Gli ultimi giorni della frontiera

Nella bufera

I cavalli avanzavano a fatica nella neve.

“Questa bufera ci sta mordendo le chiappe da ore!”, disse Edgar sistemandosi il cappello. “Dobbiamo trovare un riparo! Ora!”

Spronai un poco il cavallo e mi affiancai a Colby, tenendo alta la lanterna per dissipare l’oscurità della notte. Il nostro leader aveva i folti baffi neri congelati dal freddo.

“Abbiamo perso due dei nostri, e altri due sono dispersi”, constatai preoccupato. “Noi tre da soli non andremo molto lontano. Dobbiamo tornare indietro.”

Lui continuò a guardare dritto davanti a sé.

“Non possiamo permettercelo, Flint. Se tornassimo indietro, Garret e i suoi uomini ci prenderebbero. Se qualcuno dei nostri è sopravvissuto, saprà come trovarci.”

Anche Edgar ci raggiunse, raggomitolato nel cappotto.

“Mi avete sentito? Dobbiamo trovare un riparo o non arriveremo vivi a domani!”

“Che ne dici di andare avanti a controllare e di piantarla con le lamentele?”, gli rispose Colby spazientito.

Edgar deformò il suo volto in una smorfia e speronò il cavallo. In pochi secondi, scomparvero entrambi alla vista, inghiottiti dal buio.

“Cosa ti turba, Flint?”, mi chiese Colby una volta soli.

“Non fare finta di niente, cazzo. Sai bene cosa è successo, giù a Rock Springs.”

“Non capisco dove vuoi arrivare.”

“Sto parlando del motivo per cui Holden e Alice sono morti! Sto parlando del motivo per cui Jane e Kelso sono dispersi! Come fai a non rendertene conto? All’improvviso sono saltati fuori gli uomini di Garret, tutti armati fino ai denti e tutti che sapevano cosa fare! Stai davvero dicendo che si è trattato di un caso? No, merda, erano già tutti là!”

“Flint…”

“Dannazione Colby, sono settimane che te lo ripeto. Come diamine è possibile che ogni volta i cacciatori di taglie ci trovino, anche se siamo nascosti nel più sudicio buco di questo mondo? Te lo dico di nuovo: tra di noi c’è una spia.”

Colby non replicò. Sapevo perfettamente che non voleva considerare la possibilità che uno dei suoi compagni fosse in realtà un traditore, ma non poteva nemmeno negare che le tempistiche con cui l’ultima rapina era andata a rotoli fossero decisamente sospette.

Dal canto mio, ne ero completamente sicuro: qualcuno, all’interno della banda, non era chi diceva di essere. Ma chi?

E poi il bianco assordante della neve che continuava a cadere insistentemente, le tenebre del mondo tutte intorno a noi, il freddo della morte che non cessava di alitarci sul collo neanche per un momento.

“Cosa farai quando tutta questa storia sarà finita, Flint?”

Perso nei miei pensieri, ci misi un attimo a processare la domanda di Colby. Mi voltai verso di lui: non abbandonava mai il suo portamento autoritario.

“Se usciremo vivi da questa bufera, vuoi dire? Non lo so. Non ci ho pensato. Sono stato un fuorilegge per tutta la vita. Probabilmente, mi stabilirò nella prima città civilizzata che incontrerò lungo il cammino e cambierò identità. Ma illudersi di vivere una vita normale, dopo tutto quello che abbiamo fatto… beh, tanti auguri. E tu, cosa farai?”

“Niente di definito, per ora. Nei miei piani sul breve termine, c’è l’intenzione di godermi quel che ho messo da parte in questi anni.”

“Ti ricordo che abbiamo lasciato il bottino a Rock Springs durante la fuga.”

“Cosa credi? Ho un bel gruzzoletto nascosto per bene in un posto sicuro, non preoccuparti.”

Cavalcammo ancora per molto, forse un’ora, forse anche di più. A parte noi, le uniche forme di vita presenti erano gli alberi imbiancati ai lati del sentiero, compagni silenziosi in quel candido inferno.

Poi, d’un tratto, scorgemmo una luce fioca in fondo alla strada, accompagnata dall’inconfondibile suono di una voce umana. Edgar era tornato.

“Ben ritrovati, signori miei!”, disse con il sorriso stampato sulle labbra. Di certo, doveva essere incappato in qualcosa di interessante durante la sua assenza.

“Trovato qualcosa?”, chiese Colby. La speranza si era riaccesa nei suoi occhi.

“Cazzo, sì! A poco meno di mezz’ora da qui, una casa nel bel mezzo del nulla.”

L’aria cupa di Colby, anche se per poco, lasciò lo spazio a una inusuale allegria.

“È abitata?”, mi intromisi io.

“Non saprei dirti, Flint, non mi sono spinto così tanto vicino. Mi è sembrato di vedere del movimento, quello sì, ma probabilmente si trattava di un viaggiatore di passaggio, o anche solo di alcuni animali. In ogni caso, non mi pare di aver visto luci accese. La zona è piuttosto riparata, è quel che ci serve per superare la notte.”

“Facci strada, allora. Ti seguiamo.”

Riprendemmo a spostarci, questa volta con una meta e con la consapevolezza che non tutto era perduto.

In poco tempo, arrivammo alla zona scoperta da Edgar: un piccolo promontorio affacciato su un’altrettanto piccola valle, dove si trovava la casa. Tutti e tre smontammo da cavallo e ci facemmo strada nella neve, che ci arrivava fino alle ginocchia.

