Gli ultimi giorni della frontiera

Dove eravamo rimasti?

La nostra storia si è ormai quasi conclusa, ma manca ancora un ultimo capitolo. Quale sarà l'ambientazione dell'epilogo? Una piccola fattoria. (67%)

Epilogo

Aveva appena finito di piantare l’ultimo paletto del nuovo recinto quando Parsons, suo vecchio compagno di bevute, lo raggiunse alla fattoria, situata a poca distanza dalla città.

“Ehilà, Jim! Come te la passi?”

Jim si levò il cappello di paglia e si tamponò il sudore della fronte con una straccio.

“Niente di nuovo, purtroppo o per fortuna. Che ci fai da queste parti?”

“Una semplice visita ad un amico. Ho incontrato tua moglie e i bambini giù in città e mi han detto che eri in casa. E poi…”, aggiunse esitando.

“E poi?”, lo incalzò Jim, che intanto aveva raccolto gli attrezzi da lavoro.

“E poi ho bisogno di parlarti. Per lavoro.”

“Hai qualcun altro da propormi come bracciante?”, scherzò il fattore.

“No”, gli rispose l’altro serio. “Quell’altro lavoro.”

Jim aveva capito. D’un tratto si incupì e si rimise il cappello, nascondendo una marcata stempiatura. Poi, fece un cenno all’amico e lo invitò a seguirlo, verso la casa.

Il sole era alto nel cielo, limpido e senza nuvole, i primi segni che il rigido inverno aveva ormai ceduto il proprio posto alla primavera. Parsons, come suo solito, non riuscì a trattenersi e iniziò a parlare ancora prima di raggiungere la veranda.

“Ero al saloon dove ci troviamo di solito. L’ho incontrato lì.”

“Gli avrai parlato, immagino. Che impressione ti ha dato?”

“Mi è sembrato un tipo affidabile, sicuramente sa il fatto suo. Al momento, si guadagna da vivere svolgendo alcuni lavoretti, qua e là. Sai, è una fortuna che io gli abbia parlato. A una prima occhiata, non gli avrei dato un minimo di fiducia.”

“Che aspetto ha?”, chiese Jim, sedendosi in veranda e accendendo la pipa, pensando: Parsons, logorroico come pochi.

“Certo non dei migliori”, rispose l’altro, anch’egli prendendo posto in veranda. “La parte sinistra del suo volto è completamente ustionata e zoppica vistosamente quando cammina.”

Jim continuò a fumare e, dopo aver assaporato il fumo, lo soffiò fuori. Poi, si guardò intorno, osservando i terreni che circondavano la sua fattoria. E pensò. Pensò a come lui stesso, solo qualche anno prima, fosse stato un fuorilegge come tanti. A differenza di altri, però, aveva saputo fermarsi al momento giusto, rinunciando a una vita rischiosa come quella del bandito e creandosi una nuova identità pubblica, quella del docile Jim, agricoltore, allevatore e amorevole padre di famiglia. Solo Parsons sapeva la verità: la fattoria era solo una copertura, un rifugio temporaneo per quei criminali che volevano cambiare vita, in attesa di una nuova identità e di un biglietto di sola andata verso un’esistenza decisamente più tranquilla. Il tutto, in cambio di una somma abbordabile da chiunque e di un piccolo aiuto nelle varie mansioni giornaliere nei campi.

Un lieve soffio di vento attraversò la veranda e Jim, che aveva la camicia attaccata alla schiena per via del sudore, si sentì rinvigorito.

“Jim? Jim! Mi stai ascoltando?”, domandò Parsons.

“Eh? Come?”

“Dicevo: credo di sapere chi sia questo tizio.”

Poi, Parsons si guardò intorno, controllando che non vi fossero occhi e orecchie indiscreti.

“Puoi parlare liberamente, non c’è nessuno qui, a parte noi due”, disse Jim, accorgendosi della prudenza dell’amico. “Chi sarebbe questo tizio?”

“Hai sentito parlare di quell’incidente, nel Wyoming? Tutti quei cacciatori di taglie morti, una banda decimata, le esplosioni. Pare fosse coinvolto anche un generale di nome Garret. Avevi avuto a che fare con lui anche tu, ai tempi, se non ricordo male.”

Sì, Jim aveva sentito parlare di quella storia. Ed era piuttosto sicuro che tutta quella faccenda non fosse un incidente, quanto una vera guerriglia tra i tutori dell’ordine e alcuni fuorilegge che non avevano voluto rassegnarsi alla fine della loro epoca.

“Te lo ha detto lui?”

“Detto cosa?”, chiese Parsons.

“Del suo coinvolgimento in quella vicenda.”

“No. Ma dai suoi discorsi, era piuttosto intuibile.”

Jim osservò di nuovo davanti a sé, in direzione della città. Continuando a fumare la pipa, tornò a guardare l’amico.

“Ti ha detto il suo nome?”, domandò infine.

“Sì”, rispose Parsons. “Dice di chiamarsi Flint.”

