L’allunaggio

Dove eravamo rimasti?

La scena si sposta in Texas. Il capo della NASA, attaccato dalla Casa Bianca, prepara la sua difesa. Cosa ci aspettiamo da lui? Risponderà per le rime? (50%)

HOUSTON AVETE UN PROBLEMA

comincia a scrivere la tua storie…

“Cinque minuti e cominciamo signor amministratore “. Nel suo ufficio di Houston, dove ha prudentemente fissato il quartier generale da alcune settimane, il capo della NASA si prepara per l’intervista radiofonica che lo vedrà riprendere la parola pubblicamente per la prima volta dopo l’ormai celeberrimo intervento spontaneo di luglio. Siamo ormai a fine agosto, il clamore suscitato dalle dichiarazioni sul presunto finto allunaggio ha diviso il mondo su da che parte stia la verità e sull’opportunità dell’esternazione stessa. Posizioni che vanno dall’incredulità alla censura del comportamento dell’agenzia spaziale, fino alle immancabili critiche al presidente, reo di mostrarsi debole nelle azioni quanto troppo virulento nelle dichiarazioni. L’amministratore appare sereno e sorridente, nonostante il caldo soffocante abbia incollato la camicia al corpo e la cravatta appaia come un fastidioso orpello, cappio di lusso in una giornata di fuoco. In tutti i sensi.

“Bene,  – comincia lo speaker – il mondo attende trepidante di sapere qualcosa di più in merito alle vicende di ormai cinquanta anni fa: davvero non siamo andati sulla Luna? E perché nessuno sapeva della missione su Saturno? Voci incontrollate dicono che il vero target fosse Giove”.

Il principale si schiarisce la voce, dipinge un sorriso disteso sul proprio volto e risponde sicuro: “la notizia di un altro obiettivo è destituita di ogni fondamento.”

“Cosa risponde invece a chi insinua di una sua personale iniziativa volta a destabilizzare le istituzioni e aumentare la propria visibilità in vista delle prossime elezioni presidenziali?”.

“La notizia secondo cui io sarei alla ricerca di visibilità per ragioni elettorali è destituita di ogni fondamento”, la risposta del dirigente non lascia spazio ad ambiguità.

“Perdoni se vado oltre”- prosegue il cronista – “ma l’andamento degli eventi suggerisce che l’intelligence di Washington stia per muoversi nella vostra direzione, soprattutto constatata la vostra intenzione di non smentire nulla di quanto asserito un mese fa.”

“La notizia secondo cui c’è anche solo un po’ di intelligence a Washington è destituita di ogni fondamento” – il sarcasmo sale alle stelle.

“Dobbiamo quindi prendere atto che il suo atteggiamento permane fortemente avverso al presidente” – è la conclusione del giornalista – “arrivando così a minare la stabilità della Casa Bianca”.

“La Casa Bianca è destituita di ogni fondamenta” – è l’ultima stoccata dell’alto funzionario.

Ancora pochi minuti e l’intervista finisce. Il protagonista appare però stranamente pensieroso, come se, dietro la ostentata serenità ed affabilità nei confronti dell’interlocutore, permanga uno spazio di incertezza; alcuni tasselli non sono al loro posto. È arrivato il momento di chiudersi nel proprio ufficio per un contatto segreto strategico.

Dopo essersi convinto di essere veramente solo e distante da orecchie indiscrete, il capo della NASA alza il telefono e compone il numero.

“Aspettavo la tua chiamata” – dice la voce misteriosa dall’altra parte dell’apparecchio – “ti ho ascoltato poco fa: certo non sei andato con i guanti di velluto nei nostri confronti”.

“Adesso va bene così “ – è la replica da Houston – “la strada è ancora lunga, troppe cose devono ancora combaciare prima che ci si ritrovi ad un punto comune”.

“Di cosa ti preoccupi vecchio mio” – provoca la voce – “mi sembra che gli sviluppi proseguano per la via giusta.”

“Parli bene tu Dick” – ora il tono della voce tradisce nervosismo – “io sono esposto in prima persona, mentre tu agisci nell’ombra, protetto dalla figura del presidente. Si avvicina il congresso dei complottisti, sempre più popolari nel paese; ancora non so come il presidente russo non abbia strumentalizzato le mie dichiarazioni. Inoltre il gruppo italiano non vuole il minimo errore o deviazione dal programma; il vecchiaccio poi è insopportabile: una volta l’ho incontrato. Pare affabile e cortese, ma deve essere il demonio…”.

Dick ride di gusto: “un demonio italiano… Sai benissimo perché i russi non si stanno muovendo: devono tenere a bada l’estremo oriente. Inoltre il demonio ha stregato da tempo anche loro, pare  impossibile, ma è così. E in quanto al gruppo dei nostri connazionali dietrologi che scende in piazza esultante, il presidente ha già deciso di inviare i suoi migliori uomini sul posto per capirne di più.”

“Se gli uomini migliori li sceglie lui” – puntualizza il direttore – “non c’è molto da stare allegri; già li immagino alla mercé della folla.”

“Lo so” – ammette Dick – “su questo particolare ho potuto fare poco, il presidente non ha voluto sentire ragioni, ma avremo occasioni di sistemare eventuali pasticci. Il tempo non ci mancherà “.

“Tutto deve essere pronto per i primi di gennaio, ricorda” – è il monito dal Texas.

La fine della telefonata lascia le due persone ai loro pensieri, mentre il quadro della vicenda si allarga. Inoltre, nel mese successivo è previsto il congresso del gruppo più critico verso la Casa Bianca.

Come si comporteranno gli uomini del presidente al congresso dei complottisti?

  • Si faranno scoprire come emissari di Washington (0%)
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  • Compieranno azioni di sabotaggio (0%)
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  • Provocheranno la platea (100%)
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47 Commenti

  • E la serenità, in fondo, ha mille facce. Ad ognuno di noi trovare la più adatta.

    Wow, Minollo, davvero bella come frase di chiusura, i miei applausi!
    E che colpi di scena ci aspettavamo, un rapimento, un complotto, eppure con il finale più semplice e meno scontato di tutti ci hai stupiti! I miei complimenti, Minollo.
    Non fermarti qui, mi aspetto di leggere altro di tuo!
    A presto.

  • Non conoscevo la vicenda di questo giornalista, e il fatto che sei riuscito a collegarla a un evento del tutto fantasioso mi è piaciuto molto! La sorpresa finale poi non me l’aspettavo, una situazione abbastanza grottesca e improbabile che però è perfettamente in linea con lo stile sopra le righe di tutto il racconto. Che altro dire, nonostante qualche sbavatura qui e là secondo me è un racconto riuscito, divertente e in cui ho trovato spunti di riflessione su diversi temi, per cui ti faccio i miei complimenti. A presto!

    • Ciao Lorenzo!
      Grazie per la simpatia con cui hai seguito il racconto, sono molto contento ti sia piaciuto! Un po’ pazzo in effetti, ma quel fatto di 50 anni fa mi ha sempre affascinato, parlo proprio della disputa tra i due giornalisti.
      Grazie ancora e ci sentiamo sul Gran Tour!
      Ciao!

  • Quindi era tutto preparato, tutto costruito per arrivare a far incontrare Tito Stagno e il presidente… beh, non me l’aspettavo, eppure è una trovata già sperimentata da altri. Bravo, non fai lasciato trapelare nulla.
    Caro Minollo, direi che hai fatto un bel lavoro con questo racconto, pensi di cominciarne un altro?
    Per ora ti saluto e sarò lieta di incontrarti.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica!
      Sono contento ti sia piaciuto il racconto, grazie ancora per tutte le tue osservazioni! Sto pensando ad un altro racconto, a settembre ci proverò, credo dello stesso genere anche se un po’ diverso. Grazie ancora, spero di leggere di te presto: questa settimana leggerò la prima di Gock intanto…
      Ciao!

  • “Sulla sinistra dal nulla color della pece prende forma un corridoio…” molto evocativa questa frase, avrei chiuso “dal nulla color pece” in un inciso, ma la trovo davvero ben congegnata.
    Ciao Minollo,
    siamo in dirittura d’arrivo e non posso che complimentarmi per la costruzione della trama, ogni pezzo va pian piano al suo posto e tutto, alla fine, tornerà. Sono curiosa di leggere il finale e voto perché parli uno dei presenti.
    Staremo a vedere 🙂
    Intanto, ti auguro una buona giornata e buona scrittura.

    Alla prossima!

  • Io direi di sentire il vecchio!
    Wow, Minollo, che colpo di scena. Quando ho letto presidente russo e moglie nella stessa frase ho temuto che al presidente americano venisse un infarto ahahah
    Bellissimo capitolo di transizione, sono proprio curiosa di conoscere la fine di questo complotto!
    Ci vediamo al decimo!

  • Ciao Keziarica!
    Ti confesso che sto rileggendo Grotesque prima di passare all’ultimo capitolo! È vero, stava meglio Stati Uniti che non l’acronimo, nella foga di accorciare… quello andava lasciato così. Grazie del tuo sostegno fino a qui, per un esordiente è molto bello. Soprattutto visto il seguito che hai saputo raccogliere attorno al tuo lavoro.
    Ci vediamo su Grotesque!

  • Ciao Minollo,
    e se non fosse un ascensore? Io voto per quello.
    Benissimo, sempre pieno di spunti e dialoghi esilaranti. Questo capitolo mette curiosità e la curiosità di scoprire quel che accade dopo è uno dei perni su cui ruota la narrativa… bravo.
    Ora aspetto di conoscere i voti e spero di riuscire a farmi raccontare da te cos’è il vano entro cui è stato spinto il presidente.
    Avrei scritto Stati Uniti D’America, più pomposo e adatto a un presidente, rispetto a semplice acronimo USA, ma sono dettagli. 🙂

    alla prossima!

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