Il Signore di Pressago

Dove eravamo rimasti?

Vuoi scoprire l'origine del rumore e della risata. Cosa fai? Ti fai coraggio ed esci in giardino (100%)

Figure nella notte

E’ quasi mezzanotte.

E’ troppo buio per essere una giornata di fine febbraio, e la luce del giardino non riesce ad illuminare la notte.

Anzi, è troppo buio per una notte qualsiasi.

Un fitto e pesante banco di nebbia dona alla campagna un aspetto vaporoso e confuso.

Non vedi oltre un metro da te.

Stringi il coltello per il pane, l’unica arma che hai trovato. Non hai neanche pensato al cimelio in avorio lasciato da tuo padre.

Non sei mai stato un uomo d’azione: sei sempre fuggito davanti agli scontri diretti. Ma la scarica di adrenalina fa il suo effetto, e il tuo corpo la usa per compensare la tua mancanza di coraggio.

Resti impalato cinque minuti a scrutare il nulla, e poi ti avventuri nel buio.

Ti sembra di essere un esploratore che avanza nella giungla, ma invece di liane o alberi, trovi solo nebbia, da fendere con un misero coltello per il pane e non con un machete.

Non è un vero ostacolo, perché quel giardino è tuo, lo conosci come te stesso, ci hai vissuto e giocato per anni.

Cammini e cammini, in lungo e in largo, finché capisci che non c’è niente intorno a te, a parte la nebbia.

La birra, la stanchezza, il sonno, il lutto. Sono tutti elementi che ti hanno fatto immaginare il rumore e la risata. Forse un ramo di uno dei tanti alberi del giardino ha colpito una finestra, ma non c’è vento che possa averlo spinto.

Sei sollevato, fai per tornare indietro, ma con la coda dell’occhio cogli un movimento.

E’ un attimo, un lampo tanto veloce quanto improvviso. Ma tanto basta per raggelarti il sangue nelle vene.

Ti giri di scatto e lei è lì: una figura bianca, ricurva su sé stessa, sgraziata. Sembra quasi un uovo.

“Chi sei?” gridi.

La vedi ma è lontana.

La figura non reagisce.

“Ehi, è proprietà privata! Vattene o chiamo la polizia!” non sei sicuro che sia nei confini del tuo giardino, ma non importa.

La figura si gira, ti da le spalle e se ne va. Almeno, tu credi si sia girata, perché è un’amalgama bianca, ed è impossibile distinguere le forme del sue corpo, il davanti dal dietro.

La paura ha lasciato posto alla curiosità e alla rabbia per l’intrusione. Vuoi saperne di più.

La insegui, ma più cammini, più lei si allontana. Corri, ma la distanza aumenta, anche se lei non accelera e continua a muoversi lentamente, quasi fluttuando.

Come un pesce nuota senza difficoltà nel mare, così lei si muove nella nebbia.

Corri sempre più veloce, con più forza. Hai il fiatone. Continui a correre, a correre, finché tutto svanisce nel nulla.

La figura è scomparsa, la nebbia si è diradata.

Non c’è niente intorno a te, solo il buio della notte in aperta campagna.

Non sai dove ti trovi.

Sei disorientato.

Sei frastornato.

Ti guardi intorno e riprendi a camminare, verso quell’unica debole luce che vedi in lontananza.

E’ l’unico punto fermo.

La luce ti guida e ti conduce da lei, da Laura.

La vedi fuori dalla casa da cui proviene la luce.

E’ bella come lo era allora, quando te ne eri innamorato da bambino e avevi passato l’adolescenza a non dirglielo.

Minuta, graziosa, con un viso pulito incorniciato da dei capelli biondi tagliati corti.

Indossa un paio di jeans e sopra ha una giacca invernale.

Ti riconosce al volo.

Ti fa le condoglianze.

“Cosa ci fai fuori a quest’ora?” non sai come rispondere.

Ti invita ad entrare per bere qualcosa.

Ma sì, forse era solo un’allucinazione causata dalla birra schifosa e dal movimento di un cane randagio nella nebbia.

