STORIA DI B.

Dove eravamo rimasti?

Che cosa accade? il problema è risolto (67%)

una sera da dimenticare

La corsa di Ben dopo la notte insonne, l’ansia per il compito che aveva da svolgere e i fatti degli ultimi minuti, fu molto faticosa. Arrivò sotto il ramo sporgente usato per scavalcare la recinzione col cuore a mille e il fiato corto.
Si rianimò subito, però, nel vedere quello che stava accadendo davanti ai suoi occhi.
John parlava a un gruppetto di cacciatori assolutamente tranquilli, che lo ascoltavano e annuivano alle sue parole.
«…Abbiamo visto quel piccolo, forse un capriolo, al di là della rete, era a terra e sembrava stesse male. Sappiamo che qui la caccia è consentita ma gli animali spaventati spesso presi dal panico vengono a sbattere contro la rete e si feriscono. Allora abbiamo deciso di saltare per aiutarlo. Una volta scesi però quello si è ripreso ed è scappato via come un fulmine. Quando lei ci si è parato davanti col fucile, ci ha spaventati, pensavamo fosse quello che inseguiva il capriolo e abbiamo inventato una scusa, dopo aver fatto scappare l’animale…»
«E io», gridò Ben dall’altra parte della rete «l’ho inseguito da quella parte ma non sono riuscito a raggiungerlo, evidentemente non era affatto ferito… John, mi aiuti a risalire?»
Andò così. Per fortuna il primo cacciatore non aveva fatto caso ai pacchetti che Ben aveva fatto sparire e la comitiva si sciolse presto con tante scuse e saluti reciproci.
Il ritorno fu l’occasione per riposare, prima pranzando in una locanda di U… e poi comodamente seduti, e mezzo addormentati, sull’autobus che li riportava in città.
Arrivarono che era ormai buio.
La casa di Ann e Ben era circondata da un giardino e uno steccato con un piccolo cancello davanti all’ingresso.
Arrivando da una strada laterale i tre notarono un’auto mai vista prima, una berlina nera, ferma a pochi metri dal cancello. Videro poi la luce accesa nel loro laboratorio nell’ex casotto da giardino a lato della costruzione principale mentre attraverso la porta spalancata arrivavano le voci alterate di qualcuno che, in casa, parlava animatamente. 
«C’è qualcuno in laboratorio!», esclamò Ben lanciandosi attraverso il cancello per arrivare al casotto. Ma, fatti pochi passi, un uomo armato di pistola, sbucato dal nulla, lo bloccò. Ann stava per entrare a sua volta nel giardino ma fu trattenuta per un braccio da John che aveva intuito il pericolo.
«È la polizia!», le disse.
Pochi attimi e Ann poté vedere suo fratello trattenuto da due uomini, due agenti in borghese. Vide sua madre piangere e suo padre parlare, parlare, supplicare inutilmente. Avrebbe voluto lanciarsi dentro, gridare, ma poté solo stringersi a John che cercava di portarla via.
«Coraggio Ann, non è così che possiamo aiutarlo, vieni via adesso!»
Fecero pochi passi, girarono l’angolo e un’altra auto che sopraggiungeva si fermò davanti a loro. Ne discesero tre uomini e uno di questi li guardò sospettoso, li fermò e chiese loro i documenti. La fortuna volle che dalla casa arrivasse un urlo della madre di Ann, i due uomini che erano avanti di due passi si misero a correre e il terzo allora desistette, li lasciò andare e corse via appresso a quelli. Ann proruppe in un pianto dirotto e John la portò via. Passando per strade poco frequentate e tremando ad ogni incrocio presto furono a casa sua.
Ben fu arrestato. L’accusa, per lui e sua sorella era di pratica illegale di medicina, procurato allarme e altri reati accessori. La denuncia era arrivata dal comando militare di zona che non aveva rinunciato ad indagare sul caso Margie e Burns ed era arrivato fino a loro.
Nei giorni che seguirono l’arresto Ann e John si dettero alla latitanza cambiando spesso abitazione, vivendo di espedienti e dell’aiuto dei genitori di lei. Quando poi la situazione divenne insostenibile e furono pronti, fuggirono oltre frontiera in un paese con il quale non c’erano accordi di estradizione.
Ben fu sottoposto a processo; i militari volevano accollargli anche la responsabilità della morte del maggiore Burns ma il suo avvocato fu bravo e, alla fine se la cavò con una condanna a quattro anni. Scontò la pena nel carcere cittadino dove per tutto il periodo condivise la cella con un altro detenuto; ed è proprio a quel detenuto che dobbiamo la strana storia di B.

