Dove appartiene la mia anima?

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà Lena? Prenderà quel treno e si lascerà il passato alle spalle? (100%)

Il viaggio

Bastò un battito di ciglia – un millesimo di secondo – e la sua mente si svuotò completamente. Come se ci fosse stato sopra un velo, che era scivolato subito dopo, adesso riusciva a vedere la realtà per quella che era realmente. Senza costrizioni, né influenze da parte di nessuno.
Il tempo si cristallizzò e riprese la sua corsa gradualmente, a rallentatore.
In quel preciso momento rivide se stessa davanti al treno, circondata dal nulla.
Esisteva solo lei. E nessun altro.
Inspirò l’aria fredda e, con sguardo deciso, spense il cellulare e lo rimise dentro la tasca. Quindi a testa alta si diresse pronta verso il treno.
Salì i pochi gradini e attraversò il corridoio illuminato. Si accorse subito che poche persone – salite probabilmente nella corsa precedente da chissà quale stazione – affollavano il convoglio.
Le guardò distrattamente, per poi sedersi in uno dei tanti posti liberi, sistemandosi accanto al finestrino.
Il convoglio ripartì dopo pochi minuti, così Lena si sistemò meglio e dedicò tutta la sua attenzione al panorama che offriva la visuale.
Stava lasciando finalmente la città e un sospiro di sollievo ne fu la conseguenza. Adesso si sentiva più leggera e percepiva anche qualcosa simile a gioia dentro di sé.
Quel peso che le gravava addosso, sul petto, come un macigno, sembrava sciogliersi ad ogni metro che il treno percorreva silenziosamente sui binari.
Le luci dei lampioni si susseguivano tra di loro e gli edifici sfrecciavano e si allontanavano a vista d’occhio, diventando sempre più anonimi e freddi.
Una nuova consapevolezza prese posto nella sua mente e si ritrovò a pensare che probabilmente non avrebbe più messo piede in quella città, che l’avrebbe cancellata per sempre dalla sua memoria.
Avrebbe ricominciato daccapo.
Si lasciò così cullare dal movimento del treno e seguì quasi ipnotizzata la strada semibuia davanti a lei. La luce dei lampioni iniziava a degradarsi, fino quasi a scomparire.
Avevano lasciato le periferie e si erano adesso addentrati nella campagna. Qui il paesaggio era molto diverso e l’oscurità era padrona dell’intero paesaggio.
Ogni tanto alzava lo sguardo finché era possibile e fissava le stelle, o quelle che riusciva a distinguere nel firmamento abbastanza scuro.
Sospirò, immaginando se stessa lontano e pronta ad affrontare la sua nuova vita.
In un certo senso si sentiva elettrizzata da questa nuova prospettiva, anche se i dubbi riaffioravano di tanto in tanto e la facevano dubitare di tutto.
Ma il futuro, davanti ai suoi occhi, risplendeva di una certa luce e sembrava migliore di ciò che stava lasciando.
Con questo pensiero in mente si addormentò senza neanche accorgersene, con la testa appoggiata al finestrino.
Il suo inconscio s’immerse per l’intera durata in differenti sogni, che si dissolvevano per far posto ad altre evanescenti visioni oniriche da cui entrava e usciva senza distinguerne nemmeno i flebili confini.
Si risvegliò di soprassalto, mentre i suoi occhi mettevano a fuoco l’immagine che aveva di fronte a sé. Abbastanza sorpresa e scossa, percepì sopra la sua testa una voce improvvisa e senza alcuna inflessione, e un conseguente rumore di ruote che stridevano sui binari.
I suoi occhi guardarono d’istinto fuori dal finestrino e si sorprese ancora di più, quando vide la flebile luce del sole che rischiarava appena il mattino.
Il cielo era di un azzurro ghiaccio e i raggi del sole non riuscivano a riscaldare; segno che era da poco spuntata l’alba.
Si rese allora conto che il treno era fermo alla stazione, in attesa dell’arrivo dei nuovi passeggeri. Dal posto in cui sedeva non riusciva a leggere dove esattamente fossero, né era riuscita ad ascoltare il messaggio automatico del treno.
Non che le importasse più di tanto. Nonostante fosse ancora un po’ assonnata, era però consapevole del fatto che quella non era la sua fermata. Il suo viaggio non era ancora terminato. La destinazione finale distava ancora molto e lei voleva fermarsi proprio là, il più lontano possibile dalla sua città.
Si sgranchì le gambe e decise di uscire un po’ fuori, nell’attesa. Inspirò l’aria frizzante del mattino e si guardò attorno curiosa: era l’alba di un nuovo giorno e lei si trovava a chilometri di distanza dalla sua famiglia. Sorrise istintivamente a quel pensiero.
Risalì sul treno qualche minuto prima della partenza e osservò come adesso il vagone fosse quasi pieno. Varie persone iniziarono infatti a confluire e a prendere posto. Si soffermò a pensare se fossero pendolari, diretti verso i propri posti di lavoro, o semplicemente gente che aveva deciso di viaggiare o di scappare via, come aveva fatto lei.
Il suo sguardo si arrestò quasi distrattamente su un ragazzo e una ragazza, che erano saliti separatamente e che avevano preso posto a poca distanza dal suo sedile.
I loro sguardi s’incrociarono per qualche secondo, un debole sorriso e un cenno di saluto sfuggirono dai loro volti, proprio mentre il treno iniziava a muoversi.
L’ultima parte del viaggio aveva inizio. Cosa le avrebbe riservato?

L'ultima parte del viaggio aveva inizio. Cosa le avrebbe riservato?

  • O si concentrerà interamente sull'ultima parte del viaggio? (0%)
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  • Inizierà a parlare con il ragazzo? (0%)
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  • Farà amicizia con la ragazza? (0%)
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3 Commenti

  1. Ho scritto anch’io il racconto di una ragazza in fuga e in cerca della propria indipendenza, tema che mi sta molto a cuore e che mi spinge a seguirti con interesse. Ho votato “Prenderà quel treno”. Forse se ne pentirà, forse tornerà indietro più avant, ma per adesso voglio darle questa spintarella!

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