L’amore scordato

La porta chiusa

Quella mattina Tess si era chiusa la porta alle spalle, salendo di corsa le scale senza voltarsi indietro a guardare. Da lontano aveva sentito arrivare il solito camioncino che saliva su per la collina come ogni giorno pari della settimana e dal cui finestrino aperto fuoriusciva la nube di fumo che il suo conducente , fumando, lasciava fuoriuscire, annebbiando ogni cosa  e fra tutte i pensieri di Tess. Lui guidava il suo camioncino rumoroso nello sterrato come chi conduce una Ferrari in un circuito, sicuro e temerario con tutto il carico a bordo, senza nemmeno guardare la strada in prossimità della casa di Tess, poiché sempre sperava di scorgerla sul balcone per poter avere la scusa di fermarsi a salutare e rubare un caffé. Era capitato in precedenza che Tess cordialmente avesse fatto così in altre circostanze, che sbilanciandosi oltre ogni paura l’avesse fatto entrare in casa per offrirgli un caffé , spinta dalla curiositá di scrutare quegli occhi che giá conosceva e poter guardare quei capelli scarmigliati tra cui desiderava tanto passarci le mani. Lei  si limitava a fare come con i suoi quadri preferiti al museo, guardava a debita distanza senza toccare , osservava e restava incantata da tanta bellezza e da quella scintilla negli occhi che Paul si portava dietro, insieme con l’odore di fumo e di buono che lei le sentiva addosso. Paul e Tess si erano conosciuti alle riunioni di partito, in cui si discuteva del bene comune e degli ideali anch’essi comuni che animavano intenti e voglia di fare. Si piacevano loro due, qualcosa lì spingeva reciprocamente a guardarsi di nascosto, a scrutare movimenti e le intonazioni della voce,i gesti. Trent’anni suonati lei, sei di più lui, due matrimoni, figli piccoli e vite distanti sei Km e seimila anni luce. Tess amava leggere, il teatro, i viaggi. Paul viaggiava col pensiero, sognando  il futuro che non aveva saputo costruirsi e platee di spettatori nei sette metri quadrati della sua stanza in cui gelosamente custodiva le sue chitarre e i suoi sogni. Paul aveva cominciato a suonare la chitarra che aveva dodici anni, per caso e senza impegno, ma da allora non l’aveva piú lasciata , come si fa con i grandi amori e, anzi, per lei aveva lasciato gli studi in giurisprudenza a quattro esami dalla laurea, aveva lasciato lavori interessanti ed opportunitá. Alto, affabile, loquace , con gli occhi brillanti che riflettevano un pensiero altrettanto brillante ed una voce calda e bella, come bello era il suo parlare con l’accento da straniero . Tess era esile, taciturna, con i capelli corti in segno di ribellione, a testimonianza della sfrontata tenacia con cui era solita affrontare la vita e le cose , dai modi frenetici come frenetici sono i pensieri che affollano la mente di chi prende la vita a morsi per la tanta voglia di fare. A trent’anni Tess aveva realizzato i suoi progetti, la laurea, il lavoro, la famiglia, ignara del fatto che spesso i progetti prendono strade diverse in grado di scompigliare ogni cosa. Paul questo lo sapeva, sapeva di poter riuscire a sconvolgere la vita di Tess, sperava nel caffé che avrebbe sconvolto la vita di quella donna che correva su per le scale a chiudersi la porta alle spalle per paura di non saper trattenere l’impulso di  passargli la mano tra quei capelli meravigliosamente ricci e folti. Ma, quella mattina di dicembre, dopo l’ennesimo portone chiuso senza possibilità di poterla vedere decise che doveva fare qualcosa e cercò un modo per poter arrivare a lei. 

Saprà Paul trovare un modo per arrivare a Tess?

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