Alla fine del racconto, quel giorno, egli così concluse:
«...Io scontavo una condanna a vent’anni per omicidio e Ben, in principio evitava persino di guardarmi; come biasimarlo! Poi col tempo cambiò, si aprì con me e un po’ alla volta mi raccontò tutto. Naturalmente io all’inizio non credetti a una parola, pensavo gli mancasse qualche rotella ma poi, piano piano mi convinse e non nego che mi affascinò con quella vicenda  surreale: un  magnifico ideale: il bene;  e il  terribile epilogo: la galera e la latitanza.
Ora, però,  che anche tu conosci la storia di chi osò sposare utopia e vita reale, se vorrai potrai raccontarla perché loro meritano di essere ricordati.
La sfida, se vorrai farlo, sarà quella di essere creduto e, vedrai che non sarà impresa da poco!»
Che strana cosa, pensai, ma avevo un buon motivo per credergli.

che farà il narratore

  • Cercherà i protagonisti (100%)
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  • sarà coivolto (0%)
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  • racconterà la storia (0%)
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48 Commenti

  1. sei arrivato alla fine. Bravo. Anch’io ho pensato all’incipit per un sequel ma se non è nei tuoi programmi futuri fai bene a salutare i personaggi. Chissà, a me piace pensare che abbiano vita loro. Ti cercheranno quando arriverà il momento e tu risponderai.
    Mi hai fatto sognare con la speranza di un mondo buono e ora con quella di poter realizzare ogni nostro sogno.
    Alla prossima storia

    • Ciao, grazie, bellissima l’immagine dei miei amici che mi cercheranno ancora. Lo spero e mi pare già di vederli. In quanto al mondo buono forse è ancor meno
      possibile di un sogno realizzato, ma la fede nell’uomo non demorde, vedremo…
      Alla prossima storia, ciao 🌻

  2. Ed eccoci al finale, che tematicamente è molto in linea con la storia e ritorna un po’ alle sue radici. In tal senso lo ho molto apprezzato, ma è impossibile non notare quanto stretta ci stia un’idea forte come quella che viene proposta in quest’ultimo capitolo in così poco spazio, quando avrebbe realmente potuto meritare un intero racconto solo per sé. Questo tra l’altro è un po’ il leitmotiv di tutta la tua storia a mio parere, molte buone idee ma sacrificate a causa dei pochi caratteri e talvolta espresse in maniera un po’ troppo frettolosa. Se questo è un racconto a cui tieni particolarmente ti suggerirei di rimetterci mano con calma ed espanderlo, perché di materiale buono su cui lavorare ce n’è è anche il tuo stile, al netto di qualche errorino di punteggiatura che spunta qua e là, non è affatto male, soprattutto nei primi capitoli, quando le digressioni filosofiche avevano più spazio rispetto all’azione in sé per sé. Diciamo che lo vedo un po’ come tutta la vicenda di B., un’ottima idea che si è scontrata con una realtà non così semplice da gestire 🙂 Comunque sono curioso di leggere una tua futura storia. A presto!

    • Sono assolutamente in linea col tuo pensiero, la storia che volevo è quella dei primi capitoli dove l’utopia di un mondo buono agita i pensieri e trascende dalla cruda realtà. La cronaca, i fatti sono un fardello e i 5000 un cappio. Grazie per l’apprezzamento, non escludo di tornarci su, vedremo, chissà. Ciao a presto.

  3. Ciao Ottaviano,
    mi è piaciuto molto questo finale. Insomma, hai trovato una conclusione degna di tutto il racconto. Forse potrebbe esserci posto per un sequel, ma questo sarai tu a deciderlo.
    Chissà, magari esiste un modo per trasformare i desideri in sogni e questi in realtà, io per ora mi affido alla tua fantasia per immaginarlo e chissà, forse…
    Ti auguro una buona giornata, è stato un piacere leggerti.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica,
      la tentazione del sequel non ce l’ho per ora perché si apre uno scenario tanto vasto che la navigazione sarebbe facilmente preda di voli fantasy nei quali mi perderei.
      Tornerò sicuramente per parlare di noi, quelli con i piedi per terra e il cuore chissà dove. Salutiamo (per ora 😉) Ann e Ben. Grazie, salutami l’Imbalsamatore, ciao🌻

  4. Penso che il narratore debba cercare i protagonisti e chiudere così la vicenda. Ho qualche perplessità su come il tutto è andato a risolversi e sulla piega che ha preso la storia, che si è allontanata molto da quello che mi aveva colpito nei primi capitoli. Non è necessariamente un difetto, trovo anzi che una storia che sa sorprenderti ed essere imprevedibile sia degna d’essere letta, semplicemente il focus si è spostato su qualcosa che è meno nelle mie corde e che forse avrebbe meritato più spazio per essere raccontato per bene. Ci leggiamo nel finale!