Ora che ci pensi, la risata sembrava un latrato.

Sei calmo.

Casa sua è calda ed accogliente. Ti siedi sul divano.

“Mi è dispiaciuto molto” dice. Ma lei non c’era al funerale.

Appoggia le chiavi della macchina sul tavolo e si toglie la giacca, mettendo in mostra un maglione viola.

“Lo vedevo spesso, Attilio. Parlavamo insieme e ogni tanto mi invitava a cena a casa sua. Sei fortunato ad avere un padre come lui.”

Usa il presente, non il passato. Ti sembra strano, ma più strano è che ti considera fortunato.

Non c’era mai, anche quando era in casa con te. Il grande assente. Solo in quel momento capisci che non hai mai saputo chi fosse tuo padre, come se non fosse mai esistito. Senti la sua mancanza, ma non solo oggi. Senti un sentimento forte e doloroso che inizia quando sei nato e arriva fino al presente.

Ti viene da piangere.

Lei lo capisce.

“Vado a prendere qualcosa da bere” e si allontana, per darti spazio.

Ti da le spalle.

Generalmente le guarderesti il sedere, ma qualcosa attira la tua attenzione.

Dietro, il maglione è alzato e dai jeans spunta qualcosa.

Un oggetto infilato rapidamente dietro la schiena, come per nasconderlo da occhi indiscreti e inaspettati.

E’ una protuberanza, bianca, seghettata.

La vedi per pochi secondi, mentre lei entra in cucina e scompare dal tuo campo visivo.

Ma quei pochi secondi bastano per capire di cosa si tratta: il pugnale lasciato da tuo padre.

E’ identico.

E’ il tuo? Ha approfittato della tua sortita per entrare in casa?

Oppure anche lei ha un pugnale identico? E perché?

La tua mente si fa mille domande, finché capisci che avresti dovuto farne una a lei: “Cosa ci fai fuori a quest’ora?”

La vista del pugnale e l’incontro fortuito con Laura ti lasciano dei dubbi e ti preoccupano. Cosa fai?

  • Sei troppo preoccupato per la faccenda. Fingi di essere sopraffatto dal dolore e te ne vai subito, senza aspettare il ritorno di Laura (0%)
    0
  • Stanno succedendo cose strane, hai bisogno di risposte. Affronti Laura non appena torna e le chiedi del pugnale (40%)
    40
  • Sei sospettoso, ma rivedere Laura è un’emozione troppo forte. Decidi di fare finta di niente, bere con lei e poi andare via (60%)
    60
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17 Commenti

  1. Sei sospettoso, ma…
    Ciao Tom,
    un inizio interessante, ho letto il primo capitolo, mi è piaciuto e sono andata avanti. Mi piace meno la seconda persona, ma questa è una mia opinione.
    Potrebbe venirne fuori un bel racconto; aspetto il terzo perché sono curiosa di conoscere meglio la storia del pugnale. Ti segnalo un dà senza a accento nella frase: “ti da le spalle”.
    Alla prossima!

  2. Ciao, in questo genere di storie la trama spesso è un pretesto per evocare atmosfere cupe, ansiogene che da sole valgono la lettura. Il metodo di scrittura, la seconda persona, sembra un infinito preambolo che prima o poi sfocierà in qualcos’altro. Mi piacerebbe che non fosse solo una storia di fantasmi e il racconto decollasse al di sopra delle sue stesse atmosfere nebbiose. Pensaci tu, la scrittura è bella e sarà bello seguirla. Buon lavoro.🙏

  3. Molto interessante l’idea della seconda persona, penso che si adatti molto bene allo stile interattivo della piattaforma. L’incipit mi è piaciuto molto, la scrittura è di qualità e la storia sembra molto interessante, con questa atmosfera oscura e nebulosa che è molto inquietante. Un unico appunto te lo faccio sullo stile secondo me eccessivamente frammentato del capitolo, ma è semplicemente una questione di gusto personale. Al prossimo capitolo!

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