Le avventure di Sir Cocker

Quinto giorno

12 Giugno 2019.

Dal diario di Sir. Cocker

quinto giorno.

I cellulari non prendono in questa giungla.

E’ il quinto giorno che seguo questa strana, buffa tribù dal nome impronunciabile.

La mia guida, un bambino di nome Aku, si ferma ogni tanto ad aspettarmi.

Ho un buco nella suola della scarpa e questo permette alle foglie di pungermi la pianta del piede. E’ abbastanza fastidioso, devo dire. Inoltre ogni volta che una foglia mi punge mi trovo costretto a rallentare fino a fermarmi, alzare la gamba, controllare cosa diamine mi abbia punto sperando che non sia un animale velenoso e riprendere la passeggiata.

Dico passeggiata perché dire marcia è brutto, ma è proprio una vera e propria marcia. Negli ultimi due giorni non abbiamo fatto altro che marciare come soldatini. Il capo, se si può chiamare così, mi ripete continuamente che manca poco. Ma io non vedo né capanne, ne radure, ne fuochi che mi possano far capire che siamo arrivati a destinazione.

Il mio allievo, il Signor Luis Bontà è di spirito allegro. La sua voce soave raggiunge anche le mie povere orecchie stanche. Non ha mai smesso di cantare da quando siamo partiti. Non sono l’unico a lamentarsene, anche la mia piccola guida è stufo di sentirlo canticchiare come se fosse la cosa più bella del mondo. Il Signor Bontà all’accusa di essere fastidioso ha così risposto:« Fastidioso io? Da quando cantare è divenuta una cosa fastidiosa? Suvvia Sir Cocker non faccia il brontolone! »

Vorrei far notare al lettore che anche altri due della tribù dal nome impronunciabile sono stufi di udirlo cantare ma non conoscendo bene la nostra lingua non si sono potuti lamentare con Bontà di persona.

La mia piccola guida, Aku, mi ha fatto cenno di fermarmi. Quando gli ho chiesto il motivo lui mi ha voluto indicare una foglia dal colore strano. Tale foglia era gialla con delle strane righe violastre. Aku mi ha spiegato che è una foglia molto importante per la sua gente, viene usata per fasciare ferite e curare anche punture d’insetto. E’ sacra. Viene strappata via solo in casi eccezionali ed è molto rara da trovare. Dopodiché ha tirato fuori il suo coltellino da piccolo cacciatore e ha iniziato a tagliare il gambo che teneva la foglia per poi darmela in mano. La foglia è grande quanto il palmo della mia mano. Aku mi ha detto di piegarla stando attento a non romperla. Essendo una foglia è molto fragile. Visto che ho un buco nella scarpa e il mio piede non è forte quanto i suoi potrei essere punto da un insetto e allora sarebbero guai. Ma con la foglia al mio fianco questo rischio non lo corro. Perché oltre fare da fasciatura alle ferite è anche un portafortuna.

L’ho ringraziato nel suo stile, cioè un inchino con mane congiunte e un sorriso. Ha ricambiato. E’ un vero gentiluomo, il nostro piccolo Aku.

Ci siamo fermati vicino a un fiume. Questa volta c’è anche una cascata. Il suo rumore impedisce a noi di parlarci a vicenda così restiamo muti e ci capiamo a gesti. Il mio prezioso allievo si è tolto i vestiti impregnati di sudore e ha seguito alcuni cacciatori in acqua mentre io e il capo restiamo seduti su un sasso a scambiarci parere sui giovani. Se ho capito bene anche lui pensa che questa generazione sia un po’ scellerata. Annuisco e sorrido come per farli capire che sono pienamente d’accordo con lui.

Aku cerca la mia attenzione ma il rumore della cascata è così forte che la sua voce viene completamente coperta dallo scrosciare dell’acqua. Deluso, resta seduto su un masso ignorando il gesticolare affannato di Bontà che lo invita a tuffarsi comunque anche se io non lo sto guardando in questo preciso momento.

Il sole è ancora alto quando ci rimettiamo in cammino. Le grosse foglie della giungla mi solleticano il viso e il piede. Aku è stato preciso: qui in questa parte della giungla non vivono animali pericolosi per il mio piede, posso avanzare senza timore.

Siamo tutti un po’ stanchi. Bontà non canta più. Il suo passo si è fatto più lento e il suo respiro è più affannato di prima. I suoi vestiti puzzano di acqua del fiume e terra bagnata. I suoi capelli rossi sono sporchi di terra come il suo viso. Ma non è l’unico ad avere rallentato, anche il sottoscritto inizia a sentire la stanchezza della marcia e il peso dello zaino che grava sulle sue spalle è diventato un fardello da portare. Vorrei tanto gettare lo zaino per terra e fare una lunga dormita.

Quello che non è stanco è Aku. Abituato al mio passo lento, ora può superare tutti e farsi bello davanti ai suoi. E’ giovane, è forte, è veloce. Tiene lui la grossa borraccia contenente l’acqua.

La sua pelle olivastra risplende ai raggi del sole, facendolo apparire come un diamante grezzo. I suoi occhi neri sono due pozzi profondi che non smettono di sorridere. Diversamente da noi, lui sente odore di casa e questo lo fa accelerare.

Come si chiama la tribù di Aku? Scegliete voi il nome

  • Oukhalè (25%)
    25
  • Ikalùh! (50%)
    50
  • Etciù! (25%)
    25
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7 Commenti

  1. Adorabile la descrizione del villaggio (non il tipico villaggio di capanne della giungla, di certo) e dell’interazione con i bambini. Penso che la Signora dovrebbe essere una tipa misteriosa, ma non troppo seria 🙂
    Attenzione ai refusi, ci sono un paio di GLI proprio bruttini e un punto interrogativo che non ci sta molto. Alla prossima!

  2. Ben arrivato! Un primo capitolo delizioso, personaggi immediatamente simpatici e un tono delicato che fa sentire il lettore al sicuro, quasi coccolato. C’è qualche refusino qua e là (E’, manE…) ma nulla che non si possa risolvere con una rilettura in più. Ti seguirò di sicuro… purtroppo non sono granchè a inventare i nomi, ma da bolognese ti propongo la tribù dei Tàldegmè 😛 Tra i nomi proposti da te starei su Etciù, anche se non è esattamente impronunciabile. Comunque secondo le regole di questa piattaforma dovresti rispettare la scelta emersa dal sondaggio, in caso ti proponessimo un nome che ti piace però potresti usarlo per un’altra cosa (magari il nome del villaggio e non della tribù, per esempio)

    Al prossimo capitolo!

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