    • Ciao Dapiz , certo che da come era cominciata la storia poteva prendere vie diverse.
      Io ho scelta quella del sogno, sempre in bilico tra realtà, e fantasia. Un sogno utopico che mantenga tuttavia un aggancio con la realtà perché molte cose che fino a pochi anni fa erano tali ora sono reali. (la clonazione, i giganti del Web creati da un’idea di giovanissimi visionari e mille altri esempi si potrebbero fare.) La domanda che mi sono posto è se sarà possibile prima o poi mettere mano ai sentimenti con la scienza e che genere di disastri o meraviglie ne potrebbero scaturire.
      Ho scelto due ragazzini come protagonisti per sganciarmi dall’apparato ufficiale della scienza, dall’etica, dai ragionamenti pseudo filosofici e avere mano libera, sognare e confrontarmi con le conseguenze più o meno plausibili derivanti dall’impatto con la realtà.
      Grazie, alla prossima. Ciao.

    • Ciao Keziatica,
      è giusta la tua impressione di una accelerazione alla storia di un ma volevo chiudere come fosse un libro questa lunga confessione, quella di un sogno sfumato. Si sa, i sogni possono sfumare in un attimo, a precipizio, quando meno te lo aspetti, come è avvenuto per l’imprevedibile arresto di Ben. Volevo dare uno sguardo al momento in cui fu resa e lasciare un minimo di spazio al futuro che verrà col prossimo capitolo, perché è ora di cominciare una vita nuova, una nuova storia.
      Grazie, alla prossima 🌻

  5. Ciao Ottaviano,
    L’ombra che aleggiava sull’incipit, che mi ricordava Profumo, si è completamente dissolta. Il racconto ha preso una nuova piega e la cosa non mi dispiace. Il capitolo è ben scritto, non ho grosse osservazioni da fare. Direi che la cosa è risolta. La cosa potrebbe sembrare semplice, ma richiede uno sviluppo in favore dei nostri.
    Ci si rivede al nono.
    Alla prossima!

  6. Manca davvero poco al finale, direi di risolvere il problema rapidamente senza divagare troppo. Forse mi sono perso un passaggio, ma quanto tempo è passato dall’inizio della storia? Perchè mi ha fatto un po’ strano il commento di Ann su Scott…

  7. Ciao Ottaviano,
    una planata sugli accadimenti, giusto per metterci a parte degli sviluppi, ci sta. Quel che è stato raccontato è esauriente, forse lo avrei anch’io preferito raccontato da uno dei protagonisti e non da una voce fuori campo. Tenendo conto di quanto raccontato fin qui, mi pare troppo romantica la visione della trasmissione via bacio amorevole… attenzione a non cadere nella trappola delle frasi a effetto. 🙂
    Ho votato la minaccia.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica,
      grazie per il commento. Anche io non amo molto le frasi ad effetto ma vorrei fare due considerazioni: quando come in questo caso sono inserite così alla fine e non hanno un seguito di spiegazione, fanno parlare ma soprattutto fanno riflettere e ciò non è male a mio avviso.
      seconda cosa: il fatto che B. si sia diffusa a “macchia di leopardo” ci racconta di un’umanità che non sa più amare (e quindi baciare) come ci aspetteremmo; nemmeno nell’ambito di una stessa famiglia.
      Ciao, grazie, alla prossima🌻

  8. Essendo causa di tutto quello che è successo fino ad ora direi che i nostri protagonisti dovrebbero essere minacciati almeno un pochino! Questo è chiaramente un capitolo di passaggio, ma forse un po’ troppo di passaggio, manca infatti di un focus vero e proprio e salta dalla situazione globale a John Scott ai ragazzi con un po’ troppa rapidità, senza concentrarsi su nessun aspetto in particolare. Forse personalmente avrei preferito che la storia continuasse ad essere narrata sempre dal punto di vista di Ann e Ben, anche per poter.continuare ad esplorare la loro posizione sull’argomento e capire meglio cosa pensano di quello che sta succedendo. Poi non ho ben capito la “rivelazione” finale, mi sembra un po’ improbabile che B. abbia potuto diffondersi in questa maniera grazie al bacio del vero amore, più che altro perché con il tono che ha preso la storia sembra una soluzione un po’ troppo fiabesca, che ci sarebbe stata molto bene all’inizio ma non più di tanto in questo momento, almeno secondo me. Curioso di sapere le tue opinioni in merito!

