe mai chiesto scusa o sarebbe tornata da loro.
Un altro rumore improvviso, ma più marcato e lungo la distolse dai suoi pensieri e i suoi occhi si volsero verso destra.
Ci siamo!, si disse mentalmente.
Inspirò ed espirò l’aria fredda della notte, mentre con gli occhi seguiva il treno avvicinarsi e fermarsi gradualmente davanti a lei.
Si guardò attorno istintivamente, ma non vide nessuno.
Era l’unica passeggera e non aveva con sé alcun bagaglio. Aveva preso tale decisione in un impeto di rabbia. Era infatti letteralmente uscita di casa senza aver preso nulla con sé.
Non che sentisse la mancanza di qualcosa in particolare, ma sperava di potersi mantenere con i pochi soldi che aveva in tasca, una volta arrivata alla fine di quel lungo viaggio.
In ogni caso avrebbe escogitato un modo per poter trovare una sistemazione e non dover chiedere a niente e a nessuno.
Il cellulare emise un nuovo suono. Sembrava che non si arrendessero facilmente; le avevano mandato un altro messaggio.
Sospirò pesantemente, quindi non poté far altro che leggerlo.
Stavolta si erano limitati a due parole.

Ti prego.

Rise internamente, abbozzando un sorriso di disgusto.
Eppure quella supplica l’aveva, in qualche modo, toccata nel profondo.
Erano adesso i sensi di colpa a farla sentire cosi?!
La spavalderia di qualche attimo prima stava gradualmente scomparendo con il passare dei secondi, mentre si mutava irrimediabilmente in titubanza.
Tenne il cellulare in mano; il messaggio era ancora lì, davanti ai suoi occhi.
Il treno aspettava e lei invece?
Adesso più che mai doveva prendere una decisione e alla svelta, prima che i suoi sogni si tramutassero in polvere.
Fissò il cellulare con apprensione, quindi il treno davanti a sé con speranza.
Un dilemma prese posto nella sua mente.
Odiava quella sensazione, ma adesso avrebbe potuto cambiare la sua vita con un solo passo.
In avanti verso il proprio futuro o indietro verso il passato.
Cosa fare?
Chi seguire?
Se stessa o gli altri?

Cosa farà Lena?

  • Deciderà di vagare invece per la città? (0%)
    0
  • Seguirà il consiglio e tornerà a casa? (0%)
    0
  • Prenderà quel treno e si lascerà il passato alle spalle? (100%)
    100
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3 Commenti

  1. Ho scritto anch’io il racconto di una ragazza in fuga e in cerca della propria indipendenza, tema che mi sta molto a cuore e che mi spinge a seguirti con interesse. Ho votato “Prenderà quel treno”. Forse se ne pentirà, forse tornerà indietro più avant, ma per adesso voglio darle questa spintarella!

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