Gli ultimi giorni della frontiera

Dove eravamo rimasti?

La situazione sembra essersi calmata, è il momento di scoprire qualcosa in più sui personaggi. Su chi ci concentreremo nel terzo capitolo? Flint e Colby. (71%)

La lunga notte

Io e Colby entrammo nella casa con le armi ancora in pugno. Probabilmente, nessuno era rimasto nascosto in qualche anfratto segreto pronto a tenderci un agguato, ma non si poteva mai sapere.

“Credi sia stata una buona idea mandare Edgar a controllare il fienile da solo?”, chiesi.

“Non è un genio, te lo concedo”, scherzò Colby. “Ma non è nemmeno un poppante. Sa badare a sé stesso.”

“Non intendevo questo. Quei cadaveri sul carro appartenevano senza dubbio ai precedenti occupanti di questa casa, ma gli uomini con cui ci siamo scontrati…”

“Lo so. Alcuni degli uomini di Garret. Cacciatori di taglie.”

“Sono arrivati qui prima di noi. Pensi davvero che sia un caso?”

“Non lo so e, francamente, non mi interessa”, sospirò Colby. “Finiamo di controllare questo posto, non vorrei ritrovarmi con qualche brutta sorpresa.”

Impiegammo una mezz’ora scarsa per perlustrare la cascina da cima a fondo. Chiamare casa quel rudere sarebbe stato inappropriato.

“Guarda un po’ cosa abbiamo qui!”, esclamò Colby, emettendo un fischio di eccitazione e sorpresa al tempo stesso.

Seduto al tavolo al centro della stanza, mi tolsi il cappello e mi voltai. Colby stringeva tra le mani una bottiglia di bourbon ancora sigillata.

“Che ne dici, Flint?”

Accettai subito la proposta. Nemmeno mi domandai cosa ci faceva del whiskey del Kentucky nel gelido Wyoming.

Colby si sedette di fronte a me e stappò la bottiglia con un sonoro schiocco. Bevve una lunga sorsata e si fermò ad assaporarne l’aroma.

“Dio, quant’è buono”, mormorò soddisfatto.

Poi mi passò la bottiglia e lo imitai. Sì, diamine: era davvero buono. Una strana sensazione di calore mi pervase all’improvviso, tanto che mi tolsi pure il pesante cappotto di pelle.

Lanciai un’occhiata fuori dalla finestra: la bufera si era placata, cessata del tutto, lasciando lo spazio a una lieve e candida nevicata notturna.

Il mio sguardo cadde poi sul fienile, dove Edgar stava perlustrando la zona. Niente urla, colpi sparati all’improvviso o lampi nella notte. In tutta la zona, eravamo rimasti solo noi tre.

“Come ti senti, Flint?”

Colby si tolse il cappello, abbandonandosi contro lo schienale della sedia e rollando una sigaretta.

Mi misi a trafficare pure io con tabacco e cartine.

“Come mai questo interessamento, Colby?”

“Nessun motivo in particolare. Siamo qui, in mezzo al nulla, sopravvissuti alla notte più lunga della nostra vita, a fumare e a bere… sapresti darmi una definizione di alcol?”

“Domanda retorica”, sbuffai accendendo la sigaretta che avevo appena preparato. “Qualsiasi risposta darò, sarà comunque sbagliata.”

“L’alcol è quella cosa che cospargi sopra le ferite esterne e che bevi per rimarginare quelle interne.”

Guardai Colby per alcuni istanti, in silenzio. Poi, scoppiai a ridere.

“Questa mi mancava. Davvero, non l’avevo mai sentita. Da quando in qua sei diventato così filosofico?”

Colby mi rispose con la massima serietà.

“Forse è proprio quello di cui abbiamo bisogno, non credi? Intendo dire: pensare a qualcosa di serio, pensare concretamente verso cosa stiamo andando. Siamo roba passata, vecchio mio. Il nostro tempo, l’epoca dei fuorilegge, sta giungendo al termine. Non ci sarà posto per gente come noi nel mondo che verrà. E allora cosa faremo, una volta finita tutta questa storia?”

Colby stava parlando con una consapevolezza e un rigore piuttosto inquietanti. Per un attimo, mi convinsi di essere davanti alla morte in persona, giunta davanti a me per riscuotere ciò che le spetta di diritto.

Bevvi un’altra sorsata prima di rispondere e, nel mentre, continuai a fumare nervosamente la mia sigaretta.

“Ricordi quello che ti ho detto prima, mentre cavalcavamo nella bufera? Che avevo intenzione di stabilirmi in un villaggio civilizzato e di cambiare identità, una volta finita tutta questa storia. Chissà perché cazzo l’ho detto… forse, trovandomi in una situazione come quella, ho voluto inconsapevolmente attaccarmi alla vita con tutte le mie forze. Vuoi la verità, Colby? La verità è che nessuno di noi sopravvivrà al cambiamento. In un modo o nell’altro, soccomberemo sotto il peso del nuovo mondo. Moriremo da fuorilegge. Non esiste nulla che possa cambiarci. Siamo pronti ad esplodere, una miccia sempre accesa, che continua a consumarsi, e quando avrà raggiunto l’esplosivo…”

Spensi la sigaretta sul tavolo e continuai: “Dunque, Colby, non me ne frega nulla di quello che verrà dopo. Non c’è più nulla che mi tenga legato alla realtà. Dei parenti, una famiglia, … nulla. L’unica cosa in cui spero? Una fine con il botto.”

Bum! Qualcosa aveva colpito la porta. Spaventati da quel rumore improvviso, Colby ed io ci alzammo in piedi, rovesciando la bottiglia ed estraendo le pistole.

