Hoville

Dove eravamo rimasti?

come continua? volete andare avanti? anche se l'autore vi ha messo in guardia? (100%)

Capitolo due

Prima di tutto devo dire una cosa: i genitori di Jacob Fraser erano morti. Nessun dubbio su questo. La notizia era riportata e firmata dallo Sceriffo che era giunto per primo sulla scena del crimine, dei pompieri che erano corsi dopo che una telefonata li aveva avvisati di una grossa esplosione a nord di Hoville e del Sindaco che aveva udito e visto tutto dalla sua enorme e lussuosa terrazza.

Sapeva questo Jacob, il loro figlioletto di quattordici anni? Vorrei tanto dirvi di si, non chiedetemi il perché, ma sono convinto che se lo avesse saputo, avrebbe potuto fare qualcosa, per esempio avvisare suo padre di quello che gli stava per capitare con una telefonata. Ma a quei tempi non esistevano i cellulari e Jacob era ignaro che i suoi genitori: Abe e Jane, fossero appena deceduti. Dico appena deceduti perché Jacob era appena giunto al parco St. Andreas. L’unica cosa bella in tutta Hoville che merita di essere vista se passate un giorno di qui. Aveva appena disteso la sua coperta sul prato quando udì un grosso boato. Allora mai e poi mai avrebbe pensato che quel boato giungesse proprio da casa sua. Pensò che fosse qualche nave che lasciava il porto o qualche vecchia ciminiera appena entrata nel porto. Jacob era un caro ragazzo dai modi gentili e dai lineamenti piacevoli. Portava degli occhiali che gli dava un’aria intelligente. In realtà era molto intelligente, il primo della classe. Amava indossare maglioni larghi colorati e jeans neri o blu a seconda della giornata e dell’umore. Ai piedi portava sempre scarpe da ginnastica, ottime compagne nelle fughe dai bulli, all’uscita di scuola. Come compagno d’avventura aveva un gatto di nome Felix. Lo seguiva ovunque. Anche ora era con lui. Felix era un gatto di strada, questo sta a significare che non proveniva da qualche allevamento e che sua madre e suo padre non erano gatti di razza. Era un randagio che Jacob aveva trovato un giorno al parco. L’aveva preso, se n’era preso cura come un fratello maggiore e lui in cambio gli aveva promesso che non lo avrebbe mai lasciato da solo, neanche per andare in bagno. Felix era un gatto rosso e occhi verde smeraldo. Amava il pesce. Adorava i gomitoli. E nelle domeniche invernali, adorava mettersi davanti al camino e farsi riscaldare dalle fiamme. Era abitudine di Jacob di prenderlo e di metterlo sotto le coperte con lui. Ogni tanto, Felix, sgattaiolava via per vedere se Jane gli avesse messo qualcosa di buono nella ciottola. Poi faceva ritorno dal suo amico. Quel pomeriggio nuvoloso, Felix miagolò e si stiracchiò come un vero gatto di strada. Jacob tirò fuori un libro sulle mappe della metropolitana di Londra e si accinse a leggerle una per una.

Era un vecchio libro, polveroso, mal odorante, preso in prestito dalla biblioteca. La Signorina Holly era stata ben chiara: se voleva un altro libro, prima avrebbe dovuto restituire quello che aveva già. Jacob, pazientemente, le aveva spiegato che lui restituiva tutti i libri presi in prestito dalla biblioteca. Ed era più che certo che a casa non ci fosse nessun libro, guida o volume che attendeva di essere riportato indietro. La Signorina Holly, che conosceva molto bene Jacob e la sua famiglia e sapeva che tipo di persone esse fossero, decise di credere sulla parola quel ragazzo.

Aveva appena tirato fuori il suo panino che si era preparato quel pomeriggio, quando da dietro un albero sbucò un uomo. Felix miagolò, Jacob non conosceva la lingua dei gatti, ma io si, quindi vi traduco cosa disse il buon Felix: “ Hey guarda quella figura misteriosa che è sbucata da dietro un albero!”

Jacob alzò lo sguardo dal suo panino e lo vide anche lui. Era un adulto. Alto, snello, capelli color paglia che sbucavano fuori da un capello a cilindro, pelle bianca lentigginosa, e due occhi da furetto che non smettevano di guardare a destra e a sinistra. Quando si tolse il cappello, Jacob sorrise. Non c’era nulla di cui avere paura. Era il Signor Hook. Il Signor Jordan Hook, era un amico di famiglia. Una volta al mese era loro ospite a cena e a pranzo. Più di una volta aveva scambiato qualche parola con lui e gli era apparso un brav’uomo. Rimise il panino nello zaino e si alzò. Poi andò verso di lui per stringerli la mano e chiederli come stava.

«Signor Hook, è un piacere vederla, come sta? » disse Jacob sorridendoli.

«Molto bene, grazie. Bella giornata, vero? » chiese il signor Hook mentre fissava il ragazzo con infinita tristezza dipinta negli occhi.

«Meravigliosa. » rispose, Jordan mentre si chinava a prendere in braccio Felix.

« Jacob, temo di essere portatore di terribili notizie. »

Jacob Fraser, figlio di Abe Fraser e Jane Allen, la prima coppia mista in tutta Hoville, guardò il Signor Hook incuriosito. Era certo che il parco fosse aperto a tutti, bianchi, neri,gialli, rossi, verdi. Forse aveva fatto o detto qualcosa che non andava? Si era seduto su una panchina per bianchi? Felix miagolò.

«I tuoi genitori, Abe e Jane, sono periti in una tremenda esplosione. »

Jacob non disse nulla.

I genitori di Jacob sono davvero morti?

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13 Commenti

  1. La vicenda di Jacob è un po’ a metà tra l’inizio di Una Serie di Sfortunati Eventi (e anche il tuo stile ricorda un po’ quella serie) e l’atmosfera di quello che potrebbe essere un racconto di Stephen King, con la classica sonnacchiosa cittadina che nasconde un mistero ma dove l’orrore viene più dalle persone che non dai mostri. Però bisogna aggiustare un po’ la tecnica, perchè ci sono diversi refusi e una punteggiatura birichina che stonano parecchio con la maniera con cui ti poni come narratore. Comunque voto per rendere Jacob davvero orfano!

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