Come in una campana di vetro

La vita in città

Pietro era un ragazzo di appena sedci anni e viveva con la famiglia. Essendo figlio unico, i loro genitori non volevano che rimanesse tanto tempo fuori di casa e che andasse troppo lontano. Viveva in un paesino agricolo di ventimila abitanti e la maggior parte delle persone erano tutti contadini, fornai e pastori, solo che nessuno di loro si allontanava più di tanto dalla città, perché credevano che fosse l’unico posto al Mondo. Anche il sindaco, con tutti i consiglieri e gli assessori credevano che ci fosse soltanto il loro paese e nient’altro sulla Terra. Leggevano tutti il giornale locale e guardavano tutti un solo canale in televisione, perché quello c’era.

A lui non piaceva guardare la televisione o leggere il gironale locale, perché si parlava sempre e solo del suo paese natio. Durante il pranzo e la cena, i suoi genitori accendevano la televisione, che a lui non piaceva per niente, perché era stufo di sentire sempre i soliti fatti che succedevano in città. A lui non interessava dove viveva, interessava viaggiare da solo e scroprire cosa c’era oltre. In città viveva un uomo di mezza età, Gianni, che nessuno gli dava ascolto, dato che parlava di altre città, di altri borghi e di metropoli che esistevano oltre la loro luogo dove abitavano. La gente lo derideva, perché credevano di più alla teoria che esistesse una campana di vetro illuminata esternamente da due gigantesche torce; una forte, incandescente ed accecante, soprattutto in estate, che dopo un certo orario, si scaricavano le batterie e c’era la torcia d’emergenza, che emetteva una luce più tenue e rilassante, finché l’altra luce non si ricaricava e ripartiva con il suo calore. Quella più tenue era accompagnata da altre lucine piccolissime e tutte attorcigliate come in un presepe.

Pietro stava seduto su una panchina a pensare cosa ci poteva essere oltre la sua città, che nessuno ne parlava, solo Gianni, ma tutti lo trattavano come un deviato. Ogni sua domanda ai suoi conoscenti era vana, rispondevano sempre che Chlos, questo il nome della città,  era al centro, circondata da campagne e tutto all’interno di una gigantesca cupola. Non pensavano neanche l’esistenza del mare, degli oceani, dei laghi e dei fiumi. Per loro l’acqua esisteva, ma solo quella delle fintanelle e delle fognature. Per Pietro e per Gianni, il luogo dove vivevano, era soltanto un piccolo paesino agricolo in un posto sconosciuto in tutto l’intero creato. Quell’uomo di mezza età aveva fatto il grande errori a ritornare dove era rimasto per raccontare ai suoi compaesani dell’esistenza di altri luoghi. Tanto nessuno lo credeva, ridavano solo di lui in sua presenza. Il ragazzo lo dava retta, voleva soltanto vedere con i propri occhi cosa succedeva e cosa c’era oltre Chlos, ma la madre ed il padre non volevano che si allontanasse troppo.

Lui non aveva ma avuto modo di avvicinarsi a Gianni, per capire cosa c’era oltre il paese di ventimila abitanti dove abitavano, perché l’uomo credeva sempre di essere preso in giro e si isolava dal resto del Mondo. Cercava di fare le domande a suo padre ed a sua madre, ma niente, gli dicevano di stare zitto e bravo, senza dire troppo. Così non facevano altro che aumentare la sua curiosità di viaggiare, ma senza nessuno della sua città, tanto non lo avrebbero permesso di emergere.

Tutte le volte che c’era un evento in piazza o nella biblioteca counale, non facevano altro che parlare della propria infanzia e del proprio paese, quei vetisti parrucconi che scrivevano libri che a lui poco o niente interessavano. Esisteva un’unica scuola in paese, dove si studiava dalla prima elementare, fino alla terza madia, molti lascaivano prima per andare a fare i contadini, che a lui non paiceva, perché voleva viaggiare e conoscere il vero Mondo.

Pure Gianni era solitario, con la mani in tasca e camminava veloce, per non essere fermato da nessuno.

Chlos era un piccolo paese, con al centro il municipio e di fornte una cattedrale in stile gotico, che la gente andava lì ogni domenica ed a tutte le feste comandate di paese. esistevano altre quattro chiese, che erano pure frequentate da cristiani. Siccome il paese era prevalentemente cristiano cattolico.

Esisteva una pro loco ed anche un comitato feste patronali, che organizzavano feste ed eventi, solo in paese. Ovviamente il loro santo patrono era San Kaveis. Che tutti adoravano. A lui annoiavano le loro feste e le loro sagre, perché era una monotinia annuale. Ogni 10 settembre c’era la processione del santo e durante la serata, venivano chiamati i soliti musicisti locali. Quelli c’erao ed a fine estate, venivano premiati sempre le solite persone; la maestra di città per il suo solito lubro su Chlos, Il macellaio del paese, per le sue dimostrazioni di radiiestesia, che amava mostrare in pubblico, come se fosse un mago, oltre che essere un semplice macellaio e poi c’era lui, Don Tazio, il prete esorcista che trattava delle sue esperienza con il suo nemico.

Per Pietro, ogni anni era la solita storia.

Pietro esce finalmente a scoprire il Mondo?

  • riesce ad andare oltre, ma i contadini del posto lo riportano indietro da sua madre e suo padre. (100%)
    100
  • riesce ad andare oltre e scopre un nuovo mondo con nuove specie viventi (0%)
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  • Per ora, rimane a casa senza fare niente (0%)
    0
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11 Commenti

  1. Salutarono la vedova anziana e si misero alla ricerca delle loro biciclette.

    Molto carino e particolare questo posto: loro sono con i televisori e gli smartphone mentre qui siamo nel 1500… in alcuni punti continua a sembrarmi Truman Show 😉

    Un consiglio: aspetta almeno un paio di giorni tra il mio voto e la pubblicazione del capitolo successivo, forse così anche qualcun’altro fa in tempo a leggere e votare. Altro consiglio: fatti un giro, leggi e commenta le storie che ti piacciono, così gli altri si accorgono che ci sei e, magari, vengono a leggere 🙂

    Ciao 🙂

  2. Nel suo garage! Mi sembra l’opzione più bella!

    In certi punti il racconto mi ricorda The Truman Show…

    Sono curioso di sapere la sorpresa 🙂

    Ora difetti: a parte un “avitato” invece di “abitato”, il problema più grosso di questo capitolo è che è tutto descrittivo, con poca emozione che trapela dalle righe. Dovresti descrivere un po’ più gli stati d’animo, oltre a quelli di Pietro (a meno che ciò non sia voluto) ed usare qualche discorso diretto un po’ più spesso.

    Per il resto, avanti così ^_^

    Ciao 🙂

  3. Uhm… voglio che vada in giro con Gianni, quindi riesce ad andare oltre, scopre che c’è qualcos’altro ma i contadini del posto lo riportano da sua madre e suo padre 😀

    C’è qualche refuso nella storia (ad esempio, lubro al posto di libro) ma tanto li faccio anch’io. Sono incuriosito e ti seguo! 😀

    Ciao 🙂

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