Bum! Un altro colpo e la porta si spalancò. Un tizio avvolto in un pesante cappotto mosse alcuni passi verso l’interno e si accasciò a terra. Aveva un braccio coperto di sangue.

Colby si avvicinò e, dopo aver dato una rapida occhiata all’individuo tremante, si rivolse a me: “Merda. Vai a chiamare Edgar… è Kelso.”

A quanto pare, Kelso è riuscito a seminare i cacciatori di taglie e a riunirsi con il resto della banda. Cosa vedremo nel prossimo capitolo?

  • Flint si dividerà per un momento dal resto del gruppo. (17%)
    17
  • Kelso, non ancora ripresosi del tutto, racconterà in modo confuso della propria fuga. (67%)
    67
  • Kelso, dopo essersi ripreso, racconterà della sua fuga. (17%)
    17
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56 Commenti

  • Ciao Gibbon,
    quindi il nostro eroe, Flint, avrà un’altra possibilità. Sopravvissuto all’esplosione, vaga per il West e trova un ex criminale disposto ad aiutare coloro che vogliono cambiare vita, molto originale e interessante. Non è servito spiegare cosa è capitato a Flint dopo l’esplosione, ha detto tutto questo Parsons. Bene, un bel lavoro, pulito e ben scritto. Complimenti. Tra l’altro questo potrebbe essere considerato un finale aperto a cui dare un seguito… staremo a vedere che cosa deciderai di fare.
    Intanto ti auguro un’ottima giornata e ti saluto.
    Alla prossima!

    • Ciao!
      Ti ringrazio tantissimo, sono contento che la storia e la sua conclusione ti siano piaciute!
      Il finale è decisamente aperto, ma non credo racconterò ancora di Flint (almeno non nel breve termine), lasciando ipotizzare al lettore il suo futuro… ma mai dire mai ?
      Grazie ancora, buona giornata anche a te!
      Ciao! ?

  • Ciao Gibbon.
    direi l’ufficio di uno sceriffo. Flint potrebbe decidere di passare dalla parte della legge, è capitato in qualche occasione. In Francia si è dato il via alla polizia così come la conosciamo, grazie a un criminale incallito.
    Vediamo come va a finire la storia, di certo questo capitolo ha fatto un lavoro egregio, portandoci dritto dritto verso la conclusione, ottima l’idea della dinamite.
    Ho un’unica, minuscola perplessità, ma forse non conta nulla: “Quando percepì lo spostamento d’aria al proprio fianco era ormai troppo tardi: intravide Colby puntargli contro la pistola, poi più nulla” la narrazione in prima persona pone dei limiti. In questa frase si fa riferimento a sensazioni provate da Jane, Flint può solo immaginarle, però.
    Aspetto il finale e ti auguro una buona settimana.
    Alla prossima!

    • Ciao!
      Ti ringrazio come sempre per i complimenti, mi fa piacere che il capitolo ti sia piaciuto ?
      Per quanto riguarda la questione di Jane, hai ragione, ma non è solo un piccolo dettaglio, è proprio un errore piuttosto grossolano: volevo cercare di differenziare un po’ la sua morte da quella di Edgar, avvenuta solo il paragrafo prima, ma così facendo sono uscito dallo schema e ho descritto cose che il narratore non poteva sapere. In ogni caso, grazie per avermelo fatto notare ?
      Buona settimana anche a te!

  • Ciao Gibbon,
    direi dialogo, l’assedio lo vedo male, sono tutti contro uno e parte sono dentro con lui. Il duello non ci sta, Flint è n minoranza.
    Le mie intuizioni su Jane erano corrette, sugli altri qualcosina… ma poi, no, ho pensato che fosse solo lei.
    Ti segnalo un refuso nella frase: “ Cosa avevo Kelso di diverso da tutti loro? ”
    Ho trovato i dialoghi un po’ stereotipati, molto vicini ai film, ne capisco,l’influenza, ma forse era troppo marcata la somiglianza.
    Il testo va benissimo, ho sentito I nitriti dei cavalli e la tensione creaarsi nella stanza.
    Alla prossima!

  • Siamo in un Western: un Duello. Anche l’assedio ci sarebbe stato bene, ma la scena non mi sembra adatta a dirigersi verso questo.

    Se da un lato mi aspettavo che Kelso non era il traditore (sospettavo di Jane per il suo modo di comportarsi con Kelso), non mi aspettavo l’intera banda. Quindi, sì, mi hai sorpreso 🙂

    Vediamo cosa ci propini per l’ultimo capitolo 🙂

    Ciao 🙂

  • Ciao Gibbon,
    lo sparo da parte di Jane mi mette in testa un dubbio, chissà se c’entra qualcosa… mah, staremo a vedere. L’episodio è scorrevole e ci porta dritti dritti verso una svolta che, immagino, avverrà nel prossimo episodio. Siamo quasi in dirittura d’arrivo, qualcosa deve accadere (oltre al ritrovamento di Jane, la morte del traditore e le rivelazioni su Edgar).
    Ti segnalo un refusino nella frase: “Andai davanti la camino acceso” ma è una bazzecola, tanto per essere pignoli 😉
    Alla prossima!
    p.s. proprio in virtù del mio pensiero su Jane e lo sparo, voto per il dialogo e la terribile consapevolezza.

  • Ciao Gibbon,
    avevo intuito che Kelso potesse essere un traditore, e tu lo ha dipinto proprio bene. La svolta è classica, in un racconto di questo tipo, il traditore ci sta sempre, a te creare un proseguo interessante; per il momento hai fatto un buon lavoro 🙂
    Direi che, visti i personaggi, la banda deciderà il da farsi senza interrogarlo, magari per capire quali sono le sue vere intenzioni e poter così arrivare a un epilogo drammatico, magari con l’uccisione o la consegna del traditore a chi di dovere…
    Alla prossima!

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