Gli ultimi giorni della frontiera

Dove eravamo rimasti?

I veri traditori sono usciti allo scoperto e i cacciatori di taglie sono infine giunti. Nel prossimo capitolo... Duello. (71%)

Una fine con il botto

Con due pistole puntate contro e un odio viscerale nei confronti di quelli che un tempo erano stati miei compagni, venni trascinato fuori dalla casa, portato al cospetto di Garret. Quel grasso ometto dalla testa calva, in sella al suo cavallo, ghignava sotto i baffi, squadrandomi dall’alto al basso.

“Se ben ricordo, avevi promesso di consegnarmi due taglie”, disse Garret. Aveva una voce tremendamente rauca, contraddistinta da un continuo rantolo proveniente dal fondo della gola.

“L’ho fatto”, gli rispose Colby. “L’altro è nel fienile, con un proiettile incastrato nel cervello.”

Bastò un solo cenno del generale e due cacciatori andarono a recuperare il cadavere di Kelso.

“Flint, dico bene?”, mi domandò poi Garret.

Dal canto mio, rimasi in silenzio. Non avevo alcuna intenzione di parlare con quel figlio d’un cane.

Lui sorrise cinico. Un altro cenno e alcuni cacciatori smontarono da cavallo, recuperando alcune borse e dirigendosi verso la casa alle mie spalle, senza degnarmi di uno sguardo. Con la coda dell’occhio, riuscii a intravedere cosa trasportavano: candelotti di dinamite.

Scoccai una gelida occhiata a Colby, ma lui rimase impassibile. Stava guardando Garret, come in attesa di qualcosa…

“Signori, direi che potrebbe essere una buona idea allontanarci dalla zona”, disse poi Edgar muovendo qualche passo in avanti, mentre i cacciatori posizionavano la dinamite all’interno della casa. “Vorrei evitare di…”

Non fu in grado di terminare la frase: un colpo riecheggiò nell’aria e il suo stesso sangue imbrattò la candida neve ai suoi piedi. Edgar guardò il foro apertosi nel centro del suo torace. Fece appena in tempo a sollevare lo sguardo e a vedere Garret puntargli contro il fucile, prima che il secondo proiettile gli trapassasse il cranio.

Jane osservò sbigottita Edgar accasciarsi al suolo, privo di vita. Quando percepì lo spostamento d’aria al proprio fianco era ormai troppo tardi: intravide Colby puntargli contro la pistola, poi più nulla. Anche Jane cadde a terra, con la faccia nella neve, mentre sotto di lei andava espandendosi una viscosa macchia scura.

Colby non aveva ingannato solo me, ma anche tutti gli altri. Aveva fatto loro credere che, tradendo la banda, avrebbero avuto salva la pelle, evitando la pena di morte. Per quale motivo, però? Perché Colby aveva pugnalato alle spalle anche loro? Quale altro patto aveva stretto con Garret?

Solo di una cosa ero certo: ora, sarebbe toccato a me. Ma non sarei certo morto per mano di un cacciatore di taglie.

“Colby”, sospirò Garret. “Rammenti l’accordo? Niente prigionieri.”

“Sì. Ricordo.”

“Anche se ti ho concesso di non consegnarlo a chi di dovere, vivo o morto, sai bene che non posso risparmiarlo”, disse indicandomi con la canna del fucile. “Vuoi occupartene tu?”

Colby non rispose. Annuì semplicemente.

Non so quanto tempo trascorse da quell’ultimo dialogo. Forse un’ora. Eravamo già abbastanza lontani quando udimmo il rifugio esplodere, riuscendo ad osservare la conseguente colonna di fumo scuro procedere verso il cielo.

Colby era a cavallo, così come gli altri tre cacciatori di taglie a cui Garret aveva ordinato di seguirci. Probabilmente, non si fidava di Colby, ma io ero pienamente consapevole del fatto che, se non lo avessi ucciso prima io, lo avrebbe fatto sicuramente lui.

Avevano portato con loro la dinamite: dopo avermi ammazzato, avrebbero fatto saltare in aria il corpo. Alla luce delle ultime parole di Garret, tutto aveva un senso.

Dopo aver camminato a lungo, attaccato al cavallo di uno dei cacciatori, giungemmo a una piccola radura in mezzo al bosco, illuminata dai raggi del sole che filtravano attraverso le fronde. Dopodiché, ci posizionammo nello spazio: io da solo, a un’estremità, e Colby di fronte a me, dall’altro lato. Dietro di lui, i cacciatori di taglie.

Il vecchio capo della banda dischiuse leggermente le labbra, come a voler dire qualcosa, forse un’ultima parola di commiato. Ma non ci riuscì. Era come se il freddo avesse congelato le sue parole.

Mi avevano riconsegnato la pistola, forse per darmi l’illusione di potermi difendere, di poter avere salva la vita. Purtroppo per loro, avevo tutta l’intenzione di aggrapparmi a quella fottuta illusione.

Il vento era cessato. Tutto rimaneva immobile, un singolo istante fermo, bloccato nel tempo. Guardai Colby dritto negli occhi, e lui fece lo stesso, avvicinando lentamente la mano all’impugnatura della pistola.

Un duello. Un ultimo, dannatissimo duello. Avrei preferito beccarmi una pallottola in testa fin da subito, piuttosto che partecipare a questa pagliacciata.

Le mie dita tremavano, il mio respiro si era fatto più lento, più misurato.

Era il momento. Estrassi la pistola, ma il mio bersaglio non era Colby. E non erano nemmeno i cacciatori di taglie, quanto quello che trasportavano: la sacca con la dinamite.