    • Ciao Dapiz grazie prima di tutto.

      Sono d’accordo sulle tue osservazioni e spiego:
      sono rimasto sui grandi numeri nella descrizione dei disordini e dei conflitti perché non voglio che l’idea di B. si scontri troppo da vicino con la realtà oggettiva e la cronaca nera. Il filo conduttore della storia per me è lo strano sposalizio tra chimica e spiritualità. B. è l’iniziale di bontà, bontà innestata nelle persone con un irrealistico meccanismo chimico-fisico che ha un effetto deflagrante su una società impreparata al bene. Chi “ama” alla fine, specie se indossa una divisa, diventa uno strano “oggetto” da studiare e distruggere, come accade a Burns.
      Allora torniamo ai ragazzi: anche io vorrei farmi portare da loro in questo viaggio, in questa che non è una fiaba ma può essere un sogno, il loro sogno! Nei sogni il bene potrebbe anche vincere, chissà, specialmente se potesse trasmettersi con un bacio vero.
      Ciao, grazie ancora, alla prossima.

  9. La bontà portata alle estreme conseguenze in un mondo che di base buono non è non può che avere conseguenze nefaste… Forse l’umanità dovrebbe imparare la ragionevolezza prima di ogni altra cosa. Aspetto di rivedere i ragazzi e nel frattempo voto affinchè il problema si aggravi

  10. Buon giorno Keziariva,
    la risposta alla tua domanda è nelle prime rughe del primo episodio:
    “La storia che vado a raccontare mi arrivò, per uno strano caso un giorno da una confessione in punto di morte che non mi aspettavo perché non sono un confessore e perché non conoscevo la persona che me la rese.”
    In quanto si ragazzi torneranno presto con il nuovo progetto “Repairer of B.”.
    Grazie per avermi letto e a presto. Ciao

  11. Ciao Ottaviano,
    chi parla al dottor Scott nella parte finale del capitolo? Siamo andati avanti negli anni? Scusa, non è per essere puntigliosi, è proprio che non l’ho capito… 🙂
    Il capitolo è indubbiamente ben scritto, come sempre, si sono persi di vista i due ragazzi che hanno creato B., la situazione è sfuggita loro di mano e le cose sono andate avanti, ingrandendosi come una valanga, ora resta da capire cosa succederà e quando, in quale epoca.
    Il film di cui ti scrivevo è “Profumo”, il tuo racconto me lo ha fatto ricordare.
    Alla prossima!

  12. Dunque leggendo il capitolo ho pensato che non stavo apprezzando più di tanto la direzione presa dalla storia, non per mancanze tue ma perchè mi aspettavo più una struttura a prove ed errori che ci avrebbe portato a capire di più su B. passando di caso in caso… però sul finale, con l’uso massivo di B., e i suoi effetti, il mio interesse si è nuovamente risollevato. Per questa ragione ho votato per il dilagare di B.: non so se siano questi i tuoi piani ma sarebbe molto divertente assistere ad una sorta di apocalisse di zombie buonissimi!

  13. Cia Gra grazie del tuo commento vorrei se riesco, spiegare il “quello” che hai sottolineato.
    E un’ espressione volutamente canzonatoria, vista la situazione ma è anche un alter ego di “questo” che sarebbe il medico, il quale lo ha voluto mettere in ridicolo perché portatore della tesi che la malattia sia contagiosa e perché viene ad invadere un “territorio”, l’ospedale, sul quale rivendica la competenza. Insomma questo (implicito) fa una cosa e quello ( esplicito ) risponde.
    Troppe parole, capisco, scusa e grazie ancora ciao 🌻

  14. Ciao. Sei a metà, se giochi bene uscirà fuori un bel lavoro. Non mi è piaciuta questa frase: “a un certo punto quello se ne accorse”. Trovo “quello un po’ pesante, ma è una mia opinione.
    Sono curiosa di sapere cosa succederà alla popolazione contagiata da B.