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56 Commenti

  • Ciao Gibbon,
    quindi il nostro eroe, Flint, avrà un’altra possibilità. Sopravvissuto all’esplosione, vaga per il West e trova un ex criminale disposto ad aiutare coloro che vogliono cambiare vita, molto originale e interessante. Non è servito spiegare cosa è capitato a Flint dopo l’esplosione, ha detto tutto questo Parsons. Bene, un bel lavoro, pulito e ben scritto. Complimenti. Tra l’altro questo potrebbe essere considerato un finale aperto a cui dare un seguito… staremo a vedere che cosa deciderai di fare.
    Intanto ti auguro un’ottima giornata e ti saluto.
    Alla prossima!

    • Ciao!
      Ti ringrazio tantissimo, sono contento che la storia e la sua conclusione ti siano piaciute!
      Il finale è decisamente aperto, ma non credo racconterò ancora di Flint (almeno non nel breve termine), lasciando ipotizzare al lettore il suo futuro… ma mai dire mai ?
      Grazie ancora, buona giornata anche a te!
      Ciao! ?

  • Ciao Gibbon.
    direi l’ufficio di uno sceriffo. Flint potrebbe decidere di passare dalla parte della legge, è capitato in qualche occasione. In Francia si è dato il via alla polizia così come la conosciamo, grazie a un criminale incallito.
    Vediamo come va a finire la storia, di certo questo capitolo ha fatto un lavoro egregio, portandoci dritto dritto verso la conclusione, ottima l’idea della dinamite.
    Ho un’unica, minuscola perplessità, ma forse non conta nulla: “Quando percepì lo spostamento d’aria al proprio fianco era ormai troppo tardi: intravide Colby puntargli contro la pistola, poi più nulla” la narrazione in prima persona pone dei limiti. In questa frase si fa riferimento a sensazioni provate da Jane, Flint può solo immaginarle, però.
    Aspetto il finale e ti auguro una buona settimana.
    Alla prossima!

    • Ciao!
      Ti ringrazio come sempre per i complimenti, mi fa piacere che il capitolo ti sia piaciuto ?
      Per quanto riguarda la questione di Jane, hai ragione, ma non è solo un piccolo dettaglio, è proprio un errore piuttosto grossolano: volevo cercare di differenziare un po’ la sua morte da quella di Edgar, avvenuta solo il paragrafo prima, ma così facendo sono uscito dallo schema e ho descritto cose che il narratore non poteva sapere. In ogni caso, grazie per avermelo fatto notare ?
      Buona settimana anche a te!

  • Ciao Gibbon,
    direi dialogo, l’assedio lo vedo male, sono tutti contro uno e parte sono dentro con lui. Il duello non ci sta, Flint è n minoranza.
    Le mie intuizioni su Jane erano corrette, sugli altri qualcosina… ma poi, no, ho pensato che fosse solo lei.
    Ti segnalo un refuso nella frase: “ Cosa avevo Kelso di diverso da tutti loro? ”
    Ho trovato i dialoghi un po’ stereotipati, molto vicini ai film, ne capisco,l’influenza, ma forse era troppo marcata la somiglianza.
    Il testo va benissimo, ho sentito I nitriti dei cavalli e la tensione creaarsi nella stanza.
    Alla prossima!

  • Siamo in un Western: un Duello. Anche l’assedio ci sarebbe stato bene, ma la scena non mi sembra adatta a dirigersi verso questo.

    Se da un lato mi aspettavo che Kelso non era il traditore (sospettavo di Jane per il suo modo di comportarsi con Kelso), non mi aspettavo l’intera banda. Quindi, sì, mi hai sorpreso 🙂

    Vediamo cosa ci propini per l’ultimo capitolo 🙂

    Ciao 🙂

  • Ciao Gibbon,
    lo sparo da parte di Jane mi mette in testa un dubbio, chissà se c’entra qualcosa… mah, staremo a vedere. L’episodio è scorrevole e ci porta dritti dritti verso una svolta che, immagino, avverrà nel prossimo episodio. Siamo quasi in dirittura d’arrivo, qualcosa deve accadere (oltre al ritrovamento di Jane, la morte del traditore e le rivelazioni su Edgar).
    Ti segnalo un refusino nella frase: “Andai davanti la camino acceso” ma è una bazzecola, tanto per essere pignoli 😉
    Alla prossima!
    p.s. proprio in virtù del mio pensiero su Jane e lo sparo, voto per il dialogo e la terribile consapevolezza.

  • Ciao Gibbon,
    avevo intuito che Kelso potesse essere un traditore, e tu lo ha dipinto proprio bene. La svolta è classica, in un racconto di questo tipo, il traditore ci sta sempre, a te creare un proseguo interessante; per il momento hai fatto un buon lavoro 🙂
    Direi che, visti i personaggi, la banda deciderà il da farsi senza interrogarlo, magari per capire quali sono le sue vere intenzioni e poter così arrivare a un epilogo drammatico, magari con l’uccisione o la consegna del traditore a chi di dovere…
    Alla prossima!

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