E se una notte

Dall’Origine

L’orologio nel cruscotto segna le 3:03. S’è fatto molto tardi, ma nessuno se n’è reso conto, anzi, tutti avrebbero voluto che la festa non finisse mai. Musica ottima, alcolici a volontà, la villa a disposizione, e nessun adulto a protestare, controllare, spiare. È stato bello come un sogno. Si sa che le feste di Fabian sono le migliori. Ora pioviggina, la notte è nebbiosa, e nella macchina tutti e cinque hanno le orecchie che ronzano, le palpebre che si chiudono per il sonno e il cuore in tumulto. Stan ha finalmente baciato Clara, che l’ha ignorato per tutto il liceo. Ma ha paura che il merito sia più del Suv che della sua cresta e del suo sorriso, e che domani lei se ne sarà dimenticata. Infatti ora sta rannicchiata sul sedile del passeggero, già lo ignora e smanetta sullo smartphone. Dietro, Thomas allunga il collo, per spiare con chi sta chattando a quest’ora, ma le lettere gli ballano davanti agli occhi. Ha fumato e vede fuori fuoco, come da un treno in corsa. Le gemelle hanno bevuto troppo: Veronica ride e Sofia piange, senza motivo. Hanno solo sedici anni, non sono state capaci di controllarsi. Dallo specchietto retrovisore Stan le tiene d’occhio, ha paura che vomitino nella macchina del padre. Non sa che l’ha presa. Ma non se ne accorgerà: stanotte è fuori città per lavoro, e lui pulirà il fango dalla carrozzeria e rimetterà il Suv nel suo garage come se fosse appena uscito dall’autolavaggio. Intanto, tiene il piede premuto sull’acceleratore e anche se l’asfalto è viscido non scala la marcia nemmeno quando imbocca la curva. Nessuno dei passeggeri lo prega di rallentare, hanno tutti fretta di tornare a casa. Clara stacca gli occhi dal display, fissa la striscia di strada buia di là dal parabrezza e prega che suo padre non senta le chiavi nella porta. Gli aveva promesso di rientrare a mezzanotte. Hanno ricominciato a frequentarsi da poco, passa con lui un fine settimana al mese; il padre vuole riconquistarla e non è capace di imporle niente. Ma a lei dispiace approfittarsene. Si toglierà le scarpe, farà piano, e domani andrà alla partita di pallanuoto, come piace a lui. Stan non ha bevuto. Ma è stanco. E distoglie lo sguardo dalla strada per lanciare un’occhiata di troppo a Clara. Fatto sta che la vede troppo tardi. È poco più di un’ombra, di fronte a loro. La urta, e la figura scura batte contro lo specchietto, rimbalza sul cofano e cade. La musica che pompa dallo stereo soffoca il tonfo. Per un istante, Stan perde il controllo della macchina, le ruote slittano quasi nel fosso. Inchioda e si spegne. Le gemelle cadono addosso a Thomas, Clara viene proiettata in avanti. Stan riprende il controllo dell’auto, ingrana la marcia. Davanti, la luce dei fari, e in lontananza l’insegna della pompa di benzina, deserta. Dietro, nello specchietto retrovisore, solo il buio. “Era un cane?” chiede Thomas. “No, troppo grosso. Forse un cinghiale?” Assurdamente, gli viene da ridere. “Che hai fatto! L’hai messo sotto”… urla Clara. Le gemelle scuotono Stan per le spalle, cercano di strappargli le mani dal volante, gli gridano di fermarsi. Ma lui accelera. Non c’è traffico, il supermercato è chiuso, le luci nelle poche case sparpagliate in questa periferia sono spente, nessuno li ha visti. Sofia balbetta che non era un cervo, era qualcuno – aveva una felpa col cappuccio. Stan sente un fiotto di pianto bruciare gli occhi. Ha diciott’anni e forse ha ammazzato una persona. Dio, fa che non sia così. “Torna indietro”, sta dicendo Thomas. Non ride più, è pallido come un cadavere. “Lo specchietto laterale non c’è più…s’è tranciato. Non lo puoi lasciare lì.” L’orologio del cruscotto segna le 3:06. Stan scuote la testa e cerca di riprendersi dandosi dei leggeri schiaffi sul viso, poi riprende il volante tornando indietro. Dove c’è lo specchietto non c’è più nessuno. Tutti scendono dall’auto illuminati dalla luce dei fari e iniziano a guardarsi intorno spaventati. Clara sta rabbrividendo e si stringe a Stan, il quale è talmente scombussolato da non accorgersene nemmeno. Cercano per un bel pò ma niente. Si guardano tutti negli occhi mentre Thomas raccoglie lo specchietto e da un momento all’altro viene avvolto dall’oscurità senza emettere un fiato. Gli altri inconsapevoli di ciò che è appena accaduto decidono di risalire in macchina poiché non avevano trovato nulla. Ma una volta su, Thomas non è presente. Il primo ad accorgersene è Stan che, guardando dallo specchietto retrovisore, vede solo le gemelle. “Ma Thomas?” chiede spaventato. Tutti iniziano ad inquietarsi e a chiamarlo dai finestrini abbassati. Ma nulla. Nessuna risposta. Stan accende gli abbaglianti per fare più luce e vede un’ombra in lontananza ma è poco chiara. “Restate in macchina e chiudetevi, scendo a dare un’ultima occhiata!” Dice un attimo prima di chiudere lo sportello.

Cosa succederà dopo che Stan sarà sceso dall'auto?

  • Avanza verso l'ombra e sente dei rumori che lo fanno tornare indietro (0%)
    0
  • Rimane davanti alla macchina e continua ad urlare il nome del suo amico (33%)
    33
  • Si avvicina all'ombra per capire cos'è (67%)
    67
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

19 Commenti

  1. Attualmente non ho idee, quindi affidiamoci a Clara 🙂

    Le tinte horror/thriller qui ne è pieno… Ho l’adrenalina a mille. Giusto un appunto: non sempre si riesce al volo a capire quando parla uno e quando parla l’altro. Ti consiglio di mettere un a-capo quando cambia il soggetto che parla 🙂

    Ciao 🙂

  2. Ciao, ho recuperato i tre capitoli che mi ero persa e li ho apprezzati molto.
    Come altri ho notato dei dettagli horror, e ciò alla storia si addice molto.
    Per l’opzione ho votato “l’ombra è proprio l’essere”, tanto per rimanere in tema horror.
    Al prossimo capitolo.

  3. Ciao keziarica, purtroppo il film non l’ho visto ma sicuramente lo farò. Grazie per i tuoi accorgimenti lo apprezzo molto e ne terrò conto. Il secondo sembra scritto alla veloce è vero, ma solo perché poi continuando tutto sarà più chiaro 🤗 Ancora grazie del tuo commento.

  4. Stan rimane in coma e si approfondisce il resto.
    Ciao Giulia,
    il tuo incipit mi ha ricordato un vecchio film: So cosa hai fatto, non so se lo hai visto…
    Ho trovato il primo capitolo interessante, dinamico e chiaro. Il secondo, invece, pare scritto con più fretta. Una cosa in particolare mi è sembrata strana: Clara porta in spalla Stan (lo trovo difficile, una ragazza che si carica in spalla un ragazzo; forse intendevi che lo sorregge?). Attenzione ai sì, che vanno accentati… 🙂
    Basta, ho già rotto abbastanza.
    Alla prossima!
    p.s. un’ultima cosa, perdonami, forse avresti dovuto scegliere il genere Horror 😉

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi