L’allunaggio

Dove eravamo rimasti?

Nuovi attori sulla scena dunque. E' la volta dei contatti di Houston con l'Italia: di cosa parleranno? Del ruolo del presidente americano (67%)

Houston chiama Roma

“Voi americani non potete capire appieno, siete un popolo pratico, essenziale, senza fronzoli. Il Trionfo è un affare romano …”. Dall’altra parte dell’apparecchio l’amministratore della NASA ascolta, un po’ rapito e un po’ divertito, l’interlocutore italiano. “Il messaggio, i valori di fedeltà, il ripudio del mero risultato economico, la serietà … il presidente dovrà percorrere la sua anabasi, e da lì ripartire. Se ne sarà capace” – pausa densa di cupi sottintesi – “la sua catarsi sarà quella del vostro paese”.

“Molto interessante – è Houston che parla – e forse molto peculiare della vostra cultura. Alla quale comunque mi inchino solo per la stima di chi sapete voi: tutto deve finire molto presto, e, soprattutto, senza conseguenze per me. Come chiarito sin dall’inizio.”

“Non ce ne saranno” – è la risposta secca – “Abbiamo una sola parola”

Vancouver, 23 dicembre. Ore 6.30

“Chi può essere adesso?”. E’ mattino. “L’aria gelida di fine dicembre dovrebbe sconsigliare a chiunque un’avventurosa passeggiata per le vie della città; e inoltre, perché mai scampanellare a me? Ce n’è abbastanza per chiunque per sospettare.” Di questo tenore devono essere i pensieri del presidente dei complottisti uniti. Si avvicina alla porta e formula la domanda di rito. Gli ritorna una domanda:

“Il signor Archibald Campbell?”

“Sì…” – risponde esitante”.

“Siamo della CIA” – è la risposta dall’esterno – “Abbiamo ragione di ritenere che la sua attività di disturbo sul suolo nazionale possa ricevere consistenti appoggi da parte di formazioni sovversive con base all’estero”.

“Ehm, scusate” – prende tempo – “non sono presentabile. Un attimo solo, grazie”. In un balzo afferra lo smartphone e compone il numero del suo anziano papà, che vive nella villetta attigua, collegata alla sua da un cunicolo sotterraneo fatto approntare per ogni evenienza.

“Pronto papà, c’è la CIA a casa mia”

“Se era l’FBI, allora sì che eran guai” – risponde pronto il vispo genitore.

“No papà” – lo interrompe lui – “non è la parola d’ordine” – riferendosi all’ingegnoso espediente di mutuo riconoscimento vocale – ci sono davvero degli agenti …”.

“Resta calmo figliolo” – risponde il genitore – “Arrivo”. Dopo un minuto padre e figlio sono insieme, pronti ad affrontare la questione.

“Innanzitutto Archie” – lo consiglia – “dovresti eliminare tutti i tuoi diari pieni di frasi ingiuriose nei confronti di istituzioni nazionali, figure storiche, bandiera e inno.”

“Papà, sono volumi e volumi…”

“Non abbiamo un attimo da perdere figliolo” – lo incoraggia – “iniziamo a mangiare, buon appetito!”

“E se tentiamo una sortita?” – Archie cerca una alternativa più praticabile – “Usciamo dal retro e partiamo con la mia auto?”

“La tua auto? Ti ricordo ragazzo che ha circa trent’anni; non hai mai voluto cambiarla né sottoporla ad interventi di manutenzione per timore di sabotaggi. Non andremmo da nessuna parte, oggi come oggi il tuo rottame avrebbe un mercato solo a Baghdad come autobomba!”

“E se ci barricassimo in cantina?”

“Mmm…” – riflette il genitore – “potremmo resistere a lungo, con tutti i tuoi scritti astrusi abbiamo vettovaglie per mesi, ma ritengo difficile non ci tirino fuori da lì prima o poi. Temo sia meglio tu apra e li ascolti. Piuttosto tieni questa tra i denti” – e gli allunga una pasticca bianca.

“Papà!” – Archie lo guarda negli occhi con orrore.

“L’ho messa a punto io” – non si arrende il canuto ospite – “Se la mastichi inizierai a ridere per almeno un quarto d’ora. Dopo, se le membrane del collo non hanno ceduto, proverai una sensazione di euforia che ti porterà a profferire sciocchezze di ogni genere per almeno un’ora” – il vecchio smette di parlare un attimo, riflettendo sul livello generale dei discorsi abituali del suo erede. Poi riprende: “Almeno guadagni un po’ di tempo…”.

Ma Archie, sfiduciato, ha già aperto l’uscio di casa.

“Non abbiamo più tempo – incalza un agente mostrandogli il proprio distintivo– deve seguirci”

“Non se ne parla”

“Abbiamo ordini: con le buone o…con le cattive”

“Non mi avrete, vi costerà caro tutto questo”.

I due agenti si consultano per qualche attimo, poi tornano a rivolgersi al loro target.

“La devo informare che è in atto un complotto contro di lei”.