Lanciai un ultimo sguardo a Colby prima di premere il grilletto. Ricordai il nostro dialogo la notte in cui arrivammo al rifugio, durante la bufera.

L’unica cosa in cui spero? Una fine con il botto.

Letteralmente.

La nostra storia si è ormai quasi conclusa, ma manca ancora un ultimo capitolo. Quale sarà l'ambientazione dell'epilogo?

  • Un nauseante saloon. (17%)
    17
  • Una piccola fattoria. (67%)
    67
  • L'ufficio di uno sceriffo. (17%)
    17
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56 Commenti

  • Ciao Gibbon,
    quindi il nostro eroe, Flint, avrà un’altra possibilità. Sopravvissuto all’esplosione, vaga per il West e trova un ex criminale disposto ad aiutare coloro che vogliono cambiare vita, molto originale e interessante. Non è servito spiegare cosa è capitato a Flint dopo l’esplosione, ha detto tutto questo Parsons. Bene, un bel lavoro, pulito e ben scritto. Complimenti. Tra l’altro questo potrebbe essere considerato un finale aperto a cui dare un seguito… staremo a vedere che cosa deciderai di fare.
    Intanto ti auguro un’ottima giornata e ti saluto.
    Alla prossima!

    • Ciao!
      Ti ringrazio tantissimo, sono contento che la storia e la sua conclusione ti siano piaciute!
      Il finale è decisamente aperto, ma non credo racconterò ancora di Flint (almeno non nel breve termine), lasciando ipotizzare al lettore il suo futuro… ma mai dire mai ?
      Grazie ancora, buona giornata anche a te!
      Ciao! ?

  • Ciao Gibbon.
    direi l’ufficio di uno sceriffo. Flint potrebbe decidere di passare dalla parte della legge, è capitato in qualche occasione. In Francia si è dato il via alla polizia così come la conosciamo, grazie a un criminale incallito.
    Vediamo come va a finire la storia, di certo questo capitolo ha fatto un lavoro egregio, portandoci dritto dritto verso la conclusione, ottima l’idea della dinamite.
    Ho un’unica, minuscola perplessità, ma forse non conta nulla: “Quando percepì lo spostamento d’aria al proprio fianco era ormai troppo tardi: intravide Colby puntargli contro la pistola, poi più nulla” la narrazione in prima persona pone dei limiti. In questa frase si fa riferimento a sensazioni provate da Jane, Flint può solo immaginarle, però.
    Aspetto il finale e ti auguro una buona settimana.
    Alla prossima!

    • Ciao!
      Ti ringrazio come sempre per i complimenti, mi fa piacere che il capitolo ti sia piaciuto ?
      Per quanto riguarda la questione di Jane, hai ragione, ma non è solo un piccolo dettaglio, è proprio un errore piuttosto grossolano: volevo cercare di differenziare un po’ la sua morte da quella di Edgar, avvenuta solo il paragrafo prima, ma così facendo sono uscito dallo schema e ho descritto cose che il narratore non poteva sapere. In ogni caso, grazie per avermelo fatto notare ?
      Buona settimana anche a te!

  • Ciao Gibbon,
    direi dialogo, l’assedio lo vedo male, sono tutti contro uno e parte sono dentro con lui. Il duello non ci sta, Flint è n minoranza.
    Le mie intuizioni su Jane erano corrette, sugli altri qualcosina… ma poi, no, ho pensato che fosse solo lei.
    Ti segnalo un refuso nella frase: “ Cosa avevo Kelso di diverso da tutti loro? ”
    Ho trovato i dialoghi un po’ stereotipati, molto vicini ai film, ne capisco,l’influenza, ma forse era troppo marcata la somiglianza.
    Il testo va benissimo, ho sentito I nitriti dei cavalli e la tensione creaarsi nella stanza.
    Alla prossima!

  • Siamo in un Western: un Duello. Anche l’assedio ci sarebbe stato bene, ma la scena non mi sembra adatta a dirigersi verso questo.

    Se da un lato mi aspettavo che Kelso non era il traditore (sospettavo di Jane per il suo modo di comportarsi con Kelso), non mi aspettavo l’intera banda. Quindi, sì, mi hai sorpreso 🙂

    Vediamo cosa ci propini per l’ultimo capitolo 🙂

    Ciao 🙂

  • Ciao Gibbon,
    lo sparo da parte di Jane mi mette in testa un dubbio, chissà se c’entra qualcosa… mah, staremo a vedere. L’episodio è scorrevole e ci porta dritti dritti verso una svolta che, immagino, avverrà nel prossimo episodio. Siamo quasi in dirittura d’arrivo, qualcosa deve accadere (oltre al ritrovamento di Jane, la morte del traditore e le rivelazioni su Edgar).
    Ti segnalo un refusino nella frase: “Andai davanti la camino acceso” ma è una bazzecola, tanto per essere pignoli 😉
    Alla prossima!
    p.s. proprio in virtù del mio pensiero su Jane e lo sparo, voto per il dialogo e la terribile consapevolezza.

  • Ciao Gibbon,
    avevo intuito che Kelso potesse essere un traditore, e tu lo ha dipinto proprio bene. La svolta è classica, in un racconto di questo tipo, il traditore ci sta sempre, a te creare un proseguo interessante; per il momento hai fatto un buon lavoro 🙂
    Direi che, visti i personaggi, la banda deciderà il da farsi senza interrogarlo, magari per capire quali sono le sue vere intenzioni e poter così arrivare a un epilogo drammatico, magari con l’uccisione o la consegna del traditore a chi di dovere…
    Alla prossima!

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