Ero rimasto poco più indietro, ma riuscii a udire perfettamente le parole di Colby.

“Non ho la più pallida idea di cosa tu abbia visto prima, Edgar, ma quelle fottute luci adesso sono accese.”

I problemi sono appena iniziati per i nostri fuorilegge. Cosa li attende una volta arrivati alla casa?

  • Tensione. (14%)
    14
  • Cadaveri. (29%)
    29
  • Ostilità. (57%)
    57
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56 Commenti

  • Ciao Gibbon,
    quindi il nostro eroe, Flint, avrà un’altra possibilità. Sopravvissuto all’esplosione, vaga per il West e trova un ex criminale disposto ad aiutare coloro che vogliono cambiare vita, molto originale e interessante. Non è servito spiegare cosa è capitato a Flint dopo l’esplosione, ha detto tutto questo Parsons. Bene, un bel lavoro, pulito e ben scritto. Complimenti. Tra l’altro questo potrebbe essere considerato un finale aperto a cui dare un seguito… staremo a vedere che cosa deciderai di fare.
    Intanto ti auguro un’ottima giornata e ti saluto.
    Alla prossima!

    • Ciao!
      Ti ringrazio tantissimo, sono contento che la storia e la sua conclusione ti siano piaciute!
      Il finale è decisamente aperto, ma non credo racconterò ancora di Flint (almeno non nel breve termine), lasciando ipotizzare al lettore il suo futuro… ma mai dire mai ?
      Grazie ancora, buona giornata anche a te!
      Ciao! ?

  • Ciao Gibbon.
    direi l’ufficio di uno sceriffo. Flint potrebbe decidere di passare dalla parte della legge, è capitato in qualche occasione. In Francia si è dato il via alla polizia così come la conosciamo, grazie a un criminale incallito.
    Vediamo come va a finire la storia, di certo questo capitolo ha fatto un lavoro egregio, portandoci dritto dritto verso la conclusione, ottima l’idea della dinamite.
    Ho un’unica, minuscola perplessità, ma forse non conta nulla: “Quando percepì lo spostamento d’aria al proprio fianco era ormai troppo tardi: intravide Colby puntargli contro la pistola, poi più nulla” la narrazione in prima persona pone dei limiti. In questa frase si fa riferimento a sensazioni provate da Jane, Flint può solo immaginarle, però.
    Aspetto il finale e ti auguro una buona settimana.
    Alla prossima!

    • Ciao!
      Ti ringrazio come sempre per i complimenti, mi fa piacere che il capitolo ti sia piaciuto ?
      Per quanto riguarda la questione di Jane, hai ragione, ma non è solo un piccolo dettaglio, è proprio un errore piuttosto grossolano: volevo cercare di differenziare un po’ la sua morte da quella di Edgar, avvenuta solo il paragrafo prima, ma così facendo sono uscito dallo schema e ho descritto cose che il narratore non poteva sapere. In ogni caso, grazie per avermelo fatto notare ?
      Buona settimana anche a te!

  • Ciao Gibbon,
    direi dialogo, l’assedio lo vedo male, sono tutti contro uno e parte sono dentro con lui. Il duello non ci sta, Flint è n minoranza.
    Le mie intuizioni su Jane erano corrette, sugli altri qualcosina… ma poi, no, ho pensato che fosse solo lei.
    Ti segnalo un refuso nella frase: “ Cosa avevo Kelso di diverso da tutti loro? ”
    Ho trovato i dialoghi un po’ stereotipati, molto vicini ai film, ne capisco,l’influenza, ma forse era troppo marcata la somiglianza.
    Il testo va benissimo, ho sentito I nitriti dei cavalli e la tensione creaarsi nella stanza.
    Alla prossima!

  • Siamo in un Western: un Duello. Anche l’assedio ci sarebbe stato bene, ma la scena non mi sembra adatta a dirigersi verso questo.

    Se da un lato mi aspettavo che Kelso non era il traditore (sospettavo di Jane per il suo modo di comportarsi con Kelso), non mi aspettavo l’intera banda. Quindi, sì, mi hai sorpreso 🙂

    Vediamo cosa ci propini per l’ultimo capitolo 🙂

    Ciao 🙂

  • Ciao Gibbon,
    lo sparo da parte di Jane mi mette in testa un dubbio, chissà se c’entra qualcosa… mah, staremo a vedere. L’episodio è scorrevole e ci porta dritti dritti verso una svolta che, immagino, avverrà nel prossimo episodio. Siamo quasi in dirittura d’arrivo, qualcosa deve accadere (oltre al ritrovamento di Jane, la morte del traditore e le rivelazioni su Edgar).
    Ti segnalo un refusino nella frase: “Andai davanti la camino acceso” ma è una bazzecola, tanto per essere pignoli 😉
    Alla prossima!
    p.s. proprio in virtù del mio pensiero su Jane e lo sparo, voto per il dialogo e la terribile consapevolezza.

  • Ciao Gibbon,
    avevo intuito che Kelso potesse essere un traditore, e tu lo ha dipinto proprio bene. La svolta è classica, in un racconto di questo tipo, il traditore ci sta sempre, a te creare un proseguo interessante; per il momento hai fatto un buon lavoro 🙂
    Direi che, visti i personaggi, la banda deciderà il da farsi senza interrogarlo, magari per capire quali sono le sue vere intenzioni e poter così arrivare a un epilogo drammatico, magari con l’uccisione o la consegna del traditore a chi di dovere…
    Alla prossima!

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