L’ovale di Archie si apre al sorriso pudico di una lusinga inattesa. “Cosa aspettavate a dirmelo?” Afferra il cappotto e la sciarpa, si infila le scarpe in fretta: “non c’è tempo da perdere, andiamo!”

Washington, 3 gennaio 2020. Ore 3.00

“Bah, perché tutto si è complicato? Non mi sono quasi accorto che le feste sono passate. Ho sempre desiderato essere il presidente, ho amato e amo questo ruolo, ma da qualche settimana mi sento a disagio. Mi sfugge sempre qualcosa in più, ogni giorno. Chissà a chi pensano i miei elettori, forse a qualcuno con le idee più chiare, più lucido, meno stanco.

Perché questo viaggio ora: di notte, segreto. Ci fosse Dick. O mia moglie. Invece dopo Natale è partita per lo shopping a Roma, e dopo Capodanno è sparita di nuovo. Forse è stanca anche lei. Forse non le interessa più. Forse si merita altro”

Comincia il viaggio del presidente: una volta a destinazione chi incontrerà per primo?

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47 Commenti

  • E la serenità, in fondo, ha mille facce. Ad ognuno di noi trovare la più adatta.

    Wow, Minollo, davvero bella come frase di chiusura, i miei applausi!
    E che colpi di scena ci aspettavamo, un rapimento, un complotto, eppure con il finale più semplice e meno scontato di tutti ci hai stupiti! I miei complimenti, Minollo.
    Non fermarti qui, mi aspetto di leggere altro di tuo!
    A presto.

  • Non conoscevo la vicenda di questo giornalista, e il fatto che sei riuscito a collegarla a un evento del tutto fantasioso mi è piaciuto molto! La sorpresa finale poi non me l’aspettavo, una situazione abbastanza grottesca e improbabile che però è perfettamente in linea con lo stile sopra le righe di tutto il racconto. Che altro dire, nonostante qualche sbavatura qui e là secondo me è un racconto riuscito, divertente e in cui ho trovato spunti di riflessione su diversi temi, per cui ti faccio i miei complimenti. A presto!

    • Ciao Lorenzo!
      Grazie per la simpatia con cui hai seguito il racconto, sono molto contento ti sia piaciuto! Un po’ pazzo in effetti, ma quel fatto di 50 anni fa mi ha sempre affascinato, parlo proprio della disputa tra i due giornalisti.
      Grazie ancora e ci sentiamo sul Gran Tour!
      Ciao!

  • Quindi era tutto preparato, tutto costruito per arrivare a far incontrare Tito Stagno e il presidente… beh, non me l’aspettavo, eppure è una trovata già sperimentata da altri. Bravo, non fai lasciato trapelare nulla.
    Caro Minollo, direi che hai fatto un bel lavoro con questo racconto, pensi di cominciarne un altro?
    Per ora ti saluto e sarò lieta di incontrarti.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica!
      Sono contento ti sia piaciuto il racconto, grazie ancora per tutte le tue osservazioni! Sto pensando ad un altro racconto, a settembre ci proverò, credo dello stesso genere anche se un po’ diverso. Grazie ancora, spero di leggere di te presto: questa settimana leggerò la prima di Gock intanto…
      Ciao!

  • “Sulla sinistra dal nulla color della pece prende forma un corridoio…” molto evocativa questa frase, avrei chiuso “dal nulla color pece” in un inciso, ma la trovo davvero ben congegnata.
    Ciao Minollo,
    siamo in dirittura d’arrivo e non posso che complimentarmi per la costruzione della trama, ogni pezzo va pian piano al suo posto e tutto, alla fine, tornerà. Sono curiosa di leggere il finale e voto perché parli uno dei presenti.
    Staremo a vedere 🙂
    Intanto, ti auguro una buona giornata e buona scrittura.

    Alla prossima!

  • Io direi di sentire il vecchio!
    Wow, Minollo, che colpo di scena. Quando ho letto presidente russo e moglie nella stessa frase ho temuto che al presidente americano venisse un infarto ahahah
    Bellissimo capitolo di transizione, sono proprio curiosa di conoscere la fine di questo complotto!
    Ci vediamo al decimo!

  • Ciao Keziarica!
    Ti confesso che sto rileggendo Grotesque prima di passare all’ultimo capitolo! È vero, stava meglio Stati Uniti che non l’acronimo, nella foga di accorciare… quello andava lasciato così. Grazie del tuo sostegno fino a qui, per un esordiente è molto bello. Soprattutto visto il seguito che hai saputo raccogliere attorno al tuo lavoro.
    Ci vediamo su Grotesque!

  • Ciao Minollo,
    e se non fosse un ascensore? Io voto per quello.
    Benissimo, sempre pieno di spunti e dialoghi esilaranti. Questo capitolo mette curiosità e la curiosità di scoprire quel che accade dopo è uno dei perni su cui ruota la narrativa… bravo.
    Ora aspetto di conoscere i voti e spero di riuscire a farmi raccontare da te cos’è il vano entro cui è stato spinto il presidente.
    Avrei scritto Stati Uniti D’America, più pomposo e adatto a un presidente, rispetto a semplice acronimo USA, ma sono dettagli. 🙂

    alla prossima!

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