  15. Io voto per restare su Ann, Ben e Stacy, perchè l’intervento dei militari in qualsiasi tipo di storia non è mai qualcosa che mi fa piacere! Opto per restare con i fratelli anche perchè negli ultimi due capitoli si è un po’ persa quell’atmosfera un po’ fiabesca – non in quanto trasognata come spesso si intende questo aggettivo, ma un po’ stramba e disturbante, com’erano le vecchie fiabe, che mi aveva colpito all’inizio e spero di tornarci 🙂

  16. Eccoli qua, i militari! In queste circostanze cascano proprio a fagiolo… o forse no?
    Ciao Ottaviano,
    bel capitolo, ricco di riferimenti alla medicina, tanto da farmi pensare che un po’ te ne intendi… Io, a parte il sapere derivante dall’ipocondria, non ne capisco un acca 😉
    Bene, ora voglio vedere cosa combinano i militari, cosa succede alla povera (si fa per dire) Margie e ai due fratelli.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, i militari sono sempre lì a trarre utili da una qualsiasi buona idea. Vedremo stavolta, sembra, invero, che la bontà non sia il loro campo, e chissà se sapranno gestire la situazione.
      Ala prossima ciao🌻 (p.s.: non so nulla di medicina che non sappia la media degli Italiani che guarda Superquark)😊

  17. “I militari”, che quasi sicuramente vorranno sfruttare il virus a scopi bellici. Vai molto spedito, succedono tante cose in un solo capitolo e questo ti ha costretto a inserire 5 stacchi netti (i pallini) fra una scena e l’altra, invece che legarle insieme. Per ora seguo bene il filo, ma attento a non esagerare!

  18. Un capitolo forse un po’ più asciutto dei precedenti, più concreto e in parte crudo, adatto alla situazione che si è delineata e che hai descritto in modo convincente sia dal punto di vista dei ragazzi che della malata, come già ti ha fatto notare keziarica. Apprezzo la piega drammatica che ha preso la storia (anche perchè l’avevo votata :P) ma forse non è ancora il caso di gettare il peso di una morte sulle spalle di questi ragazzi, quindi direi che si aprono nuovi scenari.

  19. Ciao Ottaviano,
    a parte le frase: “il cielo era cupo, pesante e incombeva su quelli che stavano necessariamente all’aperto.” che avrei formulato diversamente, per mio gusto e non perché sia errata, trovo anche questo capitolo molto interessante. Hai reso bene l’idea sulle sensazioni della malata. Quando si sta così male, con la febbre altissima, esistono elementi esterni che appaiono diversi, amplificati. Hai fatto un buon lavoro.
    Voto i nuovi scenari, alla prossima!

    • Ciao Keziarica, noto una volta in più che siamo in perfetta sintonia: quella frase non convince neanche me eppure non l’ho corretta chissà perché, e bene hai fatto a sottolinerarla!
      Prometto meno fretta per la prossima, grazie, ciaooo🌻

  20. Ho recuperato ora il racconto. Devo dire che è scritto bene, assume a tratti i caratteri della fiaba, e mi piace il modo in cui pian piano hai descritto l’esperimento e le aspettative dei due ragazzi. Io voto per la morte di Margie, per mettere alla prova Ann e Ben e capire se riescono ad andare avanti con il loro esperimento nonostante tutto

    • Ciao Giuseppe, grazie. Effettivamente questo inizio di storia può evolvere in tanti modi diversi, dipenderà molto da voi. Io ho idea di viaggiare tra sentimenti, avventura e, forse fiaba come dici tu. Vedremo, mi dispiace far morire i personaggi ma loro sono fatti di niente: parole che nascono e muoiono in una riga di Word. Vedremo, chissà? Ciao.

  21. Ciao Ottaviano,
    avendo una mente contorta, avevo immaginato che si trattasse di una pianta assassina o qualcosa del genere, e invece…
    Effettivamente, come dice Dapiz, il dosaggio è andato un po’ perso in questo capitolo, comunque il capitolo è riuscito e ben scritto. Io, per non smentirmi, voto per la cavia in pericolo e vediamo che succede.
    Alla prossima!

  22. Direi di dare un seguito ai dubbi di Ann e mettere in pericolo la cavia! Mi sembra però che il risultato del sondaggio del primo capitolo non abbia influenzato più di tanto questo secondo, ma forse gli effetti si vedranno solo più avanti. Ciao!

    • Ciao, buon ferragosto.
      Eravamo rimasti a metà fra dosaggio ed effetti collaterali, ambedue le indicazioni suscitano perplessità e dubbi nei protagonisti e saranno il vero problema almeno per il momento. L:entità del problema dipenderà dalle prossime indicazioni. Grazie per la lettura, ciao

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