Hoville

Dove eravamo rimasti?

Jacob andrà al funerale? Si (100%)

Capitolo quattro

Non andò al funerale. Decise che restare in casa a leggere era la migliore cosa da fare. La signora Hook invece ci andò, disse al ragazzo che sarebbe andata in vece sua e che nei giorni seguenti avrebbe sentito tante stupidaggini e di non farci caso. Jason provò gratitudine verso quella donna minuta dai modi gentili e si pentì di aver pensato che era solamente una palla al piede. Anche il signor Hook ci andò solo per vedere cosa si sarebbe inventato questa volta il Sindaco.

Ci sarei andato anch’io ma non ero in città, a quell’epoca, ero via per affari e sarei ritornato solamente la settimana dopo con il primo volo da Tokyo.

Jacob guardò fuori dalla finestra. In silenzio, le persone uscivano dalla loro casa per unirsi alla processione. Non sembravano che stessero andando a un funerale ma bensì a una festa da com’erano vestiti. La signora Lin indossava un lungo vestito rosso e una conciatura assai bizzarra, il signor James Hole invece portava un buffo cappello in testa che ricordava Merlino, la signora Jessica Pet mostrava con fierezza la sua nuova conciatura appena fatta e andava in giro con finta aria triste, il suo bel volto russo era rigato da lacrime di coccodrillo ( fingeva di piangere). Per un attimo Jason ebbe la voglia di scendere e urlare di smettere con tutto quello spettacolo grottesco. Ma poi pensò a come avrebbero reagito i suoi, se fossero stati ancora in vita, e allora lasciò perdere. Tirò le tende e si distese sul letto e pianse.

Sapevo che mio fratello aveva avuto un bambino. Ma non sapevo quanti anni avesse. Vedete, io e mio fratello non siamo sempre andati d’accordo. Più di una volta abbiamo finito di litigare e che litigate! Piatti che volavano da una stanza all’altra, sedie che venivano frantumate, vetri rotti, pianti improvvisi da parte di nostra madre che assisteva impotente mentre mio padre si preparava a tirare uno dei suoi soliti urli che portava alla quiete. Io e mio fratello la pensavamo diversamente quando si parlava degli uomini. Lui era convinto che ci fossero i buoni e i cattivi. Io invece ero convinto che non esisteva solo il bianco e il nero ma anche il grigio. L’uomo non è solo buono o solo cattivo è entrambi. Così dopo l’ennesima litigata, decisi che forse era giunto il momento di allontanarsi per un po’.

La notizia della sua morte mi era giunta e la cosa non mi aveva lasciato per nulla indifferente. Era stato come ricevere in piena faccia un ciclone. Questo mi ricorda che devo ancora saldare la stanza dell’ultimo hotel in cui sono stato o il proprietario mi manderà, molto presto, qualcuno a farmi fuori.

Quando conobbi Jacob Fraser allora la mia vita andava a gonfie vele. Avevo un buon lavoro, un buon stipendio che mi permetteva di fare molte vacanze intorno al globo, e mi potevo vantare di avere una certa bellezza che non passava inosservata. Con Abe era solito scherzare su questa cosa, su come riuscivo a conquistare qualunque cuore di donna per poi fuggire il giorno dopo senza rimorsi. Ero uno spirito libero e l’idea di fare il tutore a un moccioso non mi allegrava più di tanto. Ma Jacob era mio nipote, e io dovevo fare il mio compito di zio e lo avrei svolto come avevo svolto tanti lavori fino a questo momento: con serietà e disciplina.

Mi ero immaginato il signor Hook come un uomo tozzo e basso e soprattutto vecchio. Terribilmente vecchio come Georges Hautecourt, l’avvocato eccentrico nel film “ Gli Aristogatti”. Invece mi trovai un uomo anziano, ma neanche così tanto, che mi aspettava fuori dall’aeroporto con la mano appoggiata sulla portiera della sua panda rossa. Indossava un completo blu e portava un cappello cilindro che venne tolto al mio arrivo. Non sapevo ancora cosa mi aspettasse da quell’avventura che era prendermi cura di mio nipote, se lo avessi saputo sicuramente avrei sicuramente rifiutato e me la sarei data a gambe.

Posai per terra la mia grossa borsa e strinsi la mano che mi veniva tesa dal signor Hook. Era una mano di città: sudata, polpastrelli lisci come il culo di un bambino, segno di una persona che non aveva mai conosciuto la parola “lavoro”.

Che tipo è lo zio di Jacob?

  • severo e disciplinato (33%)
    33
  • il classico zio da cui ci si può aspettare di tutto (33%)
    33
  • misterioso (33%)
    33
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16 Commenti

  1. Non ho capito perché se al capitolo scorso chiedevi se Jacob andrà al funerale, e il 100% ti dice sì, poi Jacob non va al funerale. Lo scopo di scrivere qui è di interagire con i lettori, se ignori quello che votiamo allora tanto vale non votare.
    Il capitolo in sé non è scritto male, ma la trama non sta andando avanti, e siamo quasi a metà racconto senza il minimo accenno a componenti horror. Continuo a seguirti per la curiosità di vedere se la situazione migliora nei prossimi capitoli oppure no

  2. Povero Jacob! Stai proseguendo bene, questo capitolo è anche più preciso degli altri da un punto di vista strettamente grammaticale e sintattico. Fossi in te non aspetterei oltre per iniziare a introdurre elementi horror, il funerale potrebbe essere un’ottima occasione!

  3. La vicenda di Jacob è un po’ a metà tra l’inizio di Una Serie di Sfortunati Eventi (e anche il tuo stile ricorda un po’ quella serie) e l’atmosfera di quello che potrebbe essere un racconto di Stephen King, con la classica sonnacchiosa cittadina che nasconde un mistero ma dove l’orrore viene più dalle persone che non dai mostri. Però bisogna aggiustare un po’ la tecnica, perchè ci sono diversi refusi e una punteggiatura birichina che stonano parecchio con la maniera con cui ti poni come narratore. Comunque voto per rendere Jacob davvero orfano!

  4. A parte l’assurdità del signor Hook che prima dice a Jacob “Molto bene grazie, bella giornata, vero?” e al dialogo successivo dice che i suoi genitori sono morti… Sicuramente meglio del precedente capitolo, bravo. Continua a sviluppare la storia e vediamo cosa ne esce fuori.

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